Mi trovavo nella stessa situazione per la millesima volta.
Per la millesima volta avevo gli occhi gonfi, le pupille morte, le mani e le labbra tremanti.
Non ci sono molte scelte possibili.
O me ne frego..o contino a stare da cani.
Ma come si fa a fregarsene dopo aver passato tutta la vita a fare da “colonna” portante.
A cercare di tenere insieme quei pezzi ormai ridotti in briciole di una vita in frantumi.
Anche se è facile pensarlo, no, non è della mia vita che si sta parlando.
Esso è come un male che si insinua tra la carne, un qualcosa di invisibile che stringe il cuore.
Qualcosa che ti mangia dall’ interno ..ti ribalta lo stomaco..lo senti fin dentro le ossa mentre si espande per tutto il corpo cercando di arrivare sempre più vicino al cuore, che per paura accelera il suo battito.
Intanto sei già seduto perché le gambe hanno già iniziato a cedere...il respiro a tratti smorzato dal dolore diventa affannoso.
Comincia a mancare l’aria.
Gli occhi diventano rossi come il fuoco, inondandosi di lacrime amare che scendono inevitabilmente sulle guance fino ad arrivare il mento.
Allora quando senti che ormai ciò che credevi inevitabile sta risalendo, stringi i pugni, ti mordi il labbro fino a farlo sanguinare e conti..
1..2..3..4..5..6..7..8..9..10..
E così via, conti fino ad un numero indefinito cercando di distrarti, di ingannare il tuo corpo e la mente che non sta succedendo e che quel male invisibile a poco a poco scomparirà come tutto il resto.
Ma non sempre è possibile.
Allora ti lasci semplicemente andare.
La gola si riempie di urla che mai avresti potuto immaginare di sentire uscire dalla tua bocca.
E urli, urli fino a che non hai più un filo di voce..
Fino a che non urli così forte che hai paura di far uscire persino l’anima.
A quel punto non c’è più fiato.
Intorno un silenzio che ricorda i cimiteri..anzi..forse nemmeno i cimiteri sono mai stati così silenziosi come quel momento.
Gli uccelli hanno smesso di cantare e il vento non soffia più.
Solo tu e quel male invisibile ormai nascosto da qualche parte.