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Senza te
Cinque del mattino. Comincia la giornata.
In realtà ieri non è mai finito veramente, non sono riuscita a chiudere occhio tutta la notte, nemmeno con i tranquillanti prescritti dal dottore. A braccia aperte sono rimasta a guardare il soffitto, sentendo il respiro pesante di mia madre nella stanza accanto.
Mi alzo, vado in bagno, mi guardo allo specchio. Le occhiaie si sono appesantite. Da quanto tempo non dormo veramente? é spuntato un altro brufolo, sopra il sopracciglio sinistro. Stress? Ciclo? Ho le guance scavate, il volto pallido, i capelli spettinati, nel complesso non sono neanche così male, semplicemente ho smesso di curarmi da tempo.
Non ho fame, neanche stamattina. Sporco una tazza di latte e spezzo qualche biscotto per non far notare la perdita di appetito, torno in camera e senza neanche cambiarmi il pigiama infilo calzini e scarpe da ginnastica. Esco. C'è solo un posto in cui mi sento a casa.
Mi piace camminare la mattina, quando la città sta ancora dormendo, quando il sole non è spuntato e sembra di essere ancora in piena notte. Sono sola. Non c'è nessuno a guardarmi, a controllarmi, a lanciarmi sguardi compassionevoli, a dirmi: guarda che così non puoi andare avanti.
Esatto, così non posso andare avanti, e farlo non è ciò che voglio.
Mi accendo una sigaretta e fumo il primo pasto della giornata, il più importante, dicono. Come fate a continuare imperterriti a vivere una vita vuota? Cos'è che vi spinge a continuare a fare ciò che fate, giorno dopo giorno? Come fate ad amare la vostra vita?
Salgo gli ultimi gradini e mi affaccio sul terrazzo di una vecchia villa abbandonata, della nostra vecchia villa abbandonata. Lui mi portava sempre qui, nonostante questo posto di notte mi avesse sempre spaventata. Da quando non c'è più ho perso la paura.
Mi siedo sul balcone, con le gambe gettate verso il vuoto. Accendo un'altra sigaretta e mi fermo a guardare il sole sorgere, la città svegliarsi. Andremo via insieme, mi diceva sempre con la schiena verso il profilo degli edifici. Io avevo il sole che gli nasceva dietro le spalle, e non riuscivo a distinguere i lineamenti del suo viso, non riuscivo a vedere i suoi occhi che intanto guardavano i colori dell'alba illuminarmi a poco a poco.
Ho visto quegli occhi riempirsi di tutto ciò che di bello riuscissero a catturare, e poi li ho visti svuotarsi di ogni singola emozione.
Impotente, ecco come mi sono sentita. Un attimo prima, al tuo fianco, potevo dire di avere il mondo in mano mentre poi con te ho perso tutte le certezze.
Vengo qui perchè non riesco a ricordarti in nessun altro luogo, perchè mi sembra di vederti ancora, di sentirti ancora parlare, gridare nel vuoto. Sento le tue mani che mi stringono, il tuo corpo che si avvicina al mio per ripararmi dal freddo.
Una ventata di aria gelida mi riporta al presente. Tremo. La sigaretta si è spenta da sola e la cenere è caduta macchiandomi i pantaloni scuri. Dove sei?
Le gambe sono sospese nel vuoto, sotto un salto di circa venti o trenta metri, ventisette secondo il medico legale. Mi alzo in piedi sul balcone, cammino avanti e indietro come un'equilibrista, come facevi tu. Cosa vuoi che succeda? dicevi.
Mi fermo. Guardo il sole superare le colline ed illuminare debolmente i tetti sbiaditi delle case.
Chiudo gli occhi.
Wonder Woman: Earth One Vol. 1 (2016) (W) Grant Morrison, (A) Yanick Paquette & Nathan Fairbairn
Black Magic by Rene Magritte
(via @lonequixote)