It all started with the big bang
Stasera, novembre 2023, ho guardato l'ultima puntata di big bang theory.
E ho pianto, credo.
Perché ho cominciato a vedere big bang theory nel 2007, un po' a sgamo, in inglese sottotitolato in italiano (ma hey ai tempi per vederlo non c'erano altre possibilità).
Ho visto crescere nel tempo i personaggi, li ho visti maturare, e io sono cresciuto con loro. Ci sono stati alti e bassi, per anni ho anche litigato con loro, perché c'erano cose che non sopportavo. Che non volevo vedere. Che non mi interessava vedere.
A grandi linee era la storia di un gruppo di nerd che hanno a che fare con delle avventure quotidiane, ed ai tempi, facendo informatica all'università, me ne innamorai subito. Cazzo, ero io. Erano me. Avrei voluto essere loro, o con loro, non importava.
Ricordo che una delle prime battute era sul fatto di saper distinguere tra un'equazione differenziale ed un integrale: in quel periodo stavo provando a studiare analisi, una delle tante volte. Non sapevo niente di differenziali, ma avevo capito cos'era un integrale e avevo capito la battuta.
Voleva dire che ero come loro. Intelligente. Nerd. Avevo anche capito una battuta finissima. Mi sentivo coinvolto in quella ristretta cerchia.
Poi, alla terza stagione, litigammo. Litigammo, perché le cose erano noiose. Perché molte cose cambiavano. Perché stava somigliando tutto alla vita reale, stava somigliando troppo. Troppo simile al mondo dove le cose brutte accadono, dove le cose non vanno sempre come vorresti, dove c'è tempo e spazio per la noia, l'ansia. La tristezza.
Così smettemmo di vederci: uscì in Italia, la gente ne andava matta, ma io non la volevo vedere. Un altro motivo era che i personaggi stavano crescendo in fretta, troppo in fretta, e io che ero come loro, io che ero loro, no. Sopportavano i fallimenti, andavano avanti e si rialzavano. Io no.
Io ero bloccato. Ed ero invidioso. No. Ero arrabbiato.
Non facemmo pace nemmeno quando le cose andarono meglio, lentamente ma inesorabilmente, nella mia vita.
Poi, un giorno di tanti anni dopo, pensai di dargli un'altra possibilità.
Perché forse ora avrei potuto sopportare, o forse solo perché ero un po' cresciuto anche io e non mi sentivo così indietro.
Così ricominciai a guardarlo, e scoprii che altro ancora sarebbe successo, che intoppi, inconvenienti, passi indietro ed errori sarebbero piovuti dal cielo anche addosso a loro. Ma anche che la parte brutta che devi attraversare prima o poi finisce. Perché è fisiologico. Mi sentii stupido. Come potevo pensare che sarebbe finita lì? Che mi avrebbero lasciato con l'amaro in bocca? Certo, il rischio c'era. E non era affatto detto che non sarebbe stato definitivo. Alla fine un sacco di serie tv non finiscono come vorresti. Da buon nerd/uomo di scienza, non potevo escluderlo.
Ma non potevo mica vivere tutta la vita nell'indecisione e nella paura. Così pian piano, un pezzetto per volta, ricominciai lentamente a rivederlo.
E fu bellissimo.
E adesso, che è finita, ho pianto un po', perché ho capito che sono passati dodici anni, anzi molti di più, e in questi anni loro sono cambiati, e anche io lo sono, ed è successo tutto così gradualmente che se guardo la prima stagione, tutto è radicalmente diverso.
Persino i loro volti: erano dei giovani ventenni ai tempi, l'ultima stagione sono donne e uomini fatti.
Anche nella loro psicologia.
La loro trasformazione è la rivincita dei nerd: è il racconto di come anche delle persone estremamente introverse e "strane" piano piano crescono, si aprono. Si rendono vulnerabili. Diventano grandi. Diventano adulti.
E sono uniti da un'amicizia indistruttibile. Perché hanno vissuto tanto, troppo, insieme.
E guardando indietro, anche a me è successo. Sono "diventato grande" con loro. E adesso, che con un ultimo, fantastico inchino, le tende rosse si sono lentamente chiuse, ho capito che mi mancheranno. Tanto.
E che mi hanno dato tanto.
E soprattutto, che sono diventato grande. E anche se mi fa paura, ho degli alleati intorno a me per batterla: i miei amici e le persone che mi vogliono bene.
E un'altra cosa: che un viaggio di mille miglia incomincia con un singolo passo. E che davvero, ssmbra ogni giorno non cambi nulla, ma se guardi indietro ti accorgi di come le cose cambino.
Quindi niente, per me le tende rosse sono ancora aperte.
Sono pronto.
Si va in scena.






