The unique marble throne of Eurydice ( Grandmother of Great Alexander ) inside the double- chambered macedonian Tomb - 340 BCE - Aigai (Vergina ) - Macedonia Greece
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The unique marble throne of Eurydice ( Grandmother of Great Alexander ) inside the double- chambered macedonian Tomb - 340 BCE - Aigai (Vergina ) - Macedonia Greece
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Conrad Kiesel - After the ball
Roman Carnelian Moon and Stars Ring, 100-300 AD
Joseph Wright of Derby - Matlock Tor by Moonlight (detail).
MIMOSE...
«Per sbagliare bastiamo noi. E sarebbe eccessivo che vi aggiungeste anche voialtre» Ferruccio Parri, 1945, politico e antifascista italiano. Con il nome di battaglia Maurizio fu un capo partigiano durante la guerra di liberazione dal regime fascista in Italia, decorato dagli USA con la Bronze Star.
«Abbiamo bisogno di voi soprattutto come spose e madri» Alcide De Gasperi, 1945, politico fondatore della Democrazia Cristiana.
«La donna non va allontanata dalla casa, che è il suo regno» Avanti!, 1945, quotidiano del Partito Socialista.
«Invece di andare a votare farebbero meglio a occuparsi di cucina» Giovannino Guareschi, 1946, scrittore, giornalista, umorista e caricaturista.
«Agli alti gradi della magistratura, è da ritenere che solo gli uomini possano mantenere quell’equilibrio di preparazione» Giovanni Leone, 1947, politico. Presidente della Repubblica dal 1971 al 1978.
«Non provocare la sua gelosia quando sei per la strada o al cinema, mostrati indifferente verso ogni persona e sempre attratta da lui» Consigli a una militante comunista, in «Noi Donne», 1947, storica rivista dei movimenti femminili nata nel 1944.
«È uno schifo! È una cosa indegna! È abominevole! Se è vestita in quel modo è una persona disonesta! Le ordino di rimettersi il bolero!» Oscar Luigi Scalfaro a Edith Mingoni, 1950. Il fatto ebbe luogo nel ristorante romano “da Chiarina”: Scalfaro riprese una giovane signora, Edith Mingoni in Toussan, dperché mostrava le spalle nude. Scalfaro uscì dal locale e vi rientrò con due poliziotti. La vicenda finì in Questura dove la giovane donna lo querelò per ingiurie.
«È l’Urss, se Dio vuole, il Paese dove le giovani donne vanno ancora vergini al matrimonio» Renato Guttuso, 1950, pittore e politico.
«L’aver taciuto allo sposo la perdita della verginità costituisce ingiuria che giustifica la separazione per colpa della moglie» Corte d’Appello di Firenze, 1953.
«Ragazze, anche voi, come noi, avete una sola aspirazione: una casa, una famiglia» volantino UDI, Unione donne italiane, 1956.
«La donna ha un compito primario e irrinunciabile, quello di garantire il buon funzionamento della comunità familiare» Aldo Moro, parlando al Movimento femminile dc, 1962.
«C’è il problema della idoneità della donna a determinati servizi» Giovanni Giraudo, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, 1963.
Col divorzio, «gli uomini abbandoneranno la moglie anziana per prendersi la giovane» Amintore Fanfani, 1969.
«Sotto l’aspetto giuridico il nostro diritto vigente non è basato sull’eguaglianza giuridica dei coniugi. Il capo della famiglia è il marito» Franco Mariani, 1975.
«Lo sapete perché il Ppi rimane così piccolo? Perché ce l’ha in mano Rosy Bindi» Francesco Storace a proposito di Rosy Bindi, 2005.
«Se le donne vincono tanti concorsi, perché sono così poche ai vertici della carriera?» Renato Brunetta, 2009.
«Posso palpare un po’ la signora?» Silvio Berlusconi, all'epoca Presidente del Consiglio, all’assessore Lia Beltrami, 2009.
«Alla biancheria intima, mutande comprese, provvede Barbara, mia moglie, in merceria» Francesco Rutelli parlando di Barbara Palombelli.
«Se si guarda allo specchio si rovina la giornata» Silvio Berlusconi, all'epoca Presidente del Consiglio, a proposito di Mercedes Bresso, all'epoca presidente della Regione Piemonte, 2010.
«Voi siete qui solo perché siete brave a fare pompini». Massimo De Rosa, deputato 5 Stelle, alle colleghe del Pd.
BUONA FESTA DELLA DONNA
La sua voce aveva trascinato i convenuti, non per la sua bellezza quasi strumentale […], ma per la sua velata dolcezza, senza pienezza pomposa, tutta energia, tutta espressione. Non più che alla sua voce si poteva attribuire vera bellezza al suo volto, ma la severità, del tutto antiteatrale, l'aria verginale e un orgoglio spirituale diffondevano il loro incanto quando si manifestavano. Guardandola attentamente, un occhio esercitato non stentava a scorgere in lei l'ovale allungato, le forme un po’ dure, il pallore scuro della donna veneziana del popolo: una volgarità da lungo superata, un retaggio atavico, da cui una volontà protesa aveva tratto tutto il possibile. Nella calma non imbellettata e nella semplicità della sua presenza vi era qualche cosa di ignoto, che doveva disingannare i gusti più raffinati senza che si potesse capire come. Ma i più non giudicavano, e si lasciavano trascinare da quell'apparizione. Poiché ella aveva una di quelle meravigliose figure che sembrano vivere sotto le vesti soltanto come un sommesso alitare, sicché non muovono nessun desiderio di castità offesa, di nudità, poiché il miracolo avvolto nei veli dà delle gioie che non reclamano la rivelazione.
F. Werfel, “Verdi” (via theyearsthelovethehours)
Una cosa mi fa arrabbiare:
quelli (soprattutto uomini, ma non esclusivamente) che si riempiono la bocca con la famosa frase-slogan “un figlio deve avere una mamma e un papà” e poi, quando hanno un figlio, ritengono che ad occuparsene debba essere solamente la mamma.
E’ la donna che deve lasciare il lavoro. E’ la donna che li deve accompagnare all'asilo/scuola/nuoto/calcio. E’ la donna che, alla stipula di un contratto di lavoro, deve firmare una clausola che prevede il licenziamento in tronco in caso di maternità. E’ la donna quella che deve per forza trovare la propria realizzazione personale nella maternità e non farsi “ingannare” da ambizioni lavorative.
Il padre dov'è? Siamo rimasti a Ulisse che lascia Penelope a casa. Smettiamola.
Shostakovich - Waltz No. 2
Sei una galassia di cui non conosco ancora tutte le stelle. È per questo che non smetterò mai di osservarti.
Amy Ryan. La corrispondenza. (Giuseppe Tornatore, 2016) (via rock-this-gay)
La Corrispondenza
Maria Clara Eimmart, Ten Depictions of Heavenly Phenomena, (late 17th century)
Vorrei che tu fossi una donna. Vorrei che tu provassi un giorno ciò che provo io: non sono affatto d'accordo con la mia mamma la quale pensa che nascere donna sia una disgrazia. […] Lo so: il nostro è un mondo fabbricato dagli uomini per gli uomini, la loro dittatura è così antica che si estende perfino al linguaggio. Si dice uomo per dire uomo e donna, si dice bambino per dire bambino e bambina, si dice omicidio per indicare l'assassinio di un uomo e di una donna. Nelle leggende che i maschi hanno inventato per spiegare la vita, la prima creatura non è una donna, è un uomo chiamato Adamo. Eva arriva dopo, per divertirlo e combinare guai. Nei dipinti che adornano le chiese, Dio è un vecchio con la barba bianca ma mai una vecchia coi capelli bianchi. E tutti i loro eroi sono maschi: da quel Prometeo che scoprì il fuoco a quell'Icaro che tentò di volare, su fino a quel Gesù che dichiararono figlio del Padre e dello Spirito Santo: quasi che la donna da cui fu partorito fosse un'incubatrice o una balia. Eppure, o proprio per questo, essere donna è così affascinante. E’ un'avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non annoia mai. Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. Per incominciare, avrai da batterti per spiegare che il peccato non nacque il giorno in cui Eva colse la mela: quel giorno nacque una splendida virtù chiamata disubbidienza. Infine avrai da batterti per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c'è un'intelligenza che chiede di essere ascoltata. Essere mamma non è un mestiere. Non è neanche un dovere. E’ solo un diritto fra tanti diritti. […] Ma se nascerai uomo io sarò contenta lo stesso. E forse di più perché ti saranno risparmiate tante umiliazioni, tante servitù, tanti abusi. Se nascerai uomo, per esempio, non dovrai temere d'essere violentato nel buio di una strada. Non dovrai servirti di un bel viso per essere accettato al primo sguardo, di un bel corpo per nascondere la tua intelligenza. Non subirai giudizi malvagi se dormirai con chi ti piace, non ti sentirai dire che il peccato nacque il giorno in cui cogliesti la mela.
Lettera a un bambino mai nato, Oriana Fallaci, 1975 (via eresianera)
Eduardo de Martino - Botafogo Beach
O: Mamma ti posso chiedere una cosa?
M: Sentiamo.
O: Perché quand'ero piccola ogni tanto piangevi?
M: Io piangevo? Ma che sai dicendo? Non è vero.
O: Una volta, me lo ricordo come se fosse ora, stiravi le camicie del babbo e piangevi.
M: I motivi certo non mancavano... e un pianterello ogni tanto, magari, ci scappava pure.
O: Ma per cosa?
M: Per esempio perché non avevo potuto studiare. O perché ero nata donna. Una cosa mi faceva arrabbiare più di tutte: che una donna, quando si sposa, cambia il cognome mentre invece l'uomo no. E io volevo il mio nome. E glielo dissi pure al tuo babbo il giorno che mi chiese in moglie.
O: E lui?
M: E lui...se mise a ridere e disse "quando avremo buttato giù il fascismo allora cambieremo anche la legge". Sto ancora aspettando.
Il poeta è un fingitore. Finge così completamente che arriva a fingere che è dolore il dolore che davvero sente. E quanti leggono ciò che scrive, nel dolore letto sentono proprio non i due che egli ha provato, ma solo quello che essi non hanno. E così sui binari in tondo gira, illudendo la ragione, questo trenino a molla che si chiama cuore.
Pessoa, Autopsicografia
Ultimamente, quando ascolto della musica classica o sacra, penso che sia una testimonianza millenaria della nostra cultura giunta miracolosamente sino a noi. Penso anche che, secondo le leggi islamiche, la musica è vietata. E faccio una curiosa associazione identificando i nostri inni sacri o le nostre sinfonie con delle armi, armi culturali e antichissime per combattere e sconfiggere l'iconoclastia e l'oscurantismo; armi che non uccidono nessuno, ma che salverebbero molti. Vorrei un'orchestra-esercito per urlare in faccia al nostro nemico la nostra cultura. Come Toscanini, quando nel ‘16 condusse un'orchestra sul Monte Santo, dirigendo tra le altre cose l'Inno Italiano, per far sentire al nostro nemico trincerato poche decine di metri più in là quanto forte fosse la voce della Patria. Poi un altro pensiero mi assale alle spalle: siamo ancora gli italiani di allora? Siamo ancora gli Italiani?
Sono nata italiana, lo sarò sempre e morirò da italiana. E quel pezzo di terra in cui marcirò dando sostanze agli abitanti del terreno sarà, in fondo, sempre impregnato del mio del mio sangue tricolore.