La senatrice a vita Liliana Segre (sopravvissuta ad Auschwitz) ha proposto una mozione di legge contro il razzismo.
La mozione è stata approvata con 151 sì, nessun no e 98 astenuti (Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia).
Gli astenuti sono rimasti seduti dopo l'approvazione mentre tutto il resto del Senato applaudiva la senatrice Segre.
Per Stefania Pucciarelli - senatrice leghista che ha affermato di essere razzista e che una volta ha messo mi piace a un commento che invoca l'apertura dei forni per i Rom - in Italia non c'è bisogno di nuove leggi per proteggere le minoranze e lottare contro antisemitismo e, in generale, razzismo.
Sostenere che ci sia una "invasione pianificata" o una "sostituzione etnica" significa essere d'accordo con la supremazia bianca. Il "prima gli italiani" della Lega perpetua una divisione da italiano a cittadino del mondo. La vita degli italiani sarebbe più importante di quella dei rifugiati di guerra o di persone che vogliono trovare una nuova vita venendo qua.
Una politica che fa morire la gente per non avere ripercussioni economiche è amorale, machiavellica: il Principe non deve mai mettere insieme politica e morale.
La verità (ciò che succede da secoli) è che è sempre la persona non discriminata a dire e decidere che le discriminazioni non esistono, mettere da parte le opinioni e le richieste della minoranza, perché si pensa che non ci siano problemi.
Ma se io, facente parte di una minoranza, vedo che i miei diritti fondamentali (sottolineo fondamentali) vengono calpestati, nessuno mi può dire che non è vero e che non ho bisogno di ulteriori leggi che mi tutelino.
Che siano discriminazioni razziste, xenofobe, omofobe, maschiliste.
La senatrice Segre riceve ogni giorno più di 200 minacce discriminatorie sui social.
Dopo l'approvazione della mozione, ha detto che si sarebbe aspettata un'unione del Senato su un argomento così importante come il razzismo.
Una cosa che spiega bene perché non dovremmo essere noi bianchi a decidere cosa sia considerabile razzista o meno:
La black community italiana in questi giorni si è accesa per colpa del "blackface" che continua a essere proposto nel programma della Rai "Tale e Quale".
Per blackface si intende il colorarsi la faccia di un colore più scuro e, per citare Wikipedia, "il Blackface, in senso stretto, è uno stile di makeup teatrale che nel XIX secolo consisteva nel truccarsi in modo marcatamente non realistico per assumere le sembianze stilizzate di una persona di pelle nera" dato che l'ingresso nei teatri era vietato alle persone di etnia afroamericana e che, nelle recite teatrali, queste utlime erano stereotipate e prese in giro.
Grazie al Movimento dei Diritti Civili di Martin Luther King, il blackface non viene più usato negli Stati Uniti proprio perché considerato razzista e denigratorio.
Qua in Italia, invece, non è considerato razzista perché i bianchi non ci vedono nulla di razzista e, nonostante la comunità nera si sia fatta sentire molte volte sull'argomento, continuano a proporla nel programma.
Non c'è bisogno di colorarsi la faccia per impersonare un cantante afroamericano per partecipare ad un programma.
E se decidiamo che ce ne sia bisogno, consideriamo la discriminazione come semplice intrattenimento e poniamo in secondo piano il razzismo, che ora come sempre è un problema reale.














