I primi due estatini 27/5/23
E un altro...
Siamo agli inizi ma siamo partiti! Castagno lombardo sui 500m.
PS. Attenzione alle zecche!
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I primi due estatini 27/5/23
E un altro...
Siamo agli inizi ma siamo partiti! Castagno lombardo sui 500m.
PS. Attenzione alle zecche!
Morchelle 15/04
Oggi una raccolta eccezionale e con ottimo rendimento: Morchelle di dimensioni medio/grandi e fresche. Non si può chiedere di più certamente...
Da notare tre varietà sul tavolo: Morchella esculenta varietà esculenta, Morchella esculenta varietà vulgaris e Morchella esculenta varietà crassipes.
Ritrovamenti a varie quote: sui 250 metri solo un ritrovamento (M.esculenta varietà esculenta). Sui 400/500 metri una ventina di ritrovamenti di morchella esculenta varietà esculenta. Sui 700 metri Morchella esculenta varietà vulgaris e con mia sorpresa anche una esculenta varietà crassipes!
Aggiornamento Morchelle 13/04
Dopo una situazione iniziale piuttosto negativa con scarsi ritrovamenti (al 6 aprile le prime Morchelle che però non ho pubblicato) a causa di un eccessivo freddo e della siccità ecco che con l'alzarsi delle temperature si presentano nei luoghi più umidi dei bei ritrovamenti.
Report frassini (Fraxinus excelsior)
Lombardia, 12/03/2023, 200[m]
I frassini stanno lentamente risvegliandosi. Alcuni hanno le caratteristiche gemme nere del frassino maggiore ancora chiuse, altri esemplari le hanno ormai rigonfie e pronte a fiorire, altri ancora hanno ormai i primi fiori nello stadio iniziale del loro sviluppo...
Le infiorescenze del frassino non sono particolarmente vistose né adatte a uno scopo decorativo/ornamentale, ma è molto importante per un fungaiolo saperle riconoscere!
Ho osservato che alcune gemme sono un po' secche perché stanno patendo la mancanza d'acqua e di umidità. Il terreno è abbastanza secco, specie nelle zone esposte, e i piccoli corsi d'acqua sono asciutti: la siccità si fa sentire. Ma pare che quest'ultima ci abbandonerà nella notte a cavallo tra martedì sera e mercoledì mattina. Se le precipitazioni fossero confermate allora la stagione delle Morchelle potrebbe iniziare sotto un buon auspicio. Ricordiamoci che si parte dalla pianura, dove le grandi precipitazioni concentrate in poco tempo hanno un effetto molto più benefico rispetto alla montagna, dato che l'acqua si accumula sul terreno e non scivola via (una parte defluisce subito verso i corsi d'acqua o le pozze ma quantomeno l'assorbimento è maggiore).
Non saprei quantificare quanto tempo rimane da attendere prima di trovare le prime Morchelle. I frassini si stanno attivando ma ciò che manca, per ora, è la temperatura adeguata, che non dovrebbe scendere sotto i 7°C e superare almeno i 15°C per un ragionevole lasso di tempo. Manca anche un adeguato tasso di umidità, che dovrebbe ristabilirsi mercoledì se le precipitazioni fossero confermate.
Nonostante le temperature piuttosto miti per la prima metà di marzo, non ho trovato funghi primaverili, ma solo un vecchio Pleurotus ostreatus e dei funghi della famiglia dei Coprinus (tipicamente nella fase deliquescente). Probabilmente questo stallo non è tanto dovuto alle temperature quanto alla penuria d'acqua.
Comunque, la primavera è alle porte e con lei anche la stagione dei funghi! Prepariamoci al nostro meglio: controlliamo in anticipo la nostra attrezzatura - ad esempio mi sono accorto che devo sostituire un laccio degli scarponi che, se si rompesse, renderebbe le mie camminate estremamente scomode se non impossibili. Organizziamo gli impegni in modo da non accavallarsi troppo con il tempo libero da dedicare alla raccolta dei funghi.
Un saluto e a breve altri aggiornamenti...
Sabato 18 marzo
I frassini sono quasi tutti in fiore, la maggioranza... Tra una decina di giorni si dovrebbero aprire le danze, un po' d'acqua non farebbe male...
Tagliatelle con le Morchelle secche
Per prima cosa diciamo che la Morchella esculenta, al fine di essere deliziosa, deve venir essiccata (e consumata solo dopo almeno sei mesi di riposo in luogo chiuso, buio e fresco). Consumando il fungo fresco si perde quasi tutta la sua intensità, inoltre non si elimina tutto l'acido elvellico presente naturalmente nel carpoforo - solo l'essiccazione garantisce questo risultato.
Per la salsa si utilizzano le Morchelle rinvenute in acqua, che non va scartata. Non è ammesso l'olio d'oliva, che è troppo acido e ha un sapore troppo invadente di carciofo, specie l'extra vergine. Si usa solo burro, che si fa soffriggere delicatamente con un pezzo di cipolla che poi andrà tolta (non usate l'aglio che in questo contesto andrebbe a stonare). Tolta la cipolla fate rosolare a fiamma bassa le Morchelle precedentemente rinvenute e tagliate. La cottura deve sempre essere a fiamma bassa. Dopo un paio di minuti aggiungere l'acqua in cui sono state rinvenute le Morchelle avendo cura di filtrarla con un colino, quindi salare. Portare a ebollizione e dopo un po' aggiungere la panna - non troppa, deve solo amalgamare i sapori. Intanto bollire le tagliatelle, una volta cotte trasferirle nella padella, avendo poco prima pepato leggermente le Morchelle. Fare amalgamare le tagliatelle con la salsa aggiungendo un po' d'acqua di cottura se si seccassero troppo. Unire infine il grana padano o parmigiano reggiano. Mangiare con grande gusto, meglio se in compagnia!
Prossimo esperimento gastronomico: tagliatelle con Morchella esculenta e Craterellus cornucopioides.
Alcune dritte per trovare le Morchelle
Scorrendo questa pagina noterete che l'anno scorso ho trovato un posto per le Morchelle. Questo genere di funghi sono difficili da trovare e hanno bisogno di molte condizioni affinché si presentino e, anche al verificarsi di tutte, non è detto che si trovino. Perciò voglio condividere le considerazioni che ho dedotto finora per evitare di girare a vuoto.
Ci focalizzeremo sulla Morchella esculenta. Consultando internet si capisce che la M.esculenta nasce sotto frassino e su terreni drenanti. Queste informazioni sono vere ma troppo generiche per essere efficaci. Iniziamo col dire che i frassini non sono sufficienti se in numero sparuto, devono creare una rete su una ampia porzione di territorio, perciò non basta cercare un raggruppamento di queste piante ma un territorio in cui ce ne siano in abbondanza. Come? Qui la prima indicazione utile: il frassino non ama i versanti più caldi, secchi ed esposti al sole, gradisce piuttosto quelli umidi e leggermente ombrosi. Perciò le grandi colonie di frassino si troveranno in versanti esposti a nord. Si potranno trovare anche in zone termofile se nelle vicinanze ci sono abbondanti corsi d'acqua o laghi, ma in genere è meglio orientare la ricerca nei versanti a nord. Infatti, anche le Morchelle preferiscono generalmente questi versanti, perché permettono all'umidità di resistere di più. La Morchella infatti non può sopportare il ristagno d'acqua ma allo stesso tempo ha bisogno di ambienti molto umidi - meglio se sono presenti torrenti o fiumi. Non bisogna perciò pensare che questo fungo tolleri bene gli ambienti termofili come ad esempio il Boletus aestivalis. Inoltre, non tutti gli ambienti hanno presenza di frassini, c'è bisogno di un habitat peculiare con terreni non troppo acidi, generalmente compreso tra i 100 e i 1000 metri ma consiglio di focalizzarsi tra i 400 e i 700 metri - più che altro perché dai 100 ai 400 metri il territorio è pianeggiante (termofilo) e tendenzialmente antropizzato (scarsa presenza di frassino), mentre oltre i 700 metri i frassini tendono a perdere la competizione con altre specie arboree.
Un altro consiglio è quello di affrontare la ricerca di questo fungo per fasce di quota. Il suo periodo di riproduzione è infatti molto corto se paragonato ad altre specie, ed è in generale di due settimane. In questo arco di tempo si possono fare raccolte modeste, dati anche i tempi scarsi per la crescita e l'eventuale ricrescita. Volendo fare dei buoni raccolti bisognerà variare le quote con l'andamento della stagione: partire dai 100 metri da fine marzo/inizio aprile, passare sui 300/500metri a metà aprile, spostarsi sui 700 metri a fine aprile e inizio maggio e salire fino a 1000 metri a metà maggio. Seguendo questo andamento si potranno fare delle buone raccolte per almeno un mese o un mese e mezzo. Chi volesse potrà poi spostarsi a inizio giugno fino a metà giugno a quote dai 1200 ai 1500 metri alla ricerca di M.elata.
Le condizioni migliori sono la presenza di temperature comprese tra 6-7 gradi e 20 gradi per almeno una decina di giorni, trascorsi i quali la buttata - sebbene di modeste dimensioni - dovrebbe arrivare, a meno di non avere imprevisti meteorologici. Infatti, la condizione migliore è che prima dei canonici dieci giorni si verifichino piogge abbastanza importanti, a seguito delle quali si presenti tempo stabile e sereno. Questa disposizione massimizzerà la buttata.
Pleurotus ostreatus.
13/01/23 in parco cittadino.
Evidenti segni di disidratazione dovuti all'esposizione al sole.
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Armillaria ostoyae
Grubenlorchel & Totentrompete
Helvella lacunosa & Craterellus cornucopioides 09.10.22
Ottima foto di una possibile specie confondibile con le trombette, sebbene molto rara e relegata a habitat particolari. Quest'anno ho trovato una Helvella - bianca, però - a una cinquantina di metri da una colonia di C.cornucopioides. Sempre stare all'erta coi funghi... le Helvelle sono spesso velenose e provocano sindromi pericolose.
Boletus pinophilus
Eccoci alla fine della stagione, i chiodini sono già belli che passati eppure... i porcini rossi Boletus pinophilus resistono in gran forma!
Breve video di una serie di ritrovamenti ravvicinati.
Anche le trombette di morto, o meglio i Craterellus cornucopioides, non sono mancate nei faggi!
Funghi del freddo che chiudono la stagione. Belli, inattesi e profumati!
Finiti i porcini: si apre ai funghi del legno!
Ecco i funghi tipici dell'autunno: i chiodini, ossia Armillaria sp.
In questo caso vediamo nelle foto esemplari di Armillaria mellea, cioè il chiodino di quote intermedie che cresce su legno di latifoglia (raramente su faggio e castagno, dove ama vegetare invece Armillaria ostoyae, il cosiddetto chiodino di conifera perché cresce, a dispetto delle altre specie, anche su legno di abete). A.mellea viene considerata più pregiata di A ostoyae in quanto le sue carni sono più sode e più abbondanti. Si consiglia la raccolta solo di esemplari giovani e di non consumare il gambo. Si consiglia anche una bollitura di 10 minuti con successivo scarto dell'acqua.
Poi un ritrovamento fortunato: Grifola frondosa. Apprezzata in tutto il mondo, anche in oriente (fungo Maitake), è un ritrovamento raro. Il suo aspetto ramificato (e non a mensola), i pori dell'imenoforo, il profumo pronunciato di nocciola tostata o mandorla e la crescita alla base di alberi di castagno non lasciano dubbi sulla autenticità del ritrovamento. Fungo che si presta ottimamente a essere conservato sott'olio (nonostante sia un processo lungo e tedioso).
Sempre meno...
Piove poco e ci sono meno ritrovamenti... ottobre a volte regala inaspettate sorprese, vediamo come evolverà!
Boletus edulis and luck
gribnik_by on ig
Famiglie di porcini
Boletus edulis e Clitopilus prunulus (bianco)
Russula virescens
Martedì 23/08 media ed alta valle [1000m • 1500m]
Interessante raccolta di B.edulis in boschi di conifera e misti anche con prevalenza di faggio. Anche il B.pinophilus ha fatto capolino (numericamente rappresentano il 22% del raccolto di porcini).
Anche i finferli sono arrivati...
Fino a qualche tempo fa ignoravo che i finferli raggruppassero diverse specie di Cantharellus (gruppo nemmeno riconosciuto dalla tassonomia come succede invece per i porcini con le quattro specie di Boletus della sezione edules). I finferli spesso sono associati ai Cantharellus cibarius ma esistono tante altre specie degne del nome di finferlo: Cantharellus pallens, Cantharellus friesii, Cantharellus ferruginascens, Cantharellus amethysteus, etc... Proprio di quest'ultimo si possono trovare belle fungaie in Val Brembana e in genere nelle Orobie. Contrariamente al Cantharellus cibarius, che apre la stagione a luglio e tende a scarseggiare con l'arrivo dei porcini, il Cantharellus amethysteus si presenta proprio in concomitanza con le buttate di porcini. Perciò è assai sconsigliato battere le fungaie di questo finferlo nei periodi in cui abbonda il Cantharellus cibarius perché si camminerà a vuoto (cosa che mi è successa l'anno scorso). Già così si capisce la differenza marcata tra queste due specie di funghi. Un'altra differenza è la colorazione, con sfumature ametista appunto, che imbruniscono col tempo dando un'apparenza di sporco sulla sommità del cappello. Questo finferlo non è delizioso come il Cantharellus cibarius, ha un sapore meno intenso e meno dolce, ma si sposa bene con la salsiccia per un sugo alla boscaiola o per aggiungere sapore al misto di funghi (uso non infrequente vista la sincronia con la comparsa del porcino e delle onnipresenti Russule). Non ama terreni particolarmente acidi, come invece accade per il C.cibarius, e si trova quasi esclusivamente nelle conifere - abbastanza infrequente nelle latifoglie, ad eccezione di alcuni particolari boschi di faggio, dove si potrebbe invece trovare un suo sosia cioè Cantharellus lilacinopruinatus ben presente in alcuni boschi di quercia o, più raramente, di castagno. Inoltre, al contrario del C.cibarius non ama i pendii dolci in cui si deposita molta umidità, specie nel muschio, il C.amethysteus ama i terreni spogli e scoscesi in quanto si trova bene in ambienti con poca umidità. Condivide invece con il C.cibarius le quote di ritrovamento dato che è principalmente micorrizzato con l'abete rosso e, in maniera molto meno marcata, con l'abete bianco.