E vissero tutti INVITATI e contenti.
La primavera è una stagione particolare, è la stagione degli arrivi. Arrivano le allergie, arrivano le crisi esistenziali per gli appelli imminenti delle sessioni estive, ma soprattutto arriva la stagione degli amori. Se non ve ne siete per niente accorti, in questo periodo si registra un incremento sconvolgente di fidanzamenti. Tutti (o quasi) sono inebriati dalla dolce brezza dell’amore, camminano saltellando, hanno problemi nel mettere insieme tre parole per creare una frase di senso compiuto e hanno due cuori al posto dei bulbi oculari che impediscono di percepire con oggettività la realtà circostante.
Nel periodo clou della stagione degli amori, le coppie più stagionate hanno un unico scopo, cioè quello di celebrare con amici, parenti e con il resto delle popolazione terrestre il momento più importante della loro vita nell’avvenimento più emozionante mai inventato dall’essere umano: il matrimonio.
Dal momento in cui i futuri sposini ti piombano in casa con la scusa di un caffè, fornendoti di partecipazione di nozze, sai che non potrai sfuggire al tuo destino. Nessuna scusa sarà mai all’altezza per boicottare tale evento, quindi, con l’espressione di Bambi appena diventato orfano, ti rassegni e cominci a tirar fuori dall’armadio gli abiti da cerimonia o i super tacchi che avrai usato, sì e no, tre o quattro volte l’anno.
E così ti ritrovi pronto ad affrontare una giornata di caldo infernale, di mal di piedi, di corse per le autostrade per trovare il locale di un paesino sperduto di cui non sapevi l’esistenza, tanto da arrivare a pensare che sia stato fondato apposta per la cerimonia, e di tutte di una serie di sofferenze psicofisiologiche…che verranno ricompensate dagli sguardi felici e dai sorrisi degli sposi, che ti hanno scelto fra tanti per condividere un momento per loro così speciale! :)
Nei matrimoni trovi una miriade di particolari su cui puoi soffermarti, ma quelli più esilaranti sono sicuramente gli invitati!
Ed ecco le mie cinque tipologie di invitati! :D
Nella maggior parte dei casi, i Giullari fanno parte della storica comitiva di uno dei due sposi (o di entrambi). Si muovono in gruppo, manco fossero un plotone dei marines, e la loro missione è quella di torturare gli sposi con canti, applausi, brindisi ogni quarto d’ora e l’intramontabile e insopportabile “Bacio! Bacio! Bacio!”. Hanno un’inclinazione naturale per il karaoke, sono capaci di storpiare qualsiasi canzone del repertorio italiano con le caratteristiche fisiche e/o sociali degli sposi col solo obiettivo di metterli in imbarazzo. Nella maggior parte dei casi, i Giullari sono poco apprezzati dal resto degli invitati per il loro temperamento esuberante e per la loro incapacità di starsi zitti e fermi, ma diciamoci la verità, se il banchetto nuziale riscuote un notevole successo, una grandissima percentuale è dovuta a questa stramba comitiva, che involontariamente, riesce a intrattenere tutta la sala!
Di solito, sono parenti che non vedi da una vita o che fino a quel momento non sapevi che appartenessero al tuo albero genealogico. Esordiscono con la locuzione “Ma quanto sei cresciuto/a!”, pretendendo che ti ricordi di quell’unica volta che ti hanno preso in braccio quando, sì e no, potevi avere quindici giorni di vita. Dopo aver rotto il ghiaccio con domande di circostanza, i Detective agiscono senza pietà sfoderando la loro arma migliore, la domanda più odiata da tutto il genere umano, poiché si tratta di qualcosa talmente personale che persino l’uomo più felice della Terra avrebbe delle serie difficoltà a rispondere. Col solo intento di farsi i fatti tuoi e raccontare al tavolo delle prozie il tuoi successi o fallimenti in campo sentimentale, ti chiedono “E il/la fidanzato/a?”. A prescindere dalla situazione sentimentale, idilliaca o meno, la risposta automatica a tale domanda potrebbe variare da un pugno sul setto nasale al genocidio di massa, ma ti limiti a rispondere con educazione e cortesia, in nome del legame di sangue che vi unisce, illustrando sinteticamente la tua attuale condizione. Soddisfatti dalla loro raccolta di informazioni, ti liquidano con la prima scusa assurda che viene in mente, molto probabilmente perché avranno già trovato qualche altro parente da torturare.
Coniugi ormai da tempi immemori, i Maestri di Danza sono quei tuoi zii a cui hanno dato la residenza civica presso le scuole di ballo e/o balere. Nelle cerimonie importanti, quali matrimoni, non si fanno, di certo, problemi ad aprire le danze. Non si accontentano mica di muoversi a destra e a sinistra, improvvisando un comunissimo, ma sempre efficace, ballo della mattonella. Assolutamente. Non perdono occasione di dimostrare a tutta la sala come si balla il valzer, la mazurka o il tiptap, esibendosi con passi precisi e una postura impeccabile, col solo obiettivo di riscuotere applausi ed elogi da tutta la parentela. Di solito, sono promotori del famigerato trenino, fuori moda da circa cinquant’anni e odiato da ogni individuo di questo pianeta per la sua assenza di scopo, se non quello di rischiare di inciampare creando un enorme effetto domino. Ovviamente, conoscono anche tutti i passi di tutti i balli di gruppo, dagli anni 80 al duemila, si mettono in prima fila e ti costringono a seguirli, facendoti sentire leggiadro come un baobab.
Appena varcano la soglia della chiesa, i Morti di Fame cominciano ad avere un certo languorino, che tende a progredire così tanto da pensare di utilizzare il riso da lanciare agli sposi alla fine della funzione come ingrediente base per un bel risotto alla milanese, improvvisato su due piedi. A stento, si ricordano il nome degli sposi, ma loro partecipano comunque alla celebrazione solo per augurare loro tutta la felicità del mondo…puntando sul buffet! Inizialmente gironzolano con aria indifferente per la sala, lanciando qualche sguardo al tavolo degli aperitivi; all’arrivo degli sposi si armano fino ai denti di piatti e posate per raccogliere ogni sorta di pietanza, spingono e lottano come se avessero vissuto nel deserto, cibandosi solo di cavallette o di scorpioni, scatenando il panico più totale tra gli invitati. Mangiano come se non ci fosse un domani e monopolizzano i camerieri per essere forniti di bis su bis. Alla fine del pranzo o della cena, si sentono fieri e soddisfatti come se avessero vinto una guerra, seppur siano diventati le rappresentazioni dei pianeti del Sistema Solare, perché si sa…tira di più il cibo gratis, che un carretto di buoi.
Nella maggior parte dei casi, sono i genitori degli sposi e passano la maggior parte della funzione in una valle di lacrime, poiché non riescono a capacitarsi del fatto che i loro piccoli pargoli siano diventati così grandi da sposarsi. Arrivano in chiesa? Arriva lo sposo? Arriva la sposa? Arriva il fotografo? Arriva il treno in stazione? Arriva l’Apocalisse? Ogni scusa è buona per esternare le proprie emozioni con fiumi di lacrime, fino alla disidratazione, manco se gli sposi fossero due condannati alla ghigliottina. Si fanno prendere così tanto dalle emozioni da naufragare nei ricordi e, con gli occhi gonfi e rossi, manco fossero il Conte e la Contessa Dracula, affogando in una valle di lacrime, condividono con tutti coloro che incrociano i loro sguardi, le gioie e i dolori che i loro figli gli hanno riservato fino a quel momento, rischiando davvero di cenare, anziché con un bel piatto di trofie al pesto di pistacchio di Bronte, con una bella flebo di soluzione fisiologica, per compensare la perdita immane di fluidi che l’organismo è stato costretto a subire.