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Il soffrire passa. L’aver sofferto non passa mai.
Per questo l'amava,per questo non poteva dimenticarla, né amare altri al di fuori di lei,ma per questo era condannato a perennemente languire per lei. Quella fanciulla aveva penetrato di sé la sua vita,il ricordo di lei non poteva appassire.
-La ripresa, Kierkegaard
È bastato uno sguardo, o un gesto, o un brevecolloquio. La loro anima se n’è andata, per un istante, per un’ora.
Søren Kierkegaard - "Diario di un seduttore"
“Quale forza ha portato a splendere di un simile fuoco questi occhi tristi, pensosi? Cosa ha richiamato il sangue a queste pallide guance smagrite? Che passione s’è riversata nei dolci tratti del suo viso? Per cosa si solleva così questo petto? Che cosa in modo inaspettato ha richiamato forza, vita e bellezza al volto della povera fanciulla, gli ha imposto di risplendere d’un simile sorriso, l’ha ravvivato d’un riso così abbagliante e sfavillante?”.
— Fëdor Dostoevskij, "Le notti bianche"
”Per quel che riguarda la mia opinione personale, io ritengo che amare solamente il benessere sia addirittura un qualcosa d’indecente. Bene o male che sia, ogni tanto anche fare a pezzi qualcosa è davvero molto piacevole. Ora non è che io voglia propriamente stare dalla parte della sofferenza; ma non voglio nemmeno stare dalla parte del benessere. Io sto dalla parte del mio capriccio, perchè il mio capriccio mi sia garantito, quando ce ne sarà bisogno […] Io sono convinto che alla vera sofferenza, cioè alla distruzione e al caos, l’uomo non rinuncerà mai. La sofferenza: questa è infatti l’unica causa della consapevolezza. E benchè io l’abbia annunciato, all’inizio, che secondo me la consapevolezza è per l’uomo la più grande delle disgrazie, cionondimeno io so che l’uomo l’ama e che non la baratterà mai con nessunissima soddisfazione.. La consapevolezza, tanto per fare un esempio, sta infinitamente più in alto del due per due uguale quattro. Giacchè dopo il due per due, va da sè che non rimane più nulla - non soltanto nulla da fare, ma perfino nulla da conoscere. Dopo il due per due non ci rimarrebbe altro che turare i nostri cinque sensi e sprofondarci nella contemplazione. Si è vero che con la consapevolezza si ottiene lo stesso risultato, e cioè che non resta più nulla da fare, proprio come nell’altro caso; ma con la consapevolezza per lo meno si potrà frustare un po’ sè stessi di quando in quando, il che , bene o male, rianima. Sarà una cosa retrogada, ma è comunque meglio di niente”
- Fedor Dostoevskij
non so secondo quale criterio dovrei mettermi a rincorrere qualcuno