8.45 del mattino, dopo una nottata in bivacco a 2824 metri s.l.m. e 600 metri di dislivello di ritorno verso l'auto, decido di fermarmi a immergere la testa in un ruscello con l'acqua proveniente dai nevai e ghiacciai poco più sopra.
L'acqua è ghiacciata, talmente ghiacciata da farmi venire male alla testa per qualche istante.
Ora sono sveglio, sveglio davvero.
Sono passate poco meno di 24 ore dall'ultimo essere umano incontrato. Inizio a sentirmi vivo. Vivo davvero in mezzo al nulla. Mi sento libero. Libero dal ritmo frenetico della vita. Libero dal ritmo frenetico del lavoro, utile a tirare su quei 4 soldi che dovrebbero farti vivere.
Eppure come mai riesco a sentirmi vivo solo facendo le cose in cui non servono soldi? Come mai mi sento vivo davvero quando sono in mezzo al nulla e non circondato da 4 mura?!
Quando la società in cui vivi normalmente ti vuole fare credere che l'obbiettivo della vita vera sia di comprarsi una casa grande, una bella macchina, non farsi mancare nulla, fare tanti viaggi. Ma cos'è più importante. Stare bene con sé stessi con 500 cose futili attorno o sentirsi bene e se stessi con niente attorno? Cosa crea più soddisfazione? Cosa conta di più nella vita? Qual'è la cosa giusta tra le due?
Forse sono solo pazzo e innamorato di quei posti che ti fanno sentire vivi e liberi, parte di qualcosa che non puoi controllare ma da cui tutti noi arriviamo.
Innamorato dei posti che riescono a farmi spegnere il cervello dalla routine quotidiana, aprire gli occhi e farmi avere grandi flussi di coscienza.
Ancora una volta felice, io, i miei scarponi e il mio zaino.

















