#flashback ⏤⏤ 11 maggio 2014
E' ancora buio nel soggiorno dell'appartamento nel New Heaven quando le note di "Twist and Shout" iniziano a risuonare dal telefonino di Bruce. E' la suoneria standard delle sessioni d'esame insieme a una rigorosa selezione di canzoni dei Beatles, una per ogni persona / importante / il che equivaleva a nient'altro che la disperazione per chiunque gli telefonasse. Assonnato allunga la mano verso il telefonino disperso sul pavimento, ma rinuncia all'impresa di afferrarlo a causa della distanza. Da un angolo sente il brontolio di protesta del suo coinquilino. Chiunque stesse chiamando non doveva essere molto abituato a farlo: ormai tutti sapevano che Bruce sarebbe stato capace di aspettare almeno il ritornello prima di rispondere, ma chiunque stesse chiamando in quel momento staccava e ricominciava troppo velocemente. Alla fine qualcosa cambia. "Hello, Goodbye." Landon. Landon era "Hello, Goodbye", Serena era "Penny Lane", Amelia era "Ob-La-Di Ob-La-Da". "Cosa?" biascica appena riesce a rispondere alla chiamata. Era sobbalzato così velocemente che era scivolato dal divano troppo stretto e adesso si ritrova disteso sulla moquette a pancia in giù. Il tono seccato e ogni risposta diversa da un brevissimo "Arrivo" con il quale abbandona Landon in linea scompaiono. Gli è bastato sentire le parole "Serena" ed "overdose" nella stessa frase per recuperare i sensi il più possibile. Si muove come un automa calpestando quaderni, appunti sparsi e penne e accendendo tutti le luci che trova mentre Josh inizia ad imprecare dal soggiorno. Ha bisogno di tutti gli stimoli perché il suo corpo diventi reattivo. Serena era in overdose e lui stava dormendo. Entra nella propria stanza senza badare al fatto che Amelia stesse cercando di dormire raggomitolata nel letto a due piazze e con addosso una delle magliette di Bruce. "Bruce ⏤ che stai facendo?!" "Serena è in ospedale."Inizia a cambiarsi indossando i primi vestiti puliti che trova ignorando le parole dell'amica. Se prima la mente fosse annebbiata dal sonno adesso sembra in un blackout completo. Vorrebbe soltanto riuscire a salire sulla propria moto e sfrecciare verso, ma ormai inizia ad armeggiare così freneticamente con i lacci delle scarpe che gli è quasi impossibile metterle. Alterna le imprecazioni a frasi che sembrano avere senso soltanto per lui con un tono e una velocità in competizione con quelli di Amelia finché la ragazza non trova la forza di sovrastarlo con un "Andrà tutto bene!" riuscendo finalmente nel suo coraggioso tentativo di afferrargli il braccio e bloccarlo. Per un attimo non c'è altro che lo sguardo spaventato che Bruce lascia intravedere ad Amelia, la stretta della ragazza intorno a lui e il silenzio che Josh ⏤ ormai sveglio a sua volta assiste alla scena immobile sulla soglia della porta ⏤ interrompe."Andate in macchina. Guido io."
[ . . . ]
"Notizie?""Sh, stai zitto. Te lo dico io."Bruce annuisce e torna a fissare la strada fuori dal finestrino. Amelia è seduta dietro accanto a lui con lo sguardo che si sposta da Bruce al telefonino e viceversa per tutto il tragitto. Era più unico che raro vederlo così distante, ma in quel momento Bruce non riusciva a fare a meno di pensare che forse Thomas aveva ragione. L'aveva assecondata troppo, ma gli era impossibile dire di no a Serena. A volte gli sembrava di essere in una sorta di film dove gli altri sono il "bad cop" e lui era il "good cop". Coprirle le spalle, giustificarla, ascoltarla e spingerla a decidere da sola gli sembravano adesso la cosa più stupida della sua vita.
[ . . . ]
"Come sta?" Appena arrivato nel corridoio giusto interrompe la conversazione del gruppo di medici ripetendo la domanda un paio di volte. Vi riconosce suo zio, ovviamente, e alcuni colleghi date le ore che aveva passato negli ultimi anni a curiosare al Presb anche con le più banali delle scuse. E' soltanto sua madre Callie che gli presta un po' più attenzione e gli indica la stanza di Serena dove la ragazza stava riposando. Appena varcata la soglia della porta sente un vuoto al suo fianco e qualcosa mancare, Amelia era scivolata via dalla sua presa lentamente e soltanto allora se ne accorge di quanto deve averle stretto la mano e averla trascinata in giro per l'ospedale. Osserva soltanto per un attimo la propria mano adesso vuota, ma ci avrebbe pensato dopo. Adesso la sua mente è bloccata alla vista di Serena sul letto d'ospedale, il viso pallino e i capelli sparpagliati sulle spalle. Solleva la mano debole e sentendo il proprio stomaco contorcersi alla vista dell'ago infilato in essa combatte l'istinto di scappare. Non era facilmente impressionabile, ma odiava l'idea di un ago nel suo braccio o di qualcuno che amava. "Mi dispiace," sussurra finalmente quando la sente muoversi. Forse per averla sveglia, forse per tutto. Non è arrabbiato quando gli occhi azzurri della cugina si posano su di lui. Non è nemmeno deluso. "Un orso spaventato. Questa è nuova." Ride. Ridono insieme, lei con un sorriso incoraggiante e lui con l'espressione di chi ha trattenuto il respiro per ore."No, non è vero! Sì ⏤ non farlo mai più. Non fare mai più qualcosa che non posso sistemare e non ti azzardare a ⏤ ad andare dove non posso seguirti. E' l'unica regola, S."