Ho appena realizzato come mi sento davvero. Ho appena capito cosa mi ricordava il mio comportamento. Mi sono resa conto che per tutta la vita, sin da quando ero una bambina piccola e innocente, sono sempre stata solo una bambolina d’esposizione. Una di quelle che si collezionano, e che si piazzano per anni dentro una teca di vetro, pronte ad essere viste e riviste da tutte le persone che si ritrovano a passare da lì, o semplicemente ad essere ammirate da amici, parenti e sconosciuti. Chiusa lì dentro, respirando sempre la stessa aria, incapace di stringere rapporti con nient’altro, d’altronde sono solo una bambola, non avrei motivo di voler tendere verso gli altri, cercare di creare un qualsiasi tipo di rapporto. Sono intrappolata dentro quella prigione di vetro, costretta a sorridere e immortalata in una posizione scomoda e rigida, cortese e sfiancante. Sono prigioniera di una cura maniacale, di un’attenzione che non richiedo, di sorrisi ed esclamazioni che non voglio. Mi sento incredibilmente fuori posto, vorrei uscire, gridare, scalciare, piangere. Ma non posso fare nulla di tutto ciò. Sono costretta a restare lì, ferma immobile, con indosso stupidi abiti e un sorriso costante, sentendomi incredibilmente nuda di fronte agli innumerevoli giudizi degli altri. Soggetta alle chiacchiere del popolino, della piccola società in cui vivo, circondata da commenti bigotti e da menti chiuse. Quanto vorrei scappare, quanto vorrei correre, quanto vorrei sentire l’aria fresca sul mio viso, quanto vorrei ridere di cuore e non fingere sempre che vada tutto bene. Quanto vorrei inciampare, si, anche quello, e graffiarmi, scheggiare il mio viso di porcellana sempre intatto. Quanto vorrei provare dolore, sapere com’é provare una qualsiasi emozione che non sia l’inutilità, l’apatia, la paura di essere preda. Vorrei ribellarmi, vivere fuori da quei quattro specchi che mi rimandano indietro sempre la stessa immagine di me stessa. Un’immagine triste, sola e incredibilmente delusa. Ma come fare? Come faccio ad uscire, se le mie gambe non riescono a reggere il peso di tutti questi pensieri e le mie mani non hanno la forza di sollevarsi, o anche solo di stringersi in due pugni saldi quando le cose diventano sempre più strette e fastidiose? Come faccio se la mia espressione resta congelata in quell’illusione di apparente felicità, come faccio se i miei occhi di neve non riescono a diventare lucidi, come piangere se non esistono lacrime? Come scappo, se sono costantemente sotto gli occhi di tutti? Come faccio ad andare via? Come faccio a sparire?