Sul viaggio in Inner Mongolia
Nella facilità di fare networking a Shanghai, di cui prima o poi vi parlerò, ho avuto modo di conoscere Priscilla (ho sempre voluto conoscere una Priscilla), ricercatrice free lance, nata in Malaysia, cresciuta a noodle e cinese, sposata in Inghilterra, vive a Edimburgo (io nato a Cuggiono, vivo a Milano!).
Tra una chiacchiera e l'altra mi invita a fare un workshop con lei nella Inner Mongolia per provare a coinvolgere la comunità di un villaggio agricolo in una serie di azioni per poter prefigurare lo sviluppo della comunità stessa. Nella mia sino-ignoranza non sapevo dell'esistenza di una parte cinese della Mongolia, molto a nord, a 600km da Beijing.
"Ok, perché no?"mi dico. Quando mai mi ricapita.
Faccio tappa a Beijing e ci incontriamo lì. Per andarci prendo l'alta velocità cinese che in 5 ore fa quasi 1400 km a soli 60 euro. Non male. È la mia prima volta nella capitale cinese e ci sono tre cose che fanno subito la differenza con Shanghai: 1.il traffico (indian style). 2.la larghezza delle strade (fino a 6 corsie per senso di marcia in piena città). 3. il caldo, tanto caldo. Sembra di stare a Sharm El Sheik in pieno agosto ma se cerchi il mare non lo trovi.
Partiamo la mattina successiva dopo una notte in un super albergo 5 stelle a soli 50 euro. Non male.
Non so esattamente dove sto andando, con chi sto andando e cosa faremo, ma dopo 2 mesi di Cina mi rendo conto che questa è la normalità delle cose e per quanto io sia molto "fussy" devo farmene una ragione e seguire il flusso delle cose.
Ci vengono a prendere con una 4x4 e partiamo per 6 ore di viaggio nel quale in ordine ho visto: la grande (immensa) muraglia cinese, le stazioni degli autogrill cinesi coi bagni cinesi (entrambi meriterebbero un post a parte!), i caselli dell'autostrada cinesi e quelli mongolian-style.
Pensavo di arrivare in un hotel scassatissimo sperduto nella campagna e invece mi ritrovo in un mega albergo super lusso a ridosso del lago Daihai, a qualche km da Liangcheng nella provincia dell'Ulanqab.
La cena è spettacolare: un mix di convenevoli tipico cinesi, diversi brindisi e conversazioni in cinese nonostante più volte abbia detto che io il cinese non lo so. Ma ho capito che per loro non fa differenza. Mi dico che va bene così.
Lentamente capisco che la situazione è questa: c'è questo super ricco industriale cinese proprietario di una serie di aziende che producono energia dal carbone, che finanzia una ONG per preservare e aiutare le comunità locali. Lui sta con noi per due giorni e si porta al seguito una serie di amministratori delegati di varie aziende che ha, sparse per la Cina. Scopro quindi il paradosso di essere lì con persone che stanno inquinando mezzo mondo ma che per lavarsi la coscienza organizzano attività no-profit. Scoprirò però anche che l'azienda che hanno aperto anni fa e che affaccia proprio sul lago dove siamo dà da lavorare a parecchie persone del luogo e ha evitato un proliferare di micro aziende poco controllate che facevano la stessa attività intorno al lago stesso.
Accetto la situazione (a fatica, con molta fatica) e mi dico vediamo come va. I giorni successivi sono un mix tra stupore, energia, incredulità, commozione, silenzi, gesti.
La prima attività che hanno organizzato è la piantumazione di 300 alberi di Bacche di Goji nel villaggio dove faremo il workshop che dista pochi km dall'albergo. Volete sapere se il fatto che fossi l'unico italiano e che sapessero di Coltivando ha in qualche modo aumentato l'attenzione su di me mettendomi al centro di situazioni imbarazzanti quali le foto di rito con sorriso stampato, le gare fra Cina e Italia a chi scavava più in fretta, le risate post frasi incapibili che dovevo sorbirmi? No, non ve lo racconto!
Pranzo conviviale e poi tutti a visitare il villaggio.
Ora, immaginate di salire sulla macchina di Ritorno al Futuro e farvi catapultare nell'Italia agricola dell'immediato dopoguerra con i carretti trainati dai buoi. Immaginate di essere circondati da paesaggi lucani fatti di terra rossiccia, vasti campi piantumati, e agricoltori che passano la giornata dei campi. Ecco questo è quello che ho vissuto per 4 giorni. Un po' famiglia Ingalls, un po' Matera e un po' Cina. Perché alla fine i contrasti di questo paese escono anche qui. Mai come in quel villaggio capisci che ci sono due Cine parallele: quella da 1000RMB (115 euro) al mese per famiglia di cui 800 arrivano dal governo e quella da 300RMB (35 euro) di ingresso al Karaoke della cittadina vicina. Quella dei visi super scuri e segnato da una vita nei campi e quella degli ombrellini per ripararsi dal sole per mantenere una pelle bianca. Quella delle case dove il letto è una piattaforma che diventa anche soggiorno e sala da pranzo riscaldato dal calore della cottura dei cibi che viene trattenuto da un sistema di canalizzazioni e quello del resort 5 stelle con aria condizionata a palla. Quella del "volti l'angolo e sei nel 1950" ma sei vai dritto per qualche km sei nel 2014 o anche oltre.
Abbiamo fatto delle piccole attività con gli abitanti facendoci raccontare, con dei disegni, dei modelli fatti con rametti, sassi, qualche foglio che ci eravamo portati, il loro modo di vivere e come si immaginano un possibile sviluppo del villaggio. Sorpreso come sempre della grande voglia di interagire, nonostante la lingua. E sorpreso del fatto che le case vengono aperte allo "straniero", ed entrare a vedere come vive una signora di 82 anni da sola e scoprire nell'accumulo delle cose stipate nella sua casa la storia del suo paese non ha davvero prezzo.
Abbiamo cucinato con quello che capitava, raccolto la plastica dalla loro fonte di acqua naturale gettata perché non esiste nessun tipo di smaltimento rifiuti, visitato le caverne dove molto tempo fa vivevano e visto i forni dove cuocevano i mattoni per le case fatte con un misto terra cruda e paglia. Abbiamo cantato a squarciagola gli Abba (la Pausini qui non è ancora arrivata!), dipinto i paesaggi, esplorato quello che potrebbe essere un parco archeologico a tutti gli effetti ma che oggi è solo un posto dove la gente sopravvive in attesa di qualcosa e che lo fa col sorriso sulla bocca (una bocca dai denti quasi sempre storti o inesistenti ma sempre sorriso è!).
Indelebile. Ci torno. Sono aperte le iscrizioni.