Il dono piรน grande che tu possa ricevere รจ la quotidianitร di qualcuno che riesce a lenire le crepe della tua anima.
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@ilragazzodallemanifredde
Il dono piรน grande che tu possa ricevere รจ la quotidianitร di qualcuno che riesce a lenire le crepe della tua anima.
Vivere fuori mi ha dato la consapevolezza di come la solitudine sia diventata la mia compagna. Essa non mi ha abbandonato mai, da molti anni a questa parte. Mi ha tamponato le ferite donandomi uno spazio dove guarire. Mi ha reso ancora piรน in pezzi, mostrando come ricostruirmi un pezzo alla volta con le sue mani. Mi ha mostrato che ovunque andassi, tra eventi, serate speciali e occasioni improvvisate, lei era lรฌ con me a dirmi che non dovevo preoccuparmi. La solitudine aveva quel potere speciale: apparecchiare tavolate ricche di consapevolezza, costringendomi a ingoiare il nodo dei pensieri e il peso crudo dell'autonomia.
Non ho mai chiesto la pace, non lโho mai voluta. Volevo solo il mare, la freschezza, la natura, le uscite improvvisate e una compagnia sensibile. Volevo discussioni con un senso, un solo amore, una sola certezza, due soli occhi a guardarmi, le risate, la serietร . I barbecue al tramonto, leggere, scrivere, confrontarsi in modo costruttivo, spogliarsi di ogni apparenza. E poi respirare libertร , viaggiare per il mondo, coltivare hobby, tenersi per mano, il cinema, la musica classica, le degustazioni di vino, i picnic allโultimo momento; le amicizie nate per caso, il calore di casa dopo un lungo viaggio, la grazia di sentirsi capiti, lโabbraccio di un genitore al momento giusto; essere me stesso al cento per cento e vivere tutto sulla mia pelle. Ho sempre creduto che la pace fosse un luogo senza scosse, un posto in cui la vita si ferma. Non avevo capito che era solo la luce del primo mattino: non guardi mai la luce in sรฉ, ma guardi quello che, illuminando, ti restituisce.
Da quando ho perso il sonno, t'ho lasciato custodire due cose tra le piรน importanti. T'ho affidato gli incubi affinchรฉ potessi allontanarli, e i sogni perchรฉ tu li realizzassi al posto mio. Ora guardati, chiudi gli occhi e dimmi: gli incubi hanno la stessa frequenza dei miei battiti e i sogni lo stesso sapore di quelli che custodivo io?
Ho scritto di questa vita in innumerevoli pagine, infondendovi pathos e volontร viscerale. L'ho stretta tra il calore delle mie braccia, con il tatto delle mie mani fredde. Ho portato la pace tra l'accozzaglia di nodi che mi presentava, custodendo il ricordo del freddo che ricevevo. E ho provato a capirla, a comprenderla, nella sua raggiante lucentezza e pazientemente nell'imminente oscuritร . Fin da bambino l'ho rincorsa mentre mi stava lasciando e, dopo aver respirato acqua, lei stessa รจ tornata a prendermi. Oggi ho preso consapevolezza dello straniero che ero e di quello che continuo a essere al suo cospetto. Mi ha nutrito e mi ha spogliato, ma continuerรฒ ad augurare la vita a chiunque possa leggere queste mie parole; mentre sto seduto su questi spalti, leggendo altri libri e silenzi dove le gambe del tempo corrono veloci e rendono questa apparente permanenza un enorme respiro.
E gridava sotto forma di silenzio, osservava nella cecitร piรน assoluta ed io ascoltavo i suoi pianti col cuore non udente. Pensavo che tutto potesse essere refrattario, ma mi sbagliavo: ero io sbrandellato, ancora gentile, ancora egoista, ancora me stesso. E intanto venivo additato come venale, anaffettivo ed ermetico. Era il tempo a dare esiti tra ricordi che dimenticavo di ricordare, il peso di una quotidianitร monotona e una perdita di colori, capelli, sogni, legami. Sempre alla caccia continua, pronto a raccogliere quello che restava in un crogiolo chiamato esperienza.
E il suo parlare era un manoscritto, la sua lingua un apparecchio dattilografico, la sua voce estremitร palmari dedite alla composizione. Quelle ore in sua pura compagnia erano un dilagare di poetica, un immergersi in storie vissute. Bastava poco per far prendere aria ai vecchi libri impolverati che avevano impaginato le nostre vite.
Io, immobile nel rumore di Beanie da tre inverni. Tu, con le orecchie cullate da Cabana, al centro esatto della tua estate. A scioglierti sotto un sole che a me non arriva mai.
A volte mi sento un paradosso vivente: vivo nellโalienazione di Kafka e nella solitudine di Murakami, frammentato come Pirandello e schiacciato dalle colpe di Dostoevskij. Eppure, sotto l'autocontrollo di Seneca e la melanconia di Petrarca, galleggio sulle memorie di Foscolo e le illusioni di Leopardi, cercando la vitalitร di Boccaccio per trovare, alla fine, la salvezza di Dante.
Quando mi chiedevi come stavo, non rispondevo mai. Ero ornato di catene, ma a te mostravo la libertร . Ti accarezzavo il viso, stringendoti il naso tra due dita, e tu diventavi rossa mentre i tuoi occhi si perdevano nei miei racconti. Avevo cosรฌ tanto da dire, amavo condividere le mille esperienze passate; tu ridevi delle mie gaffe e stavi davvero a tuo agio, stretta al mio fianco. Ma ora non so che fine abbia fatto il me di quel quadro. Se mi scrivi non ho piรน nulla da raccontare: le mani fredde hanno oramai perso il tatto, immerse in un tremolio inarrestabile. Ora non ricordo piรน nulla dei sorrisi che ci siamo scambiati. Forse per questo non rispondevo mai ai tuoi ยซcome stai?ยป: perchรฉ ora che le mie catene sono scivolate via, ho scoperto che anche la libertร ha le sue.
Notti in spiaggia ad ingoiare solitudine. La Luna alle spalle mi ricorda che questo silenzio ha la mia firma.
I tuoi baci sulla pelle davano i brividi. Le tue carezze sulle mani liberavano una scossa leggera. I tuoi abbracci portavano la quiete. Le tue parole riempivano la giara del mio cuore fino all'orlo. Ma ora che la patina si scioglie, vedo le cose per ciรฒ che erano. I tuoi baci erano morsi pronti a strappare la carne. Le tue carezze, graffi affilati sui palmi. I tuoi abbracci, spinte lente verso l'angolo della colpa. E le tue parole prosciugavano la mia essenza, riducendo il mio cuore a una giara piena di incrinature.
Il suo cuore batteva allโimpazzata, ma non per me: era solo la biologia del caldo, una pura vasodilatazione. Trasudava tristezza dalla pelle, e io guardavo quelle paranoie farsi gocce e scivolarle addosso, tracciando una strada su cui non mi era concesso camminare. Eppure, nel mio petto, il desiderio maturava come un interesse spietato, privo di percentuali ma carico di febbrile aviditร . Ogni suo sguardo mi si scioglieva sulla carne, mentre dai miei pori trasudava, atroce, la sua mancanza.
Ed hai cambiato mille maschere, poi altre mille e ancora mille. Hai dimenticato il tuo volto, le sue forme, le fossette sulle guance, le occhiaie oscurite da una stanchezza profonda. Hai dimenticato come si sorride, come si piange, come si soffiano le candeline del tuo compleanno e come restare scioccata, con lo sguardo perso e la bocca spalancata. Utilizzavi quelle maschere per fingere con gli altri, poi hai iniziato a farlo con te stessa, sopprimendo quello che di piรน bello avevi.
Dicono che ricordiamo solo il bello che ci manca, ma io ricordo solo il male ricevuto, sputato sul mio cuore a forma di litchi. Ed รจ strano perdere la memoria ogni giorno alla mia etร , mentre certi graffi restano profondi, troppo profondi per essere dimenticati.
Vi auguro di trovare la vostra pace. Non importa come la vestirete, l'importante รจ che la indosserete. C'รจ chi potrร stirarla un po', chi cercherร di restringerla, chi di ricucirla a proprio piacimento e chi sceglierร di portarla solo a metร giornata. Che questa pace, ovunque essa sia, possa rinfrescarvi l'anima ancor prima della pelle.
Ancora una volta, vagando tra le giornate, mi chiedo quale sia il mio posto. Non parlo di un posto dove stare, ma di un posto a cui appartenere. Mille volte ho piantato fiori di speranza, dove catrame faceva da terra, ma ogni piccolo seme germogliava in superficie e seccava. Quindi chiedo a me stesso, dov'รจ lo spazio tra le virgole, spazio... su quest'asfalto dove tutti corrono senza mai fermarsi, dove non ci si puรฒ sedere per paura di venir investiti. Ma forse, ancora una volta, non รจ un posto che sto cercando, ma me stesso, perso tra l'intercapedine del chi sono e quello che vorrei essere.