Max Collini
Ho conosciuto Igor Protti alla fine degli anni '90, quando venne a giocare nella Reggiana, ceduto dalla Lazio nel mercato di riparazione perché superato nelle gerarchie da altri giocatori. Il ritorno in B non sembrava un problema per lui. All'epoca mi occupavo di trovare casa ai giocatori della squadra di calcio della mia città e presi un appuntamento per mostrargli alcune soluzioni. Il suo contratto proveniente da una squadra top della serie A gli permetteva qualunque proposta abitativa di alto livello. Si presentò con una Jaguar molto impegnativa e disse che preferiva andassimo alle visite con la sua auto invece che con la mia utilitaria. Compresi la richiesta e passammo insieme un paio d'ore. Stavo su una macchina di lusso guidata da un giocatore che guadagnava più di un miliardo di lire a stagione ed entrai in modalità "agente diligente". Mi raccontò che a Roma stava in affitto in una villa all'Olgiata e che i soldi non erano un problema. Gli risposi che Reggio Emilia aveva la metà degli abitanti di un quartiere di Roma e che reperire sul mercato della locazione una villa lussuosa era complicato a prescindere dal prezzo. La conversazione divenne piacevole, Igor era gentile e divertente, raccontò qualche aneddoto sul calcio stellare italiano dell'epoca. Non avevo alcuna idea delle sue simpatie politiche e mentre chiacchieravamo disse una frase completamente inaspettata: "ho accettato di venire alla Reggiana anche perché Reggio Emilia ha una storia politica e sociale simile alla mia Livorno". Rimasi senza parole. Stavo su una macchina che costava almeno dieci volte il mio reddito annuale guidata da un calciatore miliardario che cercava casa e questo signore era interessato al fatto che stavamo passando in via Che Guevara. Dopo un quarto d'ora non parlavamo più di calcio e di case ma di politica, storia del movimento operaio, valori di riferimento, famiglie umili di provenienza, cose così. Divenne, in sostanza, un pomeriggio "tra compagni", divertente e abbastanza surreale. Ne trassi l'idea di un uomo che non aveva barattato la ricchezza e il successo sportivo con gli ideali della sua gioventù. Alla fine la casa non gliela trovai, ma quel giorno resta uno dei momenti più belli della mia piccola carriera professionale. Addio Igor, grazie per le chiacchiere, per i gol e per tutto il resto.











