Ti ho vista trasformare la stanchezza
in un’ebbrezza fatta di sorrisi
ed inventare un passo che sembrava
di danza lenta per dissimulare
qualche dolore fisico e trovare,
sempre, nel cuore del tuo cuore antico
tutto l’amore, senza lesinare.

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Ti ho vista trasformare la stanchezza
in un’ebbrezza fatta di sorrisi
ed inventare un passo che sembrava
di danza lenta per dissimulare
qualche dolore fisico e trovare,
sempre, nel cuore del tuo cuore antico
tutto l’amore, senza lesinare.
Era una bella persona.
Ma proprio bella bella.
Una persona bella dentro.
Era una di quelle persone che ti faceva mancare sempre il fiato, che ti lasciava a corto di parole.
Era una persona dagli occhi loquaci e profondi e di certo non per l'intensità del colore.
Era una di quelle persone con l'animo dolce, dal cuore puro, un po’ malinconico, a tratti nostalgico, di certo romantico e un gran sognatore.
Era una di quelle persone sensibili. Sì, una di quelle persone che si emozionava anche solo per una canzone perché chissà dove quella musica lo trasportava: indietro nel tempo, fluttuante in un ricordo…
Era una di quelle persone difficili da prendere perché aveva costruito davanti a sè troppe barriere, innalzato troppi muri perché chissà in che delusione era incappato.
Era una di quelle persone che ti faceva star bene, che si faceva voler bene.
Era una di quelle persone alle quali bisognava solo dare un abbraccio, senza dir nulla, senza aggiungere altro, placando i conflitti che dentro aveva ma che con quel sorriso nascondeva.
Era una bella persona.
Ma proprio bella bella.
Una persona bella dentro.
-ifyoureallyknowme
Si ricapitola, si riassume in questa parola: amarsi; peró c’è una cosa da dire: che il tempo passa, e il problema fondamentale dell’umanità da 2000 anni è rimasto lo stesso.. amarsi. Solo che ora e diventato piú urgente, molto piú urgente, e quando oggi sentiamo ancora ripetere che dobbiamo amarci l’un l’altro, sappiamo che ormai non ci rimane molto tempo. Ci dobbiamo affrettare. Affrettiamoci ad amare. Noi amiamo sempre troppo poco e troppo tardi. Affrettiamoci ad amare. Perché al tramonto della vita saremo giudicati sull’amore. Perché non esiste amore sprecato, e perché non esiste un’emozione più grande di sentire quando siamo innamorati che la nostra vita dipende totalmente da un’altra persona, che non bastiamo a noi stessi. E perché tutte le cose, ma anche quelle inanimate, come le montagne, i mari, le strade, ma di più, di più, il cielo, il vento, di più, le stelle, di più, le città, i fiumi, le pietre, i palazzi, tutte queste cose che di per se sono vuote, indifferenti. Improvvisamente quando le guardiamo si caricano di significato umano e ci affascinano, ci commuovono, perché? Perché contengono un presentimento d’amore, anche le cose inanimate, perché il fasciame di tutta la creazione è amore e perché l’amore combacia con il significato di tutte le cose. La felicità, sì, la felicità, a proposito di felicità, cercatela, tutti i giorni, continuamente, anzi chiunque mi ascolti ora si metta in cerca della felicità ora, in questo momento perché è lì, ce l’avete, ce l’abbiamo, perché l’hanno data a tutti noi. Ce l’hanno data in dono quando eravamo piccoli, ce l’hanno data in regalo in dote, ed era un regalo così bello che lo abbiamo nascosto, come fanno i cani con l’osso quando lo nascondono, e molti di noi l’hanno nascosto così bene che non sanno dove l’hanno messo, ma ce l’abbiamo. Ce l’avete, guardate in tutti i ripostigli, gli scaffali, gli scomparti della vostra anima, buttate tutto all’aria, i cassetti i comodini che c’avete dentro e vedete che esce fuori, c’è la felicità, provate a voltarvi di scatto magari la pigliate di sorpresa ma è lì, dobbiamo pensarci sempre alla felicità, e anche se lei qualche volta si dimentica di noi, noi non ci dobbiamo mai dimenticare di lei. Fino all’ultimo giorno della nostra vita, e non dobbiamo avere paura nemmeno della morte, guardate che è più rischioso nascere che morire eh.. non bisogna aver paura di morire, ma di non cominciare mai a vivere davvero, saltate dentro all’esistenza ora, qui. Perché se non trovate niente ora non troverete niente mai più, é qui l’eternità, dobbiamo dire sì alla vita, dobbiamo dire un sì talmente pieno alla vita che sia capace di arginare tutti i no, perché alla fine di queste due serate insieme abbiamo capito che non sappiamo niente, e che non ci si capisce niente, e si capisce solo che c’è un gran mistero e che bisogna prenderlo com’è e lasciarlo stare. Perché la cosa che fa più impressione al mondo è la vita va avanti e non si capisce come faccia, ma come fa?! ma come fa a resistere, ma come fa a durare così, è un altro mistero e nessuno l’ha mai capito perché la vita è molto più di quello che possiamo capire noi, per questo resiste, se la vita fosse solo quello che capiamo noi, sarebbe finita da tanto, tanto tempo. E noi lo sentiamo, lo sentiamo che da un momento all’altro ci potrebbe capitare qualcosa di infinito, e allora a ognuno di noi non rimane che una cosa da fare, inchinarsi, ricordarsi di fare un inchino ogni tanto al mondo, piegarsi, inginocchiarsi davanti all’esistenza. -@distrattamentee (monologo Benigni https://www.youtube.com/watch?v=tOZwg19ppv8)🎧🎞
Piccolo principe
«Ti amo» – disse il Piccolo Principe. «Anche io ti voglio bene» – rispose la rosa.
«Ma non è la stessa cosa» – rispose lui. – «Voler bene significa prendere possesso di qualcosa, di qualcuno. Significa cercare negli altri ciò che riempie le aspettative personali di affetto, di compagnia. Voler bene significa rendere nostro ciò che non ci appartiene, desiderare qualcosa per completarci, perché sentiamo che ci manca qualcosa.» Voler bene significa sperare, attaccarsi alle cose e alle persone a seconda delle nostre necessità. E se non siamo ricambiati, soffriamo. Quando la persona a cui vogliamo bene non ci corrisponde, ci sentiamo frustrati e delusi. Se vogliamo bene a qualcuno, abbiamo alcune aspettative. Se l’altra persona non ci dà quello che ci aspettiamo, stiamo male. Il problema è che c’è un’alta probabilità che l’altro sia spinto ad agire in modo diverso da come vorremmo, perché non siamo tutti uguali. Ogni essere umano è un universo a sé stante. Amare significa desiderare il meglio dell’altro, anche quando le motivazioni sono diverse. Amare è permettere all’altro di essere felice, anche quando il suo cammino è diverso dal nostro. È un sentimento disinteressato che nasce dalla volontà di donarsi, di offrirsi completamente dal profondo del cuore. Per questo, l’amore non sarà mai fonte di sofferenza.
Quando una persona dice di aver sofferto per amore, in realtà ha sofferto per aver voluto bene. Si soffre a causa degli attaccamenti. Se si ama davvero, non si può stare male, perché non ci si aspetta nulla dall’altro. Quando amiamo, ci offriamo totalmente senza chiedere niente in cambio, per il puro e semplice piacere di “dare”. Ma è chiaro che questo offrirsi e regalarsi in maniera disinteressata può avere luogo solo se c’è conoscenza. Possiamo amare qualcuno solo quando lo conosciamo davvero, perché amare significa fare un salto nel vuoto, affidare la propria vita e la propria anima. E l’anima non si può indennizzare. Conoscersi significa sapere quali sono le gioie dell’altro, qual è la sua pace, quali sono le sue ire, le sue lotte e i suoi errori. Perché l’amore va oltre la rabbia, la lotta e gli errori e non è presente solo nei momenti allegri.
Amare significa confidare pienamente nel fatto che l’altro ci sarà sempre, qualsiasi cosa accada, perché non ci deve niente: non si tratta di un nostro egoistico possedimento, bensì di una silenziosa compagnia. Amare significa che non cambieremo né con il tempo né con le tormente né con gli inverni.
Amare è attribuire all’altro un posto nel nostro cuore affinché ci resti in qualità di partner, padre, madre, fratello, figlio, amico; amare è sapere che anche nel cuore dell’altro c’è un posto speciale per noi. Dare amore non ne esaurisce la quantità, anzi, la aumenta. E per ricambiare tutto quell’amore, bisogna aprire il cuore e lasciarsi amare.
«Adesso ho capito» – rispose la rosa dopo una lunga pausa.
“Ottobre. ‘Caro diario, oggi mi sono scontrata con un tizio. Viene nella mia stessa scuola, non lo sopporto proprio. Fa la IV D, quella classe di fighetti del cazzo che mi stanno sulle scatole. Non solo mi ha praticamente spalmato il suo gelato al pistacchio sulla maglia, non mi ha neanche chiesto scusa, anzi, “Guarda quando cammini” mi ha detto. Che razza di idiota.’ Novembre. ‘Caro diario, oggi la mia classe insieme alla IV D e alla III C era in palestra. Abbiamo fatto delle squadre, obbligati dai professori, e abbiamo giocato a pallavolo. Il tizio del gelato, Lorenzo, la faceva apposta a schiacciare su di me. L’unica schiacciata che non sono riuscita a prendere, mi è finita in faccia. Non sono riuscita più a giocare, lui rideva soddisfatto. Che coglione. Come se non bastasse, Luca, un suo compagno che viene con me in palestra, non si è degnato neanche di chiedermi come stessi.’ Dicembre. ‘Caro diario, oggi, mentre ero in palestra per i cazzi miei sul tapis roulant, alzo lo sguardo e vedo Lorenzo riflesso nello specchio nella cyclette accanto a me. Ho alzato gli occhi al cielo e aumentato ancora il volume della musica. Il problema era che Luca cercava di farci parlare ma entrambi lo guardavamo male e lo prendevamo in giro. Ho beccato Lorenzo guardarmi, tre volte, per poi distogliere lo sguardo. Cazzo vuole?’ Gennaio. ‘Caro diario, da un po’ di tempo Lorenzo mi saluta per i corridoi a scuola. La prima volta, mi sono guardata intorno, pensando non si riferisse a me, ma ero l’unica. Mi sorride come un idiota quando saluta. Oggi in palestra me lo ritrovavo sempre vicino, e Paola, la nostra personal trainer, che cerca di fidanzarmi con chiunque di sesso maschile, ha cercato di mettermi insieme a lui. La uccido.’ Febbraio. ‘Caro diario, oggi è successa una cosa stranissima, che mi ha lasciata perplessa, e non poco. Ero sola a girovagare per i corridoi quando sento la vicepreside gridare. Cercavo un posto dove nascondermi perché se quella vecchiaccia mi avesse trovata, mi avrebbe sospesa. Ero entrata nel panico, sentivo il suono dei suoi tacchi echeggiare per tutto il corridoio, si stava avvicinando. Lorenzo era piegato sulle ginocchia, intento a non farsi vedere dalla finestra. Mi ha guardata, poi si è girato notando la vicepreside avvicinarsi da noi. Si è alzato, mi ha preso per il polso e ha iniziato a correre. Ci siamo nascosti nello stanzino dei bidelli. Avevamo il fiatone, nel frattempo continuavo a domandarmi come mai mi avesse dato una mano. La vecchiaccia si era allontanata. Stavo per uscire, ma Lorenzo ha chiuso nuovamente la porta con la mano. Mi stavo voltando, pronta a ribattere. Ma non me l’ha permesso. Mi ha baciata. Era il mio primo bacio. Subito dopo è andato via, lasciandomi lì dentro.’ Marzo. ‘Caro diario, neanche oggi Lorenzo è venuto in palestra. Ha cambiato orario, penso mi stia evitando. Non mi ha mai risposto quando ho chiesto del bacio. ‘dimenticalo’ ha detto una volta. Non posso dimenticare il mio primo bacio, testa di cazzo.’ Aprile. ‘Caro diario, io e Francesca venerdì ci eravamo messe d’accordo per andare alle tre in palestra anziché alle sei. Ho incontrato Lorenzo, è rimasto sorpreso di vedermi. Ho fatto finta di non conoscerlo. Eugenio che oggi è venuto prima per stare con me e Francesca, ogni volta che scherzavamo o che mi era vicino, Lorenzo si metteva in mezzo con delle scuse assurde. Poi, mentre stavo andando via, ho sentito la porta dello spogliatoio chiudersi. Mi sono girata e mi sono ritrovata Lorenzo davanti. Alzo gli occhi al cielo. Lui si avvicinava ed io arretravo. Mi ha bloccato il viso tra le sue mani e mi ha baciata di nuovo mentre io, imbambolata come una cogliona non riuscivo a fare niente. Un bacio a stampo. ‘Mi piaci’ m’ha detto. ‘A me no’ ho risposto. Ha pensato che quella risposta significasse che non mi piace, io intendevo che non mi piaccio. È andato via tutto arrabbiato.’ Maggio. ‘Caro diario, oggi ho provato una sensazione strana vedendo una ragazza provarci con Lorenzo. Per ‘sbaglio’ sono finita contro quella e devo averla guardata parecchio male, perché lei ha detto a Lore ‘ma quella era la tua ragazza?’ Ero troppo lontana per sentire la risposta. Poco fa ho ricevuto un messaggio da un numero sconosciuto c’era scritto “la gelosia nuoce gravemente alla salute piccola ;)” ho capito subito che si trattava di Lorenzo. Adesso sono le cinque del mattino, mi ha appena dato la buonanotte perché domani deve andare a giocare a calcetto.’ Giugno. ‘Caro diario, io e Lore ci siamo messi insieme. È tutto così strano. Non so come il faccia a piacergli, ma ha detto che me lo ripeterà ogni giorno finché non inizierò ad accettarmi. Poverino.’ Luglio. ‘Caro diario, non ho mai detto ‘ti amo’ a nessuno. Per questo, quando Lore ha detto quelle due parole, io non ho risposto. Si è arrabbiato, abbiamo litigato e adesso neanche mi parla più. Ho provato a dirgli che lo amo, ma le parole mi sono morte in gola. Non riuscivo neanche a fiatare.’ ‘So che oggi ho già scritto. No cioè, tecnicamente è passata la mezzanotte quindi… La faccio breve: ho ricevuto una foto da una mia amica in cui Lorenzo si bacia con una tipa al Jotì. Non so se è ubriaco o cosa, non me me fotte un cazzo. Gli ho mandato un messaggio “Io ho sbagliato, lo so. Ma è stato un errore dettato dalla paura, paura perché determinate cose non le ho mai dette a nessuno. Sotto questo aspetto sono ancora una povera ingenua. Tu, hai sbagliato per rabbia. Ha delle labbra morbide? Bacia bene? Lo spero perché d’ora in avanti saranno le sue labbra che bacerai. Addio.’ ‘Ok’ ha risposto. Fanculo.’ Agosto. ‘Caro diario, Oggi è il mio compleanno, come regali ho ricevuto un profumo, un orologio e Lorenzo che limonava animatamente con una Moretta del cazzo a tre metri da me. Sono scappata nel bagno del lido, perché ho festeggiato a mare, tipo tre volte. Marco è venuto a vedere come stessi, mi ha abbracciata. Quando siamo usciti dal bagno, Lorenzo era lì. Ha fatto per parlarmi, ma notando Marco è rimasto zitto e dandomi una spallata è entrato nel bagno. Lui è andato via poco dopo. Tornata a casa, mi sono ritrovata davanti all’entrata una rosa rossa e una piccola scatola con dentro un braccialetto con un ciondolino a forma di tartaruga, uno degli animali che amo di più.’ Settembre. ‘Caro diario, la scuola è ricominciata da quasi due settimane. La mia classe e quella di Lore erano di nuovo insieme in palestra. Parlavo con Marco, quando, proprio mentre stava per abbracciarmi, una pallonata è passata davanti a noi andando a rimbalzare contro il muro. Mi sono girata imbestialita, era stato lui. Sempre lui e mi guardava anche male. Qualche ora dopo, Marco è tornato in classe con la maglia sporca di sangue e un fazzoletto sul naso. Non c’è stato bisogno che mi dicesse qualcosa, sapevo che era stato Lorenzo. Sono uscita dalla classe e sono andata in V D a chiamarlo. Appena è uscito, senza neanche fargli finire la frase ‘cosa vuoi’ gli ho tirato uno schiaffo che penso si ricorderà per tutta la vita, e sono andata via.’ Ottobre. ‘Caro diario, è successa una cosa troppo strana oggi. Correvo per il corso parlando con Ilaria al cellulare, che mi sgridava perché come al solito ero in ritardo, quando vado a sbattere contro ad un tizio. Abbasso lo sguardo sulla mia maglia bianca e noto una chiazza verdastra, dall’odore ho capito che si trattava di gelato al pistacchio. Ho alzato lo sguardo e mi ritrovo Lorenzo davanti, immobile, esattamente come un anno prima. Ma ha fatto una cosa che l’anno prima non si sarebbe mai sognato di fare: mi ha baciata. Effettivamente, c’ha sempre avuto questo cazzo di vizio di baciare le persone all’improvviso. Ma è uno dei vizi più belli del mondo. ‘Voglio solo le tue labbra. Le tue carnose, screpolate e maltrattate labbra, perché è te che amo.’ Diario, magari ho sbagliato, ma lo stesso errore non si fa due volte, così questa volta gliel’ho detto, che lo amo. E mi ha abbracciata. E ho pianto. E Ilaria urlava al cellulare. E ora stiamo di nuovo insieme, ed è proprio qui, davanti a me che mi guarda mentre scrivo e mi dice ‘sei bellissima’ per farmi distrarre. Ora scusa, ma è una distrazione troppo efficace. Devo dirgli di nuovo che lo amo, prima che se lo dimentichi.’”
—
miamerestisenonfossimestessa.
(via
miamerestisenonfossimestessa
)
Posso piangere?
(via
comepezzidipuzzleincompatibili
)
Piango
(via
lontanadaltuocuore
)
Giuro sto per piangere
(via eyesfilledwithyou)
Oddio… Lacrime
(via makenomistacheshesmine)
dolcissimi
(via maddytruestory)
E ora che avevo cominciato
A capire il paesaggio:
«Si scende,» dice il capotreno.
«È finito il viaggio»
— Giorgio Caproni
"Sir, ha già scritto la lettera a Babbo Natale?"
"Lloyd, Babbo Natale non esiste"
"Ma esiste ciò che gli potrebbe scrivere, sir"
"Questo non vuol dire che a Natale riceverò quello che ho chiesto"
"Non si preoccupi, sir. Per allora il regalo l'avrà già ricevuto"
"E quale sarebbe, Lloyd?"
"Il coraggio di desiderare, sir"
"Portami carta e penna, Lloyd"
"Con molto piacere, sir"
~ vita con Lloyd
"E ti diranno un sacco di cose. Te ne diranno tante. Tutte giuste. Tutte vere. Ti diranno di non scappare dal dolore. Di vivertelo tutto. Di farci amicizia. Che si può morire in mille modi ma di certo non si può morir d’amore. Ti diranno di non restare sola di uscire di segnarti in palestra cambiare taglio di iscriverti a una scuola di ballo. Conoscere gente. Che lì ci si diverte solo senza il bisogno di pensare a niente. Ti diranno che è andata come doveva andare. E di prenderti le gocce. E di dormire. Possibilmente per un po’ anche di smettere di sognare. Che il più coraggioso in fin dei conti resta sempre e il più vigliacco, invece decide di mollare. E la mattina di svegliarti presto. Andare a correre. Sentirti bella. Leggere un libro. Leggerne tanti. Che le risposte sono tutte lì. Anche se adesso ti senti piccola. In mezzo a un mondo di giganti. Ti diranno un sacco di cose. Te ne diranno tante. Tutte giuste. Tutte vere. Ma non serviranno a niente. Starà soltanto a te decidere. Quando sarà il momento giusto per dire: adesso basta. E poi, ricominciare a vivere."
Andrew Faber
Amami come ameresti te se fossi me.
“Volerò” disse il bruco. Tutti risero, tranne le farfalle...
The Notebook (2004)
“Magari un giorno, quando non ci sarò più, qualcuno, da qualche parte, leggerà qualcosa di me e penserà “l'avrei amata”.”
— N. Lyons
“Ti auguro qualcuno che si accorga sempre di come ti senti.”
- Marco Polani
“I problemi che abbiamo non possono essere risolti con la stessa mentalità con cui li abbiamo creati.”
— Alber Einstein
PRIMO MESE Mamma, sono ancora un seme, ma ho tutti i miei organi. Amo il suono della tua voce. ogni volta che lo ascolto, ondeggio di qua e di là. Il suono del battito del tuo cuore è la mia ninnananna preferita. SECONDO MESE Mamma, oggi ho imparato a succhiarmi il pollice. Se potessi vedermi, potresti sicuramente dire che sono un bambino. Non sono ancora grande abbastanza per sopravvivere al di fuori della mia casa. E’ così bello e accogliente qui! TERZO MESE Lo sai mamma? Sono una femmina!! Spero che ti faccia felice! Ho sempre voluto che tu fossi felice! Non mi piace quando piangi…sembri così triste…e mi sento triste anche io, e piango con te anche se so che nn puoi sentirmi… QUARTO MESE Mamma, i miei capelli stanno cominciando a crescere. Sono molto corti e carini, ma ne avrò molti! Passo molto del mio tempo facendo esercizio: riesco a girare la testa, ad arrotolare le dita e a stirare le gambe e le braccia. Sto diventando piuttosto brava! QUINTO MESE Oggi sei andata dal dottore…mamma, ti ha mentito! Ti ha detto che non sono un bambino! Sono una bambina mamma! La tua bambina… Io penso e percepisco… Ti posso sentire e so di amarti! Mamma, cos'è un aborto? SESTO MESE Sento di nuovo il dottore! Non mi piace…sembra freddo e insensibile! Sta infilando qualcosa nella mia casa…la chiama ago…Mamma cos'è?!? Brucia! Per favore fallo smettere! Non riesco ad allontanarmi dall'ago!! Mamma! AIUTAMI! Mamma, per favore fallo smettere…mamma! Scusa mamma! Fallo smettere ti prego! Ti prego…. SETTIMO MESE Mamma, tutto bene. Sono tra le braccia di Gesù. Mi sta abbracciando. Mi ha parlato degli aborti…Perchè non mi hai voluto mamma?
(Via thegirlwiththecoldinside)
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“Ciao piccola. Ti penso ogni giorno. Voglio che tu sappia che non ho mai smesso di volerti e soprattutto di volerti bene. Non ho mai smesso di immaginare i tuoi lineamenti, i tuoi pianti, i tuoi capricci. Non ho mai smesso di immaginare i tuoi sorrisi, le tue manine, i tuoi capelli che avrei raccolto in dei codini tutti i giorni. Ci sono giorni in cui manchi un po’ di più, è come se tu ci fossi ancora, mi accarezzo la pancia, nella speranza che tu senta quelle carezze così frequenti. Ho deciso, amore mio, che continuerò a studiare, migliorerò, mi impegnerò, come se tu fossi qui, e stessi facendo tutto per darlo a te. È giusto Che io La tua mamma, ti porga le mie scuse per quello che ho fatto, per quello che ho pensato. Un peso, tu non è vero che lo eri e non lo saresti stato. Ti confesso che la mia era paura, paura di cosa? Di non essere all'altezza. Di non essere ordinata. Di non essere abbastanza brava. Di non saper reggere la responsabilità di una nuova vita in circolazione. Paura di restare sola. E non è giusto che sia stata una creatura che non mi aveva fatto niente a pagare per le mie insicurezze, non è giusto, perché tu, io lo so, saresti stata il mio orgoglio. Qualcosa di straordinario nella mia vita. Un nuovo blocco di partenza. Mi manchi Qualche giorno un po’ di più, qualche giorno un po’ di meno Ma Mi manchi Sempre.”
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