Cercando di far pronunciare la parola AEREO a Bruno Brunod
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Cercando di far pronunciare la parola AEREO a Bruno Brunod
She's just the best
Placer High School
Non hanno un amico
Ora vi racconto una brutta storia. Ho sempre pensato che l'ultrarunning fosse prima di tutto uno sport di comunità, dove per comunità intendo una bolla all'interno della quale ci si aiuta indipendentemente dal ritorno personale che se ne può trarre. Ho trasformato questo sport nel mio lavoro, ma ho sempre fatto il possibile per non confondere quello che faccio per gli altri con quello che faccio per me. Molto poco modestamente mi ritengo piuttosto bravo in certe cose, e sono convinto che avrei potuto trarre da questo più di quanto abbia realmente fatto, e questo perché non riesco a fottere la gente. Non mi considero un essere umano particolarmente umile e mi riconosco una buona dose di egocentrismo, ma forse proprio perché non vado fiero di questi tratti non sono in grado di essere deliberatamente egoista. Non credo a paradiso e inferno, ma sono d'accordo con Dante quando mette i traditori nel girone più vicino al diavolo.
Ieri un ragazzino milanese mi ha raccontato che il cielo è verde. Il problema è che lo ha detto aspettandosi che non gli facessi presente che in verità è blu. Penso che questo atteggiamento sia abbastanza estraneo alla realtà del nostro sport, ed è per questo che mi infastidisco quando vedo gente portare questo atteggiamento yuppie del cazzo nel nostro sport per il proprio tornaconto personale. C'è una grossa differenza tra essere pagati per il proprio lavoro e guadagnare sulle spalle di quello degli altri, e l'arrivo in un certo mondo milanese fighetto e arrivista nel nostro sport ha normalizzato comportamenti come questi.
Mi sono stancato di gente che finge di essere amica di tutti soltanto perché il nostro sport lo richiede. La verità è che se queste persone guadagnassero col calcio non si farebbero problemi ad andare a menarsi allo stadio la domenica pomeriggio: delle persone in realtà non gliene frega un cazzo e i loro falsi sorrisi servono soltanto a vendere più magliette. Non gliene frega un cazzo di quello che fai e dovrebbero piantarla di complimentarsi quando gli fa comodo farlo.
Pionieri è un progetto che avrebbe potuto inventare chiunque. Ha un titolo scontato e raccontare la storia di uno sport è l'idea più elementare che possa venire in mente a un bambino. Le uniche due ragioni per cui non lo ha fatto nessuno prima di me è che i media nel trail sono fatti da depensanti e perché non hanno voglia di sbattersi a vendere una cosa per la prima volta. Richiede troppe energie. Semplice pigrizia. Sono tutti bravi a dirti bravo adesso, ma quanti ci avrebbero creduto due anni fa?
Ho lavorato a Pionieri per due anni iniziando a guadagnare il minimo sindacabile (cioè proporzionalmente alle ore di lavoro) soltanto negli ultimi sei mesi. Dalla prima stagione ho guadagnato esattamente quello che mi è costato sopravvivere per farla. Ho iniziato a giugno 2024 con circa 100 euro nel CC e ho finito a giugno 2025 con 100 euro nel CC. Questo perché qualcuno ci ha visto un'opportunità di guadagno senza sbattimenti. In questo tempo, il progetto ha dato visibilità a un sacco di gente e a un sacco di realtà di cui non si ricordava più nessuno, e questo senza cercare o ricevere niente in cambio da queste persone. In questo tempo un po' di gente mi ha dato una mano a crescere, penso a Fra Puppi e a Marco Dega, altri invece hanno visto che era nato un interesse su un argomento non ancora colonizzato e ci hanno visto, guarda un po', l'ennesima possibilità di miserabile guadagno. D'un tratto tutti hanno iniziato a interessarsi alla storia delle gare, senza saperne un cazzo, si sono messi a spolverare vecchi eventi spacciandosi per appassionati di storia della corsa. Dei fottuti triceratopi col formaggio a raffazzonare quello che possono senza lasciare un cazzo in cambio. Il nostro sport non ha bisogno di loro, non ha bisogno di magliette di plastica di cui non si ricorderà nessuno. Il nostro sport ha bisogno di gente che antepone il rispetto per gli altri al proprio tornaconto personale, e non di gente che gioca a fare lo Steve Jobs degli sfigati.
Una sezione di Redwood a Muirwood National Park, California. Un ritardato ci ha grattato sopra il suo tag con un punteruolo. Sono sicuro che Tek sia un informatico arrivista sfigato dalla Silicon.
Mi sta sempre più sui coglioni fare male le gare. Forse significa che sto diventando una persona peggiore.
Keswick 2
Siamo partiti alle 18:00 dalla Moot Hall. Ero piuttosto emozionato. Fuori dal pub The Round c’era il pacer di un tale che aveva appena concluso il suo tentativo, il primo riuscito dell’anno. Si era beccato 24 ore di sole il bastardo. Noi no. Il cielo è grigio e le nuvole stanno iniziando ad abbassarsi sulle cime al di là di Derwent Water. Non ci penso. Un ragazzino ci chiede se proviamo il Round, e quanto contiamo di metterci per tornare lì 24 ore dopo, a vedere se ce l’abbiamo fatta. Poi ci abbracciamo e partiamo.
L’uscita da Keswick ripercorre gli ultimi chilometri della gara che ho fatto a settembre e vedere quei sentieri mi aiuta a entrare nella cosa più morbidamente. Sulla salita per Skiddaw il meteo cambia tre volte. Caldo, vento, pioggia. Ci fermiamo a coprirci. Da Skiddaw scendiamo velocemente verso la conca che ci divide da Great Calva, e ci imbattiamo nei primi bogs, le tipiche torbiere della regione. Il sentiero scompare, inizia la brughiera, la luce se ne va e le scarpe si inzuppano di acqua e fango. Guadiamo un torrente. Metti e Adele cercano di non bagnarsi i piedi ma è abbastanza inutile. Io attraverso deciso: se devo correre sotto l’acqua per un giorno, tanto vale bagnarmi subito.
In basso siamo protetti dal vento delle colline, ma quando risaliamo ci accorgiamo che è aumentato ancora. Su Blencathra ormai è buio. Il vento pesta, la pioggerellina si trasforma in neve. Siamo asciutti ma il vento ci obbliga a tenere il cappuccio, isolandoci dal resto. Mi accorgo che stiamo andando troppo lenti. Rallentiamo ancora sulla discesa a Threlkeld, che è rocciosa e priva di sentiero. Adele mi dice che se il vento continua non resiste altre cinque ore della seconda leg. Ma le leg sono cinque, e le previsioni danno vento per due giorni. In effetti è in arrivo una tempesta a cui hanno anche dato un nome. Storm Dave.
Verso Skiddaw
Siamo tutti piuttosto dispiaciuti, avevamo fatto qualsiasi cosa in nostro potere per preparare il tentativo e posso dire che eravamo tutti dignitosamente pronti. Avevamo messo in conto che c’erano ottime possibilità di ritirarsi, e avevamo anche deciso che se qualcuno avesse deciso di fermarsi lo avrebbero fatto anche tutti gli altri. Se decidi di fare una cosa in gruppo è perché in quel determinato contesto anteponi l’esperienza collettiva alle probabilità di riuscita. E quindi va bene così.
È stato un viaggio molto bello, ed è stato anche bello preparlo. Ho capito anche un sacco di cose sul Round e ho sciolto parecchi dubbi che avevo. Credo che, in generale, esagerino un po’ sulla durezza del percorso. Non tanto perché non sia duro, è molto duro, ma non è più duro di Translagorai. Devi conoscerlo e rispettarne le caratteristiche.
Gli inglesi sono molto spaventati dalle parti tecniche e rocciose, ma dopo essere saliti a Great End, questa mattina, o essere sceso da Blencathra l’altro giorno, devo dire che non è un terreno particolarmente diverso da una molte cose che puoi trovare sulle Alpi. Sono molto più dure le torbiere e i tratti di erba, fuori dal sentiero, a cui gli inglesi sono molto più abituati. Anche l’orientamento non è un gran problema col GPS, basta seguire la traccia. Bisogna avere la fortuna di trovare un meteo clemente, e avere la pazienza di procedere lentamente. Con lo stesso rispetto e ammirazione per il percorso con cui siamo arrivati.
Non so quando riusciremo a tornare a rifarlo, ma spero che torneremo insieme. In un modo o nell’altro.
Keswick 1
Forse è stato sul treno, ripassando il giro cima per cima, con Adele e Metti. Forse è stato vedendo la discesa di Blencathra dalla corriera, o guardando l’espressione di Adele vedendo la Moot Hall in piazza a Keswick. O forse è stato quando abbiamo trovato Jaco in appartamento: l’ultima volta che ci eravamo visti era stato a Trento, durante l’ultimo lungo insieme. Non so esattamente quando oggi ho realizzato che domani partiremo per provare questa cosa, ma quando è successo ho anche iniziato ad avere un po’ di paura. I ragazzi mi sembrano tutti concentrati. Le previsioni danno pioggia per tutta la notte e nessuno di noi sa cosa lo aspetta. Ripenso alle parole di Paco la sera prima di quella Translagorai. Non ho idea se finiremo questa cosa oppure no, so che se ci sarà da prendere pioggia prenderemo pioggia, se ci sarà da prendere vento prenderemo vento. Se ci sarà da strisciare, strisceremo. Ma lo faremo tutti insieme. Sono felice di essere qui.
prima o poi la compro
Paco, un giovedì di febbraio. È stato il primo a nominarmi Silvano Fedel. Successe quel giorno.
(Sono andato a guardare, quel giorno abbiamo fatto un 6x2' salendo a Sardagna e poi siamo scesi da Ravina; 17km con 500+)
C’è un film di pochi minuti, prodotto dal Guardian e disponibile su YouTube. È il 1971 – ma potrebbe essere vent’anni prima o dopo, talmente sembra sospeso nel tempo –, Joss Naylor viene scorrazzato da un suo amico in giro per il Regno Unito su una macchina da rally, per registrare, in un giorno solo, il record di salita delle tre montagne più alte di Scozia, Inghilterra e Galles – Ben Nevis, Scafell e Snowdon. Naylor è un allevatore di pecore di Wasdale, nel Lake District, ed è già il fell runner più leggendario che la Cumbria ricordi.
Il tipo con la fascetta da tennista è un eroe
Il fell running è uno sport tutto inglese, corrisponde grossomodo alla nostra corsa in montagna e consiste approssimativamente nel correre su e giù dai fells – come in questa regione chiamano le montagne – per tempi e distanze molto diverse. Il fell running non è così diverso dalla nostra corsa in montagna, ma ha una storia e una tradizione tutte sue.
Arrivando a Keswick, nel cuore del distretto dei laghi, si inizia soltanto a intuire il fascino di queste grandi colline: tra rododendri, ginestre e muretti a secco sembra quasi di scorgere le streghe del Macbeth o le figlie di Lear, o forse l’aura di quei nudi allevatori di pecore che, per volontà di un re, iniziarono a correre su queste montagne. Questo vuole la storia, che sembra tramandata in pentametro giambico, e che, come molti miti fondativi, affonda le sue radici in origini mitiche. Nel 1064, Re Malcom III di Scozia – quello che in Shakespeare avrebbe combattuto Macbeth per vendicare il padre – organizzò una gara di corsa per scegliere un messaggero. Come tutti i miti fondativi, il collegamento col nostro tempo si perde per secoli, fino a quando a inizio Ottocento, i giovani della generazione romantica (Wordsworth tra loro) si sarebbero avventurati fra queste montagne in cerca sì del sublime, ma soprattutto di guide capaci. Fu per individuare le guide più forti che nacquero le prime gare di fell running, come la Grasmere Senior Guides Race.
Il fell running crebbe, e passeggiando per Keswick – che è outdoorsy quanto Chamonix e bougie almeno quanto Georgetown – si ha l’ennesima conferma dell’effetto di questo movimento su una cittadina di montagna. Come a Chamonix si respira grande attaccamento per la tradizione di uno sport che, più di tutti gli altri, incarna la geografia del luogo; e quando un corridore attraversa la piazza principale e sale i gradini della Moot Hall per gridare il proprio tempo sul Bob Graham Round, il percorso più famoso della regione, sembra quasi che la cittadina trattenga il fiato per un istante, prima di tornare alla sua normalità.
Nella regione però lo sport è anche andato avanti, portando nuove intuizioni da altre parti del mondo. Oltre alle gare di fellrunning, nel Lake District si tengono gare di trail, come Lakeland 100, o, da tre anni, 13Valleys, che sta portando un format più continentale anche nel Regno Unito, mantenendo comunque alcuni tratti tipici della tradizione inglese. Balisaggio scarso o assente a seconda della distanza, percorsi alquanto liberi e parzialmente fuori dal sentiero, e quel mood rilassato tipicamente inglese, che rende familiare anche una gara che non lo è – e di cui il resto della cittadina sembra quasi non accorgersi, nemmeno quando entri in paese a 3’30’’ facendo il pelo a chi è in giro a negozi, all’ultimo chilometro della 22k. C’è un po’ quest’aria per cui sembra che niente sia importante, se non che tutti si sentano accolti e benvoluti.
Al quarto chilometro in soglia, cinque giorni dopo la Maratona di Berlino
Il percorso della 2Valleys attraversa il paese e percorre per sette chilometri la ciclabile che porta a Penrith fino all’abitato di Threlkeld, anche mitico attraversamento del Bob Graham Round. Da qui inizia il bellissimo sentiero che risale la stretta valle del Glenderaterra Beck: pura brughiera shakespeariana sferzata dai venti che arrivano dall’Irlanda. Si sale fino al fondo della valle e si torna indietro, attraversando gli immensi pascoli che tagliano a mezzacosta le pendici di Skiddaw e Great Calva – gli immensi fells che dominano Keswick. È dopo tre o quattro gates per il bestiame che si riprendono, al contrario, i primi chilometri del Round, su una discesa velocissima verso il paese.
È un percorso che riprende la tradizione secolare del fell running e la interpreta, seguendo i sentieri e cercando di raccontare uno sport a un pubblico abituato ad altro, come me, come noi.
Insomma, Keswick è un po’ il cuore di una tradizione che si perde nei secoli, e sebbene in Europa sembra non essersene accorto ancora quasi nessuno, da queste parti c’è chi sta cercando il modo di renderlo più popolare. Non ci ho corso quanto avrei voluto, appena una quarantina di chilometri in un paio di giorni, ma stando un po’ in silenzio sembra quasi di sentirli ancora, i passi di Joss Naylor, Billy Bland e Kenny Stuart. Da queste parti li conoscono tutti, e sembra quasi continuino a seguirne le orme, che a nostri occhi sembrano perdersi tra le torbiere. Tre giorni bastano appena a sentirne il profumo.
5th, 1h35'
I never had a chance. Ma John Prine ultimamente mi fa stare bene