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@esitoaspecifico
sometimes we have to shout and our mouth is closed Artist Simona Ivone “florianopolis”
Nel giorno della memoria per la spietata deportazione del popolo Armeno, vi propongo un racconto di una parte, quella della resistenza da parte di una piccola comunità alla deportazione dei cristiani armeni: quella della regione del Mussa Dag, la grande montagna che sovrasta i piccoli villaggi che nel 1915 fu luogo di una strenua resistenza della locale popolazione durante il genocidio armeno. Una lettura da non intendere per mero interesse storico: non la consiglio in tal senso. È un libro scritto in modo tale da entrare nell'anima, che tocca, urta, a volte al punto tale da volerne abbandonare la lettura: la storia, quand’è cronologia, è altro. Qui ci si trova ad affrontare, con tutto quel che ne comporta, non solo la consapevolezza della crudeltà di un destino che non si può credere nemmeno esistere, inimmaginabile nella sua ineluttabile ripugnanza, tant'è assurdo e inconcepibile, ma, sale nella ferita, anche tante singole, uniche, irripetibili, storie di altrettanti ‘animi’ umani, ripresi con un'incredibile (il racconto è stato scritto in pochi mesi, ed è molto, ma molto più lungo rispetto ai quaranta giorni: pare eterno) profondità nel coglierne ogni aspetto, nei più angusti recessi, che ognuno può riconoscere, a tratti, anche in sé stesso. In fondo nella sintesi che si legge prima di prenderlo, questo è scritto. Quel che non c'è scritto è che difficilmente si potrà dimenticare quanto letto, perché è un libro che lascia una traccia indelebile nell'anima, per cui ne consiglio una lettura prudente, fatta poco a poco, lasciando il tempo al cuore di riposarsi tra un tempo e l'altro, per apprezzare infine, nonostante l'orrore, l'altrettanto inimmaginabile bellezza che può scaturire da un essere umano.
“I quaranta giorni del Mussa Dagh” romanzo storico dello scrittore Franz Werfel scritto nel 1929 a Damasco e pubblicato nel 1933, racconta dello sterminio degli Armeni cristiani perpetrato dai Turchi nel 1915.
di Charlie Chaplin
rip 😔🌼
magnetico, incanta! Buona domenica 😊
buon mattino
Alla chitarra per un ritornello che definisce #detox lo psicoterapeuta e psichiatra Gaspare Palmieri.Divertente e terapeutico
Opere dell’artista ©® Tittirosso ogni diritto riservato, solo visione e condivisione, nessuna riproduzione, modifica, divulgazione al di fuori del sito consentita, in quanto non ho diritto in tal senso, ma così belle che ho voluto esporle...grazie
Un giorno l'onda chiese al mare: “Mi vuoi bene?” Ed il mare le rispose: “Il mio bene è così forte che ogni volta che ti allontani verso la terra io ti tiro indietro per riprenderti tra le mie braccia. Senza te la mia vita sarebbe insignificante. Sarei un mare piatto, senza emozione. Tu sei l’essenza del mio esistere”. L'onda fu felice tra le braccia del mare facendo finta, ogni volta, di volare via per dare quel senso di precarietà alle cose, per renderle preziose. Ed ogni volta il mare la riprendeva, con le sue braccia grandi, per riportarla a sé. Raccontano che una notte la luna illuminava il mondo, e l’onda bianca lentamente, in un ballo infinito, scivolava tra un prendersi e un lasciarsi col mare che stendeva le braccia per poi ritirarle, facendo finta a volte di non poterlo fare, perché l’onda potesse assaporare anch’essa quella precarietà che rende le cose preziose. L’onda ed il mare sono ancora lì, nel gioco infinito delle emozioni. E fanno finta che sarà l’ultima volta che l’onda partirà verso la terra, per non tornare più ma poi, alla fine, è più forte su tutto il bisogno di riprendersi. Nel sogno di un bene senza fine".
Tony Kospan
One day the wave asked the sea: ‘Do you love me?’ And the sea answered her: ‘My good is so strong that every time you move away to the earth I pull you back to get you back in my arms. Without you my life would be insignificant. I would be a flat sea without emotion. You are the essence of my existence ’. The wave was happy in the arms of the sea pretending, every time, to fly away to give that sense of precariousness to things, to make them valuable. And every time the sea picked it up, with its big arms, to bring it back to itself. They tell that one night the moon illuminated the world, and the white wave slowly, in an infinite dance, slipped between a take and a leave with the sea that stretched the arms and then withdraw, pretending sometimes not to do so, because the ‘wave could also taste that precariousness that makes things precious. The wave and the sea are still there, in the infinite game of emotions. And they pretend that it will be the last time that the wave will depart towards the earth, not to return more but then, in the end, it is stronger on all the need to recover. In the dream of an endless good ’.
Non voglio averti
Per riempire i vuoti in me
Voglio essere piena già di mio
Voglio essere così completa
Da poter illuminare una città intera
E dopo
Voglio averti
Perché noi due messi insieme
Potremmo incendiarla
Milk and Honey
Venga la notte e si posi piano e senza rumore scrivendo di buio la pagina dei sogni con mano più leggera del soffio di dio; che il sogno alzi corone di dolcezza e che ti porga la forza del freddo, la polvere e il ghiaccio dell’occhio della luna.
Pierluigi Cappello
art Catherine Abel
Dipinto, copia dall'originale di Tamara de Lempicka