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Magnifica fotografia invernale dell'Alpe Prabello, presso il rifugio Cristina, Valmalenco. foto Alessia Bolis
Rosa Genoni è nata a Tirano nel 1867, figlia di un calzolaio milanese e di una sarta di Grosio: si trasferì giovanissima a Milano presso una zia sarta e cominciò a interessarsi di moda e dei problemi di categoria delle sarte e dei loro diritti in ambito lavorativo divenendo una leader in ambedue i campi. Nel 1893 intervenne al Congresso internazionale di Zurigo dove fece sentire con autorità la voce della delegazione italiana. Oltre alla militanza politica, agli articoli, alle conferenze e all’organizzazione dei congressi e molte attività umanitarie, Rosa Genoni si impose anche come squisita creatrice di moda a livello internazionale (Esposizione di Parigi e di Milano). Fu per anni insegnante di Storia del costume nelle scuole professionali milanesi dell’Umanitaria. E’ ricordata in molti volumi dedicati alla moda italiana, alla storia di Milano e al movimento femminile e socialista del primo quarto del secolo XX.
Il santuario Santa Casa di Loreto a Tresivio. Si raggiunge percorrendo la strada Panoramica dei Castelli che attraversa il versante retico definita, già nel 1885 dall’alpinista inglese Douglas Freshfield sulla rivista dell’Alpine Club britannico, “una delle più belle strade del mondo”.
Le caratteristiche case ottocentesche di Poschiavo, opera dell'architetto veneto Giovanni Sottovia.
IN RICORDO DI BEPU "Colgo l'occasione per ricordare un carissimo amico; Giuseppe Rinaldi (BEPU) perito tragicamente molti anni orsono con la moglie in un incidente sulla strada Lecco/Colico. Era il 1971,essendo io dipendente della ditta Lucini di Brusio (termo/sanitari),sono andato in trasferta con due colleghi a Trasqua,dove il Sg.Loris Mascioni di Brusio, aveva una tenuta vinicola, per effettuare un impianto termo/sanitario in un'abitazione adiacente alla cantina. Bepu era da tempo l'autista dei Mascioni ,e nei 20 giorni trascorsi assieme,ho potuto constatare il carattere BRILLANTE e socievole di quella straordinaria persona.Era venuto parecchie volte con la moglie a trovarmi a Tiolo,ed io gli ricambiavo la visita a Tirano,salendo per quella scala ripida;BEPU non ti dimentichero' mai;e quando mi reco a Tirano,vado al cimitero dove sotto il porticato in fondo,ce' un loculo che lo ricorda." Oreste Cimetti, Grosio
Partire da Milano con gli sci, raggiungere il Diavolezza e godersi una giornata di sport, senza prendere l'automobile. Con Trenord e il Trenino Rosso si può.
Vincenzo Sganga, il barbiere di Tirano, "come una volta".
Lo spazzaneve a vapore in azione sul Passo del Bernina, 11 gennaio 1911. Straordinaria foto d'epoca dall' album di René Correvon.
POSCHIAVO
Nel 1797 Napoleone separa la Valtellina dai Grigioni e l'annette alla Repubblica Cisalpina, Poschiavo dopo i moti rivoluzionari del 1799 ribadì la propria appartenenza al Cantone. Questo significò la divisione di una comunità unita per secoli da interessi comuni. Il blocco commerciale indebolì l'economia locale, anche se la nuova situazione di frontiera offrì nuovi aperture e nuovi possibili sbocchi a chi ebbe lo spirito intraprendente. Ne è un esempio l'industria vinicola, che si insediò a ridosso del confine in modo da poter garantire il commercio dei preziosivini valtellinesi verso Coira ed il nord delle Alpi. Sorsero così soprattutto nel Brusiese, ma anche a Poschiavo, numerose case vinicole. Nel 1851, dopo più di mezzo millennio di unità politica e territoriale, il comune di Brusio si separò dal comune di Poschiavo, dando vita ad una seconda entità comunale.
Tra il 1842 e il 1865 fu costruita la carrozzabile del Bernina. La messa in esercizio delle Forze Motrici Brusio nel 1906 e la costruzione della ferrovia del Bernina, dal 1943 parte della Ferrovia Retica, che raggiunge l'Italia, diedero nuovo vigore all'economia locale. Oltre a queste attività cominciò a farsi spazio il turismo, con la costruzione nel 1857 dell'Albergo termale di Le Prese. Grazie alla sua ricchezza storica, ai suoi paesaggi intatti e alla qualità di vita che vi si può gustare, Poschiavo è visitata ogni anno da migliaia di persone. (fonte wikipedia, foto Viola Cadice)
GIOVANNI
In Italia molti giovani stanno riscoprendo l’agricoltura, non come valore aggiunto, ma come professione. Anche a Tirano avviene questo, una passione che si trasforma in una professione, dai redditi non certo facilmente calcolabili, ma dalle fatiche quotidiane vissute e facilmente narrabili. Questa e la storia di Giovanni, un giovane tiranese, che come altri suoi coetanei, ha deciso di investire nella melicultura. Eccolo, mentre esegue l’attenta fase della potatura invernale, con cura, attenzione e sapienza, ma pure esperienza tramandata. Culla nel silenzio queste giovani piantagioni, da lui messe a dimora circa tre anni fa. Pota, queste sue “ rose dell’inverno” , in un momento in cui paiono tristi e desolate nel loro sviluppo vegetativo, ma sono comunque vive nella loro essenza.
testo e foto di Ivan Bormolini
Una foto della banda cittadina di Madonna di Tirano, nel concerto dell'Epifania presso la Basilica. Foto Angela Gherardo
Contrada dei Visoli, a Tirano.
Il ricordo dei propri cari, presso il cimitero di Tirano.
Non c'è tiranese che non conosca Plozza, un panificio storico a Tirano, a pochi passi dal Ponte di Porta Poschiavina sull'Adda. Bello avere ancora un luogo dove trovare il pane come una volta
In un inverno del 1975, il Prof. Demolli, musicista e docente di conservatorio, tornava con sua moglie da St. Moritz dove era spesso ospite presso la Villa Ricordi. Giunti a Tirano a causa di una tormenta di neve decisero di pernottare all'Hotel Tirano. Furono colpiti dalla bellezza della città e fecero il proposito di trasferirvisi a fine carriera. Oggi vivono nel centro storico di Tirano.
Testo e foto: Luca Soltoggio
Poschiavo in una immagine d'epoca