Un «compagno» da un milione per sera, 1976
«E spararono al cantautore / in una notte di gioventù / gli spararono per amore / per non farlo cantare più / gli spararono perché era bello / ricordarselo com'era prima / alternativo, autoridotto / fuori dall'ottica del sistema» R.Vecchioni
Nella primavera del 1976 Francesco De Gregori, proiettato in una nuova dimensione di popolarità e con il nuovo album “Buffalo Bill” in uscita, intraprese una tournée che partì da Pavia; la seconda tappa era in previsione Venerdì 2 aprile al Palalido di Milano con due concerti, uno pomeridiano e uno serale.
Rimmel, uscito l’anno prima, era stato in classifica 40 settimane, vendendo la cifra record di 500.000 copie. La tournèe la organizzava il Piccolo Teatro di Milano. Sullo sfondo c'è la Rca, la casa discografica del cantuautore. Il biglietto costava 1500 lire.
Prima del concerto della sera, accanto al botteghino, vengono distribuiti volantini «contro i padroni della musica» firmati da Stampa Alternativa: «Decine di migliaia di incazzati hanno capito che i Palalido sono i loro Vietnam, i loro campi di battaglia». Soltanto due mesi prima, nello stesso Palalido, uno spettrale Lou Reed (2000 lire) è stato costretto a interrompere il concerto tra lanci di sassi e bottigliette. Per evitare altri attriti si aprono precauzionalmente le porte a tutti. E il concerto si svolge con le luci accese.
Dopo una prima interruzione da parte di alcuni ragazzi appartenenti ai collettivi politici studenteschi — tra cui Gianni Muciaccia, leader e bassista del gruppo musicale Kaos Rock e Nicoletta Bocca, figlia di Giorgio - che gli strapparono la chitarra di mano ed imposero la lettura dal palco di un comunicato contro l’arresto di un compagno a Padova, il concerto riprende. De Gregori e la sua band finiscono come possono, poi alle 22:30 tornano nei camerini. I contestatori, minacciando ulteriori tumulti, lo spinsero a tornare sul palco per rispondere in pubblico alle loro domande.
«Quanto hai preso stasera?»
«Credo un milione e due… – sussurra con un filo di voce De Gregori -, ma poi c'è la SIAE…».
«Se sei un compagno, non a parole ma a fatti, lascia qui l'incasso».
«La rivoluzione non si fa con la musica. Prima si fa la rivoluzione, poi si potrà pensare alle arti o alla musica. Lo diceva anche Majakovski che era un vero rivoluzionario e si è suicidato. Suicidati anche tu!».
De Gregori ascolta pallido e silenzioso. Con scarsa convinzione mormora al microfono: «Forse sono una vittima dell'industria…».
Dopo circa venti minuti di interrogatorio, la polizia fece irruzione nel Palalido e lanciò fumogeni, disperdendo i contestatori.
Dopo quella sera, il cantautore minacciò di smettere, di non cantare più.
«Mancava solo l’olio di ricino. La contestazione è quando tu prendi una persona e gli contesti delle cose […] Un’aggressione è quando io ti prendo a cazzotti e ti dico che sei stronzo. Quella era un’aggressione, non c'è stato nessun dialogo. Non canterò mai più in pubblico.» F. De Gregori
Nonostante il paventato ritiro, già nell'autunno del 1976 De Gregori fu di nuovo sul palco per una serie di concerti nel sud italia, ma tenendo un basso profilo. Terminato tale tour, per più di un anno non suonò in pubblico e si allontanò dalle scene. Lo avvistarono a fare il commesso in una libreria di Trastevere.