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@danzosulmondoacolpidianima
Home sweet home ❤️
Anno 2021: decido che sì, è arrivato il momento di diventare una musicista.
Parto soft: flauto e armonica a bocca. Praticamente pronta per suonare ai falò… se solo fossi mai andata ai falò.
Anno 2022: mi gaso. Punto il violino.
Non lo compro nemmeno: mi viene regalato a Natale.
Segno evidente che qualcuno lassù voleva mettermi alla prova (o mettere alla prova i vicini).
Anno 2023: grandi annunci.
“Ragazzi, mollo tutto, esco di casa con i miei strumenti e inseguo la musica!”
Risultato? Non mollo niente. Rimango dove sono… ma con più roba da spolverare.
Anno 2024: le capacità restano stabili, i desideri musicali no.
Inizio ad accumulare strumenti come se stessi preparando un concerto… che non avverrà mai.
Anno 2025: scopro nuovi bisogni fondamentali: kalimba e violoncello.
Motivazione? Una serie TV.
Scelte solide, direi.
Anno 2026: oggi.
Esco di casa con tutti gli strumenti per andare a vivere (e nei miei sogni a suonare alla grande) dal mio fidanzato.
Obiettivo: non farmi cacciare e convincerlo a entrare nella band.
Realisticamente: farmi accettare almeno con una custodia (ed almeno col pianoforte, che resta l'amore della mia vita).
(Scusa amore, qualcuno deve pur poterti sostituire!)
Conclusione: alla fine della mia vita avrò collezionato un’intera orchestra.
Peccato che l’orecchio musicale, molto probabilmente, sia già partito anni fa senza lasciare recapiti.
Aspettatemi per gli aggiornamenti del 2027.
#staytuned2026
Il tempo è come un fiocco di neve, scompare mentre cerchiamo di decidere che cosa farne.
(Romano Battaglia)
Quando si delegano le scelte della propria vita ad altri, lasciandoli agire e decidere a nostro nome, altro non stiamo facendo che sprecare il tempo della nostra vita, che nulla e nessuno può restituirci.
Il proprio potere personale è fatto anche dalla responsabilità di prendere consapevolezza che la vita è UNA e SOLA e che, nonostante le critiche o i consigli degli altri, ciò che non facciamo per noi stessi è una mancanza verso di noi, non verso gli altri.
Il tempo che perdiamo è nostra responsabilità, sia quando non scegliamo, sia quando scegliamo seguendo il ritmo degli altri.
Soprattutto sono giorni, ore e minuti sottratti alla vita tutti quegli istanti in cui diamo il potere ad altri di scegliere per noi, di decidere per noi.
Scelte che non ci verranno più restituite.
Scelte che prendono il nostro tempo e vanificano i nostri sogni e desideri.
Il tempo è davvero nelle nostre mani se scegliamo di costruire quello che desideriamo, nonostante gli altri, sebbene gli altri possano ostacolarci o non essere d'accordo.
E' una scelta il tempo.
E' quella scelta che viene a darci la possibilità di usare ogni giorno della nostra vita come se fosse il tempo ultimo della nostra esistenza e poterci raccontare che l'abbiamo vissuto all'altezza dei nostri sogni e volontà.
Io, la fiammeggiante luce della saggezza divina,
Io accendo la bellezza delle pianure,
Io rendo spumeggiante l'acqua.
Io dò fuoco al sole e alla luna e alle stelle,
Con saggezza dispongo tutto al giusto posto.
Io adorno la terra.
Io sono la brezza che nutre le piante.
Io sono la pioggia nata dalla rugiada
Che fa ridere l'erba
Con la gioia della vita.
Io chiamo a raccolta le lacrime, aroma del sacro lavoro. Io sono il desiderio della bontà.
HILDEGARD DI BINGEN
Qualche volta, piano piano, quando la notte
si raccoglie sulle nostre fronti e si riempie di silenzio,
e non c’è più posto per le parole
e a poco a poco si raddensa una dolcezza intorno
come una perla intorno al singolo grano di sabbia,
una lettera alla volta pronunciamo un nome amato
per comporre la sua figura; allora la notte diventa cielo
nella nostra bocca, e il nome amato un pane caldo, spezzato.
P. Cappello
"Lei è quella per cui sorge il sole".
C’è un amore che attraversa i secoli come un sussurro eterno, inciso nella pietra e custodito nella sabbia del tempo.
Quello tra Ramses II e Nefertari non era fatto di messaggi rapidi, di cuori digitali o attenzioni a intermittenza. Era un amore che meritava templi, che si scriveva nel sole e si scolpiva nella roccia, come a dire: "Tu sei eterna, tu sei sacra".
Oggi, invece, l’amore spesso inciampa nella fretta, si perde tra notifiche e priorità che cambiano ogni giorno. Ci si dimentica che amare è fermarsi, guardare qualcuno e pensare: per te costruirei un tempio dentro di me.
Quanta differenza tra un amore che faceva sorgere il sole e quello che oggi, a volte, non trova neanche il tempo di un buongiorno.
Eppure, forse, nel profondo, desideriamo ancora essere l’alba di qualcuno.
Desideriamo che qualcuno ci scelga non quando è comodo, ma ogni giorno, come se fossimo sacri, come se fossimo quella persona per cui anche il sole non saprebbe sorgere altrove.
Tu sei quella che ha taciuto.
Quella che aggiustava tutto.
Hai sempre trovato un modo,
un motivo, un senso.
Mettevi in cantina la tua vita
per dare luce a quella degli altri,
arrivando a pensare
che il tuo ruolo fosse quello.
Vivere per chi
rinunciando a te stessa.
Forse credevi di non esser degna
e ti raccontavi che splendere non fosse per te.
Poi, al primo raggio di luna nuova,
accompagnavi con le dita una lacrima alla porta del tuo viso,
raccoglievi i tuoi capelli
e i cocci di un passato mai trascorso del tutto
per perderti in un sorriso di incoraggiamento regalato in fretta ad uno specchio complice.
Ti incoraggiavi e ti rassegnavi.
Spendevi la tua forza nei film altrui
e poi a sera rimandavi tutto,
senza mai crederci per davvero.
Non ti credevi,
ma di mentirti non smettevi mai.
Dipingevi l’amore per darlo altrove
e rimanevi ad aspettare nessuno
fino al nuovo sole.
Ma i sogni ti hanno tenuta,
adesso ti ami
e vivi,
la tua cantina è un balcone sul mare
e a sera illumini la spiaggia
come la luna nelle notti d’agosto.
Angelo De Pascalis
Leggi sul blog o su Reader
https://internopoesia.com
Lasciano che i loro capelli
scorrano nel fiume – è così
che si riposano –
non se ne vede la fine.
Quando anche i miei
saranno lunghi abbastanza
ci potrò dormire sopra – forse
non sentirò più la solitudine.
Il passero bianco
Sofia Fiorini
Quella voglia di stare
fianco a fianco a un arcobaleno ed imparare, per osmosi, l’incanto.
(Fabrizio Caramagna)
"È durante la tempesta che conosciamo il navigatore", scriveva Seneca.
Perché è solo quando il cielo si oscura e il mare si agita che si rivela chi ha davvero imparato a governare la rotta. È lì, tra le onde che minacciano di travolgere tutto, che si vede chi non molla il timone, chi resta lucido anche se ha paura, chi sceglie la responsabilità invece del panico. La tempesta è crudele, ma sincera: mostra chi sei, senza più maschere.
E c’è qualcosa di profondamente umano e nobile in chi riesce non solo a restare saldo, ma anche a guardarsi attorno e riconoscere chi, accanto a lui, tiene insieme quella barca. A chi guida, e a chi lo fa insieme a chi guida, va la più grande stima. Perché non serve solo forza. Serve anche cuore.
Restare saldi quando si è accolti è facile… ma restare quando si viene messi da parte è un atto di forza e amore raro.
Le aragoste e i granchi, silenziosi ma determinati, vivono in un mondo che conoscono a memoria: il loro carapace, la loro corazza. Ma quella stessa corazza che li protegge, che li difende dagli ostacoli e dai pericoli della vita, diventa, nel tempo, una prigione. Una prigione che impedisce loro di crescere, di evolversi, di abbracciare ciò che è possibile oltre il loro involucro.
Ogni tanto, con un gesto doloroso, essi abbandonano la vecchia corazza. È un atto che sembra un sacrificio, un momento di vulnerabilità, ma in realtà è il primo passo verso una nuova vita. Il vecchio guscio che hanno portato con sé per tanto tempo viene lasciato alle spalle, come un ricordo che non serve più. Con il carapace, gettano via anche la loro vecchia identità, quella che li ha tenuti fermi, protetti, ma anche limitati.
Non è facile, questa rinascita.
Per un attimo, sono fragili, indifesi, eppure è proprio nella fragilità che si cela la loro forza. È solo in quel vuoto, in quella nudità, che possono crescere. È nel distacco, nel lasciar andare, che troveranno una forma nuova, un'identità che si adatta alla loro nuova dimensione. La crescita è sempre preceduta dalla perdita, è sempre accompagnata dal dolore del cambiamento.
E noi, esseri umani, non siamo così diversi. Ogni tanto, anche noi dobbiamo lasciare andare, abbandonare le nostre vecchie corazze, i vecchi schemi che ci limitano, le nostre sicurezze che ci imprigionano. Ma questo non è facile.
La paura del cambiamento ci paralizza, eppure è solo affrontando quella paura, solo accettando di essere vulnerabili, che possiamo diventare qualcosa di più, qualcosa di più grande, di più vero.
Le aragoste e i granchi, in fondo, non sono che riflessi di noi stessi. Ci insegnano che la crescita richiede coraggio, che l'evoluzione richiede sacrificio, e che, talvolta, la perdita è la chiave per il nostro rinnovamento. Forse, come loro, dobbiamo imparare a perdere qualcosa per guadagnare qualcos’altro.
Crescere non è mai un processo lineare, né sempre facile. È spesso un viaggio costellato di incertezze, in cui ci ritroviamo a dover lasciar andare vecchi frammenti di noi stessi, quei pezzi che ci hanno accompagnato per tanto tempo, ma che ormai non ci appartengono più. Eppure, nel cambiamento, nella trasformazione, c'è una bellezza profonda, che nasce dalla fiducia. Fiducia nel futuro, ma soprattutto fiducia nell’altro, nella persona che ci sta accanto mentre affrontiamo la tempesta del cambiamento. Perché crescere non significa solo evolversi come individui, ma anche imparare a camminare insieme, a sostenersi reciprocamente, a confidare nell’amore e nella forza che gli altri sono in grado di donarci.
A volte, la crescita più grande arriva nel momento in cui ci permettiamo di essere vulnerabili, di aprirci, di fidarci senza paura che il cambiamento ci distrugga. La vera crescita, quella che conta, non è solo il raggiungimento di nuove vette, ma l’umiltà di cambiare, di cedere a ciò che dobbiamo diventare, tenendo la mano di chi ci sta accanto. Ed è proprio in questo cammino condiviso che possiamo trovare la vera forza di rinnovarci, di riscoprire il nostro essere, e di credere, ancora una volta, che crescere insieme è il più grande dono che la vita ci offre.
" Tu non hai nulla. Non hai sempre quell'eleganza che si accompagna ad una donna.
Hai momenti vuoti che ti passano negli occhi. Non hai paura di scendere scomposta.
Non ti ostini a rincorrermi, non mi seduci, non mi lusinghi, non ti metti in mostra per farti vedere.
Non ti ho mai visto fare un gesto per chiedere attenzione.
Ma quando mi passi accanto, ho quella maledetta sensazione che mi trascini via.
Come ti ho detto, non hai nulla.
Nulla delle donne che sinora ho incontrato.
Non hai alcuna somiglianza con nessuna se non fosse per il fatto che hai fattezze femminili.
Un corpo di cui posso fare a meno e che mi fa desiderare di scontrarmi con il mondo pur di averlo.
Per questo nulla c'è qualcosa che mi fa impazzire, mi fa tremare le mani per la voglia di scartare, tremare la mente per la voglia di scoprire, tremare le labbra per la voglia di parlare.
Sei una donna banale.
Scontata.
Ma sei anche piena ed irrefrenabile.
Ed io sono un uomo scontato e pieno ed irrefrenabile.
E penso che chi non ha nulla deve stare insieme.
Questo pensiero, di te e di me, e del nostro nulla insieme, mi fa esplodere."
Oggi mi hanno detto: "Ti vedo diversa. Cosa ti è successo?"
Nulla. È che ho smesso di avere paura.
Che ho accettato di essere resiliente, anche quando sono dolce e forte, quando sono dura e tenera.
Quando tengo in piedi mille equilibri e tengo in piedi anche me.
Sei talmente bella che ogni volta che leggo qualcosa di tuo mi emoziono.
Ohhh ma grazie ♥️
Mi capita sempre più spesso che, a distanza di tempo, mi trovi di nuovo a rivedere se la mia idea d'amore sia rimasta la stessa di qualche anno prima.
Capire se alcune cose, alcuni valori o ideali siano mutati nel tempo. Perché, diciamola la verità, si cresce, si sperimenta e l'esperienza ti porta a rivedere alcuni aspetti che consideravi immutabili. Anzi, con il tempo (e con un po' di saggezza) impari a capire che non c'è niente che non muti durante la nostra vita.
Sì, mi accorgo che alcune cose sono cambiate ma il fulcro, il nocciolo centrale e pulsante che le alimenta resta sempre lo stesso, anche quando confronto il mio ideale di amore attuale con quello di qualche anno fa.
Per me, l'amore è ancora la pronuncia della parola "insieme", sia che abbia il sapore della gioia sia che di felicità ne racchiuda di meno.
Perché, come trent'anni fa, quando ero ancora una bimba ignara in pieno del suo significato, che sognava di fiabe e cavalieri sul cavallo bianco, io ancora credo che l'amore sia non sentirsi mai soli in qualsiasi circostanza.
È guardare l'altra persona e sapere che profuma di casa.
È guardarla e sapere che, qualsiasi cosa succeda, basta allungare la mano e trovarla lì.
È guardarsi negli occhi senza parlare ed incontrare quello sguardo che dice "non preoccuparti, ci sono io".
"Non preoccuparti, ci siamo noi".
"Non preoccuparti, siamo qui".
L' amore è la morte di ogni solitudine.
Mi avvalgo della facoltà
di non pensarti a modo mio,
di mollare gli ormeggi
se in giro ci sei tu.
Di lasciarmi stringere la mano
e cogliermi impreparata
una sera, di notte,
un giorno da quando ci sei tu.
Mi avvinghio con la facoltà
che hai solo tu
di amarmi a modo tuo,
di stringermi e di perdermi con te.
C'è un momento dell'estate che adoro tanto ed è quando comincia impercettibilmente a cambiare la luce del sole, attraverso le finestre.
Sono quei piccoli mutamenti di percezione che mi ricordano che il mondo è vivo intorno a noi, che le stagioni cambiano e la vita va avanti, che tu voglia fermare un solo istante o meno.
Mi ricorda i luoghi estivi della mia infanzia, quando sentivo il profumo della terra della mia isola felice. Quando le prime foglie cominciavano a cadere dagli alberi, si avvicinava il tempo di fare ritorno a casa e riprendere la vita di tutti i giorni.
Per quanto tutto ciò mi metta nostalgia perché significa che un'altra estate sta finendo, dall' altro lato mi riempie il cuore della sensazione di quel tepore di casa che solo l'Amore riesce a creare.
Anche se sono nata ad agosto, mi piace pensare che sia fatta di autunni ed inverni.
Tanto il sole nel cuore possiamo averlo dentro sempre.