Stamattina ero molto triste.
"Se vuoi uccidere qualcuno, riempilo d'amore e poi vattene": è proprio vero, e non c'è morte peggiore.
Quando finalmente riesco ad esprimere i miei sentimenti, dall'altra parte non ricevo risposta.
Uno si sente così tanto desiderato, vola in alto, poi cade.
E fa male.
Ma mi serve di lezione.
Sono giovane.
Va bene sbagliare, va bene sbagliarsi, va bene anche prendere il volo e poi cadere.
Fa parte del nostro percorso.
Stamattina ero molto triste.
Il cielo è grigio, fa freddo.
Papà mi ha accompagnato in stazione.
Lo vedeva, che ero triste.
Mi ha detto una cosa che mi ha fatto pensare molto.
"Io invece sono molto felice. Era una giornata così quando ti ho accompagnato in ospedale, con la febbre alta e le difese immunitarie sottoterra. Oggi invece sto accompagnando mia figlia in stazione perché torna a Firenze a studiare".
Non ho mai parlato molto con mio padre del cancro da cui sono guarita tanti anni fa.
Forse oggi mi serviva parlarne un po' di più, per rendermi conto di quanto sono fortunata.
"Papà, vi hanno mai detto che forse non ce l'avrei fatta?"
"Sì. Quando stavi per andare in blocco renale, dopo la prima iniezione di chemioterapia.
Al primo colloquio, a me e alla mamma, ci hanno detto che le probabilità di guarigione erano 50 e 50, forse il 60%".
Non l'ho mai saputo, fino ad oggi.
Oggi mi fa bene saperlo.
Mi fa sentire fortunata.
E mi fa sentire viva.
L'ho sempre pensato: la vita non è un parco divertimenti, e se lo è, sono principalmente montagne russe dove un giorno sei su e il giorno dopo sprofondi giù.
Quindi oggi sono felice perché sono viva.
Respiro.
Esisto.


















