Quella notte la luna era pallida e piena, e illuminava quei sedicenni frenetici che si schizzavano con l’acqua salata. I ragazzi in mutande spingevano due troiette in acqua, incuranti dei loro falsi gridolini di disappunto.
Simona, la sua “migliore” amica pomiciava con un tipo biondo, non ricordava se fosse Vincenzo o Matteo… forse Matteo era quello del mese precedente, ma non ne era tanto sicura.
Tanto non le importava, ormai aveva capito che una birra e un paio di sigarette sono piú utili di un essere umano. Perció se ne stava in disparte, appoggiata a una barca pargheggiata sulla sabbia, aspirando da una Marlboro che ormai aveva lo stesso sapore della tasca del suo giubbino.
La birra era ai suoi piedi, conficcata col culo nella sabbia.
Aspirava e buttava fuori, aspirava e buttava fuori, una nuvoletta di fumo grigio preannunció il suo arrivo.
“Non voglio che fumi”, le disse.
“Faccio quello che voglio.”
“Non rispondermi così.”
“Così come?”
“Come fai adesso.”
Lei rimase a fissarlo, il suo petto nudo, i pettorali nascosti, il jeans tirato un po’ in giu. La luna gli illuminava i capelli biondi, il taglio irregolare.
Lui si sedette a terra scoraggiato e le rivolse la schiena, lei tiró fuori la birra dalla sabbia e gliela porse, sedendosi accanto a lui.
Due lunghi sorsi, poi un altro.
“Da molto tempo avevo l’intenzione di farti questo discorso, ma ogni volta che lo iniziavo davanti allo specchio avevo solo l’impressione di sparare un sacco di cazzate, perchè tu non sei il tipo che si accontenta di quattro paroline sdolcinate, vero?”
Come risposta, lei aspiró dalla Marlboro.
“Vero, quindi te lo dico chiaro e tondo, voglio le tue labbra sulle mie.”
Lei rise forte.
“Tu sei un coglione.”
“No, io sono innamorato di te.”
La fece voltare e premette le sue labbra sottili sulle sue carnose. Lei socchiuse leggermente la bocca e un odore di tabacco e mentos lo invase.
Lui si allontanó e la guardó come si guardano le cose più piccole e rare.
“É da una vita che aspetto il tuo profumo”.