
blake kathryn
"I'm Dorothy Gale from Kansas"
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@hektorflaherty
“con la prospettiva di un titolo nuovo, di tre (quattro, cinque, oppure sei) lettere, da mettere sulle magliette”
Sdraiata sul lettino, tutto quello che li – la sua famiglia – circonda sembra scomparire nello sfondo: le sue pupille sono incollate al suo ventre rotondo, sebbene, all’inizio, ne veda soltanto il tessuto muscolare. Tanto basta a far battere il suo cuore in modo esagerato, pericoloso, totalmente sopraffatta dalle mille emozioni che si susseguono dentro di lei, dall’impazienza all’amore per qualunque cosa ci sia lì, sotto quei filamenti rossi. Annuisce distrattamente alle parole che Daphne rivolge loro, poiché ipnotizzata dalle Magie che sta compiendo su di lei. Quando anche quell’ultimo strato scompare alla loro vista collettiva, come un manto di nubi che lascia spazio a un cielo sereno, il respiro le si blocca in gola, tutto si paralizza: non sbatte le palpebre, non muove un muscolo. Un secondo che ne dura un milione, che si allunga come un film composto da un unico frame, riprodotto in loop all’infinito. Poi, di nuovo, la voce di Daphne e parole che, in un primo momento, le giungono ovattate, come se fossero sott’acqua. Il labbro inferiore le trema e i suoi occhi tornano a velarsi di commozione. Ciononostante, il primo pensiero, come sempre, va a Hektor. Solleva, quasi spaventata, lo sguardo verso di lui, perdutamente innamorata di quello che vede – lui – e di quello che immagina – lei. Allunga anche l’altro braccio verso di lui, il volto, così da prenderlo tra entrambe le mani e avvicinarlo al proprio, per depositargli sulle labbra un milione di baci confusi, felici, avventati, in cui la saliva si mischia alle lacrime senza che nemmeno si accorga di star piangendo. « È una bambina » un sussurro, solo per loro due, per quello che hanno fatto, insieme.
[H] Nel contempo, non un briciolo della sua mente riesce a preoccuparsi di altro, a mettere ordine sul viso, dove è barricata un’espressione trepidante, e le iridi grigiazzurre rimpallano con incertezza tra quella che domina sul volto della fidanzata, e quel piccolo miracolo magico, concretizzato dalla bacchetta della Guaritrice, che ne mette in luce un altro, di miracolo: la loro creazione. Si ritrova, improvvisamente, a trattenere il fiato, seguendo con meraviglia il graduale dissiparsi del derma e delle fasce muscolari intorno alla bambina, mentre il cuore gli si stringe nel petto, sopraffatto da qualcosa di enorme, indescrivibile e positivo. Un Concùssio folgorante, invisibile di amore, che si diffonde senza tregua e lo lascia parimenti immobile, dinanzi a quella visione. Non si meraviglia, nel tornare a respirare, di sentire l’aria tremolare nel suo percorso, neppure di dover deglutire una volta per buttare giù il nodo alla laringe, di dover battere ciglio ben due volte per schiarire la vista, invece annebbiata. Non si meraviglia, essendo la sua mente completamente avvinghiata alle tre parole pronunciate da Daphne, e le fibre del suo corpo proiettate nella ricerca dell’altrui, per festeggiare, anche in questo caso, assieme. Lei gli prende il volto, lo bacia mille volte, e lui non può che sorridere contro le labbra che si infrangono sulle sue, sorridendo commosso, e racchiundendole dolcemente le guance, nei palmi caldi. Non riesce ad aggiungere niente, in un primo momento, oltre ad un « sì » così felice, di quello che hanno creato. « È perfetta » un sussurro, ove qualcosa, nella delicatezza con cui la contempla, lascia anche trapelare tutto l’amore che prova, per entrambe. Heaven, e la loro bambina.
(H) I want and I want and I want. Everything. Charm me. Rip me open. Ruin me. Go too far.
Sebbene immagini tutto il suo mondo e il futuro – entrambi molto rosa – orbitare intorno a una sola persona, Cheryl è rimasta la quota di biondo a cui affida le lacune presenti nel curriculum magico, allo scopo di risanarle, e le aspirazioni con cui punta a diventare un mago sempre peggiore. Non ripaga con massime di dubbia utilità Maritza, collega e promemoria di trascorsi dissoluti nella sua american era, e neppure Dorothy, alla quale dovrebbe, probabilmente, dare ascolto, per entrare nel vivo di una healing journey necessaria. Da mago libero, incostante, indipendente non scenderà mai a patti con la certezza di dover sgobbare, ma è conscio di come quello e chi (Aderyn, Sasha) ha trovato al Wanderers è ciò che di più vicino vi è alla sua concezione di impegno lavorativo.
“What’s it like loving someone how you two love each other?”
“Bad. […] I don’t really belong to myself anymore—I mean he’s in everything: I’m always thinking about him, all the time. I want to know what he thinks, I want to know what he wants. I worry about how he feels and whether he’s safe and what he’s doing. I wonder about all the hands that have been on his body that aren’t mine—whose were they, where did they go, what did they touch. He’s not my every second thought—he’s my every thought. He infiltrates all of them. All my decisions, all my feelings—”
Nonostante Hektor non sia il più instancabile e responsabile dei dipendenti, chiunque, a 31 Holland Park, sa che è improbabile averlo a casa prima di una determinata ora. Il pomeriggio del 17 luglio, tuttavia, il suo daily plan è stato profondamente – straordinariamente – rivisto, non per rincasare prima, bensì per trovarsi negli immediati pressi dell’accesso al nosocomio magico di Londra con largo, larghissimo anticipo, rispetto allo smontare del turno della sua strega. Lui, ed eventualmente la McLaren, militano di fronte al vecchio magazzino, antitetici nei colori, nell’estetica tutta, nel bouquet esagerato, enorme, profumato, vistoso ed esclusivamente di rose, che le sue braccia custodiscono con cura. Fiori principalmente rosei, come lei e come il loro amore, ad esclusione del cuore centrale, contraddistinto da alcune corolle rosso intenso, poiché quello che hanno è anche questo, e devono essere uniti, in simbiosi, anche attraverso i boccioli recisi, avvolti in uno strato di graziosa carta, sempre rosa. « Ho saputo che qualcuno » lui? « ha richiesto un passaggio » ovviamente sorride, ovviamente accoglie il suo Paradiso incarnato con un lungo bacio, oppure due – tutti quelli che lei desidera – sulle labbra, uno tenero sulla fronte e con le moltissime rose, che le porge, essendo il più premuroso e galante degli autisti. Il « ti amo » è quasi un intercalare, nonostante il tono non sia assolutamente da intendersi come tale, tra la portiera che le apre lui, e il « dove la porto? » garante del suo bisogno di sapere se / che cosa / quanto ha voglia di fare, in relazione alla stanchezza che la sta vessando.
comunque « sto a meraviglia, sono felice » nel senso di davvero, davvero tanto felice, un sentimento inquantificabile, altresì enorme, più di lui, più del sorriso che gli fa dolere gli zigomi, nel fare un resoconto della sua vita attuale, dove l’incombenza principale è « stavo andando a prendere dei fiori » without context, sebbene sembri una cosa intelligente da dire, per evidenziare quanto, come e perché sia il mago più fortunato del mondo.
L’incarnazione del Sole – il suo – e, come tale, indipendentemente da quante volte provi a volgervi lo sguardo, ne viene inevitabilmente accecata, poiché lui troppo, troppo, troppo – brillante, luminoso – per un mero paio d’occhi mortali, cresciuti tra neve e ghiaccio. Benché, loro malgrado, non si stanchino mai di riprovarci.
« rendi tutti gli altri invisibili »
Nulla al mondo potrebbe interferire con quello che prova, con il suo cuore che batte ad un ritmo sostenuto seppure regolare, quieto come il silenzio che si instaura nella sua mente, da cui sono state esorcizzate tutte le sue ansie, e le sue paure, e le sue paranoie.
The vibe he brings to the function:
The most beautiful boy in every room, the great love of my life—how many loves do you get in a lifetime? How many people do you get to call yours? There are all sorts of loves in this world, not all of them, but most of them are beautiful. Some are old, some noble, some brave. Others are dishonourable and weak and make you so by association. Some are a low whisper on a sombre night, some are maddening. Some you can’t ignore—they slow-burn inside of you, never quite going out completely but you’re too scared to dare try to fan that flame. Some loves you pretend you don’t feel, even when you can, even when you know you do, even if he’s the first thing you think of in the morning, even if he’s like a match in the darkened room of your heart—because loving something how you love him is a painful love that puts rocks in your pockets and melancholy in your eyeballs and if time has taught you anything it’s that it doesn’t matter. You’ll love him forever anyway.
222, White Lotus Cliff
« ho solo così tanta paura di perderti »
« Heaven » nome completo all’interno di un sospiro, di intonazione dolente, poiché la sofferenza altrui è anche sua, e le mani devono necessariamente provare a tenere insieme i pezzi di entrambi, partendo, ovviamente, da quelli della strega, come fa lei con i suoi, inconsapevolmente. Quella sulla spalla cerca la nuca, la consistenza soffice dei capelli, l’altro braccio le avvolge i fianchi, per tenerla vicina e farle sentire la sua vicinanza e il calore del corpo, come evidenza. « Io sono qui, non vado da nessuna parte » il suo cuore batte forte, instancabile, pervaso da un senso opprimente di impotenza, di chi, all’oscuro delle cause, non sa proprio cosa dire per tranquillizzarla, se non assicurarle una, dieci, cento volte che « non me ne vado » deponendo un altro bacio leggero, sulla testa.
222, White Lotus Cliff
Descrizione fisica
Fiero del suo distacco dallo stereotypical british gentleman, si erge a paladino di quanto c'è di bello da offrire oltre le elitarie tendenze della moda magica: giacche di pelle, anfibi e moltissimi anelli lo caratterizzano da sempre, mentre li accosta oggigiorno anche a vestiti di provenienza mista. Due estati sotto il sole della Florida hanno complimentato la pelle con un'abbronzatura invidiabile e numerosi tatuaggi, schiarito i capelli già biondi, convertiti in un buzz cut radicale con l'arrivo di gennaio, e donato al fisico una tonicità niente male, altresì armoniosa ai suoi 191cm. Tuttavia, quando si imbatte nel riflesso restituito da qualche vetrina rimangono l'azzurro sporco degli occhi e le lentiggini che costellano le guance e il dorso del naso a ricordargli chi è, e da dove viene. Proprio come un tempo, il sorriso irriverente è la sua business card preferita.
Temperamento
La più grande soddisfazione la ricava dal suo essere un mago sconveniente, spudorato, osceno, pertanto gli slogan sui vestiti rappresentano una piccola parte delle indecenze di cui rende il mondo magico britannico testimone. Are you decent? Not morally, but I'm wearing pants if that's what you're asking. Indossa i panni dell'intrattenitore e vive alla costante ricerca di divertimento, e questo l'ha reso davvero bravo sia a complicare la vita agli altri sia a stemperare i drammi nella sua, spesso nei momenti sbagliati e in modi discutibili – if I don't turn it into a joke it will destroy me. Ha anche tutta una serie di buoni propositi da essere, nonostante tutto, un perfetto grifondoro seppure l'incostanza, l'avventatezza e la pigrizia rendano assai improbabile il loro concretizzarsi. Si è scoperto insospettabilmente fedele e innamorato.
Relazioni sociali
Sebbene immagini tutto il suo mondo e il suo futuro – entrambi molto rosa – orbitare intorno a una sola persona, Cheryl è la quota di biondo a cui affida le lacune presenti nel curriculum magico, allo scopo di risanarle, e le aspirazioni con cui punta a diventare un mago sempre peggiore. Non ripaga con massime di dubbia utilità Maritza, collega e promemoria di trascorsi dissoluti nella sua american era, e neppure Dorothy, alla quale dovrebbe, probabilmente, dare ascolto, per entrare nel vivo di una healing journey necessaria. Da mago libero, incostante, indipendente non scenderà mai a patti con la certezza di dover sgobbare, ma è conscio di come quello e chi (Aderyn, Sasha) trovato al Wanderers è ciò che di più vicino vi è alla sua concezione di impegno lavorativo.
Sfortunatamente, le sue sono promesse da marinaio e poiché non riesce a resistere per troppo, senza toccarla, quando è nell’orbita della tirocinante prova a deporle un bacio veloce e giocoso sulla fronte, un secondo sulla guancia, sussurrando, contro la pelle altrui « buon compleanno, amore » come se fosse un segreto solo loro, e nessuna particella del mondo meritasse di sentirlo, più di lei.
« ti amo »
Occhi grandi e innamorati, che se scendono fino alle labbra altrui è non soltanto per il desiderio di baciarle, ancora, e scoprire quale sapore abbia, l’euforia sulla bocca di chi si ama, bensì per il piacere semplice di vederla così, e volerla anche ricordare, com’è adesso.
Arrogante, irriverente per davvero tanti, tanti motivi, non solo perché solleva il mento, il sopracciglio o un lato delle labbra, disegnando il primo sorriso del pomeriggio, per lo più sardonico, irritante, come a motivarla a castare la maledizione, al centro di quel petto che rimane esposto, vulnerabile, ma anche ampio, pronto ad accogliere la tortura costruita ad hoc.
«Sei pronto?»
Nonostante l’espressione che permea il volto del commerciante persista, nella sua forte arroganza fittizia, sotto quel primo velo gli è impossibile obnubilare il battito accelerato del cuore, che sembra faticare ad adempiere al suo normale compito, per via della pesantezza innaturale, per un organo di quelle dimensioni. Anche il respiro risente dei moti interiori, essendo irregolare, altresì visibile, quest’ultimo, nel movimento del torace che ne segue il ritmo, alzandosi e abbassandosi. È pronto? Emette uno sbuffo attraverso le narici dilatate, scevro però di divertimento, e sposta le iridi dalla sommità del catalizzatore agli occhi della Turner, sicuro nell’esortarla con un « fallo e basta » quasi troppo superficiale, per un mago che guarda il suo persecutore in faccia, consapevole di quanto – in teoria – sta per arrivare.
«Crùcio.»