Certo, Bruna, che t’amo, e con quale smisurata demenza.
Non ti dicevano gli stupidi telegrammi che ti mandavo dalla nave quando non avevo altri mezzi, che mi eri di continuo presente? Di continuo, di continuo... Amo per l’ultima volta, e come non ho mai amato, con disperazione. Sei il mio sogno della fine, assurdo, stupendo, orrendo. Ti sogno a occhi aperti, ti sogno nel sonno, sono in uno stato di sogno continuo, e so che sognarti è per me, non può essere per me che l’atto più amabile e più crudele che ci sia.
M’è rinata nel cuore la poesia, l’ha fatta rinascere la gentilezza d’una pura voce di poesia.
Giuseppe Ungaretti, dalle lettere a Bruna










