Le gocce di pioggia non smettono mai di stupirmi. Mi stupisce il modo ostinato che hanno di cadere e inciampare l’una nell’altra, di spezzarsi le gambe e precipitare senza paracadute dal cielo per andare incontro a una fine incerta. È come se qualcuno si svuotasse le tasche senza curarsi di dove cadrà il contenuto – senza curarsi che le gocce esplodano nell’impatto col suolo, che vadano in frantumi sul selciato, che le persone maledicano tutti quei giorni in cui la pioggia osa bussare alla loro porta. Sono una goccia di pioggia. I miei genitori si sono svuotati le tasche in cui mi tenevano nascosta e mi hanno lasciato sulla strada a evaporare.
Schegge di me - Tahereh Mafi









