DEMONI VERDI
SCHEDA TECNICA
Fattore FREAK (da 1 a 10): 3
Nome in codice: Pukey
In una frase: La madre dei fessi…
Luxor era una città spettrale in quei giorni. Più che la calura estiva, i recenti attentati avevano inibito il desiderio dei turisti di scoprire le tombe dei grandi Faraoni.
Ero in compagnia del mio fidanzato di allora, un bel brunetto forse troppo magro e dall'atteggiamento tenebroso. Avevo scoperto di recente che - oltre a giocare a fare Bogart - l'atteggiamento libertino dei primi mesi era stato sostituito da improvvisi attacchi di gelosia. I medici ancora indagano.
Torniamo a Luxor, anzi entriamo nell'albergo in decadenza in cui alloggiavamo e dove rari avventori pagavano un prezzo iniquo per soggiornare: un euro a notte, colazione compresa.
Il programma della mattinata era di andare a visitare gli scavi archeologici. Mi ero infilata la prima canotta che avevo trovato e dei pantaloni larghi in vista di una godibilissimo giro in bicicletta sotto un sole che picchiava a 40°. Ero scesa nella hall dove mi aspettava il bel tenebroso, al tavolo con il proprietario dell'albergo - un uomo molto grasso che dimostrava probabilmente 10 anni in più dell'età che aveva ma che ci accolse con grande felicità mentre io mi vergognavo per il prezzo richiesto per quella accoglienza (1 euro a notte). Ovviamente quando fanno 40 gradi la prima cosa che vuoi gustare a colazione è proprio un bel tè caldo, anzi bollente. Guardavo quella tazza con misto di orrore e curiosità. Mi feci coraggio, mi sedetti al tavolo e ascoltando le chiacchiere amene tra Giovanni e Mohammed affrontai la sfida. Mi piegai verso la tazza e - mentre le mani scottavano - portai alle labbra il tè.
Era buonissimo ma neanche una bocca foderata di amianto avrebbe potuto resistere a quelle temperature. Terminato il supplizio, ringraziai Muhammad per l'ottima colazione - le uova non erano male - e risalii in camera per prendere le ultime cose. Appena entrati nella stanza, Giovanni si gira verso di me: “oggi giriamo separati, sennò, dopo un mese insieme non resistiamo più!” Io capii subito che quella probabilmente era una sorta di prova di indipendenza, dovevo dimostrare a lui - ma soprattutto a me stessa - che ero in grado di cavarmela da sola. In quelle prime due settimane di viaggio mi ero guadagnata il nome di battaglia di “zavorra”: era il mio primo viaggio da sola fuori dall'Europa per cui non si può dire che fossi proprio Lara Croft. Ma il coraggio non mi è mai mancato per cui decisi di accettare quella sulla prova puntando tutto facendo all-in.
All'epoca non c'erano certo gli smartphone quindi potevo solo affidarmi ai consigli della guida e alla mappa stropicciata che conservavo nello zaino. Uscendo dall'hotel mi resi conto che il 99% della popolazione che girava per le strade era di sesso maschile, l'1% rimanente era formato da esseri vestiti totalmente di nero il cui viso potevi indovinare solo per esclusione. Molto bene.
Inforcai la prima bicicletta che trovai e via a correre sui colli bolognesi - no non è vero a correre nel deserto del Sahara. Ricordo perfettamente le jeep dei militari che mi superavano guardandomi come se fossi una specie di extraterrestre. Raggiunsi finalmente la Valle delle Regine. Le chiavi delle tombe erano affidate a delle sedicenti guide (e non seducenti, attenzione!) berbere. Non so se avete mai visto un berbero: sono uomini dalla stazza imponente, alti, biondi vestiti tutti di bianco e con turbanti memoria di un tempo passato. E molto alti, per una che è 1.60. Uno di questi mi sembra portasse degli enormi baffi e - con una lingua inglese scalcagnata - mi accompagna nella visita delle tombe. Non ricordo assolutamente niente delle sue spiegazioni, potevano essere tranquillamente inventate: non me ne sarei mai accorta, nè ricordo di aver provato timore all'idea di trovarmi da sola con un uomo di 2 m in quelle tombe desolate.
Quando la visita finì, strinsi la grande mano di quell'enorme uomo e mi incamminai verso un negozio di souvenir. Non se ne parlava di tornare a casa: non avrei mai ceduto alla tentazione… e poi alla fine quella esperienza da sola cominciava a piacermi. Nel negozio di souvenir mi accolse un vecchietto. ovviamente non comprai niente ma insieme a me entrò anche una coppia di australiani emozionata all'idea di portare a casa quelle anticaglie. “Mi hai portato fortuna!” esclamò l'ometto dall'età indefinita - direi sopra ai 100 anni - “Prendi un tè con me” e io pensai “mannaggia questo tè, sono fissati! però che fai? dici no?”. E via ad ubriacarci di te. Si erano fatte le 5:00 ancora non era l'ora di tornare a casa e quindi decisi di fermarmi a mangiare in un ristorante che sembrava non abitato dagli anni 80. Presi tutto il menù senza dimenticare il caffè, e un caffè, e un ammazzacaffè rigorosamente analcolico.
Stava cominciando a tramontare il sole finalmente e quindi mi diressi verso casa convinta di aver superato la sfida. Sarei tornata accolta da una festa trionfante: capofila della festa il mio giovane fidanzato. Ma la scena che trovai fu decisamente diversa. “Dove c**** sei stata? Stavo per chiamare la polizia, i tuoi genitori, il primo ministro!!!!!!!!!.” Delusa come un olimpionico che arriva secondo, dissi subito “ma non dovevamo fare la giornata divisi”. La solita ingenua. “Pensavo che però tornassi subito. Cazzzzzo” A quella frase non sapevo cosa rispondere che c**** vuoi prima mi dici di uscire e poi ora mi dice di tornare! Comunque la serata prosegue. Passano un paio di anni. Passano un paio di anni e scopro la verità. Quel c******* aveva come al solito utilizzato le sue grandi doti di regista per fare un film vietato ai minori. Nel momento in cui ero scesa a bere il tè a colazione e mi ero inchinata per portare la tazza alla bocca, dalla scollatura era emerso un timido accenno al reggiseno. Il gestore dell'hotel era evidentemente rimasto incantato da cotanta bellezza - ovviamente questo fa parte del suo film e il buon Giovanni aveva ben pensato di mettermi in punizione.
Secondo lui il film sarebbe proseguito così: appena uscita per strada una decina di uomini avrebbero tentato di violentarmi e io sarei scappata con la canotta in brandelli, in lacrime verso di lui a chiedere di salvarmi. Insomma il genio aveva messo in pericolo la mia vita soltanto per evitare di dirmi: attenta ché la maglietta è un po’ scollata. Fortunatamente il grande mondo egiziano è formato da uomini che hanno molto più sale in zucca di quel c*******. Nessuno mi aveva infastidito. Nessuno. Anzi stata accolta con dolcezza affetto e tanta simpatia. Ma mentre io gironzolano per le strade di Luxor sulla mia bicicletta chiacchierando con omoni, il c******* era nella stanza dell'albergo cagato sotto perché era convinto di non aver calcolato la possibilità che le cose potessero andare peggio e che magari dopo avermi stuprato mi avrebbe anche sgozzato. Passò 10 ore di inferno a pentirsi di avermi messo alla prova.
Fortunatamente a volta i I punitori vengono puniti con la loro stessa arma.
Fortunatamente a volte il boomerang ritorna veramente in faccia.













