Sandra Amicucci - Gioventu, 2005
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Sandra Amicucci - Gioventu, 2005
Osmosi
Sempre più spesso,
mi accorgo,
che non si da più lo stesso peso
ai baci.
Vengono lanciati,
rubati,
sognati,
senza nessun diritto d’autore.
Non ci rendiamo conto di come,
un infimo bacio,
che poi infimo non è,
possa distruggere o far nascere nuove galassie,
impercettibili da chiunque
e conosciute solo dai tali,
che ne hanno dato uno.
Uno vero.
Il vagabondo muto
Goethe, «Cento Poesie»
Che strano questo momento. Il modo in cui mi stai guardando, il sorriso appena accenato, l'intensità e la luce nei tuoi occhi. Nella penombra della tua stanza, pare che tu splendi. E poi questa foga con cui mi baci, con cui mi stringi a te quasi avessi paura di perdermi. Ma io sono qua. Abbiamo passato il pomeriggio assieme, qual'è il problema? Perché sei esploso in questo vortice di felicità e passione? Sembri folle. E di questa follia ne soffro anch'io.
Non parlo mai d’amore perché d’amore non so parlare.
Lo osservo da lontano, nascosta dietro un sipario fatto di oscurità ed incertezze.
Provo a tendere la mano, ma non riesco a raggiungerlo.
Come una luce fioca in fondo a un tunnel, tento di attraversarlo senza però mai sopraggiungere all’uscita.
Dovrei tirare le somme di un altro anno quasi andato, invece riesco solo a pensare a quanto nulla sia cambiato e contemporaneamente tutto sia diverso. È come se il mondo mi fosse imploso dentro, creando un caos dal quale non riesco a sfuggire. Si cresce, ci si evolve, ma inevitabilmente una parte di te rimane attaccata a un passato che è anche presente e che non puoi cambiare.
Mi rimangono i sogni, stralci di quella vita desiderata e così chiudo gli occhi, lasciando che ogni altra cosa perda importanza. Sembra una magia riuscire ad evadere dalla realtà, sentirsi alleggeriti, avvolti da una serenità difficile da accaparrarsi quando il mondo sembra volerti fare sentire sbagliata a ogni costo. Scegliere di appartarsi nei meandri di una mente sognante, di quelle che a luci spente hanno ancora la capacità di immaginare, la forza di credere.
Il problema è quando poi riapri gli occhi e sei costretta ad affrontare l’idea che nulla era reale, solo mero frutto di un’immaginazione talmente fervida da stupire persino se stessa.
Quando torni alla realtà e ci sei nuovamente solo tu, circondata dai tuoi demoni, dalle tue paure e dalla tua solitudine. Da essi non puoi fuggire, tenti di opporre loro resistenza ma ben presto comprendi quanto sia inutile. Loro ti appartengono, ti dominano e più questa lotta si proietta in avanti, più viene meno il respiro, cresce la fatica e la vita fluisce via dal corpo, esanime, stanca.
Dicono che l’amore sia calore, ma qui sento solo tanto freddo.
Un soffio gelido s’insinua tra le fibre del mio essere e gela ogni cosa, fino in profondità.
Rimangono poche emozioni aggrappate al cuore, a ogni folata un po’ più deboli, ma testarde.
Alcune sensazioni non le puoi spiegare, puoi solo lasciare che fluiscano dentro e provare a viverle, nella speranza che non spariscano, catturate da quelle insicurezze sempre acquattate sulla soglia dell’oblio.
A lungo andare quel freddo stordisce, intorpidisce, annichilisce.
Ciò che ero è ormai andato, resta un guscio svuotato della sostanza.
È come cadere in un limbo e lasciare andare tutto quello che un tempo contava, come se non contasse più nulla, nonostante la consapevolezza di come la vita ad esso giri intorno.
Allontanare le persone, spingerle via e chiudersi sempre di più, fino ad implodere, ancora e ancora.
Trascorrere giornate vuote, senza viverle davvero, divisa tra ciò che devo e ciò che mi permette di evadere, sognare, smettere di pensare.
Ma quelle emozioni ci sono ancora, quei sentimenti reggono ancora, vivono nei pressi del cuore e vogliono solo poter uscire fuori come un’esplosione di colori.
Vorrei gridarlo, mostrare la fierezza di essere me stessa principalmente davanti a chi mi ritiene sbagliata, perché in fondo nessuno nasce sbagliato, nessuno lo diventa. Siamo ciò che siamo, ciò che vogliamo essere anche quando immaginiamo di poter essere l’esatto opposto. Siamo esemplari unici di una specie capace di fare meraviglie, ma che a volte ha tanta paura di compiere il primo passo verso di esse.
Eppure qualcosa mi blocca ogni volta, come se un ostacolo mi impedisse di uscire, di tirare fuori quel brandello di umanità ancora attaccato all’anima.
Non so spiegarlo.
Ho paura a farlo, allora fuggo.
Caccio le parole e mi chiudo nel silenzio.
Quando tutti cercano di allontanarti da ciò che veramente ti fa stare bene, come se coltivare quel cumulo di passioni che mi tengono viva non fosse compatibile con l’esistenza in società, l’intreccio di relazioni, la capacità di amare.
Quando vorresti che il calore umano avvolgesse il tuo corpo e invece c’è solo la fredda solitudine che ti ghiaccia l’anima.
Quando osservi la vita svolgere il nastro da lontano, circondata tra sorrisi felici e abbracci amorevoli.
Quando ti rendi consapevole che mai sarai come gli altri, che mai nulla sarà facile e che probabilmente l’inverno te lo porterai dentro sempre.
È quello il momento in cui ti lasci andare, chiudi gli occhi e smetti di sperare.
Permetti al cuore di spegnersi, alle emozioni di alitare via dal corpo.
Non rimane più nulla, se non un’anima infreddolita consapevole che nessuno arriverà a riscaldarla perché sperduta in un oblio oscuro e ignoto.
E allora cos’è l’amore se non una leggenda narrata da molti?
Ma il bello delle leggende è che c’è sempre un briciolo di verità contornato da favole e storielle, qualcosa di reale di cui solo pochi sono a conoscenza e non dico che l’amore non sia reale, semplicemente è un segreto che pochi conoscono davvero, come un potere cui solo i più puri hanno accesso, coloro capaci di provare sentimenti che vanno al di là dell’odierna superficialità.
Io spettatrice mi ritrovo a osservare lo spettacolo, con aria sognante e malinconica, conscia di come ciò che risulta esser naturale per gli attori di questa vita, sia al tempo stesso un’utopia per me che della stessa materia di quegli attori sono fatta. E forse è giusto così, magari non è ciò che merito, magari lo è, ma non spetta a me deciderlo.
Sono solo qualcuno che attende la notte per chiudere gli occhi e abbandonarsi a un sogno, qualcuno che non vuole arrendersi, nonostante ogni parte del suo corpo sia stanco e intorpidito e voglia solo poter riposare e smettere di lottare.
Sono qualcuno per cui il bianco e il nero sono le uniche due alternative, senza vie di mezzo e allora tutto oscilla tra dolore e felicità, anche nelle piccole cose.
Sono un mondo a parte, complesso, complicato, profondo e forse non è conveniente addentrarvisi per il rischio di perdersi, ma così come ogni labirinto ha una via d’uscita, allo stesso modo ce n’è una in esso, quella che conduce all’essenza dell’anima, al cuore pulsante di un flebile ma resistente fuoco.
Sono tutto ciò da cui molti scappano perché incapace di cogliervi il senso.
Sono una timida voglia di vivere incapace di esplodere perché vittima del rifiuto.
Sono la solitudine, colei che dentro di sé ha tutto ciò di cui ha bisogno per stare bene.
Sono una bugia perché nessuno è mai davvero felice senza qualcuno da amare, qualcuno con cui condividere le piccole quotidianità.
Sono la paura di rimanere sola perché nonostante la forza di reggersi da sé e la consapevolezza di un futuro apparentemente scritto, vago ancora in cerca di quel calore umano.
Sono il silenzio che vuole sostituirsi alle voci gioiose della compagnia.
Sono quell’amore ignoto che mi pulsa dentro, vivido nel sogno, utopico nella realtà.
Sono niente in un universo misterioso e pieno d’insidie.
/faithandfuture
3 Novembre 2016. Una vita già vissuta
Lunedì sera
Nel vuoto di una giornata perduta mi ritrovo a scrivere di ciò che non ho fatto e le ragioni per cui mi sono lasciato andare. Si può vivere di sola arte? Si può ignorare il pianto di una madre che piano piano rende monca la tua anima? Si può davvero provare così tanta compassione? Siamo diversi, amore mio. Siamo diversi e nonostante io ti ami e cerchi di venirti incontro, tu ti allontani, rimani lì, all'interno del cerchio della tua depressione. Sei stata tu ad insegnarmi come tracciare questa rete attorno, sei stata tu a farmi capire che il mondo fa paura ed aver paura è necessario per sopravvivere. Sopravvivere, appunto, non vivere. Grazie a te sono sopravvissuto mentre il mondo provava a farmi vivere, ho lasciato che fossi tu a decidere per me. E finché tu non mi lascerai sarà difficile per me staccare questo cordone che ci unisce, il dolore sarebbe troppo grande, sverrei, sanguinerei, vivrei. Mi dispiace tanto, ma sei sempre stata il mio più grande ostacolo.
Giovani menti, precoci geni
cervelli suicidi esasperati fino alla morte
idee errate, espresse con le parole giuste
urlate, dettate dalla rabbia
veloci, perché il rancore non conosce tempo.
Giovani menti, precoci geni
di una generazione che scoppia a piangere
se queste menti non fossero malate, non esisterebbe la poesia
ma sarebbero morte, vive solo per un terzo
peró suicide, fanno suonare tristi funerali.
Giovani menti, precoci geni
fingono che esista il tempo
non distinguono le stagioni, hanno sempre freddo
perché l'odio é buio,
come questo destino che li odia.
Siamo giovani menti, precoci geni
che moriranno tra poco, cervelli suicidi
il peso della realtá schiaccia e non poco
fossero leggere le nostre spalle
la verità è che la luciditá é ben lontana.