La passerella
Mi piacciono i ponti. Sono come un bacio che unisce due rive. Ti portano dall'altra parte del mistero.
I like bridges. They are like a kiss that unites two shores. They take you to the other side of the mystery.
- Fabrizio Caramagna -

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La passerella
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- Fabrizio Caramagna -
Le anse della Val Trebbia
Un angolo di Paradiso nell'Appennino Piacentino.
Il Trebbia è uno dei fiumi più belli tra quelli che scorrono nell'Appennino Emiliano, presenta un paesaggio molto impervio e scosceso, in molti tratti ostile alle attività umane, e questa ostilità ha sicuramente aiutato a preservarne l'ambiente e la sua integrità. Questa ostitilità però non è rivolta a tutti, per gli spiriti selvaggi infatti, per coloro che amano i luoghi incontaminati e selvaggi, questa "ostilità" rappresenta un vero e proprio invito, un richiamo irresistibile!
Da Bobbio in su, il paesaggio è superbo, con anse profonde e sinuiose che scavano anfiteatri spettacolari, acque cristalline dai colori vividi invitano come canti ammalianti di bellissime sirene, e tra questi meandri si annida, ben nascosto, un vero e proprio angolo di paradiso, una bellissima spiaggia naturista, un luogo molto hyppies che è anche un'incantevole oasi di pace e serenità
Nel periodo estivo frotte di bagnanti invadono il fiume, per fortuna le pochissime possibilità di parcheggio ed i sentierini impervi che portano al greto costituiscono dei dissuasori naturali a questa pacifica invasione, se cercate tranquillità e solitudine, anche solo per fotografare il paesaggio senza inquadrare ospiti dai costumini sgargianti, meglio frequentare il fiume fuori stagione, meglio ancora nei giorni infrasettimanali. Ma ovviamente non tutti hanno un carattere schivo e solitario come il mio, quindi queste sono solo opinioni strettamente personali.
Gli stretti di Giaredo
I magici tesori della Lunigiana
>>> vai alla galleria fotografica >>>
Nell'affascinante terra di Lunigiana, a pochi kilometri da Pontremoli, uno scrigno di tesori naturali per lo più sconosciuti e tutti da scoprire, scorre il torrente Gordana, dalle acque freddissime e cristalline. A pochi chilometri da Pontremoli queste acque hanno scavato uno spettacolare canyon tra le rocce, penso uno dei luoghi naturali più belli che abbia mai visitato, ha tutte le caratteristiche che mi affascinano di più in natura: roccia, acqua, ambiente selvaggio e indomito, atmosfera misteriosa ed una penombra che sa di sacralità. E una scoperta piuttosto recente, fino a qualche anno fa infatti l'alveo del torrente in questo luogo era praticamente impenetrabile, ostruito da rocce e tronchi e detriti, mentre una recente ondata di piena ne ha ripulito il percorso, rendendolo accessibile (attenzione però, si tratta di un luogo selvaggio, isolato, e raggiungibile solo a nuoto, non ha vie di accesso per eventuali soccorritori e non c'è campo per i telefoni).
Finita la stradina sterrata, si raggiunge il torrente e poi si cammina nell'acqua per qualche decina di minuti fino a quando ci si trova davanti all'ingresso del canyon, una stretta, buia e alta fessura tra due pareti rocciose, una vista un po' inquietante se vogliamo, che ricorda un particolare anatomico femminile, e questo contribuisce non poco a creare un velo di misticismo sacro al cospetto di questa natura. Fin dalle epoche più remote esistono geologie naturali e costruzioni umane che ricordano o riproducono la biologia femminile e maschile, anche in forme simboliche molto elaborate (pensate solo ai nuraghi della sardegna, alla forma di piazza San Pietro vista dall'alto, e mille altri esempi in ogni epoca e cultura), erano luoghi sacri di culto dove in particolare si celebravano gli arcani poteri femminili di fertilità e ciclicità, ritmi biologici che si rintracciano e ci ricollegano alla ciclicità che si manifesta in molti fenomeni naturali, una magica fessura che rappresenta una porta, una serratura, una chiave di accesso o di interpretazione verso o attraverso altri mondi, altre dimensioni. Se scavate in profondità, vedrete che questo è alla base di tutte le religioni.
Forse è una mia "deformazione mentale" se vedo questa immagine all'ingresso del canyon, ma questo luogo mi suggerisce anche molte altre simbologie ancestrali: una volta entrati, il luogo ricorda molto l'interno di una grotta, in alcuni punti le rocce soprastanti si stringono a tal punto da chiudere la vista del cielo, i suoni rimbombano, si avvertono particolari correnti d'aria, alcune calde ed altre fredde, e la luce è veramente poca, quindi sembra proprio di essere all'interno di una grotta. Le grotte erano anticamente luoghi di culto, entrare in grotta è simbolicamente come scendere nell'interno della terra e fa parte del simbolismo arcano del penetrare all'interno dell'utero materno, un viaggio a ritroso nel tempo, alle origini della vita e della nostra coscienza, un viaggio nel nostro inconscio primordiale. Questo luogo sembra a tutti gli effetti l'ingresso in un tempio naturale, secondo le più primordiali simbologie cosmiche, un afratto oscuro, nascosto, una fessura, umida e bagnata, segreta, tutta una serie di analogie visive molto suggestive, è come entrare simbolicamente in un corpo femminile, passando attraverso il suo accesso più intimo e sacro, quello che genera la vita, quel portale magico attraverso il quale tutti noi siamo arrivati in questo mondo.
A titolo esemplificativo, voglio mostrarvi qui di seguito alcune immagini di come vi sia un profondo intreccio simbolico tra Natura, Femminilità e Sacro, osservate queste immagini senza pregiudizi e meditate, il problema dell'uomo moderno, uno dei tanti, è proprio quello di aver perso il senso del sacro e del mistero, di aver svilito e banalizzato i fondamenti della vita e di aver creato idoli fasulli assolutamente fuorvianti, abbiamo invertito i valori e della vita, scambiato, mistificato, il sacro con il profano, il bene con il male ! Se proviamo ad interpretare il linguaggio dei simboli, mondi apparentemente così lontani, ci sembreranno improvvisamente così vicini e famigliari: oriente, occidente, rocce, fiori, esseri umani, vita ! Dietro a tutte le apparenti contrapposizioni, si cela una sostanziale unità che risale alla notte dei tempi, ai primordi, alla creazione stessa. Lo stesso cuoricino rosso che con così tanta leggerezza usiamo quotidianamente nei nostri messaggini e nelle nostre chat, in realta non rappresenta propriamente il cuore, il cuore se ci pensate ha tutt'altra forma.
Basta questa piccola carrellata di immagini trovate su internet per fare un viaggio incredibile, i petali del fiore, che è l'orano sessuale vegetale, ricordano molto l'anatomia femminile, ed è impressionante la traslazione verso le canoniche immagini sacre, la coincidenza è perfetta e inequivocabile.
Poi abbiamo la rappresentazione simbolica della Yoni sacra e del Lingam nelle culture orientali, che rappresentano sempre le anatomie riproduttive, e come non notare anche qui che la simbologia combacia perfettamente con la pianta di piazza San Pietro in Vaticano, con l'obelisco al centro, luogo sacro per eccellenza; in Vaticano troviamo poi il Papa con il suo cappello che appare stranamente molto simile al copricapo a forma di bocca di pesce spalancata, che indossavano i sommi sacerdoti nell'antica civiltà Babilonese. Vedete come in poche immagini, e partendo da una suggestione provata in un luogo naturale, abbiamo fatto un viaggio incredibile nel tempo e nello spazio, c'è una storia trasversale che trascende tutte le narrazioni ortodosse, un intreccio inimmaginabile tra le culture e le spiritualità di tempi e luoghi molto diversi. Siamo abituati a ragionare per compartimenti stagni, per settori, periodi, confini geografici e culturali, ma forse dovremmo cambiare approccio, perché la realtà appare ben diversa, e basta guardarla per vederla, guardarla senza pregiudizi. E' importante capire la storia, perché è attraverso la narrazione del passato che ci costruiamo un'identità e un modello del mondo.
Oltre a questa particolare conformazione anatomica, abbiamo il tema dell'acqua, sorgente e fonte di vita universale Per entrare nel canyon bisogna immergersi in queste acque, quasi riceverne il battesimo, non c'è altra via che nuotare e penetrare all'interno di quella fessura, per giungere in questo tempio naturale, scivolando sopra acque nere e profonde. Ed una volta entrati, ci si ritrova catapultati in un altra dimensione, dove l'acqua ci accompagnerà costantemente, anche con gelide cascate che gocciolano dalle pareti verticali di roccia. Ora avete superato la soglia, e avete lasciato alle spalle il mondo, qui siete in un'altra realtà. qui se ne avete la sensibilità e la volontà di provarci, siete in contatto con la vostra anima più profonda e con il vostro inconscio, le vostre paure, i vostri istinti, siete veramente soli con voi stessi.
Certo per provare questa esperienza bisogna essere soli, se ci si va a fare una gita con gli amici, sarà un'esperienza altrettanto bella e divertente, ma non sarà la stessa esperienza. (Siate consapevoli, nel caso decidiate di andarci da soli, che comunque siete veramente isolati dal mondo, e soli con voi stessi, nel caso vi succedesse qualcosa). Io penso che ci siano alcuni luoghi che sono "sacri" anche nei nostri tempi moderni, e sacri al di là di ogni credo religioso, ci sono cose così profonde che travalicano ogni costruzione filosofica messa in piedi dalle menti umane, e ritengo che questi luoghi, che ci mettono in collegamento con queste profondità, meritino il dovuto rispetto. Certo, ci si può anche divertire, il divertimento è espressione della gioia di vita, ma venire in certi luoghi con lo spirito competitivo sportivo o di sfida, o come si andrebbe ad un parco divertimenti, secondo me è fuori luogo, per noi stessi principalmente. Non è questione di quello che si fa, ma dello spirito con cui lo si fa.
La conformazione fisica del canyon, contorto come un budello, mi ricorda anche, se lo immaginiamo visto dall'alto, la forma di un serpente, altro simbolo ancestrale che ci riporta all'alba dei tempi. Ricordate che abbiamo un serpente dentro di noi, sia sotto forma di energia (la Kundalini) sia fisicamente, la parte più profonda e più antica del nostro cervello, sede di emozioni primordiali e funzioni primarie per la vita, è il cosiddetto cervello rettile. Abbiamo un legame profondo e arcano con questi animali, e per questo forse che è così particolare il nostro rapporto con loro e mettono tanta inquietudine in molti esseri umani, soprattutto a coloro che sono più disconnessi con la propria istintualità, il serpente rappresenta la parte più irrazionale di noi, ma comunque una parte fondamentale che cova sempre nel nostro profondo.
L'addentrarsi tra queste rocce infine può ricordare, anche se qui forse l'associazione è un po' forzata, all'addentrarsi iniziatico in un percorso labirintico, anche se all'interno del canyon è impossibile perdersi, è però possibile perdersi in noi stessi, nei propri pensieri, nelle proprie angosce, o ritrovarsi, e ritrovare quell'armonia o quel contatto con le forze primordiali della vita e della natura, lontano dalle interferenze esterne. Anche i labirinti ed i luoghi in cui ci si può perdere sono sempre luoghi ricchi di un fascino magnetico, sono simboli antichissimi del nostro inconscio, luoghi dove si intraprendono percorsi ignoti e si affrontano i nostri demoni (vedi il mito di Minosse) per poi raggiungere il centro, il centro di noi stessi, e ritrovarsi. La conformazione stessa delle circonvoluzioni del nostro cervello sembrano graficamente la rappresentazione di un labirinto, oltre al serpente, abbiamo un labirinto dentro di noi, proprio la, proprio nella nostra testa. Per perdersi non è quindi necessario farlo per forza fisicamente, ci si può perde anche all'interno di noi stessi, immersi in un luogo surreale e fuori dal tempo come questo canyon.
In certi punti le rocce si chiudono talmente vicine le une alle altre, da chiudere del tutto la vista del cielo soprastante, dando l'impressione di addentrarsi in una grotta: la luce è scarsa, i suoni rimbombano, il rumore e lo sgocciolio dell'acqua fanno eco. Come non ricordare che le grotte sono state tra i primi luoghi considerati sacri fin dalle più antiche civiltà. Entrare nella grotta è un entrare simbolico nel grembo materno, nel grembo della Terra, del pianeta, di Madre Natura. In alcune civiltà i giovani dovevano superare una prova iniziatica per entrare a far parte del mondo adulto, dovevano trascorrere alcune notti in solitudine all'interno di particolari grotte, per confrontarsi con i propri demoni ed affrontare le proprie paure, per imparare a dominare le proprie visioni e le proprie angosce. In questi posti si prova infatti un certo timore reverenziale, si percepisce l'essere al cospetto di forze molto particolari.
Visto quanti simbolismi, quante implicazioni e quante discipline può suggerire un luogo naturale ? Per i più curiosi, lascio in calce alcune letture molto interessanti a questo proposito, che potrebbero sembrare non correlate tra loro o non avere attinenza con il luogo, ma che invece ne sono intimamente connesse, come un filo invisibile, un'energia sottile che penetra oltre la coltre dell'apparenza, così come sono intimamente e profondamente connessi tra di loro archetipi, miti e suggestioni che aleggiano tra queste rocce e queste acque.
E' un luogo questo che mi è entrato nel cuore, e che torno a visitare spesso, come un mio personale pellegrinaggio, fotograficamente è pazzesco, le luci sono magiche, fantasmagoriche, e tre sono le cose che più mi hanno colpito: l'ambiente in se, magico e unico, le foglie cadute dagli alberi, che trascinate dalla corrente sott'acqua sembrano danzare elegantemente una musica silenziosa, e le rane !
Al ritorno, ci si sente letteralmente rigenerati, vuoi per l'acqua fredda gelata che tempra e rinvigorisce la carne, vuoi per il contatto profondo con la natura, che ti ripulisce l'animo dalle scorie accumulate nel trambusto della vita civile, in parole semplici, si esce felici e carichi di entusiasmo.
L'argomento trattato è così vasto da essere praticamente inesauribile, il mio discorso sembrerà un po' confusionale per la vastità dei temi toccati e delle implicazioni, ma non era mia intenzione fare un discorso con un capo ed una coda, quanto piuttosto gettare degli spunti, stimolare la curiosità ed incitare a non soffermarsi mai all'apparenza ! Il viaggio è molto lungo, e forse non terminerà mai, non certo con questa vita.
La cascata del torrente Monia
Applicati al distacco, concentrati nel silenzio, conformati alla natura.
- Zhuangzi -
Ecco un vero angolo di paradiso, la cascata del torrente Monia, in Lunigiana, raggiungibile in mezz'oretta di irto sentiero, tutto in discesa, dal paesino di Irola bassa, ma si puo' partire anche da Irola alta, come ho fatto io per errore ! Solo un kilometro di cammino in più. Il ritorno ovviamente sarà tutto in ripida salita. Il sentiero è evidente e ben segnato, a tratti ripido e scivoloso, disseminato di diverse frecce che indicano "cascata", nei cui pressi si trovano gli affascinanti ruderi di un antico mulino, ormai diroccato e pericolante. Lo stesso paesino di Irola, sormontato da una grande casa-torre medievale, è un borgo antico e curioso, ricco di passi e sottopassi, archi e stretti vicoli, che merita una visita.
Per gli amanti dei tenicismi, questa immagine è composta da 4 scatti orizzontali elaborati in HDR e poi sovrapposti in una panoramica verticale, ottenuti con un'ottica da 9 mm targata Olympus.
Arcani sentimenti
"E' molto probabile che un tempo la Terra si presentasse come un'interrotta distesa di foreste, una lussureggiante ed enorme selva infinitamente varia, ricca di piante e di animali di ogni tipo, attraversata da vasti fiumi e scroscianti ruscelli, bagnata da mari, oceani e laghi dalle acque cristalline ed incontaminate.
Ancora in tempi abbastanza recenti tutta l'Europa, dalla Francia alla Russia, era ricoperta da un'unica grande foresta. L'antropologo James Frazer afferma che fino al primo secolo avanti Cristo la cosiddetta Selva Ericinia si estendeva dal Reno verso Oriente per un'immensa e sconosciuta distanza, al punto che alcuni Germani, interrogati da Cesare, avevano sostenuto di aver viaggiato per due mesi senza trovarne la fine.
La stessa Italia del Nord era completamente ammantata da fitte selve di olmi, di castani, e specialmente di querce e Roma era divisa dall'Etruria centrale, almeno fino al sesto secolo a.C. dalla foresta del Cimino, che secondo Livio nessun mercante aveva mai osato attraversare, tanto era fitta e pericolosa.
E' ipotizzabile che in tali luoghi incontaminati ed inesplorati si potesse percepire il mistero, il potere e l'infinita bellezza del mondo naturale, riconoscendo nell'insieme delle sue manifestazioni il corpo vivente e pieno d'incanto di un'unica Grande Madre, dalle molteplici forme divine.
Uomini e donne dei tempi arcaici, dotati probabilmente di una particolare sensibilità, potevano forse percepire l'intero mondo naturale come un'unico grandioso tempio a cielo aperto".
dal libro Le Vergini arcaiche di Leda Bearné - ediz. La Terra di Mezzo
... ed è questa atmosfera che mi pare di respirare quando mi trovo in certi luoghi, come questo, dove i confini tra me stesso e la natura sembrano farsi liquidi, dove gli istinti e la sensibilità si risvegliano, dove la società con tutti i suoi rumori e le sue inutili complicazioni, pare essere un lontano pianeta alieno. E' in questi luoghi, in solitudine, che si percepisce un ricordo sopito dentro di noi, un labile ricordo di un lontano passato, una sorta di arcano mondo perduto, che riecheggia dentroall'animo, e che da quel lontano passato mi chiama, mi invita, mi ricorda che fa parte di me, o io facciamo parte di esso, di quel mondo primordiale, che oggi abbiamo dimenticato smarrendoci.
Alla foce dell'Arno
Una Versilia un po' diversa
Un piccolo viaggio in barca lungo l'ultimo tratto del fiume Arno, permette di godere di panorami stupendi popolati anche da molti animali (cervi, cavalli, cinghiali). Arrivati alla foce, il paesaggio marino regala poi suggestive visioni sulle costruzioni dei pescatori, mentre sullo sfondo troneggiano le aguzze cime delle Alpi Apuane
>>> guarda l'album fotografico >>>
Il torrente Diaterna
Un piccolo angolo di paradiso, tra la Romagna e la Toscana
Il Torrente Diaterna è un pregevole corso d'acqua in provincia di Firenze, che dopo aver scavato la sua valle in Toscana finisce per sfociare nel fiume Santerno, il quale scende verso Imola, questo torrente pur scorrendo interamente in territorio di giurisdizione Toscana, morfologicamente fa parte a tutti gli effetti dell'appennino Romagnolo, ma queste son questioni geografiche puramente speculative, che non hanno nulla a che vedere con la Natura ed il paesaggio, e sinceramente poco ci interessano.
Il torrente, della lunghezza di poco più di otto chilometri, è costituito da tre rami, da cui il nome Diaterna, che deriverebbe da Dea Terna, una Dea di una particolare bellezza, tre braccia appunto, perchè ogni luogo dove regna tanta bellezza non può aver avuto origine se non da una Dea, e le acque in ogno cultura ed epoca sono sempre legata alla femminilità e alla sfera del divino, come l'origine della vita..
Qui io ho esplorato e fotografato solo un tratto del corso principale (Diaterna di Caburaccia, che nasce dal Colle di Canda), praticamente ho percorso il tratto di fiume che va dalla confluenza con il fiume Santerno fino ad incontrare il ponte di transito della ferrovia Alta Velocità, qualche chilometro in tutto. Ma è mio desiderio nel futuro prossimo di esplorare anche le parti più alte di questo bellissimo corso d'acqua. e le altre due diramazioni: il Diaterna Valica che nasce nei pressi del passo della Raticosa, ed il Diaterna di Castelvecchio, che nasce dal Sasso di San Zanobì (una solitaria formazione rocciosa ofiolitica alla base del monte La Fine), altra meta prossima ventura.
Il fiume è molto bello, tanta acqua anche in piena estate,, non fredda, cristallina, immacolata, e di un magnifico colore verde e azzurro, spettacolari anfiteatri di strati rocciosi (attenzione alle pietre che cadono dai pendii più scoscesi), una natura incontaminata ed un ambiente selvaggio, anche se alcuni frammenti metallici che si trovano nel greto ci fanno ricordare che la civilità non è lontana, si tratta di materiale abbandonato nel fiume durante al costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità, che taglia in due il Torrente, e che la corrente del fiume stà trascinando a valle, inglobandoli nel greto. Lungo questo torrente non incontrerete alti salti di cascate o pozze sufficentemente larghe per fare delle belle nuotata, ma ha un suo fascino tutto particolare, molto intimo e segreto, sa regalare momenti di vera pace e serenità, di totale immedesimazione con le forze istintive della Natura.
Una cosa ho imparato sui pesci, cercando di fotografarli in questo fiume: la confidenza con l'uomo è inversamente proporzionale alla loro età, più i pesci son piccini, più son curiosi e si avventurano verso il nuovo intruso, arrivando anche a mordicchiarmi le mani che tenevano stretta la fotocamera, più i pesci son grandi, e quindi immagino anche di età, più sono diffidenti, fino ai pesci più grossi, che son si curiosi, ma ti guardano sospettosi da lontano, con sufficenza, e girandoti ben alla larga !
E' un posto molto bello, che merita una visita, anzi merita di essere vissuto in pienezza, e merita sicuramente anche di tornarci. Si raggiunge facilmente da Firenzuola in Toscana o da Castel del Rio in Romagna: lungo la stataleche costeggia il Santerno, fiume anch'esso molto bello. Tra gli abitati di Coniale e San Pellegrino si trova la località Scheggianico, nei pressi della quale dovete imboccare via Coniale Cerreta, percorse poche decine di metri troverete alcuni piccoli spiazzi dove poter parcheggiare, nei pressi dei quali parte un sentiero che in pochi ripidi minuti di discesa conduce al fiume.. Non so se faccio bene o faccio male a divulgare troppi dettagli di questi luoghi, perchè se da una parte è giusto che chiunque voglia godere delle bellezze della Natura ne abbia la possibilità, anche avendo accesso alle informazioni per raggiungere determinati luoghi, è altrettanto sacrosanto preservare questi scrigni di tesori dall'assalto indiscriminato di folle chiassose che considerano la Natuta alla stregua di un parco divertimenti, e spesso non hanno rispetto dei luoghi, deturpandoli con cumuli di rifiuti.
E questa è a sommi capi la geografia del luogo, ma attenzione, c'e' un dettaglio molto importante da sapere se decideve di andarvi a fare un bagno in queste acque: questo luogo è noto per essere frequentato da naturisti, ovvero persone che amano un rapporto diretto e senza filtri con la natura, in poche parole non usano il costumino da bagno, con buona pace della moda-mare e delle ultime tendenze firmate! Quindi vi capierà sicuramente di incontrare persone nel loro tipico costume adamitico, se la cosa vi distruba, questo luogo è senz'altro da evitare per voi, ci sono molti altri posti interessanti nei paraggi, come lo stesso fiume Santerno e la bella cascata di Moraduccio, a pochi chilometri, o il Vallone dell'Inferno e le cascate del torrente Rovigo, nei pressi di Badia Moscheta.
Il naturismo è' sicuramente un modo per essere anche più spiritualmente in contatto con le forze della natura, abbandonando per un po' i ruoli costrittivi della scietà, le maschere e le ipocrisie, sia a livello interpersonale che e soprattutto a livello di rapporto con sé stessi. Il contatto con la natura diventa in questo modo totalizzante, ci si fonde, ci si sente parte della foresta, della roccia, delle acque. Il confine tra interiorità ed esteriorità si fa più labile e permeabile, ci si eleva ad una forma di sensibilità e di vibrazione superiore, o inferiore, o entrambe, ma bisogna essere disposti a mettere da parte le nostre illusioni fuorvianti di perfezionismo, deporre le armi difensive dietro con le quali ci trinceriamo quoditianamente, e che ci isolano dalla sincera percezione della nostra essenza più pura. Dobbiamo abbandonare l'esercizio bellico del giudizio, con il quale ci trastulliamo sempre volentieri, nascosti dietro le nostre corazze, da dove guardiamo il mondo solo da piccole e strette feritoie. In poche parole, dobbiamo "semplicemente" essere noi stessi, tutto qui... ma è forse proprio questa una delle cose più difficili da mettere in pratica. Se interessanti, potete visitare la pagina dedicata al naturismo al fiume Diaterna.
>>> guarda l'album fotografico >>>
Le cascate di Lavachiello ed i Prati di Sara
Fa che sia sempre sacro il suolo su cui cammini, sei tu a renderlo tale.
Citazione da "La via della trasmutazione alchemica" di M.M.Judas
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Camminata magnifica, anche se molto impegnativa. Siamo partiti da Ligonchio, parcheggiando prima dell'ingresso in paese, a fianco della centrale idroelettrica, li si trova una fonte e parte il sentiero che conduce alle cascate. A dire il vero quando siamo andati noi il transito era sbarrato con le indicazioni di sentiero chiuso, siamo passati ugualmente e non abbiamo trovato nessun problema e nessuna difficoltà.
C'è anche una scorciatoia che permette di risparmiare un bel tratto di bosco, quasi due ore: passato il centro del paese si gira a sinistra imboccando una stretta e dissestata stradina che conduce alle prese alte, dove si parcheggia. Da li alle cascate sono circa due orette di cammino con sentiero EE, molto ripido, scosceso e scivoloso, in molti tratti attrezzato con delle funi. I tempi di percorrenza indicati sulle segnaletiche secondo me sono ottimisti.
Si attraversa per tutto il tempo un bosco magnifico, spesso ci si arrampica sulle radici stesse dei faggi, ma in autunno è una favola. Praticamente fino alle cascate non ci sono quasi scorci panoramici, solo dopo averle oltrepassate, il sentiero passa in una scoscesa zona rocciosa da dove si può godere di un bellissimo panorama, e ci si rende conto che il versante appena percorso è molto molto ripido! Siamo sulle pendici di sua maestà il Monte Cusna, ed una volta giunti ai Prati di Sara se ne può godere la vista: una piramide che mette quasi soggezione.
Una volta ai Prati di Sara, la tentazione di raggiungere il Cusna è forte, ma dopo la scarpinata impegnativa appena fatta lo sconsiglio, perchè salire sul Cusna è altrettanto impegnativo, occorrerebbero almeno altre due ore e mezzo, più il ritorno. Potrebbe essere interessante una traversata, da Ligonchio al Cusna passando per le Prese Alte, poi discesa al rifugio Monte Orsaro, pernottamento e ritorno l'indomani transitando per i Prati di Sara e le Cascate (vedi escursione Monte Cusna >>> ).
Le cascate non sono altissime, ma sono molto affascinanti, nei pressi delle cascate il torrente si divide in due rami, e ci sono cascate in entrambi i rami. Per chi ama la fotografia, il posto merita di passarci tutti la giornata, soprattutto in particolari condizioni come le luci autunnali o in presenza di nebbia o ghiaccio.
Sedersi dinnanzi a queste cascate e restare immobili in contemplazione, liberando la mente dai pensieri ed il cuore dalle preoccupazioni, abbandonarsi allo spirito del luogo, all'energia delle cascate, è una ricarica di energia che rivitalizza anima, mente e corpo. Sembra quasi di commettere un sacrilegio voltare le spalle a questi luoghi per tornarsene a casa!
Ogni tanto torno qui, perchè ci sono posti che amo frequentare e rivedere, luoghi che diventano intimamente familiari perchè ti fanno stare bene, e questo è uno di quelli, e poi tutt'attorno ci sono ancora torrenti ed altre cascate da esplorare. La prima volta che ci siamo venuti, d'autunno, sul sentiero del ritorno ha iniziato a piovere, una pioggia fine e delicata, era ormai sera, ed una magnifica sensazione mi ha pervaso: mi sembrava quasi di sciogliermi letteralmente come se fossi fatto d'argilla, sotto le gocce di pioggia, avevo la sensazione di scivolare via nel terreno profumato di muschio: mi immaginavo essere acqua che scorre in infinite gocce.
La mia amica, davanti a me, affrettava il passo per arrivare presto alla macchina, io invece lo rallentavo, per godermi queste sensazioni fino all'ultimo istante possibile, e ci siamo persi di vista, io mi ero letteralmente perso, ma non fisicamente... ero in uno stato di rilassamento e di serenità tale che sono perfino scoppiato a ridere da solo, come se fossi ubriaco. Ma era solo acqua! La mia amica nel frattempo era già a casa con la testa, sono arrivato all'auto con il buio sotto il diluvio. Una volta cambiati gli scarponi, messo in moto e acceso il riscaldamento, i nostri tempi si sono nuovamente sincronizzati. Che magnifica giornata! Te le porti dentro per sempre certe cose.
>>> visita l'album fotografico >>>
I Prati di Sara ed il monte Cusna sullo sfondo
Il fiume Rabbi,la grotta urlante e la cascata della Sega
Il fiume Rabbi nasce in Toscana, dalle pendici del Monte Falco, all'interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, ma nonostante le sue origini, percorre praticamente tutto il suo cammio in terra di Romagna, per sfociare infine nel fiume Montone alle porte della città di Forlì.
Nella sua corsa scava e crea ambienti molto suggestivi, in particolare nei pressi del paesino di Premilcuore, in località Giumella, questo fiume ha creato un ambiente fantastico che sembra uscito direttamente da una fiaba, un luogo magico e stregato, selvaggio e severo, ma allo stesso tempo incantevole e paradisiaco.
Proprio sotto l'arcata di un antico ponte di pietra, fiancheggiato da un vecchio mulino, le acque si gettano in una piccola cascata che scava una grotta stretta e scura, con due belle pozze tonde di acqua profonda, per poi uscire ed allargarsi in un piccolo laghetto profondo color smeraldo. Dalle rocce sporgenti che soverchiano il luogo, scendono grappoli verdi di edera che si allungano, quasi sembra vogliano tuffarsi in acqua.
La cascata è famosa con il nome di "cascata urlante", in quanto si dice che l'acqua all'interno della grotta produca un rumore simile ad un urlo straziante, ma personalmente le uniche urla che ho sentito erano quelle di alcuni chiassosi bambini che sguazzavano come anfibi nelle pozze della grotta.
Nelle calde giornate estive il luogo è molto frequentato, ma se ci andate al mattino presto o verso sera, potete trovarvi completamente da soli in questo incanto, e godervi tutta la magia e la suggestione del luogo.
Una sera ero rimasto io ed un gruppetto di ragazzi, penso fossero studenti di musica perchè ognuno aveva uno strumento, in qualche modo avevano portato la corrente in quel posto con due belle casse acustiche, e sul far della sera il rumore dell'acqua ed il canto degli uccellini si fondeva con un sound ambient molto delicato, sembrava letteralmente di stare in paradiso, non sarei mai voluto venire via ...
Una bella stradina forestale fiancheggia il fiume e porta in breve ad un altro luogo incantevole, la cascata della Sega, sormontata di un mulino, ora trasformato in agriturismo, una cosruzione molto particolare con una scalinata in pietra che porta proprio sotto la cascata e alcune frasi scolpite nella pietra, in dialetto romagnolo. Da qui è possibile raggiungere anche l'abitato di Premilcuore.
Spero con le mie foto di essere riuscito a catturare l'atmosfera del luogo per potervela trasmettere.
Per dovere di cronaca, l'accesso al luogo attualmente è interdetto a causa della pericolosità e dell'instabilità delle rocce che sovrastano la grotta. Quando ci si reca in un luogo naturale poi, è sempre implicita una certa pericolosità, soprattutto in presenza di rocce, pendii scoscesi, acque profonde ed impetuose, ognuno pertanto deve prendersi le proprie responsabilità e valutare adeguatamente i propri limiti, la natura in fin dei conti non è un parco giochi !
Abbiate sempre un sacro rispetto per questi luoghi, e muovetevi in punta di piedi, per non disturbare gli invisibili abitanti !
>>> vai all'album fotografico >>>
La cascata del Rio del Bastardo
Presso Roccamurata sfocia un piccolo torrente segnato sulle carte come "Rio del Bastardo", le sue acque scendono dalle scoscese pendici ofiolitiche del Groppo di Gorro e formano un ambiente selvaggio, affascinante e a tratti difficile e faticoso da percorrere, ma molto particolare e molto suggestivo.
Nella parte alta del suo percorso il torrente si biforca, il ramo di destra (sinistra orografica) porta ad una bella cascata, molto particolare per le nostre montagne: un salto piuttosto alto, e alla sommità della cascata si trova una bella vasca, una sorta di piscina naturale scavata dall'erosione nella verde roccia, chiusa alla base da una grossa pietra, da dove poi inizia il salto della cascata. Se si smuovesse quella grossa pietra, la piscina si svuoterebbe all'improvviso ! Comunque una vasca bella ma infernale, perchè se ci si finisce dentro non si sa più come uscirne, dal momento che è circondata da pareti di roccia alte e liscie !
Purtroppo la portata del torrente è sempre abbastanza esigua, quindi per gran parte dell'anno il luogo non ha quella spettacolarità che si merita, bisogna avere la fortuna di vederla nel periodo giusto, dopo abbondanti piogge o all'inizio della primavera, allo scioglimento delle nevi, sempre che sia nevicato durante l'inverno. Alla base della cascata c'è una bella pozza d'acqua limpida e fresca, poco profonda, in cui è piacevole ristorarsi in libertà quando fa caldo.
Dopo abbondanti piogge, questa cascata è visibile da lontano, dal versante opposto della vallata, non non si scorge modo per arrivarci, se non risalendo l'impervio torrente attraverso lunga e faticosa risalita, ma comunque ricca ed appagante. E' stato uno dei primi luoghi selvaggi che ho scoperto e che ho amato, rifugio sicuro per tante avventure interiori.
Il particoalre colore verce e azzurro delle rocce rende il paesaggio a tratti surreale, la sensazione di isolamente è forte, ti senti solo davanti alla natura, ma non è una solitudine che rattrista, ma una solitudine che rafforza e consolida il rapporto con se stessi.
ATTENZIONE: difficile da raggiungere e da trovare, non c'è sentiero, se non alcune vecchie tracce, percorso faticoso, scivoloso, franoso ed insidioso, è facile farsi male e li dentro siete fuori dal mondo!
Il torrente Moneglia ed i suoi abitanti segreti
"I torrenti caotici fanno discorsi che arrivano al cuore"
- Adam Zagajewski -
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Non lontano dalla città, affluente della val Baganza, scorre questo piccolo torrente il cui nome mi ricorda la Liguria. Nel suo tratto iniziale pare essere solo un piccolo anonimo canale, nemmeno tanto pulito, che scorre ai margini di un paese. Ma da questo piccolo paese parte un sentierino che costeggia il canale, e lasciate alle spalle le ultime case, si inoltra subito in un bel bosco, una piccola e graziosa valle, dove il torrente qui appare un poco più grande e serpeggia dolcemente in questo bel bosco, molto rigoglioso e verdeggiante in primavera, e molto magico nel periodo autunnale.
Contrariamente alle impressioni iniziali, l'acqua appare cistallina, molto limpida e pulita, così come il bosco che rivela un bell'ambiente naturale ricco e variopinto. Si può camminare lungo un bel sentiero che costeggia, attraversandolo in più punti, il torrente, oppure si può risalire il torrente stesso, senza particolari difficoltà se non qualche intralcio di rami e tronchi, scoprendo una natura rigogliosa e semi-selvaggia, che mi ricorda alcuni dipinti ottocenteschi di paesaggi campestri e pastorali.
Lungo il torrente si incontrano alcune vecchie murature in pietra che testimoniano l'antica convivenza dell'uomo con queste acque, si incontra anche un piccolo laghetto nella parte alta della valle, dove il sentiero lascia poi il torrente dirigendosi verso alcuni piccoli borghi. Nella parte alta della valle il torrente si suddivide in diversi piccoli rivoli difficili da seguire in quanto molto stretti ed invasi dalla vegetazione.
Con grande sorpresa, camminando nel greto, ho scoperto che questo affascinante torrente è abitato non solo da alcuni pesci, nemmeno tanto piccoli, ma anche da tanti gamberi di acqua dolce, una grande soperta che conferma la purezza di queste acque, questi animali infatti sono molto sensibili alle sostanze inquinanti, ed hanno bisogno di acque pulite e ben ossigenate. Dopo aver realizzato la grande bellezza, ma al contempo la grande delicatezza e fragilità di questo ambiente, mi sono reso conto che quella che per noi può essere una semplice passeggiata, per altre forme di vita questo ambiente è vita, è casa, pertanto occorre sempre prestare la massima attenzione a dove si mettono i piedi, e bisogna muoversi con grande cautela e delicatezza, per non danneggiare il fondo del torrente, e naturalmente non dobbiamo lasciare alcuna traccia del nostro passaggio, sia esso nell'acqua o nel bosco: per questi motivi sono titubante nel fornire indicazioni troppo precise per individuare questo luogo incantato.
Ho raccolto alcune immagini di questi bellissimi e rari animali, e di questo ambiente molto particolare e suggestivo, fotografando il torrente sia sopra che sotto il pelo dell'acqua, nonchè del bel bosco che lo accompagna, in particolare nel periodo autunnale la natura offre ai nostri occhi colori e contrasti molto seducenti e atmosfere quasi fiabesche. Questi sono i luoghi che "mi entrano dentro", sono quei piccoli santuari della natura dove puoi sempre venire a fare due passi per ritrovare il contatto con il tuo spirito e dialogare con l'anima della Terra e degli esseri fatati, che qui certamente dimorano, schivi e silenziosi.
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LE CASCATELLE DEL CONCA
"... Voi non sapete i miracoli che può compiere Natura, come non lo sanno neppure i dotti.
Le Marche custodiscono luoghi sacri e tremendamente suggestivi, molti dei quali legati alle acque, molto antichi e potenti, basti pensare agli anfratti, ai fiumi, alle grotte ed ai monti abitati dalle celebri Sibille, da cui anche i Monti Sibillini, luoghi incantevoli da esplorare e da amare, luoghi in cui lasciarsi trasformare.
"Sette sono gli amici che servono le storie, perchè sanno che consegnarle ad altri non significa solo mantenerle vive. Le storie vivono comunque: non ci sono abbastanza rovine e pietre e frane e ruderi e inghiottitoi per seppellirle, e sempre si apriranno fessure che ne condurrano la voce per il mondo. L'atto del consegnare, come avviene nel settimo giorno del settimo mese di un anno da non precisare, significa soprattutto trasformare chi ascolta, sapendo che a sua volta si farà servitore; perchè le storie mettono radici invisibili e profonde, e i nostri pensieri, e dunque le nostre azioni, muteranno dopo averle incontrate. Lo sapremo solo nei sogni, dove si mostrano le fessure e i cunicoli che accolgono la parte più importante delle nostre vite.
Per conoscere il destino che ignoravamo, non è necessario trovarsi in un luogo che giudichiamo adeguato: un tempo occorreva scendere in grotte e sotteranei e guadare fiumi e respirare vapori, ma non è più così. Le storie sono capricciose: a volte tralasciano i luoghi dove sono nate e a cui, come sempre, hanno lasciato un nome. In questo caso quei luoghi non sono le forre o i crepacci o le morene o le gole, non il Monte Vettore, non il Pizzo del Diavolo, non la Cima del Redentore, non il lago di Pilato, non il fiume Aso che sgorga dal Monte Sibilla e prende il nome dal Dio dei Galli, non il Tenna che ingannò Enea, non il Nera. Non le tre cime dei monti che congiungono la Sibilla al Vettore, Monte Argentella, Palazzo Borghese e Monte Porche che qui vengono considerate il rifugio fatale dove Cloto, Lachesi e Atropo filano le vite degli uomini. Non alcuno dei territori misteriosi dei Monti Sibillini
Eppure le forre le cime e i boschi e le acque sono presenti e vivi, con tutte le creature che vi si celano !
... dall'introduzione del bellissimo volume NOME NON HA di Loredana Lipperini, magnificamente illustrato dalle alchemiche grafie di Elisa Seitzinger - Edizioni Hacca
Le cascatelle del conca si trovano in località Ponte del Conca, sulla provinciale nr.6 tra gli abitati di Serra Nanni e Villa Grande, proprio sul confine tra la Romagna e le Marche. Si raggiungono con una brevissima camminata su una sterrata che poi diventa sentiero, per superare la cascata occorre attenzione e poi si può proseguire lungo e nel torrente, ma non è un percorso turistico.
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I dotti non credettero fino a venticinque anni fa che un drago volante fosse un mostro fantastico? E non sappiamo adesso che se ne trovano a centinaia, fossilizzati, sopra e dentro la terra? Soltanto, li chiamiamo Pterodattili, perchè ci vergognamo di chiamarli draghi volanti, dopo averne negata l'esistenza per molto tempo.
La verità è che l'uomo ritiene impossibile ciò che non vede, come il selvaggio non crede alla locomotiva, perchè non l'ha mai vista correre...
Del resto ognuno di noi, nascendo, è destinato ad una serie di mutamenti tanto sorprendenti quanto quelli d'un uovo o di una farfalla. E la ragione, le analogie e le Sacre Scritture ci ammoniscono: la forma umana non è l'ultima forma che assumiamo...
Se parlo sul serio ? ... non sapete che scrivo una novella di fate, strana e fantastica, e che non dovete crederne una parola, anche se vera?
In ogni modo questo è certo... il guardiano, il paggio, Sir John presero un grosso abbaglio, quando, scorgendo qualcosa di nero che galleggiava nell'acqua, credettero che fosse il cadavere di Tom e lo piansero per morto. Tom invece era proprio vivo e più pulito e felice di prima. Le fate lo avevan lavato nel fiume dalle rapide acque, togliendogli, non solo la fuliggine, ma la scorza e il guscio, e mettendo a nudo il vero Tom, che nuovata come una larva di tignuola acquatica, quando esce da un foro del suo involucro di sassolini e se ne va via sul dorso, verso la riva, a deporvi la pelle e volare come una farfalla attorno alle candele, bruciandosi le ali; speriamo che Tom sia più prudente delle farfalle, ora che s'è liberato dalla vecchia buccia fulliginosa!
Ma il buon Sir John non comprese tutto ciò e si mise in testa che Tom era affogato...
Frattanto Tom nuotava nel fiume, con un grazioso collarino di branchie, vivace come un'anguilla, pulito come un salmone. Se la mia storia non vi piace, rinciudetevi nello studio e imparate la tavola pitagorica che forse vi piacerà di più. A questo mondo c'è di che accontentar tutti i gusti.
Tom era divenuto un vero anfibio... e, quel che più conta, era pulito per la prima volta in vita sua, sentiva la gioia di non aver sopra il corpo nulla, all'infuori di se stesso... e, invece di credere che il corpo generi l'anima, come se una macchina a vapore potesse generare il carbone, o che l'anima sia indipendente dal corpo e vi sia solo infilata come uno spillo in un cuscinetto, destinato a cadere alla prima scossa, dovete credere alla sola vera dottrina di questa storia meravigliosa: l'anima produce il corpo, come una chiocciola si fa il proprio guscio.
Tom era molto felice, nell'acqua. Nel mondo terrestre, era stato terribilmente oppresso dal lavoro; ora, in compenso, poteva godersi un periodo lungo di vacanza e non aveva altro da fare che divertirsi a osservare tutte le meraviglie dell'acqua chiara e fresca, dove il sole non è mai troppo caldo, e il ghiaccio non è mai troppo freddo."
Frammenti liberamente tratti da "Bambini acquatici" di Charles Kingsley - 1862/63
by Il Viaggiatore senza Meta
LA CHIUSA DI ROCCAMURATA
Il bel laghetto color smeraldo conosciuto anche come "il laghetto delle fate"
Poco più a valle dell'abitato di Roccamurata, una grande roccia nera, propaggine dell'imponente Groppo di Gorro sovrastante, si pone a ostacolo delle acque del Taro, che si trovano così a fronteggiare un intruso di grande tenacia. Le acque, per niente intimorite, hanno levigato e scolpito queste roccie, fino a renderle lisce come il vetro, riuscendo non solo ad aggirarle , ma creando attorno ad esse bellissime e profonde piscine naturali di acque verdi smeraldo.
Si è creato un ambiente molto particolare e molto suggestivo, disturbato purtroppo dai rumori molesti che provengono dalla statale sovrastante e dagli esemplari di homo graticulus che in questa zona amano infrattarsi, dedicandosi ad attività tipiche di questa specie, come il grigliare spiedini e braciole di dubbia provenienza e bere birre di infima qualità, lasciando poi ovunque le loro deprecabili tracce.
Queste rocce che ostacolano il fiume creano una vera e propria chiusa, una strettoia, che anticamente fu sfruttata come luogo di controllo e presidio, essendo un passaggio obbligato per le vie di comunicazione che salivano dalle paludi e dalle città padane per dirigersi in terra di Luni. Qui molto probabilmente correva un confine Bizantino ed il luogo conserva tracce di antiche probabili fortificazioni di difficile datazione.
Sulla sinistra idrografica, al di sopra di una ripida parete rocciosa, si trova un pianoro, ora boschivo, dove il terreno appare spianato artificialmente e lungo il cui bordo corre un muro, anzi una doppia cinta di mura, lungo le quali si trovano due basamenti quadrati, forse fondamenta di perdute torri. Negli anni 30 del secolo scorso furono rinvenute in questa zona alcune sepolture, coperte da lastre di pietra, dove furono rinvenuti corredi funebri con alcune armi. Stando al raccondo di alcuni anziani abitanti del luogo, questo pianoro fu teatro di battaglia. Secondo gli studiosi, potrebbe trattarsi dei resti di fortificazioni bizantine, anzi proprio in questo luogo poteva correre il limes, il confine, tra i domini dei bizantini e dei longobardi.
Sempre secondo alcune "leggende" locali, tutte le pietre con cui sono state costruite queste mura, sarebbero state raccolte da una contadina di nome Betta che anticamente dimorava in questa zona, nei pressi dell'attuale abitato di Castoglia, nome che ha una vaga assonanza con il bizantino Kastron Kampsas, cioè un castello bizantino che, secondo alcuni studiosi, doveva trovarsi in una località imprecisata lungo la valle del Taro.
La Betta, vissuta un numero imprecisato di generazioni fa, e che nessuno di coloro che raccontano questa storia hanno mai conosciuto, avrebbe raccolto le pietre per ripulire e rendere coltivabile il pianoro, da qui la designazione del luogo come "i piani della Betta". Certo che risulta abbastanza inverosimile che una sola contadina abbia trovato così tanti sassi da costruire una doppia cinta muraria alta mediamente un metro, larga due e lunga circa 180, dotata di due basamenti quadrati e alcune aperture, simili a varchi di accesso.
Naturalmente tutto questo è lasciato abbandonato al suo destino, e dei corredi funerari non v'è più alcuna traccia.
Nei prossimi giorni mi riprometto di fare una ricognizione con il drone e una visita al bosco, per cercare qualche traccia di questo antico e misterioso passato.
by Il viaggiatore senza Meta
PASSEGGIATA ESTIVA A GIAROLA
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LA BORDA DELLA VAL PADANA
Vista a volo d'uccello sulla zona umida dell' Isola degli internati, tra Gualtieri e Gustalla (Reggio Emilia) con temporali all'orizzonte.
Le zone acquitrinose e paludose della val Padana erano luoghi per molti versi difficili, paurosi, infidi, e pieni di pericoli di ogni genere, la fantasia popolare li ha popolati di mostri e di creature fantastiche di ogni genere, poi a ben vedere forse nemmeno tanto fantastiche, probabilmente solo un po' romanzate.
In queste zone acquitrinose, dove spesso la nebbia disorienta nascondendo alla vista l'orizzonte, mescolano Terra e Cielo, in uno spazio-tempo surreale e sospeso, gli abitanti della pianura narrano di un essere soprannaturale femminile, a metà strada tra un'orribile strega ed un'enorme bestia acquatica, che però non era avvezza a farsi vedere degli esseri umani, li trascina invece sott'acqua, dove li attendeva per divorarli o semplicemente per ucciderli, si tratta della Borda, un nome che può assumere sfumature leggermente diverse a secondo delle varie inflessioni dialettali locali, (Borda, Burda, Bordon, Bordeau, Bordò) Il nome di questa creatura pare avere una radice nel nome celtico Bor / Borvo, antica divinità delle acque sorgive e gorgoglianti. In questo possiamo ravvisare nelle storie e nelle leggende popolari, una radice antica, antichissima, una linfa vitale che scorre nel tempo, come un insetto che vive la metamorfosi: si trasmuta e cambia aspetto per perpetuare se stesso ed il messaggio che porta in sè. Come ogni divinità, era (od è) potente e temibile, ma non era malvagio, in Gallia ci si rivolgeva a lui, nei suoi luoghi di culto legati alle acque, per chiedere salute per sè e per i propri cari. Troviamo tracce del suo culto dal Portogallo alla Franchia, dai Paesi Bassi al Nord Italia. Molte di queste località dove si venerava Borvo/Borus hanno mantenuto nel loro nome un'assonanza, una radice che li lega al contesto di questo antico passato (Bourbonne-les-Bains, Bourbon-l'Archambault, Bourbon-Lancy o In Italia, dove lo troviamo in molti luoghi in area gallica e celto-ligure come ad esempio alle origini della città di Bormio o nel fiume Bormida).
L'etimologia e la toponomastica sono scienze tanto noiose quanto ricche e preziose, perchè ci trasmettono informazioni "in codice" altrimenti difficilmente reperibili. Ogni nome non è mai dato a caso, ha sempre una storia, soprattutto nell'antichità, quando era più viva la percezione della sacralità della vita e del mondo in cui viviamo, il nome era un attributo importantissimo, che andava sempre scelto con cura e con oculatezza, esso doveva trasmettere e contenere l'essenza della cosa, del luogo o della persona che lo portava.
Tornando alla nostrana Borda, questo spaventoso essere pare si impadronisca della vita degli umprudenti che sventuratamente scivolano lungo le ripide pendenze degli argini, o di quelli che vengono risucchiati da un mulinello o cadono in acqua camminando spavaldamente sulla riva ghiacciata. Chissà per quali travagliate vicende una divinità delle acque sorgive che poteva donare buona salute, si è trasformato in un mostruoso essere immondo avido di vite innocenti, forse saranno le acque malsane e putride di certe zone paludose ad aver avvelenato il suo spirito, o forse avrà troppo umanamente ceduto alla seduzione di qualche strega locale, che lo ha intrappolato nel suo maligno incantesimo Pensando male, è probabile anche che nel corso dei secoli, il nuovo Dio unico imposto alle popolazioni abbia cercato di fagocitare questo Dio pagano, non riuscendovi, e come è ben noto, la Chiesa ha trasformato in demoni tutte le divinità precedenti che non è riuscita a trasformare in santi.
A sentir le genti locali, la Borda è responsabile di una miriade di annegamenti e di tragedie, pertanto non sottovalutate mai l'avvertimento Sta ateint ch'a gh'è la Borda, rivolto soprattutto ai più giovani, avvezi all'avventura e alla spavalderia.
Ogni divinità esige il suo tributo...
by Il Viaggiatore senza Meta