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@comeacqua-neldeserto
Beautiful song from Spirit: Stallion of the Cimarron
Rain - Hans Zimmer, for Spirit: Stallion of the Cimarron
This just gives me a happy glow ^_^ It’s so light and fluffy and lovely~
Here I Am - Bryan Adams
Oh, childhood…
I just watched the movie “Spirit” for the first time in like ten years or so and I honestly cried so hard, especially this song made me super emotional.
You can’t take me, yeah…
Got to fight another fight - I gotta run another night… Get it out - check it out, I’m on my way and I don’t feel right…
I gotta get me back - I can’t be beaten and that’s a fact… It’s ok - I’ll find a way, you ain’t gonna take me down, no way!
Don’t judge a thing until you know what’s inside it, don’t push me - I’ll fight it! Never gonna give in - never gonna give it up, no…
If you can’t catch a wave then you’re never gonna ride it, you can’t come uninvited… Never gonna give in - never gonna give it up, no…
You can’t take me, I’m free…
Why did it all go wrong? I wanna know what’s goin’ on… What’s this holding me? I’m not where I’m supposed to be…
I gotta fight another fight, I gotta fight with all my might… I’m getting out, so check it out, you’re in my way, yeah you better watch out!
Don’t judge a thing until you know what’s inside it, don’t push me - I’ll fight it! Never gonna give in - never gonna give it up, no…
If you can’t catch a wave then you’re never gonna ride it, you can’t come uninvited… Never gonna give in - never gonna give it up, no…
You can’t take me, I’m free…
Oh yeah, I’m free…
Oh, childhood…
Dicono che ogni atomo nei nostri corpi una volta era parte di una stella. Forse non me ne sto andando, forse sto tornando a casa.
A volte ti chiedo di fare una foto insieme, e neanche ci mettiamo in posa, perchè tu inizi a baciarmi e della foto ci dimentichiamo. Quando sei a casa mia non fingo di essere posata, mi comporto come sempre e mi faccio gli affari miei, a volte ti lascio solo in camera e quando torno mi sorridi, e allora si fa l'amore. Quando usciamo io cammino sempre sul marciapiede facendo attenzione a non cadere, tu no. Tu stai sulla strada e mi tieni per mano, come per proteggermi. Facciamo la lotta sul letto, tu a petto nudo e io in reggiseno. E si disfano le coperte, ma noi no. Poi ti appoggi sul cuscino, e io sopra di te. E ti dico che sento il tuo cuore battere e tu ridi. E io rido. E mi dici che sono rumorosa, quando rido. E mi dici che è il rumore più bello. Io ti prendo in giro e tu mi tiri l'elastico del reggiseno. Io ti mordo le braccia. Tu mi fai il solletico. E io ti do i pizzicotti. E si ride. Insieme. Che è la cosa più bella. Quando siamo fuori con gli altri, c'è buio. E fa freddo. Io ho la sigaretta tra le labbra. E tu mi sgridi. Perchè le mie labbra le vuoi tutte per te. Quando faccio la stronza mi mandi al diavolo. Allora mi siedo lontano da te e faccio la seria. Tu stai in silenzio a guardarmi. Poi mi prendi per la vita, la stringi e mi dici che giá ti manco. Quando siamo sul divano e guardiamo la tv, io la guardo, tu guardi me. Quando parli seriamente t'interrompo perchè hai gli occhi più belli di tutti e devo fartelo sapere, che c'è il mare dentro. Quando facciamo gli stupidi, io scappo e tu mi rincorri. Poi mi prendi e mi butti a terra perchè non vuoi che ti stia lontano nemmeno per due minuti. Quando scoppia il sorriso sulla tua faccia, giuro che il mio cuore si ferma. Io rimango senza fiato e non sento più quello che dici. E allora ti bacio. A casa tua andiamo in quella stanza vuota con tante porte, dove bisogna abbassarsi per non sbattere contro il soffitto. E tuo fratello spegne la luce. E tu sai che ho paura del buio, e allora stringi la mia testa sul tuo petto e mi dai un bacio sulla fronte. A volte mi guardi e non dici nulla. T'incanti e io ti amo un po' di più. E mi spingi contro il muro. E inizi a baciarmi. Forte. E mi stringi. E stiamo a bocca aperta, con il respiro che si affanna. Io ti bacio il collo e tu mi baci il seno. E io ti metto le mani tra i capelli. E ci guardiamo negli occhi che lacrimano di gioia. E allora siamo felici. Quando c'é l'amore.
Oddio ma quanto é bello.
Ci credi se ti dico che mi ricordo ancora la prima volta che mi ha guardata? E mi ricordo anche la prima volta che mi ha chiamata per nome, e mi sembrava incredibile sentirlo dire da lui. Mi ricordo la prima volta che mi ha toccata. E la prima volta che mi ha scritto. E la prima volta che mi ha dato un bacio sulla guancia. È assurdo, lo so. Ma in quei momenti, per la prima volta, mi è sembrato di esistere davvero. Perché sentivo di esistere per lui. Ed è così ancora adesso. Io non esisto, se non c’è lui a guardarmi. Io non vivo, se devo vivere senza di lui.
(via precipitatadaunasteroide)
Facemmo l’amore. La baciai, ovunque, lentamente. Le mani scorrevano lente su di lei, sentivo il suo respiro accelerarsi e a sua volta, le sue mani su di me, tra i capelli, sui fianchi, sulla schiena. Sentivo le sue unghie nella carne, li, sul fondo schiena. Aveva le mani gelate, lo ricordo bene. Ed io bruciavo. Bruciavo per lei. La spogliavo, senza fretta, sorridendole. A volte insicuro, altre più deciso. Avevo il cuore in gola, ero assalito da mille brividi, e lo era anche lei. Era tutto così lento, così lento che la voglia di averla cresceva, cresceva sempre di più. Incontenibile. Le spostai i capelli e la baciai, tenendole il viso con una mano e continuando ad accarezzarla con l’altra. Aveva gli occhi chiusi, mai visto niente di più spettacolare. Era una dea, ed era mia. La sentivo mia, come non mai. Le nostre magliette erano ormai ai piedi del letto, lanciate chissà dove. Presi coraggio ed iniziai a sbottonarle i jeans, guardandola negli occhi. Mi alzai e le tolsi le scarpe, i calzini. Le sfilai i jeans, la guardavo come un lupo che fissa la sua preda. Mi slacciai la cintura davanti a lei, la tolsi e la buttai a terra. Stessa cosa con i jeans scuri, strappati, con gli occhi fissi nei suoi. Mi buttai di nuovo su di lei, le baciai il collo, di nuovo, mordendola. Poi scesi giù, sulla cassa toracica. Con una mano mi addentrai a toglierle il reggiseno. Con un pò di fatica, ci riuscii. Lanciai chissà dove anche quello. Era rimasta solo con gli slip addosso. Gli slip e… me. Le baciai il seno, leccandola, mordendole i capezzoli. Sentivo il suo cuore accelerarsi, il respiro farsi più corto, sospirò. Mi accarezzava i capelli, ed io impazzivo. Non lo facevo fare a nessuno. I capelli per me sono sempre stati sacri. Ma lei… lei poteva tutto. Anche non volendo, non sarei riuscito a dirle di smettere. Scesi più giù con le labbra, con la lingua. Le baciai i fianchi, le ossa del bacino, passai con la lingua sulla linea che divide la pancia dall’inguine. Un sospiro più forte. Alzai gli occhi e mi persi in quel blu. Quegli occhi, non erano mai stati così belli. Le presi le mani stringendole alle mie e iniziai a sfilarle gli slip, con i denti. Non aveva più niente addosso. Scesi ed iniziai a baciarle la caviglia, salendo. Sentivo la sua pelle liscia diventare ruvida, aveva i brividi, la pelle d’oca. Le piaceva. Salii ancora su per il ginocchio, sulla coscia. Alternavo la punta della lingua a dei veri propri baci. Mi avvicinavo lì, senza arrivarci mai. Andai nell’altra gamba, facendo la medesima cosa. Sentivo il desiderio crescere, il mio, il suo. Era tutto così lento, una scena da film, ancora una volta. Ma i protagonisti stavolta eravamo noi. Arrivai di nuovo all’inguine, la guardai, sorrisi… e scesi. La presi dai glutei, facendole inarcare la schiena, spingendola verso la mia bocca. Una passata veloce li in mezzo, con la punta della lingua, dall’alto verso il basso, un’altro sospiro, più forte. Continuai a leccare, per poi morderla li, dolcemente. Le presi il clitoride con i denti ed iniziai a succhiare. Faceva male, ma le piaceva. Iniziò ad ansimare. Sentivo qualcosa nel mio basso ventre che stava per scoppiare. Mi fermai e la capovolsi, sopra di me. Iniziò a baciarmi, a baciarmi ovunque. Adesso ero io ad impazzire. Mi tolse i boxer a sua volta usando i denti, io la tenevo ferma con i polsi. Eravamo ormai nudi entrambi. Non smise mai di guardarmi negli occhi. Era su di me, iniziò a leccarsi un dito, poi un’altro. Così fece con tutte. La fissavo, incantato, immobile. Iniziò a toccarmi li, su e giù, adagia. Prima lentamente, poi più veloce, alternando. Iniziai a sospirare, ad ansimare. Mi prese una mano e se la portò li. Iniziai ad accarezzarla a mia volta, silenzio totale, soltanto i nostri sospiri a fare da colonna sonora a quei momenti pazzeschi. Le infilai un dito, mentre con il palmo continuavo ad accarezzarla li fuori, era stretta. Troppo. Stranamente mi piaceva. I sospiri iniziarono a farsi sempre più intensi. Gliene infilai un altro, dolcemente. Avevo paura di farle male. Inarcò la schiena e buttò la testa all’indietro, me lo strinse nella mano, più forte. Continuammo così per un pò, poi la feci mettere sopra di me, a 69. Iniziai a leccarla di nuovo, alternando velocità e lentezza agli estremi. Sentivo la sua lingua li intorno, sull’inguine. Stava cercando di farmi impazzire, ancora di più, se possibile era. Ci stava riuscendo. Poi la sentii. La sentii li sopra, la sua lingua, lo stava facendo con la punta. Un brivido mi percorse per tutto il corpo. Salì lentamente fino alla punta ed inizio a leccare, con più impeto. Feci la stessa cosa anch’io. Non ce la facevo più. Mi tolsi da sotto, la girai e mi misi di nuovo sopra di lei. La baciai, strusciandomi addosso, tenendola dai glutei e spingendola verso di me. Non lentamente stavolta. Le nostre bocche ardevano di desiderio. Eccoci. Le presi le mani, di nuovo, congiungendole alle mie. Smisi di baciarla, occhi negli occhi, di nuovo. Se i miei occhi bruciavano come brucia il sole, sono sicuro che sarei riuscito a far abbronzare quegli occhi glaciali. O magari sarebbe stata lei a ghiacciare i miei occhi fiammanti. Le sorrisi, e lei sorrise a me, a sua volta. Iniziai a spingere li, ad entrare dentro di lei, gradualmente. Sentivo di nuovo la sua schiena inarcarsi, e il respiro aumentare, un gemito ed ero finalmente dentro di lei. Stavo facendo l’amore con lei. Movimenti lenti, baciandole le labbra, senza lasciarle mai le mani. E poi più veloce, alternando, come piaceva a lei. Come piaceva a me. Eravamo in simbiosi, una cosa sola. Mi sentivo un’unico corpo ed un’unica mente con lei. La amavo. La amavo forse come non avevo mai amato. Poi la capovolsi, facendola tornare sopra di me. La testa all’indietro, la schiena inarcata, ansimava, sempre più forte. E lo facevo anch’io. La presi dai fianchi, aiutandola nei movimenti. Spingendola verso di me. Piano entrando, più veloce uscendo. La presi dai glutei, mi alzai così, senza uscire, con lei in braccio. La sbattei al muro, lei strinse le sue gambe attorno alla mia vita. La baciavo. Il collo, le labbra. Le morsi l’orecchio… “Ti amo”, le dissi, con la voce roca, affaticata. “Ti amo anch’io amore mio”, rispose, con una voce… Indefinita. Indefinibile. Mi scoppiò il cuore. Finimmo per terra, sul pavimento gelido. Freddo su caldo. Scesi di nuovo con le labbra sul torace, sul seno, sui capezzoli turgidi. Non ne avevo mai abbastanza. Ero pazzo di quel corpo, di quelle curve, quella carne che tanto odiava. Ero pazzo di lei, in ogni dettaglio. Le presi una mano e me la portai al cuore. Poi la baciai. Le leccai le dita come aveva fatto lei precedentemente, una ad una. Iniziai ad accarezzarla fuori, continuando a penetrarla. Era bagnatissima. Stavo provando di tutto, no, non era una semplice scopata. Non lo sarebbe mai stata, non sarei mai riuscito a vederla come un oggetto. Non sarei mai riuscita a guardarla e vedere solo un corpo con cui giocare. Avrei voluto far questo per sempre, ogni mattina ed ogni notte prima di addorment… Un pensiero mi assalì. Lo vidi. Il nostro sogno. Il nostro desiderio più grande. Era li davanti a me, che mi fissava, con quei capelli scuri, la pelle scura e gli occhi di ghiaccio. Gli occhi di sua madre. Le strinsi le mani più forte… Chissà se ci stava pensando anche lei. Sorrisi così, automaticamente, un gesto involontario. La guardai negli occhi… “Christian…”. Una sola parola. Sentii il battito del suo cuore accelerarsi ancora di più, quasi come un attacco cardiaco. “Lo voglio, lo voglio ora”, disse, con un filo di voce. Continuammo a fissarci così, parlavamo con gli occhi. Non dissi niente. Continuammo così per un pò, poi uscii, la feci alzare, e la misi contro il muro, di spalle. Io dietro di lei, attaccato, con la mia erezione che pulsava tra i suoi glutei. Le spostai i capelli, inziai a baciarle delicatamente la spalla, salendo sul collo, con la lingua. Da dietro in avanti, un gemito. “Lo vuoi davvero?”, le dissi, sussurrandoglielo all’orecchio. Le mie mani sul suo seno, iniziarono a scendere di nuovo, più giù. “Si”, mi rispose, con un filo di voce. Iniziai a toccarla li davanti, rimanendo così. Le infilai un dito, e poi un altro ancora. Iniziai a strusciarmi così, da dietro. La feci piegare, con il viso appiccicato alla parete, tolsi le dita ed entrai dentro di lei così… Con una mano su un fianco e l’altra sul seno. Mi muovevo veloce, poi lento, poi di nuovo veloce. I gemiti si fecero sempre più forti. Erano il mio suono preferito. Le mettevo le mani ovunque, continuando a muovermi così. Un colpo più forte degli altri ed uscii, lentamente, un gemito più forte, quasi un urlo. La feci girare, stavolta di spalle contro il muro. La baciai, mordendole, sorridendo mentre lo facevo, leccandole le labbra, e scendendo giù. Le aprii le gambe, inginocchiandomi davanti a lei. Iniziai a leccarla di nuovo, infilando le dita. Ma stavolta fui più audace. Due dita, provai ad inserirne un altro. Non entrava. Spinsi più forte. “Ahi…”. Era stretta, troppo stretta. Continuai a spingere, piano. Alla fine riuscii ad entrarle dentro. Mi fermai con le dita, dentro, senza muoverle, continuando a leccare. Ricominciai a muoverle dopo poco, piegando le dita ad uncino. I gemiti si facevano sempre più intensi, mi fermai. Non volevo che venisse, non ancora. Continuai il mio cunnigulus prima di prenderla in braccio e portarla di nuovo sul letto. Le stavo sopra, ma lei mi spostò, ribaltandomi, mettendosi sopra di me. Non me lo aspettavo. Iniziò a leccarsi di nuovo le dita fissandomi, eccitazione alle stelle da ambo i lati. Poi scese con la bocca. Riprese a leccarmi l’inguine, la coscia. Ci girava intorno senza arrivare mai li. Stavo impazzendo. “Stronza…”, le dissi. Per tutta risposta scoppiò a ridere, senza smettere mai di fissarmi. “Ah si, perchè cosa vuoi?”, mi disse, con una voce indefinibile. Mezza bimba e mezza donna. Non risposi. Lei continuava a leccare li intorno, a sfiorarlo con la lingua facendolo sembrare un caso, il cuore prendeva un battito in più ogni volta che lo faceva. Le presi per la testa e feci per spingerla verso li, inarcando la schiena. Mi morse una mano. Avevo voglia di sbatterla contro il muro, di nuovo. Dovevo resistere. Sospiravo, non ce la facevo più. E la sentii. Era arrivata con la lingua li sopra. Saliva e scendeva. Scendeva e saliva, guardandomi negli occhi. Cercavo di non chiudere gli occhi, di non gettarmi con la testa all’indietro, con fatica ci stavo riuscendo. Le presi il viso con una mano, iniziai a disegnare con il pollice il contorno delle sue labbra, cercando di farle socchiudere. Ci riuscii. Le infilai un dito dentro. Iniziò a baciarlo, leccarlo, morderlo. Come fece con le sue, ma con più intensità. La sua missione era farmi impazzire il più possibile. Ci stava riuscendo, eccome. Le sfilai l’ultimo dito e la spinsi dolcemente giù con la testa, in direzione del mio membro. Me lo lasciò fare. Aprì la bocca, e lo feci entrare. Iniziò a fare su e giù, piano, impacciata. Mi eccitai ancora di più. Era così piccola… La mia bambina. Sentivo la sua labbra, la sua lingua scorrere su e giù sulla mia asta, con la mano inziò ad accarezzarmi i testicoli. Stavo morendo. Mi fissava, con gli occhi da tigre. Un lupo ed una tigre bianca pronti a sbranarsi. La fermai. Mi fiondai su di lei, rimettendola sotto di me, baciandola, quasi a volerla mangiare. Ero affamato, avevo fame di lei. Rientrai dentro di lei, sempre pianissimo. Continuammo per un pò, sussurrandoci parole stupende e desideri all’orecchio, accarezzandoci l’un l’altro. Avrei voluto non finisse mai. “Amore sto…”. Mi mise un dito sulle labbra. “Anch’io… non uscire, ti prego… e un gemito”. “Sei sicura?”, le chiesi, con voce tremante. “Lo voglio Marco… vi voglio”. La baciai, affondai nelle sue labbra, “Anch’io”, le dissi, con voce soffocata. Le scese una lacrima. Gliela asciugai con il pollice. “Ti amo…”, dissi. “Ti amo anch’io, troppo”. C’eravamo quasi. Volevo venire insieme a lei. Iniziai ad accarezzarla anche fuori, i gemiti diventarono quasi urli, di nuovo… “Dimmelo!”, le dissi. “Insieme”, rispose lei, con la voce soffocata, quasi un sospiro… “Chrì”, dicemmo, all’unisono. Venni. E venne anche lei. Dentro. Uscii, spostandomi di fianco a lei, abbracciandola. Non dicemmo una parola. Ci fumammo una sigaretta, insieme. E ci addormentammo così, stremati e felici. Non so quanto tempo passò. Non sognai nulla quella notte/mattina. Il mio sogno era accanto a me. Un bacio. Quella voce. “Buongiorno amore mio”. E mi svegliai. Mi girai di botto, col fiatone, sudato, da solo. Presi il cellulare di botto, guardai l’orario. 5:59. Aprii WhatsApp. Erano le 6:00, aprii quella conversazione. Ultimo accesso alle 2:12… Online.
Nessunoappesoatestaingiu (via nessunoappesoatestaingiu)
Siamo come le lacrime: cadiamo.
Tumblr (via -fuck-world-i-love-me)
"L’amore vero non muore."
Sto pensando a come le persone si innamorino in modo misteriosi. Forse è tutto parte di un piano. Io mi innamoro di te ogni singolo giorno.
Ed Sheeran. (via fattadisguardi)