Dal 19 settembre 2017, giorno in cui ho fatto la mia prima visita ginecologica da donna incinta, il mio nome e il cognome si aggiornano. Il primo cambia ogni settimana, nel mio caso ogni venerdì, il secondo cambia ogni giorno. La progressione lenta e regolare di questi numeri si chiama gravidanza. La mia gravidanza. La prima.
Il 12 maggio 2018, Anna, mia figlia, che poi è anche figlia di mio marito Paolo, dovrebbe vedere la luce. Dico “dovrebbe” poiché la ddp (data del parto) è sempre indicativa. Potrebbe decidere di sbucare prima, come prendersela con comodo e rimandare il trauma.
Tempo fa, appena scoperto di essere incinta, ho letto da qualche parte che la gravidanza ti prepara psicologicamente all’essere madre. L’attesa diventa densa, pregna di sottintesi, a tratti logorante. L’amore per l’essere che mi porto nella pancia cresce con il susseguirsi dei famosi 7 giorni, che scandiscono il mio nome e cognome.
Non mi era familiare, la nana, nei primi due mesi. Anzi. Mi sembrava un’intrusa, pronta a portarmi via la mia vita. La mia capacità di viaggiare. La mia voglia di piazzarmi su un tram milanese a fine giornata lavorativa e non pensare a nulla.
Con il tempo la nana si è fatta vedere, sentire, volere bene. Con i suoi piedi lunghi 3 cm e la sua energie da essere non ancora nato. L’intrusa è diventata mia figlia. Piccola e indifesa, che fluttua nel mio pancione. Punta i piedi sui miei organi interni, quasi a dire: Ehi, tra poco arrivo.
Più la nana diventa famiglia, più la gravidanza si arricchisce di attrici, attori e luoghi comuni. Donne che mi danno consigli su qualsiasi cosa. Donne che mi parlano di parto. Donne più giovani che mi dicono che loro figli non ne vogliono. Donne che mi dicono che loro non ne faranno mai di figli, perché manca la materia prima. Donne e madri che mi raccontano la loro esperienza. Amiche che mi stanno vicine. Video di YouTube che mi ricordano quanto sia importante il pavimento pelvico. Utenti di Forum o gruppi dedicati a maternità e mamme in essere, che mi invadono la tranquillità social. Tassisti che mi confessano quanto i maschi siano meglio delle femmine, perché “le femmine chi le tiene”. Persone che mi fissano la pancia. Colleghi che commentano la mia espansione fisica. E ormoni. Fame. Gelato. Lacrime. Sorrisi.
Mi chiamo 25+5. Domani sarò già 25+6. Anna arriva. E lo ammetto, mi sento un po’ più vecchia. Per quello ho speso €43 in creme contorno occhi.