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Altro concerto di H!U in cui gli esagoni hanno preso il sopravvento.
Ruina - Aepok
Oi Amici! Oggi, in un uggioso sabato lavorativo (per chi scrive), andiamo a segnalare un progetto che unisce varie espressioni artistiche per comporre un’opera unica di discreta difficoltà, sicuramente interessante, essenzialmente da scoprire con curiosità e attenzione.
Sto a parlare del progetto Ruina (quella dantesca, sì! che pare sia dalle parti di Rovereto vicino alle zone da cui si scrive). Ecco, il progetto riunisce una serie di artisti a partire dal compositore elettronico H!U e il collega Durma, il lettore/teatrante Dario Bassani e i disegni di Eyefish.
Dal punto di vista musicale o, meglio, artistico, siamo dalle parti del reading con sottofondi di noise/elettronica/etc.. Il tutto unito ad illustrazioni nere come la pece. Nere come un corvo (non come Il Corvo!).
Detto questo, qui davvero non resta che drizzare le orecchie ed ascoltare.
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Aepok by Ruina
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Tasaday, BRAIN D. e altri selvaggi...
Caro Marcello, spero di poterlo leggere, e presto, il tuo libro: quelle che cerchi sono storie anomale, e fragili: sentieri poco segnalati che si perdono se a nessuno piace più camminarli… Ma tant’è: io per me ci sto.
Le tue domande hanno intanto riattivato in me la voglia di ripercorrere gli anni di BRAIN DISCIPLINE e di TASADAY che dormivano sotto la cenere del tempo… Mi sono messo a scrivere e ho sicuramente esagerato in lunghezza. Ma oramai è fatta, a me è servito per chiarirmi molte cose che forse capisco solo ora…. e dunque ti mando tutto. Poi vedi tu cosa farne. Se avrai pazienza di leggere capirai forse un po’ meglio le intenzioni e le ragioni che allora sentivamo così essenziali, e che – per me - essenziali restano.
Ciao, Theta.
1a) Nonostante l'amicizia che già dagli anni ottanta ti legava ai componenti dei Tasaday tu hai sentito la necessità di formare un gruppo tuo, cosa cercavi di diverso dal discorso portato avanti dai tuoi “colleghi"?
Fondamentalmente cercavamo la stessa cosa, ed è questo che ci ha tenuti legati. Si affrontava il groviglio di cavi, filtri, pickups, campionatori, registratori, tubi di ferro e lamiere con lo stesso approccio: come uno scienziato che si accinge a sperimentare un nuovo composto chimico in laboratorio. Il tema non era suonare, ma creare un suono. Un suono attuale, contemporaneo, significativo. E qui il tema diveniva domanda, ricerca: cosa significa Contemporaneo? Cosa accade intorno a noi? Cosa definisce la nostra epoca? Quali sonorità la raccontano? Come è fatto un suono attuale? TASADAY rispose con Nietzsche, e la risposta era geniale: un suono attuale è un suono inattuale, selvaggio, tribale. Noi rispondemmo con Hölderlin: un suono attuale è un suono che riunisce la Natura bruta (il “rumore”) con la Cultura (il Contemporaneo) attraverso un percorso interiore (la BRAIN DISCIPLINE) che porta il soggetto (l'artista) e l'oggetto (il suono) della ricerca a scambiarsi di ruolo, e a percepire l’ Unità. Lo so, è un po’ cervellotico, un po’ “filosofico” …ma eravamo fatti così. Del resto il pensare, il filosofare ci sermbrava rivoluzionario in quegli anni, che non sono quelli di Hölderlin e nemmeno quelli di Nietzche, ma gli anni ‘80 del secolo scorso: sono gli anni dell’ esplosione dei linguaggi, del Postmoderno, del personal computer, della grafica, della moda, della “Milano da bere”, della Dance, della s-pensieratezza: la grande libertà creativa figlia del '77, superato il Punk e nutrita dal nuovo benessere che cresce dopo la crisi petrolifera del '79, si trasformava in Leggerezza per la maggior parte della nostra generazione. E la radicalità rivoluzionaria, ribelle, alternativa, che aveva contraddistinto la musica giovanile fino ad allora diveniva Mainstream ballabile, piacevole, commerciabile e assimilabile alla vittoria del Mercato, ovvero alla vittoria del modello Amerikano di Democrazia dove il concetto di Libertà è parificato a quello di Libero Mercato. Sono gli anni di Reagan e della Thatcher, in cui la Volontà di potenza dell’ Occidente si illude di coprire tutto l’ orizzonte. C'era qualche “piccolissimo problema” che si annunciava nell’ Iran di Khomeini e nell’ Iraq di Saddam Hussein ma il decennio conduce a un finale indubbiamente trionfale: il crollo del muro di Berlino nell'89. Sconfitti i cupi “Anni di piombo”, lo spegnersi anche della Guerra fredda sembrava annunciare allora la fine della Storia, la fine della Lotta di classe, la fine della Differenza, la fine della Paura. La Politica, l’ Economia e la Scienza annunciarono l’ avvento del Grande sogno positivista di un Umanità sempre e solo migliore: più colta, più pacifica, più ricca, più sana, più bella e più divertente. Un mondo da favola: Disneyland, per il sarcasmo di Baudrillard. Ma Michael Jackson diede un nome più estremo (e profetico) al suo grande Ranch: Neverland. Di fronte al suono di Neverland si aprono due strade, per chi non ci sta: una più cerebrale, legata alla migliore new-wave e no-wave, che se la gioca sul piano prettamente artistico della composizione (come costruisci il pezzo, la frase musicale, il ritmo), l'altra iniziata dai Throbing Gristle, anche qui con una forte intenzionalità artistica ma giocata sulla de-costruzione della frase musicale, sulla rottura, sull'eccesso e sulla fisicità della performance. Noi BRAIN DISCIPLINE siamo partiti dalla prima strada, TASADAY dalla seconda. Il terreno sul quale ci siamo incontrati, al di là della conoscenza personale e dell'amicizia, è l'intenzione cosciente di fare proprio della musica “Pop” (a bella posta) un terreno di scontro culturale profondo, pesante, pensante. Sono le letture di Heidegger, del Romanticismo tedesco, del Nietzsche letto da sinistra (da Bataille, da Baudrillard), il Teatro della crudeltà di Anton Artaud, il cinema di Herzog, Bunuel, Fassbinder, Wenders, Jarmush che stanno al fondo del nostro fare musica, del nostro sentire e del nostro pensare di allora che poi ritrovi in molti titoli e in molti testi solo in apparenza così “indecifrabili”. Il codice di accesso è quel formidabile mix di ascolti, visioni e di letture che è poi il ricordo più vivivdo che io della mia amicizia con Stefano Sangalli in quegli anni. Stefano porta a TASADAY il suo straordinario ecclettismo culturale, ed è il ponte attraverso il quale io arrivo a TASADAY mentre si sta tracciando su quelle basi una nuova e originale via artistica. Il loro è un percorso che puoi avvicinare a quello di EINSTURZENDE NEUBAUTEN, o per alcuni aspetti alla FURA DELS BAUS, non meno geniale anche se meno ufficialmente riconosciuto. Appunto: va raccontato meglio e -visto che me ne dai occasione - ne approfitto:
Torniamo alla presunta Fine della Storia, agli anni '80, al Postmoderno, a Wonderland-Neverland, a Disneyland. Chi a New York, a Londra, a Berlino, a Milano avrebbe barattato, allora, quella sfolgorante attualità vincente per le paure, le miserie, le sconfitte, le paure e gli orrori dell’ Uomo come-era-prima? Chi soprattutto lo avrebbe fatto a 20 anni? In qualche modo lo fecero i TASADAY a Carate Brianza “gemellandosi” con una strana Tribù primordiale scovata sull’isola di Mindanao. Intercettati dagli antropologi guidati dai machetes del dittatore Marcos nel profondo delle foreste pluviali filippine, i volti e i riti dei selvaggi TASADAY erano stati sbattuti sulle prime pagine di tutti i Media d'Occidente. Trofei da cacciagrossa, rare bestie in via d'estinzione finalmente assicurate al Grande Circo: ecco a voi gli ultimi primitivi! Ecce homo. Nel “Mito” dei TASADAY (anzi doppio Mito con variante dadaista: forse erano selvaggi veri, forse comparse pagate per sembrarlo) si trovarono le pietre filosofali, e le armi, che servivano: strumenti e suoni figli della Tecnica, della tecnologia e della modernità, furono piegati a un utilizzo totalmente “inattuale”, fuori-fase, fuori-gioco, fuori-moda. I pik-up delle chitarre elettriche, gli oscillatori dei synth, i filtri e i sampler diventarono lance, frecce e scudi primitivi che non volevano fuggire l'Attualità, ma combatterla. La tattica, la sola possibile per la sproporzione delle forze in campo, fu quella della guerriglia: la foresta di capannoni, condomini, ipermercati e tangenziali dell'hinterland milanese nascondeva i TASADAY brianzoli dopo ogni agguato, come fosse la fitta giungla di Mindanao. La strategia fu aggiornata passando da Nietsche a Bataille, al Surrealismo, e infine a Baudrillard - il cui pensiero è fondamentale in TASADAY: la Contemporaneità è falsità, Simulacro. La realtà che ci circonda è una copia che ha sostituito l'originale, è un cartone animato, Dysneyland, NULLA IPERREALE. E’ LA FORMA (Die Form) che è divenuta essa stessa contenuto sovrapponendosi alla realtà profonda delle cose come una carta geografica in scala 1:1 (è un topos del Baudrillard di “Lo scambio simbolico e la morte” tradotto in Italia nel 1979). Il Contemporaneo è una giungla Pop di falsi segni che sviano, velano, soffocano la potenza dell'incontro simbolico con Essere, con Esser-ci, con “l'essere-per-la-morte” diceva Heidegger: e in questa chiave entra nel suono TASADAY la dimensione del Sacro, il rito del Sacrificio dissacrante. Perchè dissacrare il Pop diviene allora un atto sacralizzante, che mette a nudo una Società musicale dove si contrabbanda per eterna giovinezza quella che è DIMENSIONE UMANA di lotta e di Morte. Suonare diventa quindi il mezzo per far esplodere, dentro Dysneyland, tutta la carica esplosiva di vere e proprie bombe sonore destabilizzanti. Il rumore, l'eccesso, il suono inascoltabile, fastidioso, doloroso, l'evocazione del mostruoso, del carnale, del bestiale, del selvaggio, del primordaiale sono bombe sonore di questo tipo. Questa strategia cosciente e incosciente nello stesso tempo è - per lo meno - il senso che io lessi nella svolta da DIE FORM a TASADAY, dopo che lo splendido LA DIMENSIONE UMANA li aveva portati al vertice dell'avanguardia Post-punk italiana: potevano costruirsi un futuro da Rockstar intellettuali, invece con la mutazione genetica indotta da NULLA IPERREALE scelsero di utilizzare la scena Pop come il cavallo di Troia, che li portava, appunto, dentro Dysneyland. Dentro la festa danzante dove “Splende sempre il sole sulla fabbrica del divertimento” come dice un titolo dei primi anni. Ma nessun TASADAY suonava per divertirsi o per divertire: come il drappello dei guerrieri scelti da Ulisse a notte fonda sarebbero usciti dalla pancia del cavallo armati per uccidere, sarebbero saliti sul palco per mettere la città a ferro e fuoco. Ricordo di aver più volte notato come la paradossale “normalità” del modo di essere, vestire, parlare, divertirsi e perder tempo che rendeva i miei amici TASADAY (quando non suonavano) del tutto indistinguibili dai più banali ragazzi della nostra generazione somigliasse in qualche modo alle tecniche di mimesi consigliate ai militanti armati in clandestinità: la totale anonimità è la migliore copertura, per chi fa parte di una cellula terroristica. Ma, intendiamoci: la guerriglia TASADAY era terrorismo culturale, distante anni luce dal terrorismo che uccide davvvero. Anzi è forse il caso di sottolineare un punto notevole e poco frequentato: in quella nostra e in altre avanguardie culturali si visse l'unico estremismo che aveva un senso, dopo il '77, e solo il tentativo di una Rivoluzione estetica e creativa (Rivoluzione della sensibilità, del mondo interiore, di “tutti i valori” diceva Nietzsche) salva quegli anni dal bilancio catastrofico che occorre stilare in sede politica, in sede umana e ancora più pesantemente all’ obitorio. L'obiettivo TASADAY è oltre la politica… se, però, si aggiunge una cosa importante: l'idea culturale di “Gruppo”, di “Collettivo” è fortemente politica in loro. Questa è in fondo la vera differenza fra il mio percorso, che è coscientemente e volutamente solo cultutrale, artistico e fondamentalmente individuale e TASADAY. Mi spiego: “umana, troppo umana”, la Politica era stata comunque parte della nostra scenografia quotidiana negli anni in cui si cresceva e ci si formava una opinione sulle cose, ma in modo molto diverso fra di noi. Io, anche per storia personale, dividevo (e divido) nettamente la dimensione dell'azione politica (che in quanto collettiva ritengo soggetta a un criterio di responsabilità verso gli altri), dalla dimensione artistica che invece penso debba essere totalmente libera, legittimamente irresponsabile e supremamente anarchica. In TASADAY, invece, il Collettivo e l’ Artistico si miscelavano in una alchimia assurda per i miei principi ma che al dunque - e lo vedevo - funzionava alla grande. Perchè? Perchè l'impegno politico (aveva diverse gradazioni nelle diverse personalità, ma c'era) aveva in loro lasciato traccia di sè forgiando il gruppo appunto come come un “Collettivo politico” con una coscienza/incoscienza sociale che non si fermava e non si frenava di fronte alle singole individualità artistiche dei suoi componenti. In TASADAY nella “macchina TASADAY” quello che importava era l'output, non l'input, era il risultato dell'azione collettiva a dare un senso agli ingranaggi, era il prodotto e non la materia prima (l'ispirazione) a dare valore all'opera. La poesia era poiesis, fare-musica in senso proprio, produzione. Questo è molto Industrial, in effetti. Il pensiero c'era, c'erano le letture e le infinite discussioni che poi io e Sangalli macinavamo per ore. Ma, soprattutto nei primi anni, i pezzi dei TASADAY sono veri e propri agguati, azione, act (performance) prima ancora che pensiero, o musica. Proprio per questo la loro tecnica compositiva si permetteva un utilizzo molto libero, “magico”, dell’ imprevedibile, indeterminabile, casuale (anche se qui i riferimenti colti ci sarebbero eccome, però, basta citare John Cage) che legava insieme musica e non-musica, musicista e non-musicista. Poi c'era la genialità dei testi e dei titoli che polarizzava il flusso sonoro, sia che fosse uragano e tempesta, sia che fosse immobile atarassia, dentro una prospettiva ampia, alta, colta (titoli come “Implosione fra le pieghe dell’ anima”, “Aprirsi nel silenzio”, “L'animale profondo” chi li oserebbe oggi?), eppure nell'idea di agguato collettivo alla Musica, all'Attualità, al Sistema, l’ esperienza TASADAY rimaneva un'esperienza di lotta, proletaria, popolare, operaia.
BRAIN DISCIPLINE, invece, non nasce come collettivo, ma dall'incontro di due personalità molto diverse che si contro-bilanciano e in questo trovano forza, senso, ma all’ interno di un percorso che non mira all'impatto esterno quanto piuttosto alla crescita interiore, personale, individuale. Io, Stefano Golfari o meglio Theta, sono uno studente di Filosofia dell'Università Statale di Milano, ho studiato pianoforte e a tempo perso faccio il giornalista. Bruno Tentori ha una vita più dura, fa l'operaio metalmeccanico e gioca a scacchi, quando non suona la batteria. Abbiamo iniziato a suonare con un chitarrista, Delfino Corti, componendo una serie di pezzi tutti ritmo e sovrapposizioni di brevi frasi musicali, senza cantato, senza parole: mi colpì una intervista al grande Miles Davis dove alla domanda “Come sarà la musica del futuro” lui rispondeva “Avrà frasi brevi.” Ma non siamo jazz, odiamo il jazz: cerchiamo un suono più duro e più scarno, e assomigliamo ai primi Polyrock o ad alcune cose dei Material. Poi il trio, i “507K” si perde, Delfino se ne va, e in una serata estiva io e Bruno incontriamo Stefano Sangalli che ha sottobraccio “NO NEW YORK”, la compilation prodotta da Brain Eno sulla nuova esaltante scena newyorkese: Pop Group, DNA, Lidia Lunch… Una rivelazione. Nasce a breve un nuovo progetto che chiamiamo “1984” perchè eravamo tutti e tre appassionati lettori del romanzo fantapolitico di Orwell e perchè ci piaceva l'idea di avere per nome una data posta nel futuro prossimo, eravamo nel 1982. Stefano Sangalli diviene da allora una sorta di motore esterno del progetto, fonte di ispirazione, di confronto, di discussione: fin da ragazzo trascorreva nel nostro ameno paesaccio di Galbiate (Lc) le vacanze estive e per il tramite dell'amicizia interagisce con il progetto che poi diventa BRAIN DISCIPLINE con una personalità artistica diversa e differente da ruolo giocato nel “collettivo TASADAY”: ci cibammo di stimoli, ascolti, letture e stili molto più liberi, contaminati, bastardi, rispetto all'etica “militante” che dava forza ai TASADAY. Con esiti più scomposti, altalenanti, immaturi, deboli. Ma pieni di energia: con Stefano ci eravamo in precedenza innamorati dei Talking Heads ('77, More songs about building and food), dei Television, poi dei Poly Rock, dei Sonic Youth, Glenn Branca, Certain Ratio, dei DAF e dei Palais Schambourg e avevamo ascoltato valangate di tutto quel post-punk post-moderno, scarno, matematico, teso e cerebrale che ci rimase nella testa e nelle vene. Anche quando fummo travolti, piacevolmente travolti, dall'onda più scura e irrazionale della NO WAVE e poi trascinati dallo Tsunamy Einsturzende Neubauten, Spk, Cabaret Voltaire rimase in BRAIN DISCIPLINE il gusto per la composizione, per la struttura del pezzo, per l'intelleggibilità dello sforzo artistico di chi lotta con la forza bruta del suono e del rumore per trarne fuori un senso, un percorso. Questo era, ed è, la DISCIPLINA CEREBRALE che ci faceva da nome e da guida. Solo che, inevitabilmente, dopo il 1984 la musica era cambiata, NEW WAVE e NO WAVE non bastavano più a definire il suono che cercavamo, il suono Contemporaneo. Perchè l'attualità ci svegliava a schiaffi annunciadoci :“Benvenuti nel deserto del reale!” come il Matrix dei fratelli Wachowski rivelerà al grande pubblico, nel 1999. Quindici anni prima noi avvertivamo chiaramente che quel suono che si faceva rumore, macchina, duro, ossessivo, ripetititivo o anarchico e imprevedibile era l'unico suono che poteva bucare l'apparenza ingannevole: lo facemmo nostro. Tuttavia nel mio percorso interiore non vissi una cesura, una negazione, rispetto alla musica più strutturata e “suonata” che avevo praticato negli anni precedenti, anche perchè avevo da tempo abbandonato l'idea di “Avanguardia” così come era nata nel tessuto politco-marxista, cioè come fase più avanzata del percorso rivoluzionario: era un concetto auto-giustificante, che finiva per accettare ogni cosa in quanto nuova, estrema, anche se priva di valore artistico. Le idee di Nietzche, Heidegger, Gadamer, Benjamin, Levi-Strauss ma anche la ventata di libertà del Post-moderno avevano definitivamente scalzato in me l'idea che si andasse tutti in una stessa direzione verso la Rivoluzione o il Progresso. Si scopriva invece che siamo sempre stati tutti nello stesso posto, a domandarci chi siamo. L’ essenza delle cose non sta su una line retta, su una freccia, ma invece su una linea curva, su un cerchio, una spirale. E’ “l’ eterno ritorno del sempre uguale” di Nietzsche. Ma se le cose stavano così, nulla era perduto, c'era vita oltre il deserto. Il mondo (WORLD!) ha un'essenza incomprimibile, ha un suono che non tace. Iniziai quindi a lavorare sulla fase positiva, costruttiva della nostra ricerca sonora, a utilizzare la potenza di suono scovata dalla scena Industrial in senso evocativo, e non soltanto in senso distruttivo. La forza sacrale destabilizzante del concetto di “Rito” di “Sacrificio rituale” in Baudrillard mi affascinava profondamente e in questo mi sentivo in stretto contatto con TASADAY, ma il mio percorso individuale, non collettivo, non prevedeva di evocare Mostri attraverso il sonno della ragione: io, con il progetto BRAIN DISCIPLINE, intendevo ampliare i limiti del razionale e del musicale fino a percepire il Mostro (il rumore, il non-suono) come una più completa forma di Bellezza. In fondo questo era già successo da decenni nella pittura contemporanea di origine Pop, in Jackson Pollok ad esempio e se Alberto Burri utilizzava pezzi di sacco, di legno, di plastica bruciata per comporre “quadri” perchè la musica, anche e soprattutto quella che si suonava fuori dai Conservatori e dalle Accademie non poteva fare lo stesso? Intorno a me, però, le avanguardie musicali sembravano parlare solo di crollo, di distruzione, di alienazione, di estetica della catastrofe e del Male. Insomma la condizione mentale della mia BRAIN DISCIPLINE era un po’ quella del principe Miskin nell’ Idiota di Dostoevski: travolto da terribili crisi di epilessia ma pronto a giurare che “La Bellezza salverà il mondo”. Comunque continuammo: la prima cassetta si intitolava KAIROS (titolo di Sangalli) cioè l'istante in cui l'equilibrio razionale si fa estasi seguendo il concetto classico, greco, apollineo di Bellezza. E lo diceva con un groviglio di suoni sporchi, slabbrati, rumorosi, imprecisi. C'era qulcosa di paradossale, appunto: idiota, ma anche nel noise più distorto e ossessivo BRAIN DISCIPLINE cercava Bellezza, equilibrio, struttura. Sentivamo che il Contemporaneo era Industrial ma ne percepivamo i limiti, che andavano indagati con quella DISCIPLINA che molti intorno a noi non esercitavano affatto. Infatti la deriva folcloristica del Satanico da seduta spiritica, dell'Horror da B-Movie, dello Splatter, del Nonsense di lì a poco avrebbero trascinato in una via a fondo cieco la scena di cui pure eravamo parte. TASADAY seppe volare più in alto e si portò subito, con APRIRSI NEL SILENZIO al livello dove lo spessore artistico era indubitabile, maturo. Noi camminammo sul filo degli esperimenti giovanili, senza quella maturità ma con grande coinvolgimento personale, e sempre sinceri con noi stessi.
Con queste premesse ci permettemmo di tutto: suoni lunghi e suoni brevi, suoni pesanti e suoni leggeri, pianoforte e lamiere percosse, urla sguaiate e recitativo, accenti pop e richiami alla Classica contemporanea. Facemmo addirittura una stralunata versione di Satisfaction usando la Bass Station Roland non per accelerare ma per rallentarne il ritmo e spezzarlo improvvisamente con una specie di tonfo orchestrale. Registravamo suoni casuali: grovigli di tubi arrugginiti, acqua che scorre, conversazioni fra amici, spot Tv, filtravamo e manipolavamo di tutto e magari poi ci abbinavamo un tonale quasi classico con accordi e linea melodica. In SPIRIT IN CONSTRUCTION, io parlo con un recitativo quasi rap, ma il testo è una tesina di presentazione della nostra ricerca musicale che letta oggi mi sembra di una complessità che risulterebbe provocatoria anche a un esame di Estetica. Quando comprai il sequencer SQ10 KORG lo attaccammo all'MS10 e ci filtrammo insieme una chitarra elettrica in input: ne venne fuori una specie di infinita macchina sporca da cui sfuggivano punte cristalline: dedicammo il pezzo a August Ferdinand Moebius, l'inventore del nastro a superficie continua che fa da simbolo all'infinito. Era in questi risvolti mistici dell'era della Tecnica che avvertivamo il senso di essere “Industriali” e volevamo utilizzare il rumore non come arma puntata contro le orecchie degli ascoltatori ma invece come fonte sorgiva di un suono più puro, più vicino all'essenza dell'Essere. Il rumore delle cose, naturale o prodotto da una macchina, era “la voce della materia bruta che ti indica il percorso da seguire”. Scrissi una specie di racconto simbolico a quel proposito, dove Orfeo è un tipo umano-troppo-umano che ha una straordinaria capacità di avvertire i rumori, e li insegue continuamente portandosi avanti e avanti nel suo cammino. Fino a scoprire che il richiamo che sente arriva da dietro, dal passato, da una dimensione che ha irrimediabilmente perduto nell'ansia di procedere oltre. Credo sia una metafora che mi riguarda da vicino, che descrive il percorso di BRAIN DISCIPLINE: l'energia creativa ti porta fuori dal tempo e dallo spazio, dentro una dimensione che non sta nella cronaca delle correnti d'avanguardia perchè è una dimensione antropologica: è dentro, dietro, di te. La Disciplina mentale doveva in sostanza servire a quello e - si parva licet cumparare magno - bypassava la DISCIPLINE dei Throbing Gristle. Quello di TG era un progetto culturale rivoluzionario e molto interessante, ma non era il nostro. Noi non cercavamo trasgressione, ma intensità. Tuttavia anche BD aveva i suoi abissi di alienazione, di incomunicabilità assoluta: il testo del primo pezzo che componemmo con Bruno Tentori alle percussioni dice “Io sono stato alle oscure sorgenti del Sacrificio, ho chiuso gli occhi e non sono più tornato” C'era la dolorosa coscienza di un percorso senza ritorno, che ci avrebbe segnato per sempre. Bruno aveva un suono preciso e pesante, perfetto per esprimere tensione evocativa senza eccedere in inutili manierismi (come ci aveva insegnato il postpunk), su quella base ritmica incessante, scura io poi trovai modo di inserire una vecchia tromba che urlava come un corno ancestrale filtrato da secoli di rivoluzione industriale e di risentimento. Bruno poi seppe dare al flusso tecnologico dei nostri suoni anche un influsso tribale, etnico, con tamburi, legni e metallo. Preparammo insieme una sezione di percussioni metalliche, raccogliendo tubi di diversa circonferenza e piegando lamiere con la cura di ottenerni dei suoni imprecisi, mobili. Le lamiere venivano appese a una struttura pesantissima, ci voleva un furgone di quelli da cantiere, aperto dietro, per portarla in concerto. Ma aveva un bell'effetto sul palco. Usavamo la voce come uno strumento, lavorando sul timbro più che sul cantato o sulle parole. Poi cercammo anche una voce femminile, e non fu difficile: trovammo splendida quella di Stefania Cattaneo che allora era la mia ragazza (e oggi è mia moglie). Iniziammo a girare nella scena industriale grazie ai TASADAY, poi iniziarono a arrivare (tutto per lettera a quei tempi) proposte di produzione e di concerti da varie parti d’ Italia e d’ Europa. Eravamo molto pigri per la verità su quel versante, e molto poco produttivi: o forse era che continuavamo a provare nello Studio che avevo ricavato da un locale di casa mia. Si faceva e si disfava, incessantemente: prendevamo molto sul serio il concetto di sperimentazione. Io realizzavo anche opere grafiche e fotografiche che sono quelle che vedi riprodotte sulla copertina di “WORLD!”, che è il nostro ultimo lavoro pubblicato da Minus Habens. Quell'idea di suono duro ma costruttivo, profondamente noisy ma anche musicale, piacevole, rappresentò una battaglia sostanzialmente incompresa, allora, ma credo anticipatrice di un futuro che la scena monocorde dell’ Industriale più ortodosso si negava: WORLD! è un universo estremo ma abitabile, vivibile di suoni e di intenzioni. WORLD! si apre finalmente a uno spettro ampio di sensazioni e di emozioni e intesse dialoghi culturali che sono vitali, complessi. Ma resta fondamentalmente Pop. Il passo in più è quello che con Stefano Sangalli facciamo ora in KONTAKTE, un progetto che si basa sull'incontro-scontro di musica classica contemporanea (Berio, Nono, Stochausen e tanti altri) e i nostri synth, le nostre drum machine, i nostri campionatori: il nostro noise-pop e il loro noise-colto. Funziona. Quello che non funziona e non ha funzionato fin dagli anni '80 è una certa autoreferenzialità celebrativa della scena Industrial che ho sempre considerato fuori luogo in chi sviluppa una ricerca seria. BD ha sempre combattuto l'idea che chi suona è più importante di cosa suona, e in questo l'accordo con TASADAY era totale. TASADAY è stato un esempio formidabile di cosa significa fare arte contemporanea sugli stessi palchi dove si suona il Rock and Roll. BRAIN DISCIPLINE aveva lo stesso approccio, e credo che sia fondamentalmente per questo che ci siamo capiti e frequentati, al di là dell'amicizia. Solo che non ci definivamo artisti perchè i sedicenti artisti ci facevano pena: eravamo scienziati, ricercatori che testavano formule in laboratorio. L'esito era profondamente differente fra BD e TASADAY ma venivamo dalla stessa storia, lottavamo sullo stesso terreno e ci rispettavamo profondamente.
chissà andando a scavare indietro indietrissimo quanti altri miei antenati si inventavano sistemi di tubi e sassi da pestare per passare i pomeriggi nella grotta, nel villaggio, nella giungla, nella tana. coinvolgendo altri antenati oppure no, sempre senza sapere bene perchè
a most important piece of star wars history that should never be forgotten
What the heck is this? Is this candy? Is this candy that you had to french kiss Jar Jar Binks to eat? This is a monstrosity.
ok im s ure this is a touching story but INITIALLY when i scrolled past it i Really misinterpreted the santa as some kind of terrible holiday themed bird-claus amalgamate
An Australian Christmas illustration, featuring a terrified child with emu, Victorian (via)
Fuck you train pittatore
Fruizione dell’esibizione dal vivo di H!U tramite disegno. Il massimo.
boredbrain - patchulator 800
8 channel mini patch bay
“Lobotomize your pedalboard!”
cred: boredbrainmusic.com, Jason,
dat EQ curve...