( V ) « Non appena becco chi mi ha rovinato l’abito » L’espressione crucciata della rossa si fa portatrice da subito di minacce ufficiali « Giuro che gli libero un bolide all’altezza del terzo occhio » Eppure, il tono è di una naturalezza che sembra veleno ricoperto di miele, soprattutto quando un’idea le balena in concomitanza ad uno scintillio sullo sguardo, che ha lasciato i panni del rapace per prendere quelli di arpia.
« Per aprirgli il terzo occhio o il cranio? » Rovina la spirale di panna montata ficcandoci dentro un indice per poi portarselo alle labbra con fare smaliziato. Solo sadico divertimento dovuto alla situazione.
( V ) Ma ci pensa un aggrottarsi giudicante delle sopracciglia ramate, alla vista di « Asteria, vedo che dimentichiamo le buone maniere facilmente. Durmstrang non era abbastanza rigida? Ah, giusto » Si porta la mancina a chiudersi come a guardarsi annoiata le unghie, quando ovviamente non può vederle per i guanti. « Sei stata espulsa per un motivo. Che disdetta. »
« Dai Vì, non è Asteria ad avermi preso in giro fino a due secondi fa » superficiale solo per il gusto di stuzzicarla, finché ripone la tazza di cioccolata e sorride complice ad Asteria, cercando di far da pacere per una volta. Ah, queste femmine. « Posso chiederle se ha un posto nel carnet, oppure l’etichetta non prevede neppure questo? »
( A ) «Chi è sta qua?» chiede a Hyperion, con un sopracciglio inarcato e l’espressione di una bambina indispettita. Il sorriso assume una piega leggermente più dolce, sebbene la sfumatura soddisfatta e quasi vittoriosa permanga, immutata, a colorare non solo il sorriso, ma anche lo sguardo. «Certo.» il proprio carnet, d’altro canto, oltre che ad essere invisibile è completamente vuoto. C’è qualcosa nel modo in cui lo osserva, tuttavia, a render palese che «Per te c’è sempre posto.» anche se avesse avuto altri mille spasimanti. Il fatto che non abbia ancora idea di chi sia lui, poi, è davvero un dettaglio insignificante.
( V ) Lo sguardo sottile, però, è tutto per Hyperion, stavolta, come se si trattasse a tutti gli effetti di una congiura. « Capisco. » Non degna più occhiate all’altra, le cede il quartino apparentemente volentieri, prima di staccare le natiche dal bordo del tavolo e iniziare a fare sfiorare l’abito perlaceo contro terra, con l’intento di allontanarsi, pur di non assistere a quello pseudo flirt. « Vi lascio alle vostre confidenze. » Fredda, scomparirebbe con un gesto del capo rapido nell’emettere uno swish di chioma, che tutta composta le si poserebbe sulle spalle fino a sfiorarle i fianchi, una fatina indispettita con il mento sempre troppo alto per essere solo una quindicenne che a qualcun altro, aveva accusato pocanzi di permalosità.
Distratto dal palese malumore di Vlada, torna ad osservarla inclinando il capo e col cipiglio vagamente allarmato « Guarda che stavo scherzando, ti stavo solo prendendo in giro » come lei ha fatto cinque minuti prima. Con un « Ma che Bolide? » impigliato alle labbra la guarda allontanarsi per due o tre secondi, dopodiché alza gli occhi al cielo, scrolla le spalle e torna a rivolgersi alla Alen con un sorriso ristabilito e la destra estesa verso di lei. « Allora, questo ballo? »