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@giulia31122001
«Ἀλλ ̓ εἶ ̓ ὁπλίζου, καρδία·»
«Su, avanti, àrmati, o cuore.»
Euripide, Medea, v. 1242
“Date voce al vostro dolore.
altrimenti il vostro cuore si spezza.”
— William Shakespeare
“Nothing remained but love.”
Now Is the Time to Open Your Heart, Alice Walker
Se appoggio la mia testa su di te vuol dire che mi fido di te. È così che ti do tutti i miei pensieri.
Amare è per pochi,
sfruttare è per molti.
dividiamoci il mio cuore tipo l’ultima siga
duemilaventi
Ci troviamo in un momento storico che, purtroppo o per fortuna, troveremo nei libri di storia molto presto. Un giorno i nostri figli o i nostri nipoti studieranno le storie raccontate in questi libri, e ci chiederanno una testimonianza, ci chiederanno di raccontare ciò che è successo durante questi giorni bui. E noi cosa gli racconteremo? Gli spiegheremo che le strade si erano svuotate completamente, lasciando posto ad un insolito ed inquietante silenzio. Gli racconteremo che all’ingresso dei supermercati e delle farmacie – ovvero davanti agli unici luoghi aperti all’inizio della quarantena - vi era una fila che pareva lunghissima, ma non lo era poi molto perché le persone si stavano lontane, “almeno un metro” diceva il Governo all’inizio, ma presto i metri diventarono tre. Gli spiegheremo che per un tempo che per molte settimane abbiamo definito “indeterminato” - dato che il Governo continuava giustamente a rimandare la nostra libertà - siamo tutti rimasti chiusi in casa, i lavoratori erano momentaneamente disoccupati, le scuole chiuse, e gli diremo che non c’era nulla da festeggiare perché uno stato di emergenza sanitaria a livello mondiale come quello del duemilaventi non c’era dai tempi della peste nera probabilmente. Centinaia di migliaia di studenti, per settimane che sono poi diventate mesi, erano tormentati da mille domande alle quali non si ebbe una risposta per moltissimo tempo, decisamente troppo: come saranno gli esami? Come faranno i non maturandi a recuperare il programma non svolto durante l’anno duemilaventi, in modo da non trascinarsi dietro il peso di lacune così grandi negli anni successivi? C’erano le video-lezioni, ma no, non erano abbastanza e spesso si sono rivelate inutili. Non gli racconteremo dei problemi che abbiamo riscontrato con l’organizzazione del sistema scolastico, del fatto che gli studenti fossero obbligati ad avere un computer dotato di ottima connessione Wi-Fi, perché senza quella non potevano ricevere le spiegazioni necessarie per gli esami che avrebbero sostenuto pochissimo tempo dopo e non importava a nessuno delle possibilità economiche della famiglia del ragazzo; non gliene parleremo perché ci salirà ancora la rabbia di non aver potuto sostenere un esame equo, valido, degno di essere chiamato “Esame di Maturità” e tanto meno equilibrato. Sarà forse il rammarico più grande dei ragazzi “classe 01”. Gli racconteremo della paura, perché chi più e chi meno, avevamo tutti paura. Gli parleremo di quanto fosse facile contrarre questa bestia nera che era il Coronavirus, ma non gli parleremo di numeri, perché facevano davvero spavento. Gli spiegheremo la nostra frustrazione nel non poter vedere e tanto meno abbracciare i nostri parenti, i nostri amici, i nostri fidanzati, i nostri figli. Gli racconteremo delle attese per i discorsi di Conte e, ridendoci sopra, gli proveremo a spiegare che eravamo tutte diventate delle “Bimbe di Conte”, e loro ci guarderanno sicuramente straniti, ma solo noi sappiamo quanto siamo usciti pazzi per la quarantena. Gli parleremo delle risse per la carta igienica negli stati senza bidet come gli Stati Uniti e il Regno Unito. Parleremo sicuramente dei momenti di crisi che tutti abbiamo provato sapendo di dover rimanere in casa, perché a lungo termine è diventato davvero pesante. Loro forse ci diranno “ma dovevate solo stare sul divano”, ma dal punto di vista psicologico, era davvero difficile stare chiusi in quei pochi metri quadrati, soprattutto per le grandi famiglie. Racconteremo la tristezza che abbiamo provato prendendo coscienza della gravità della situazione e rendendoci conto che la quarantena non sarebbe finita il tre aprile, ma che sarebbe andata ben oltre, rovinando rapporti, impegni, famiglie, aziende piccole e non, e ci rendemmo conto che dopo il virus avremmo dovuto fare i conti con ciò che il futuro aveva in serbo per noi e diciamoci pure tranquillamente, che data la sfortunata partenza del duemilaventi, non eravamo per niente ottimisti. Loro ci chiederanno: “ma stare in casa serviva davvero a qualcosa?” e noi risponderemo con fierezza: “sì, e urlavamo dai balconi alle persone che vedevamo a spasso senza motivo, soprattutto in gruppo”. Ci chiederanno anche come abbiamo fatto a farci forza e a brancolare nel buio per tutte quelle settimane, semplicemente sperando che le cose migliorassero. E sarà lì che i nostri occhi luccicheranno, che le nostre emozioni usciranno fuori davvero, e sapete perché? Perché racconteremo ai nostri figli e ai nostri nipoti di come l’Italia, la nostra Italia, si sia unita davvero per il bene collettivo. Quasi nessuno usciva di casa, per rispetto di sé stessi, ovviamente, ma soprattutto per il rispetto della propria famiglia, della vita degli altri e del futuro del nostro bellissimo Paese. Durante la pandemia è uscito il patriottismo di – quasi – ogni italiano. Le nostre finestre sono state agghindate con la decorazione più bella di quel periodo nero: la nostra bandiera tricolore, che donava un po’ di speranza in più alle nostre giornate. Molti monumenti in giro per il mondo sono stati illuminati dal verde, dal bianco e dal rosso, per donarci la forza di tenere duro in un periodo così incerto che all’inizio riguardava principalmente Noi e la Cina, ma che ben presto fece entrare tutto il mondo nell’occhio del ciclone. Ricorderò per sempre la foto del Cristo Redentore di Rio e delle Cascate del Niagara, che con le loro luci tricolore ci urlavano di non perdere la speranza. Ricorderemo per il resto della vita i concerti dai balconi, appuntamento fisso delle prime settimane di questo isolamento: alle sei di sera tutti cantavamo una o più canzoni italiane, tra le quali ovviamente l’Inno d’Italia, comodamente seduti sul nostro balcone, o seguivamo le live su Instagram di Chiara Ferrragni e Fedez, che ci tenevano compagnia quotidianamente con qualche cantante che facevano cantare a distanza in diretta dal loro balcone. Poi c’erano i flashmob - sempre dal balcone – in cui si sono cimentati dj con tanto di macchine del fumo, cantanti improvvisati, l’allegro signore che ha assordato mezza Italia, diventando addirittura virale gridando “CE LA FAREMO”; e come si faceva a non credergli? Internet, per quanto si possa provare a negarlo, diventò il migliore amico di tutti, anche dei genitori che per anni ci ripetevano di scollarci un po’ dallo schermo. Forse è un po’ superficiale da dire, ma Internet ci ha fatti sentire tutti un po’ meno soli. La rete però era al collasso durante le prime settimane, soprattutto dopo il lockdown di molte grandi città in giro per il mondo – come New York; si faceva fatica a navigare su Internet e a far caricare canzoni, film e video. Ma anche questo “problema” si risolse. Sono momenti che, per quanto si trovassero in un contesto così triste, hanno provato l’inimitabile capacità della Nostra Italia di tirare sempre fuori il meglio di sé, l’allegria, l’amore per la patria e il cuore per cui siamo tanto ammirati. I video dei nostri concerti dal balcone hanno fatto il giro del mondo, hanno strappato un sorriso a tutti e probabilmente hanno dato anche la forza a quei paesi che lentamente stavano per essere colpiti dal virus. Non sappiamo come si evolverà la situazione. Nessuno lo sa. È tutto incerto e fa davvero paura. Il numero dei contagiati spaventava, ma è di gran lunga migliorata. La percentuale dei guariti pure. Il numero dei morti, quello faceva veramente paura, ma lentamente è sceso anch’esso, e possiamo tirare un sospiro di sollievo. Secondo la mia modesta opinione, per quanto si possa parlare male della politica italiana, siamo stati fortunati ad avere un leader come Conte al comando di quest’emergenza. Ha gestito in maniera impeccabile il tutto, senza nemmeno fare i propri interessi, come invece molti politici avrebbero probabilmente fatto; ha sempre rispettato il suo incarico, anche quando doveva dare agli italiani delle pessime notizie. Abbiamo pianto tutti insieme, ci siamo commossi, abbiamo avuto crisi isteriche, di nervi, ma ci siamo sempre tirati su, perché d’altronde, che ci vuoi fare? Ma noi siamo italiani. E si sa, gli italiani lo fanno meglio. Un semplice tema di italiano
“In solitude there is healing. Speak to your soul. Listen to your heart. Sometimes in the absence of noise we find answers.”
— Dodinsky
Da piccolo ti insegnano a parlare, da grande devi imparare a tacere. Strana la vita.
-Resilienza
Tryna control me boy, you get dismissed.
Beyonce
wasted time
Quando parli
esce solo
merda.
—Julia D.
mi state tutti
immensamente
sul cazzo.
—Julia D.
Più conosco le persone più capisco perché Noè sull'arca aveva caricato solo animali.