AGGIORNAMENTO INCENDI RUSSIA
Ciò che ho cercato di fare in questo lungo post è descrivere a 360° - per quanto possibile - una situazione unica quanto catastrofica per far luce sull'incredibile stagione di incendi che si sta verificando nell'Artico, in particolare in Russia. [Post in aggiornamento]⠀⠀
IL CONTESTO DEGLI INCENDI - Come ogni anno, nell’Artico, con l’arrivo dei primi caldi e l’arretramento dei ghiacci (processo naturale) si sono verificati alcuni incendi (altrettanto naturalmente) qua e là (Groenlandia, Alaska, Siberia, …). Mark Parrington, scienziato del Copernicus Atmosphere Monitoring Service, afferma che le regioni affette hanno registrato alte temperature inusuali per le medie storiche oltre ad un abbassamento dell’umidità del terreno, che hanno creato le perfette condizioni per l’inizio di ignizioni. Inoltre, Giugno e Luglio sono stati i mesi più caldi mai registrati.
In media, negli anni si sono registrati 100-150 focolai di incendi al giorno, ma nel 2019 il numero è aumentato a 250-350 al giorno. Questo fatto, unito ad una scarsa prontezza di riflessi delle autorità e dal forte vento secco che ha afflitto costantemente la Siberia caratterizzato da cambi continui di direzione (fenomeno che alimenta i cosiddetti “incendi alti”, i più complessi da gestire perché veloci, imprevedibili e sopra il livello degli alberi) hanno creato le condizioni perfette per la catastrofe ecologica in atto. Ma non solo…
NON SOLO CAUSE NATURALI - Parrebbe, secondo un’indagine del governo russo, che alla base della maggior parte degli incendi ci sia il traffico illegale di legname (specificamente quello tra Russia-Cina). Il modus operandi dei trafficanti in questione, infatti, prevede dapprima il disboscamento di ettari di foresta e dunque l’innescamento doloso di incendi per mascherare il lavoro. Quest’anno però la furbizia si è trasformata in catastrofe.
Il fenomeno è frequente in Irkusk, Krasnoyarsk e Yakuzia. «Dietro le fiamme si celerebbe un accordo tra la grande industria cinese del legno e gruppi criminali locali per giungere a una rapida deforestazione di intere aree della Siberia» si legge sul Manifesto. «In particolare grandi segherie di proprietà cinese, che hanno ottenuto il diritto allo sfruttamento di intere foreste per 49 anni, collegate a gruppi criminali russi che svolgerebbero un ruolo chiave nella diffusione del disboscamento illegale», precisa Yurii Colombo. Network criminali da anni sono impegnati a incendiare e abbattere intere foreste di legname poco prezioso per la riforestazione di alberi a più alto valore commerciale. Otto persone - affidatari della salvaguardia delle foreste, per altro - sono state collegate a questi traffici illeciti e arrestate. Nel frattempo, i camion carichi di tronchi continuano indefessi i loro trasporti verso la Cina, viaggiando giorno e notte, tra il fumo dei boschi che bruciano e i disagi che ne conseguono e le proteste delle popolazioni locali, inermi di fronte al perpetrare di questo traffico.
Recuperare informazioni sulla situazione in Siberia è stato difficilissimo. Le poche fonti affidabili le ho citate tutte in fondo al post, il grosso delle informazioni arrivano tuttavia dai social utilizzati dagli abitanti del luogo per condividere aggiornamenti e agenzie che monitorano non ufficialmente la situazione. Un lavoro straordinario lo fa Nicolai Lilin (pagina Facebook) che suggerisco di seguire.
Parliamo ora danni degli oltre 500 incendi che hanno afflitto la Russia.
SITUAZIONE AMBIENTALE - Sono 7 milioni di ettari di foresta già bruciati accertati, che corrispondono all’incirca all’intera superficie della GRECIA (più di 130 000 km2). Per chi non sa cosa significa “un ettaro di foresta siberiana” ecco un ripasso:
Su 1 ettaro di foresta siberiana sono presenti in media tra 900 e 1200 alberi;
Su 1 ettaro abitano fino a 1000 tipologie di specie (uccelli, mammiferi, insetti, …)
Vuol dire 10 000 000 000 (dieci miliardi) di alberi distrutti, che fino ad un mese fa partecipavano al processo di fotosintesi terrestre. Ogni albero produce in media 4.5kg di ossigeno al giorno e ogni essere umano ne ha bisogno 14kg. Le proporzioni del disastro sono quantomeno coglibili. Ci vorranno 10 anni per ripiantare lo stesso numero di alberi e su 4000 nuovi esemplari piantati solo 1000 sopravviveranno e solo l’80% crescerà come i precedenti. Per questa rigenerazione servono tra i 100 e i 150 anni di tempo. Che non abbiamo.
SITUAZIONE FAUNA - Per gli animali la situazione è irrecuperabile: animali di piccola taglia hanno perso ogni possibilità di recuperare fonti di cibo e acqua e quelli di grossa taglia si sono già avvicinati ai centri abitati in cerca di esso, rendendo spesso necessario l’abbattimento di numerosi esemplari (soprattutto orsi e lupi). Gli animali diventeranno un problema a causa della loro fame in tutto il territorio e la salvaguardia di queste specie è a forte rischio. Innumerevoli specie native delle zone siberiche sono state dichiarate già ufficialmente estinte.
SITUAZIONE COMBUSTIONE - A livello di CO2 i danni sono catastrofici. Nei primi 11 giorni di Agosto si è registrato un rilascio di oltre 166.000.000 (cento sessantasei milioni) di tonnellate di CO2 che corrispondono ai fumi di scarico prodotti in un anno da 36.000.000 (trentasei milioni) di macchine. Le nubi degli incendi si sono spinte a nord est e hanno raggiunto l’Alaska, regione anch’essa tempestata - insieme alla California - da un numero imprevisto di incendi alimentando ancor più l’inquinamento atmosferico.
Tra i prodotti nocivi degli incendi vanno aggiunti il temibile ‘Black carbon’, le particelle nere prodotte che rischiano di finire nell’Artico e depositarsi sulla superficie ghiacciata, favorendo l’assorbimento del calore con effetti facilmente e drammaticamente immaginabili, e il Metano, le cui stime sul rilascio da inizio Luglio a questa parte sono incalcolabili - anche a causa di deficit strumentali -, che rischia di aumentare ancora più drammaticamente il disastro ecologico.
SITUAZIONE SANITARIA - Per quanto riguarda la sanità degli individui, a Krasnoyarsk un medico ha scritto un articolo molto complesso dove ha espresso le sue preoccupazioni sull’aumento esponenziale di aborti naturali al 5°/6° mese. L’intossicazione da fumi ha causato a centinaia di migliaia di persone problemi respiratori (tosse, edemi polmonari, ...) ed è in atto un picco estremo di problemi cardiaci nella popolazione russa. Ospedali da campo e strutture sono prese letteralmente d’assalto e il sistema sanitario nazionale è in ginocchio. La visibilità è limitata in tutta la regione e anche i problemi agli occhi per polveri e micropolveri trasportate dal vento stanno aumentando.
COME SI È ARRIVATI A TUTTO QUESTO - I motivi essenzialmente sono quattro:
Quasi il 90% degli incendi si sono sviluppati nelle “zone di controllo”. In Russia, infatti, dal 2015, è in vigore la cosiddetta “legge delle zone di controllo” che si applica in caso di incendi: le amministrazione regionale possono selezionare delle “zone di controllo” da abbandonare al naturale svolgimento della calamità e altre zone da salvare. Il criterio di selezione è di natura economico: se spegnere un incendio comporterebbe un investimento più grande rispetto ai danni che causerebbe, le autorità regionali possono regolarmente chiudere un occhio. Legge scellerata, sì.
Le zone colpite sono difficilmente raggiungibili dai soccorsi: si stima che si siano riusciti a coprire solo il 4% degli incendi totali. Secondo France24, martedì 6 Agosto si registravano oltre 295 incendi estesi per più di 2.4 milioni di acri “distanti o troppo difficili da raggiungere” rendendo impossibile un’azione coordinata ed efficace di spegnimento.
Costi per lo spegnimento esagerati sia in termini di risorse che economici. Oltre al fatto che al governo russo non conviene economicamente spegnere gli incendi, azioni in questa direzione sono altamente costose. Alexei Yaroshenko, forest expert di Greenpeace Russia, sostiene che i fondi stanziati per l’emergenza sono stati sottostimati con solo il 10% delle risorse necessarie effettivamente in campo.
Tempismo sbagliato: si è deciso di intervenire quando ormai era troppo tardi. L’esperto di incendi di Greenpeace Anton Beneslavsky, che ha effettuato insieme ad un team un sopralluogo nella regione, ha dichiarato che ci sono pochissime possibilità che gli incendi possano ormai essere domati dai servizi d’emergenza: bisognerà attendere la stagione delle piogge (ottobre). Il dito della vicenda va puntato sulla negligenza delle autorità che hanno preso sotto gamba una situazione ancora “controllabile”.
COPERTURA MEDIATICA E COMUNICAZIONE - A livello comunicativo, giusto per capirci, l’hashtag ufficiale lanciato per sensibilizzare sulla questione è “#потушитепожарывсибириin”, un’autentica supercazzola per chiunque non mastichi cirillico. Scarsa diffusione, poca sensibilizzazione condiscono la situazione, dunque. #SaveSiberiaForesْts è una buona alternativa, ma la t “cerchiata” rende poco usufruibile l’utilizzo anche di quest’hashtag. Risultato: scarsissima copertura mediatica.
A questo si aggiunge che la zona è praticamente in quarantena: Greenpeace, fonti di informazione, volontari, raccolte fondi sono assolutamente non ammessi nelle zone afflitte dagli incendi. Non ci sono fonti dirette, le organizzazioni che si proclamano a favore della situazione in Siberia sono tutte frodi che spesso chiedono contributi economici che poi si intascano (c’è stata un’inchiesta verificata dietro) e l’unica cosa che si può fare per aiutare è sensibilizzare sulla situazione Russa.
LA SITUAZIONE IN RUSSIA OGGI
LO STATO ATTUALE - Nel frattempo in Siberia l’opinione pubblica è esplosa. Ci sono picchetti in atto, famiglie che si trasferiscono abbandonando tutto e manifestazioni sono in atto a Mosca. Le agenzie internazionali però non ne parlano.
Fronte incendi la situazione è migliorata, ma non si è sicuramente conclusa (a differenza di ciò che testimoniano fonti russe e filo-russe). Gli incendi sono ancora in atto soprattutto in Sakha Republic, zona presidiata (“unofficially” come tengono a specificare sempre) da @CopernicusEMS (su Twitter) che rilascia costantemente aggiornamenti sulla situazione. Nell'immagine sotto riportata trovate un confronto tra il 17 Agosto e il 10 Agosto per capire il numero e la dimensione degli incendi ancora in corso.
COSA ASPETTARSI - È in atto un esodo delle popolazioni delle zone colpite da incendi che, per pura sopravvivenza, stanno abbandonando e lasciando tutto. È prevista dunque una crisi sociale perché non è detto che queste persone potranno mai tornare alle loro abitazioni, nè tantomeno che riescano a reinserirsi all’interno della società. Sarà da vedere.
Il governo russo, inizialmente distante, ha ora dichiarato lo stato di emergenza in 10 regioni (i nomi ve li risparmio) anche a seguito della raccolta online di firme che ha raggiunto quasi 1 milione e mezzo di sottoscriventi.
Per il resto, non esistono piani a lungo termine su come arginare le varie crisi in atto, nè comunicazioni in merito. Aleggia una spessa traccia di silenzio e omertà intorno a tutta la situazione siberiana, che alimenta ancora di più malcontento e disagi nazionali.
E a chi non bastano gli incendi…
*BONUS INONDAZIONI* - Ci pensano le intense inondazioni a mettere ancor più in ginocchio la Russia. Un circlone ha colpito il sud della regione a Giugno portando pioggia torrenziale che ha causato la morte di 32 persone (di cui 7 disperse) e disordini idrici. L’agenzia russa TASS il 5 agosto ha dichiarato lo stato di emergenza in Khabarovsk in attesa dell’inondazione del fiume Amur che colpirà più di 4000 case. Circa 1800 nella regione dell’Irkutsk sono già state colpite dalle forti alluvioni.
L'articolo che state leggendo è frutto di un lavoro di analisi e fact-checking incessante, ma sono pur sempre un essere umano e mi scuso con tutti per eventuali errori, vi esorto a comunicarmeli in un commento o in privato.
Per chi vuole firmare la petizione sopracitata per sensibilizzare sulla situazione siberiana (e bussare alla porta del Kremlino) basta cliccare QUI.
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