Caro Diario,
Questa quarantena è un viaggio dove la destinazione sembra irraggiungibile, non delimitata, illimitata. Non si sa né dove andremo a finire né come, ma la domanda vera è : con quali nuove consapevolezze?
Credo che un giorno l'ecosistema si sia svegliato e abbia scelto questo, di far emergere il caos, il panico tra la gente, le urla nei cervelli; non faceva altro che implodere negli ultimi anni.
Ha scelto di esplodere in questi giorni, di restituire l'irrispetto con cui lo abbiamo trattato noi per tutto questo tempo.
Un po' come noi essere umani, no? A un certo punto ci stanchiamo di essere trattati in una certa maniera, di essere vittime di gente che ci calpesta, che cammina e sbatte i piedi sulle nostre radici fino a romperle definitivamente, senza mai darci conto fino in fondo.
Così è stato. Come noi, anche il mondo ha una propria anima. Noi abbiamo rotto gli equilibri, siamo andati oltre, e lui non ha retto più; non riusciamo neanche a far la raccolta differenziata, perciò ha preso la decisione Lui di far pulizia diretta.
Abbiamo giocato con lui, lo abbiamo sottovalutato, lo abbiamo sfidato. Gli equilibri della natura sono anche questi, bisogna trovare un capro espiatorio per tenerli in vita...
Io sono qui, tra le mura di casa mia, che fortunatamente ho deciso di dipingere di rosa prima di questo caos; è un colore che mi ha sempre trasmesso serenità, pace.
Mi fa ricordare la mia infanzia, o la mia non infanzia. Ciò che avrei voluto avere e che non ho.
Queste mura fan pensare, ti mettono davanti a tu per tu a ciò che covi dentro, che ti rifiuti di guardare, perché tanto sai che non c'è risposta, non c'è risoluzione.
Questa condizione di chiusura dentro al mondo, quando già siamo chiusi noi. Una cassaforte dentro una camera blindata; cammino tra i corridoi e non mi sembrano neanche più tanto famigliari.
Ciò che vivo a casa mia non mi rispecchia, non mi appartiene, non mi appaga.
Ogni tanto evado, lo ammetto. Ho bisogno di un'ora d'aria, ho bisogno di abbracciare chi amo, di ricordarmi della realtà che c'è fuori e che dovrò tornare a riaffrontare. Chissà dove, chissà come.
Questo stato di apatia mi travolge, mentre di notte invece torna a battere il cuore. Si sa, la notte è il luogo di tutte le nostre malinconie più remote, le incertezze più nascoste, le mancanze più lontane. La notte è luogo di pensieri, di emozioni, di ispirazione. Io scrivo sempre e solo di notte, parte un flusso di coscienza istintivo, uno scorrere di sentimenti da buttare su un foglio, per buttarli fuori da me, lontani da me.
Questo virus non mi mette paura per la sua gravità, per ciò che fa alle persone. Sono una persona egoista, non riesco a provar dolore per le persone che mi stanno vicine, figurati riuscire a compatire chi non conosco.
Questo virus mi mette angoscia per quello che mi costringe a vivere, giornate interminabili e persone dannatamente vuote. In questa casa si respira vuotezza, lunghi silenzi e grida mute di mia madre che non resiste più.
Sto mantenendo contatti con le persone da me più amate; è in momenti come questi che è importante sentirsi vicini, non trascurati, non abbandonati a sé stessi.
Il mio pensiero stasera va alle persone sole, che non hanno nessuno.
Quelle che non hanno nessuno oggi, e che non avranno nessuno domani.
Le persone che vivono questo stato di solitudine perennemente, un corona virus dannatamente presente nelle loro vite in maniera costante.
Alle persone che vivono la guerra, le persone nate in nazioni meno abbienti, chi soffre tutti i giorni senza avere neanche uno degli oggetti che abbiamo noi in casa.
Non ci rendiamo neanche conto della nostra fortuna, della nostra gran botta di culo ad essere nati in un paese come questo. Al mondo ci sono ancora, nel ventunesimo secolo, più di 40 stati in guerra. Noi italiani occupiamo lo 0.50% della superficie terrestre. Un pallino in mezzo al mondo, una penisola collocata in modo strategicamente perfetto.
Una penisola ricca di eccellenze enogastronomiche, paesaggi, natura, per non parlare del patrimonio artistico e culturale che tanti altri paesi si scordano.
Nasciamo già in debito con la vita, e io so che devo rendergli giustizia, risarcirlo giorno dopo giorno.
Siamo in 7 miliardi, e potevamo nascere tra i popoli africani che fanno fatica ad autosostentarsi e a rimanere in piedi con le proprie gambe, potevamo crescere senza famiglia, potevamo non avere due gambe, due braccia, un cervello pensante.
E noi, a tutto questo, ci pensiamo?
Questa casa che ci sembra tanto una prigione, eh?
Ho detto di essere egoista. Tutti noi lo siamo. Egoismo, dal latino "ego", incentrati unicamente su noi stessi.
Nessuno pensa alle persone che nuotano in un mare di sangue tutti i giorni, che vivono la povertà, la fame, la disperazione.
Dove non c'è speranza, non c'è futuro, tecnologia, cibo, cultura.
E noi? Affogati in un mare di disperazione totale perdiamo la ragione assalendo supermercati, centralini d'emergenza telefonici, ospedali, stazioni.
Le persone dovrebbero fermarsi più a riflettere e usare intelligenza: se questa fosse stata una prova sociale, l'avremmo già persa.
Quanto è bello il mondo, quanto è fantastico, ma quante persone ancora non lo apprezzano. Non ne cogliamo i suoi veri valori.
Spero che questa quarantena, quando sarà tutto finito, ci aiuti a comprendere più il significato di ciò che viviamo. Ad apprezzare la natura, le piccolezze che ci circondano, fino alle più grandi.
Tutto ciò serve. Stavamo diventando troppo superficiali, ci stavamo dimenticando dei valori primordiali, principali...
Tutto ciò ci aiuterà a vivere meglio il giorno che torneremo a vivere.
A sentire di più un abbraccio, un bacio.
A volerci più bene.
A stare bene con gli altri, ma soprattutto con noi stessi.
È ora che siamo faccia a faccia con i nostri mostri, è ora che abbiamo la possibilità di smascherarli e di affrontarli.
Ed è lì che questo virus lo avremo combattuto davvero, è lì che ci sarà servito veramente a qualcosa. E io ci spero.













