Matteotte-de matteotti oggi mattina per me

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Matteotte-de matteotti oggi mattina per me
Vita, morte e miracoli
Io l’avevo detto che nel 2015 avrei trovato l’amore. L’avevo detto a tutti: ai migliori amici, ai genitori, ai clienti, ai dipendenti, pure ai passanti che non gliene poteva fregare di meno.
Incredibile ma vero, la mia scacchiera piena di pezzi, tutti in guerra tra loro e nella mia testa, in un campo di battaglia ormai davvero troppo esausto, è stata spazzata via.
Io non credo nei miracoli... sono una che vuole fare la cazzuta, che vuole incidere, che non è una follower, come ho detto ieri al malcapitato ballerino di swing che pretendeva che seguissi i suoi comandi (con ragione, peraltro).
Ma dal 18 settembre nei miracoli ci credo anche io.
Il 18 settembre ho dato l’ultimo saluto alla ragazza che ho più ammirato nella vita e che mi ha ispirato di più, con gli occhi pieni di lacrime e il cuore in pezzi, sono scesa dalle scale della sua meravigliosa casa, traballando, e mi sono trovata nella luce accecante di un pomeriggio in Val Camonica.
Disperatamente alla ricerca di conforto, ho incrociato uno sguardo, e ho trovato... il mio tutto. O forse dovrei dire la verità, e dire che l’ho ritrovato.
E l’unica certezza che ho è che lui non se l’aspettava davvero, almeno quanto me.
#brothersinarms #dayone
Love Gi
Maybe..someday
Camminare sul sagrato di una chiesa a braccetto con te, salirne gli scalini mentre mi dici "vedi non è così male" e sentire due pensieri dentro #1 questa cosa mi fa tremare i piedi da quanto è bella #2 bastardo, perché mi stai facendo questo, tu che sei sposato e anche l'uomo della mia vita (forse). Concludi dicendo "saresti una brava mamma": e questo è guardare ben oltre quanto avrei voluto vedere dentro di me. Vorrei saperle con la stessa certezza con cui le sai tu, queste cose. Ma al contrario mi conforta sperare che proprio non siano le cose giuste per me: e camminare li con te ne è la più grande dimostrazione.
Messing with my head
A couple of days ago I had a life changing revelation.
I finally understood why I felt it was a constant fatigue, a constant effort to understand a world that just didn’t make sense to me. It was a strange world, made of things that were untouchable, unreachable, hiding and showing themselves in different shape and forms.
Having a right brain dominance I just couldn’t work out what was going on. It was faith to keep me going, and love, yes love - big word.
Faith in the stories I was told, wonderful stories the meaning I could just reach for but never grasp, from a man who is great at telling stories, a man who worked his way into me and almost got me.
I have to say, he warned me, so I shouldn’t feel anger.
Anyway. The revelation was great. It came to me in a dream, and it was made of the same matter his stories are. It was a memory of one of my childhood favourite movies: Labyrinth. It came to me as a sentence: “you have no power over me”, the final line of the movie, the one that Sarah can never remember.
Sarah is seeking for her little brother, kept by Jareth the Goblin King (David Bowie!) in the castle in the middle of a wicked and scary land: the labyrinth. Jarreth makes it really hard for Sarah to find her way through the labyrinth, but in the end, thanks to friends and helpers, she does.
And in a room full of Escher stairs, she chases the baby, and has her final confrontation with Jareth. She realizes she’s made it, and all she had to know by the beginning was this simple and key thing, perfectly summarized in a sentence: “For my will is as strong as yours, and my kingdom as great: you have no power over me."
This is the line I couldn’t remember either. There is a me before, above and beyond the world he created for me to live in, so I can get past it. As all dreams and nightmare, the journey was interesting, painful, joyful, and in the end, a journey worth living.
What wasn’t worth it, was feeling in trap, as the trap just didn’t exist. Only I couldn’t see it, as I was myself lost in your floating crystal ball, my dear.
The Scientist by Ben Marriott
Cosa significa essere 4ever. young. ?
Mi ricorda una canzone che sentivo a Londra, nella cucina di Envy, con i miei colleghi runner, tutti più giovani di me di 5 o 6 anni, e mi chiedevo, che ci faccio qui? Imparo, proseguo nella mia carriera, ci provo, mi sbatto, capisco di più le persone che mi stanno intorno e questa cultura, che sento al tempo stesso così mia e così lontana. Ma il richiamo di quella canzone, così rude così semplice era troppo forte e mi faceva desiderare di essere come loro, senza consapevolezza di non esserlo. Oggi, ogni volta che l'ascolto, è quella la sensazione che risveglia.
4 Ever. Young. lo sono sempre, lo siamo tutti sempre. perché è dentro di noi la voglia di essere solo quella parte di noi che gode, respira, si nutre di elementi così basici da renderla non dissimile agli animali: perché solo in quei momenti siamo veri. Possiamo parlare di assenza di Super Io, assenza di Bene se vogliamo essere platonici, solo Uno... Ecco io vorrei essere solo Uno. Dimenticare che serve anche Bene, se serve davvero poi... Eppure io sono così tanto Bene: riordino, faccio decluttering, ho un approccio minimalista e mi piace la pulizia. Chissà da cosa deriva questa necessità. Dalla forza che cerco di comprimere - oggi mi chiedo - dovrei? E mi rispondo: no. E questa foto mi aiuta a ricordare.
La mia mamma non sa scegliere: pur non sapendo scegliere sa creare bellezza intorno a sé.
La mia mamma ha una essenza maieutica, pur non essendo granché materna.
La mia mamma è la quintessenza del bianco o nero, dell'odi o t'amo, della medaglia e del suo rovescio.
Pur odiandola, la amo tantissimo. Pur non approvando le sue scelte, non saprei fare meglio di lei.
Ode alla mamma
Take a Walk on the Wild Side.
Take a walk with me. Si tu, proprio tu, che tormenti il mio essere con la tua sola presenza. Che mi insegni tutto e tutto poi mi costringi a disimparare. Che sia proprio questo il nostro viaggio? Una semplice passeggiata nella selva? Vorrei sapere una cosa: se questa walk sia solo una passeggiata o un cammino.
Ai posteri l'ardua sentenza.
Nella cucina fusetti di Milano si respira aria di famiglia, insieme all'odore di cucina sarda, proprio sui navigli di Milano, anzi, dietro i navigli per essere esatti. Una famiglia possibile, che tiene fuori l'inverno anche se lo fa vedere attraverso i vetri. Mario Fusetti, arruolato nel Regio esercito, combatté nella prima guerra mondiale, in servizio nel 81º Reggimento fanteria con il grado di sottotenente. Il sottotenente Fusetti si offrì volontariamente di guidare un gruppo di soldati nella conquista della vetta, situata a 2477 metri di quota, per poi sorprendere gli austriaci posizionati nelle trincee più in basso. Raggiunta la cima la notte del 18 ottobre, dispose i suoi uomini in attesa dei rinforzi, che però tardarono ad arrivare. Furono invece avvistati da alcuni soldati austriaci saliti sulla cresta: scattato l'allarme, iniziarono i combattimenti. Nonostante la resistenza organizzata dal Fusetti, gli italiani furono ben presto accerchiati: molti restarono feriti, e il sottotenente fu colpito alla fronte, mentre si sporgeva fuori del riparo per sparare.
Mi sento un po' come il sottotenente Fusetti: quello che guida la truppa e poi si sporge un po' troppo. Avventato, coraggioso, morto.
Lascio in questo blog una serie di miei pensieri, desideri e volontà. Perché le cose stanno per cambiare, e non so se mi ritroverò quando la battaglia sarà finita.
Read my lips. Dedicato ad un avvocato che conosco io. Un avvocato che ha saputo scegliere, scegliere di non voler leggere quelle mie labbra così pronte a farsi leggere.
Questa foto è muta ma allo stesso tempo parla: è muta perché porto le cuffie, è muta perché in inverno la mia sciarpa mi annega nella lana, è muta perché le labbra sono solo sul punto di schiudersi. Ma parla, parla perché i miei occhi stanno dicendo tutto.
Quello che sto per dire non lo so: è aperto alla libera interpretazione del lettore.
Lookbook #1
No time no space another race of vibration. L'infinita vibrazione di milioni di quadratini madreperlati è una potenza. Così vuota da lasciarsi interpretare e lasciarsi godere "just as". Encomiabile.