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DRABDA
Vorrei passare ogni momento della mia esistenza a rincorrere l'estate, i colori, la felicità. Arriverò anche' sta volta alla mia meta, fino a raggiungere la pace dei sensi.
Ci sono cose che arrivano all’improvviso. Inaspettate. Non le scegli, non le cerchi, non le hai nemmeno desiderate. Si dice che gli incontri che sconvolgono la vita avvengano quando siamo emotivamente privi di stimoli, in parte è vero. Arrivano e ti colpiscono con una forza tale da farti...
E mentre ero là, seduta sul prato, dall'alto della collina, mentre fissavo l'immenso vuoto aereo che mi riportava al paese, tutto mi apparve improvvisamente più chiaro. Cinguettii d'uccelli di campagna distraevano i miei pensieri che scorrevano ininterrottamente come un fiume in piena, quello stesso fiumiciattolo con cui incrociai lo sguardo tempi or sono, nel sogno più bello che nessuno può aver fatto mai. Di colpo gocce di una fitta pioggia estiva si facevano vive sopra le nostre anime. Fu proprio in quell'istante che Mi accorsi di non esser sola. E la riva era così vicina e così distante: un forte desiderio, un duro sentore d'acqua salmastra e sassolini di mare mi indirizzavano alla libertà; ma le mie membra parevan quasi rifiutarsi davanti al naturale impulso di moto dettato dal profumo delle salmastre tamerici. Tu eri fermo, immobile, come a ricordarmi la mia missione: eri l'unico punto fermo del mio presente, l'unico su cui avessi la possibilità di poter contare. Eri là. Eri reale. Intanto tenevo la mente sgombra o, almeno, ci provavo. Era ciò che volevo, lo volevo più di ogni altra cosa. In pochi attimi mi trovai sdraita esanime sulla fitta ed umidiccia sabbia che tanto bramavo, circondata da violacee bacche aulenti. E pioveva sui nostri volti senz'anima. E pioveva sulle nostre mani ignude. E pioveva sui nostri abiti leggeri, sui nostri pensieri violenti. In un silenzio rumoroso, struggente, i miei sentimenti trovano sfogo. Volevo gridare, volevo urlare il tuo nome. Tu ed io. Era l'unica cosa che in quel momento aveva importanza. Ma, in fondo, cosa eravamo noi? Eravamo solo due creature deposte alla rinfusa sulla Terra. O forse no? Casualità. Rispondiamo al canto, commuoviamoci e dimostriamo a noi stessi che tutto ciò è reale, dimostriamo a noi stessi di non aver paura! D'un tratto i miei pensieri s'interruppero, forse volontariamente, o forse no. Era tutto finito. Il flusso dei miei pensieri si era arrestato. Era tutto finito sì come Arianna perse il suo filo in quel labirinto cinto di rovi fioriti. Io guardavo te e tu guardavi me, quasi con tono interrogativo; e ci chiedevamo cosa fosse l'amore. In un battito di ciglia i miei pensieri arsero nuovamente: potevo continuare a sognare. Ma, in fondo, cosa eravamo noi?