È quando esci da un paesaggio che puoi parlare di quel paesaggio, puoi raccontarlo, descriverlo, dipingerlo….quando ci sei dentro puoi solo vederlo, immagazzinarlo, subirlo.
L’immagine del paesaggio, sia esso un paesaggio naturale e|o costruito, che si schiude innanzi ai nostri occhi non è mai reale, è un condensato di piccoli e grandi segni che si addensano su piani prospettici paralleli nei quali però convergono una miriade di informazioni che si miscelano alle nostre emozioni, sensazioni, sentimenti contrastanti. Il paesaggio è tutto: il raccoglitore e il contenuto, e nel contenuto ci siamo anche noi, lo straniero che osserva e che si lascia trasportare e trapassare da tutto ciò che lì è da sempre e che non è e non può essere altrove, l’anima della Terra che si calpesta. Allora, quando oramai sei lontano, magari nella tua di Terra, nella tua quotidianità, è proprio allora che avviene il miracolo, riesci a vivere i luoghi che hai vissuto anche solo per pochi giorni nelle “cose che restano”, che sono ormai diventate le tue, che vorresti condividerle con chiunque, farle conoscere a chi ancora in quei luoghi non c’è stato o non ne ha forse mai sentito parlare. È allora che comprendi quanto sia importante “averlo conosciuto” e ti viene il desiderio di ritornare per immagazzinare altro e acquisire le “altre cose che restano”. Non è importante fermarsi tanto a lungo in un luogo, quanto fermarsi dopo, a cercare di ricomporre quel paesaggio dentro di te, perché rimanga per sempre, e la bellezza di quel paesaggio che resta è che è il tuo, solo tuo, e questo senso di appartenenza ti permette di essere figlio di quel luogo. Il silenzio della lontananza è padre della vicinanza, della rete di collegamento che si sviluppa tra i luoghi e le persone, le abitudini, i sapori, gli odori, le luci e le ombre, i colori e tutto quanto è la poesia del paesaggio.
Solo ora posso dire cosa è per me il Vallo di Diano e quanto sia stato importante aver vissuto questa esperienza: fino ad ora non avevo mai vissuto in un luogo così ricco di contrasti la luce intensa del giorno-il buio pesto della notte, la vetta dei monti-la piana della vallata, il bianco stridente della nebbia dell’alba-l’oro aranciato del tramonto, la linea spezzata dello skyline-la sinuosità delle strade, la staticità dell’abbandono-il dinamismo di chi resta, il freddo del gelo-il calore della gente.
Semplicemente grazie a chi ha organizzato e che crede fortemente nella “identità” dei propri luoghi, e soprattutto che il luogo è tale grazie al loro valore aggiunto, grazie all’accoglienza e alla disponibilità delle comunità, grazie a noi tutti “i partecipanti” che hanno avuto la curiosità di andarlo a conoscere aggiungendo intensità e culture, grazie al gruppo #quellichesara che hanno condiviso con me in tutto e per tutto le avventure e disavventure, grazie a Stella Cuomo che ci ha insegnato che per esprimerci non esiste solo la parola, perché la comunicazione è differente, grazie a Maria Piepoli e Nicola D'Auria che ancora una volta mi hanno confermato quando importante sia il trio MMN, ma concedetemelo un grazie oltre ogni misura e dove a Sara Adesso che mi ha trascinata e catapultata in questo Vallo e mi ha fatto capire quanto sia importante guardare e andare oltre….