Rifugiarsi dentro un libro, davanti un camino, sotto la pioggia o in un pensiero lieve... Ovunque ci sia ancora un indizio di bellezza.
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@ilbluprofondodelmare
Rifugiarsi dentro un libro, davanti un camino, sotto la pioggia o in un pensiero lieve... Ovunque ci sia ancora un indizio di bellezza.
A volte non c'è modo di tornare indietro. È cambiato il battito, il desiderio, la pelle. Siamo cambiati così tanto che lo specchio non ci riconosce più.
Sulla riva del fiume, il tempo sembra fermarsi, le acque seguono il loro corso senza fretta.
All'ombra dell'albero, il pomeriggio trova rifugio, e la pace è presente come una vecchia amica.
Un uomo dipinge la bellezza che gli occhi a malapena riescono a cogliere, una donna, nel suo libro, lascia che la sua anima crei speranza.
Senza dire una parola, entrambi imparano ad ascoltare la voce serena della vita che insiste a fiorire.
Il vento muove le foglie, la luce accarezza la terra, e tutta la creazione sembra elevare una preghiera.
Ogni cosa respira armonia, ogni cosa invita alla contemplazione del mistero delle piccole cose che Dio fa germogliare.
Forse la felicità è semplice da trovare: un fiume, un'ombra, qualcuno con cui condividerla.
Perché ci sono silenzi così pieni di amore e verità,
che trasformano un istante nella più pura eternità.
Loren Harvey // Oceans
Paul Gustave Fischer (Copenhagen 1860 - 1934)
"Esser poeta nel tempo della povertà significa: cantando, ispirarsi alla traccia degli Dei fuggiti. Ecco perché nel tempo della notte del mondo il poeta canta il Sacro. Ecco perché, nel linguaggio di Hölderlin, la notte del mondo è la notte sacra.
L’essenza del poeta che in tale tempo è veramente poeta richiede che in lui poeticità e vocazione alla poesia divengano questioni poetiche a partire dalla povertà del tempo. Perciò i «poeti del tempo della povertà» debbono espressamente poetare l’essenza stessa dalla poesia. Quando questo succede è da presumersi l’esistenza di un mondo poetico conveniente al destino dell’epoca. Noi dobbiamo imparare a udire ciò che dicono questi poeti, se non vogliamo vivere superficialmente e inconsapevolmente nell’età che nasconde l’essere mentre lo custodisce, calcolando il tempo semplicemente sulla scorta dell’ente e del suo smembramento.
Quanto più la notte del mondo va verso la mezzanotte, e tanto più recisamente domina la povertà, in modo da celare la propria essenza. Non soltanto va perduto il Sacro come traccia della divinità, ma sono pressoché smarrite anche le tracce di questa traccia perduta. Quanto più le tracce si perdono e tanto meno è possibile a un mortale, giacente nell’abisso, poter riconoscere un cenno o un segno. Ma tanto più vero è allora il detto secondo cui ognuno va tanto più lontano se va soltanto là dove può andare sulla strada che gli è stata assegnata. La terza strofa di quella stessa Elegia che domanda: «...e a che i Poeti nel tempo della povertà?», enuncia la legge a cui i poeti sottostanno:
Salda rimane una cosa:
sia mezzogiorno, o si vada
verso la mezzanotte, sempre sussiste una misura a tutti comune; tuttavia a ognuno viene assegnato qualcosa di proprio; ognuno procede e giunge fin dove può."
Martin Heidegger
Jacek Yerka // Buduar
Imparo. Da tutti gli esseri imparo. Anche da chi mi spezza.
Tavík František Šimo // Paris Bookstore 1904
"Noi siamo fabbri e acciaio sfavillante allo stesso tempo, martiri di noi stessi spinti da intime pulsioni[...]
La guerra è umana quanto l’istinto sessuale: è legge di natura, perciò non ci sottrarremo mai al suo fascino.
Non possiamo negarla, altrimenti finiremo divorati."
Ernst Jünger • La battaglia come esperienza interiore
°
"Vi è un ordine fisico e vi è un ordine metafisico. Vi è la natura mortale e vi è la natura degli immortali. Vi è la regione superiore dell’« essere » e vi è quella infera del « divenire ». Più in generale: vi è un visibile e un tangibile e, prima di là da esso, vi è un invisibile e un non tangibile quale sovramondo, principio e vita vera.
Dovunque nel mondo della Tradizione, in Oriente o in Occidente, in una forma o nell’altra, è stata sempre presente questa conoscenza come un asse incrollabile intorno al quale tutto il resto era ordinato."
Julius Evola • Rivolta contro il mondo moderno
William Ireland // Chapeaux
La scuola non insegna precisamente quello di cui si ha più bisogno: appena passati gli esami e ottenuti i diplomi bisogna rivomitare tutto quel che s’è ingozzato in quei forzati banchetti e ricominciare da capo. (…) Se c’è ancora un po’ d’intelligenza nel mondo bisogna cercarla fra gli autodidatti o fra gli analfabeti. La scuola è così essenzialmente antigeniale che non ristupidisce solamente gli scolari ma anche i maestri. Ripeti e ripeti anni dopo anni le medesime cose, diventano assai più imbecilli e immalleabili di quel che fossero al principio - e non è dir poco. Poveri aguzzini acidi, annoiati, anchilosati, vuotati, seccati, angariati, scoraggiati che muovon le loro membra ufficiali e governative soltanto quando si tratta di aver qualche lira di più tutti i mesi! Si parla dell’educazione morale delle scuole. Gli unici risultati della convivenza tra maestri e scolari è questa: servilità apparente e ipocrisia dei secondi verso i primi e corruzione reciproca tra compagni e compagni. L’unico testo di sincerità nelle scuole è la parete delle latrine. (…)
Giovanni Papini • Chiudiamo le scuole
opera di Julius Evola
La natura, con la sua logica inesorabile, non fa sconti: non tutti i nati giungono a maturazione. Se, per esempio, tutti i tonni che nascono raggiungessero l’età adulta, in pochi mesi il mare ne sarebbe così pieno che potremmo camminare fino a New York sopra di essi. La natura seleziona: la maggior parte degli organismi diventa cibo per altri. La medicina moderna si vanta di aver aumentato la durata media della vita, ma, in realtà, ha solo ridotto la mortalità infantile, permettendo a individui non perfetti di raggiungere l’età adulta e di riprodursi. Il risultato è che siamo diventati una popolazione di malati cronici. Un tempo, la selezione naturale era spietata: chi nasceva con un difetto non sopravviveva. Un branco di antilopi o di caimani è composto solo da esemplari in perfetta salute. Questo perché la natura elimina chi non è in grado di competere. Guardiamo la natura: in essa il concetto di “rifiuto” non esiste. Ogni scarto diventa vita per qualcun altro. Noi, invece, con la nostra intelligenza, abbiamo creato cicli chiusi che producono rifiuti inutilizzabili, accumulandoli senza soluzione. La natura non spreca nulla. (…) La salvezza sta nel tornare a vivere secondo la natura. La natura è la nostra guida suprema. Noi siamo solo un filo nel grande tessuto della vita. Se perdiamo il contatto con questo ordine, ci condanniamo all’autodistruzione. (…)
Rutilio Sermonti • Niemals!
“Quel che vale piuttosto mettere in rilievo è che, se vi è mai stata una civiltà di schiavi in grande, questa è esattamente la civiltà moderna. Nessuna civiltà tradizionale vide mai masse così grandi condannate ad un lavoro buio, disanimato, automatico: schiavitù, che non ha nemmeno per controparte l’alta statura e la realtà tangibile di figure di signori e di dominatori, ma che viene imposta anodinamente attraverso la tirannia del fattore economico e le strutture assurde di una società più o meno collettivizzata. E poiché la visione moderna della vita, nel suo materialismo, ha tolto al singolo ogni possibilità di conferire al proprio destino qualcosa di trasfigurante, di vedervi un segno e un simbolo, così la schiavitù di oggi è la più tetra e la più disperata di quante mai se ne siano conosciute. Non fa dunque meraviglia che nelle masse degli schiavi moderni le forze oscure della sovversione mondiale abbiano trovato un facile, ottuso strumento pel perseguimento dei loro scopi: mentre dove essa ha già trionfato, nei cosidetti, sterminati «campi di lavoro» noi vediamo usato metodicamente, satanicamente l’asservimento fisico e morale dell’uomo ai fini di una collettivizzazione e dello sradicamento di ogni valore della personalità”.
Julius Evola, Rivolta contro il mondo moderno
Joop Polder // The garden palace