Spesso accade che mi accadano cose del tipo :
-restare chiusa fuori di casa in mutande quando il mio palazzo è totalmente deserto e nell'aria si respira solo tristezza, solitudine e gelo siberiano;
- andare a fare la spesa e scoprire - solo una volta arrivata a casa- che il sacchetto delle mozzarelle si è rotto annacquando qualsiasi cosa io abbia comperato;
- rompere l'auto (non mia) proprio un'ora prima della partenza dell'aereo che ‘was supposed to’ riportarmi a casa → quindi : perdere l'aereo;
- arrivare alla laurea sei mesi più tardi del dovuto;
- farmi investire (ripetutamente);
- investire persone (quando invece sono io a guidare);
- cadere rovinosamente per terra di faccia/culo ( che poi alla fine vai a trovare la differenza!) in mezzo a posti pieni di persone che ti guardano con schifo;
- scoprire da una lettera verde nella cassetta della posta che alla fine la tassa delle immondizie la devono pagare anche gli studenti → quindi: pagare la multa;
- perdere la carta di identità e ritrovarla circa otto minuti dopo aver pagato troppi euri per rifarne una nuova…
In realtà potrei andare avanti all'infinito ma mi fermo per evitare a voi l'imbarazzo quando vi renderete conto che soggetti simili sono veri e sono tra voi; e forse anche per evitare a me stessa l'imbarazzo di dover mettere per iscritto tutto quello che mi è successo negli ultimi sei mesi.
Basti sapere che queste situazioni sfortunate mi succedono davvero molto spesso.
Molto spesso.
Molto.
Sono però giunta alla conclusione che il Karma abbia addirittura qualche senso di colpa nel miei confronti e che, perciò, mi mandi delle “comete fortunate”, così giusto per pareggiare un po’ i conti.
Ora mi si potrebbe chiedere:
“Cosa sono le comete fortunate, Giada?”
anche se in realtà la domanda che immagino vi starete facendo tutti è più simile a:
“Che cazzo stai dicendo, idiota?”
Delucidazioni:
chiamasi “comete” quelle persone che irrompono nel tuo mondo, stravolgendo tutto e poi, con la stessa facilità con cui sono arrivate, se ne vanno senza lasciar traccia ( o quasi).
Sono le persone che stai aspettando anche senza saperlo,
quelle che, quando la tua vita procede ad una velocità più o meno costante nella breve o lunga discesa verso il baratro della miseria, ti si presentano di fronte mettendo in discussione tutto l'intero tuo sistema di vita.
Appaiono alla porta, di solito alla porta di squallidi cessi in squallidi locali in squallide condizioni e BOOM! ti investono.
Io poi al concetto base di comete ci ho aggiunto il termine “fortunate” perché le ritengo una fortuna rispetto a ciò che accade normalmente nella mia vita sebbene, in realtà, il loro arrivo e le relative conseguenze ( spesso catastrofiche) rimangono ancora di dubbia natura: sono un bene o un male, meglio vivere con o senza, scegliere il bianco o il nero…
che poi alla fine cos'è il bene? cos'è il male?
e scegliere bianco esclude il nero?
Ad ogni modo lo schianto con questi asteroidi produce tra noi e loro un legame intenso e spesso pieno di cose grandi che potremmo anche anche chiamare: sentimenti,emozioni
oppure: ghirlande di fiori ( chi sono io per imporre un nome alle cose?).
Dopo qualche tempo la cometa se ne va, senza bisogno di troppe parole
- anche perché le comete devono proseguire lungo la loro orbita ed andare a stravolgere qualche altra vita.
Magari qualche vita estremamente sfortunata.
Sicuramente.
Quindi finalmente signori e signore, arriviamo al nocciolo della questione: Quando una cometa se ne va, che cosa resta?
Restano domande.
Tipo davvero dilemmi esistenziali:
" Chi mi ha imposto il mio modo di vivere? È l'unico modo che va bene per me? Cosa significa “bene per me”?
Forse sono limitato da limiti immaginari che ho messo io nella mia testa? Come abbatterli? Perché non lasciare tutti e tutto e andare a vendere sassi colorati a turisti giapponesi? “
E ancora :” e allora le foibe?“.
A questo punto ti trovi, mi trovo, ci troviamo seduti da qualche parte, soli, oppure con molte persone ma comunque soli nella mente,
a pensare a quante mille questioni aperte abbia lasciato questa cometa dietro di sé,
a quante cose magari non pensavi prima ma ora si,
a quanti mondi hai ancora da scoprire.
È una sensazione difficile da definire, una malinconia bella,
che ti rende consapevole del fatto che ci sarà sempre qualcosa di entusiasmante da qualche parte, ma anche che forse hai davvero bisogno di qualche schianto spaziale e una sana badilata di domande nuove,
che la vita monodimensionale non andava bene manco a quelli Flatlandia.