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22/3/2013
Caro amico
Non dico di essere in procinto di mollare, ma sono un po’ giù di morale, non riesco a farmi un amico. Sono triste perché la gente mi odia. Insomma io ho fatto il bastardo – scusa il termine – per tutto il liceo e non posso aspettarmi che la gente creda che io voglia essere una persona migliore. Stasera c’è la festa di primavera della scuola ed io ci andrò da solo. E’ una situazione piuttosto bizzarra dato che prima le ragazze facevano a gara per essere invitate da me, mentre adesso non mi guardano neanche. Forse prima mi volevano perché ero nel gruppo dei ragazzi “tosti” mentre adesso sono una nullità.
Ora vado a prepararmi. Sta sera devo essere al meglio se voglio riuscire nel mio intento.
Con affetto J.
23/3/2013
Caro amico.
Sono felicissimo, sono riuscito finalmente a fare amicizia. E’ stata una notte indimenticabile.
Ora te la racconto.
Mi sono vestito molto elegante. Ero molto emozionato perché sentivo che qualcosa sarebbe cambiato. Mio padre mi ha accompagnato in macchina e quando sono arrivato alla festa, c’erano gli studenti dell’ultimo anno che accoglievano tutti gli altri. Era una situazione molto strana. Tutti i miei vecchi amici erano lì e dopo qualche spintarella e qualche offesa mi hanno lasciato passare.
Quando sono entrato nel teatro della scuola ho notato che come ogni anno era tutto perfetto. Le decorazioni che abbellivano la sala erano state decise dalla signorina Bridge (un tempo pittrice di successo e adesso professoressa di arte) e rendevano benissimo l’idea di primavera a cui era dedicata la serata. Il buffet era molto ricco, c’erano moltissimi manicaretti e un’infinità di cocktail analcolici. La pista da ballo era già piena di ragazze che ballavano con i loro cavalieri. Le canzoni erano molto belle e allegre e regalavano alla serata quel tocco primaverile a cui aveva già pensato la signorina Bridge con le sue decorazioni.
La festa è iniziata con il tradizionale discordo del preside Wise in onore dei ragazzi dell’ultimo anno, che ha concluso con la solita frase che ripete tutti gli anni: “Divertitevi senza esagerare”. Questo è stato il primo anno in cui gli ho dato veramente ascolto.
Ho passato la mezzora successiva al discorso a guardarmi intorno. E’ difficile fare amicizia con altri che sono già in compagnia quando si è da soli. Quando sono entrato nella pista da ballo ho visto Cindy che ballava con il mio ex migliore amico. Non mi ha dato fastidio, solo che mi guardavano malissimo. Ho attaccato bottone con diverse persone e stavo andando molto bene fino a quando Luis Dullard non ha deciso di provocarmi rovesciandomi addosso dell’aranciata, fingendo che gli fosse scivolato dalle mani il bicchiere. Voleva dimostrare che io in realtà non ero cambiato e che avrei fatto di tutto per fargliela pagare, intanto dietro a lui c’erano altri due ragazzi pronti a fermarmi. Inizialmente sentivo di dover fare qualcosa, insomma oltre ad aver rovinato la giacca, stava cercando di sabotarmi la serata, ma sono rimasto immobile e gli ho detto che sono cose che succedono. Dullard sorpreso dalla mia risposta se ne è andato con gli altri due e mi ha lasciato in pace.
Le persone con cui stavo parlando tuttavia se ne erano già andate e la mia giacca sporca non ne avrebbe attratte delle altre.
La serata era ormai rovinata: ho preso il cappotto e me ne sono andato.
Quando sono uscito dal teatro, il cielo era pieno di stelle, uno spettacolo davvero maestoso. Non c’era nemmeno una nuvola e la luce della luna illuminava tutte le strade e le case davanti a me. Non mi ricordo di aver mai fissato così a lungo il cielo in vita mia. Guardando tutte quelle luci nel firmamento percepivo un senso di gratificazione e di benessere anche se non avevo nessuno con cui condividerlo.
Ho camminato per circa un’ora ripensando al discorso dal preside Wise. Era proprio una bella orazione.
Camminavo e guardavo il cielo fino a che qualcosa improvvisamente ha turbato la mia quiete. Un urlo di aiuto. Sentivo una voce provenire da un vicolo, una voce che chiedeva aiuto, una voce che non avevo mai sentito prima. Mi sono avvicinato senza farmi notare e ho visto due ragazzi che ne picchiavano un altro. Il poveretto stava sanguinando e gli altri lo offendevano pesantemente e lo malmenavano. Ad un certo punto il ragazzo ha gridato: “Ehi tu! Aiutami! ti prego fa qualcosa!”. Mi aveva visto e dopo queste parole anche gli altri due avevano notato la mia presenza. Quello più grosso mi si è avvicinato chiedendomi cosa facessi lì, non mi spaventava, sapevo bene come difendermi. Io gli ho risposto di lasciare in pace lo sfortunato e di prendersela con me se ne aveva il coraggio. Dopo essersi ulteriormente avvicinato, ha provato a colpirmi, ma io l’ho evitato e dopo avermi mancato ha provato a prendermi di nuovo ed io l’ho schivato nuovamente. Stufo di mancarmi ha chiamato il suo amico e gli ha detto di tenermi fermo. Nel momento in cui ci ha provato, l’ho colpito al ginocchio destro ed è caduto per terra. Dopo essersi rialzato, ha provato nuovamente a colpirmi – si vedeva che non era mai stato protagonista di una vera rissa – e dopo aver evitato il suo pugno, ho mirato all’altro ginocchio e lui è caduto nuovamente. Poi sono andato dall’altro e gli ho detto che se se ne fossero andati non avrei fatto loro del male, ma ormai questo si stava già scagliando contro di me. Ho reagito. Dopo averlo centrato in pieno volto e datogli il tempo di rialzarsi gli ho ripetuto la mia proposta: “ o ve ne andate e lasciate stare il ragazzo o la prossima volta non ci andrò più così leggero” a questo secondo avvertimento quello meno grosso che era già abbastanza lontano ha gridato all’amico di scappare, quest’ultimo mi ha urlato: “Non finisce qui stronzo! Ci rivedremo! Non sai contro chi ti sei messo”.
A me non importava, volevo sapere invece come stava quel povero ragazzo malmenato da quelle due scimmie.
La prima cosa che ho fatto è stata quella di andare a parlargli. Gli ho dato una mano a rialzarsi e lui mi ha detto: <<Grazie amico! Mi hai salvato da quei due bastardi!>>. Io gli ho risposto che non c’erano problemi e gli ho chiesto se aveva bisogno di una mano per tornare a casa, lui mi ha detto che abitava dietro l’angolo ma che gli faceva piacere se lo accompagnavo.
Il suo nome è Mark.
Per tutta la strada mi ha ringraziato per averlo salvato da quei due bulli e quando gli ho chiesto perché ce l’avevano su con lui, mi ha detto che era perché si era fatto la ragazza del più grosso. Continuava a ripetere quanto quella ragazza fosse una “gran gnocca” e che quello lì non se la meritava.
Abbiamo parlato fino a quando non siamo arrivati a casa sua. All’uscio della porta c’erano altre sei persone che appena l’hanno visto ridotto in quel modo gli sono corse incontro facendogli mille domande. Lui ha spiegato come erano andate le cose e come io l’avevo salvato da quei due. Mi hanno tutti ringraziato e chiesto se volevo salire. Ero molto stanco ma ho accettato. Una delle ragazze che erano presenti è corsa a prendere il kit da pronto soccorso e ha medicato le ferite di Mark. Mark continuava a parlare di quanto io avessi picchiato quei due tipi, arricchendo l’accaduto con pugni a mitraglia e calci volanti che in realtà non erano mai partiti. Gli altri ragazzi continuavano a fargli domande e a ringraziarmi. La serata è proseguita così per un po’ di tempo fino a quando non ho deciso di andare per lasciare Mark con i suoi amici. Dopo aver capito le mie intenzioni mi si è avvicinato tutto dolorante e mi ha chiesto se potevo restare perché voleva che tutti i suoi amici gli fossero a fianco e dopo quello che avevo fatto, mi considerava tale.
Il mio cuore era pieno di gioia, mi sentivo davvero felice per quelle parole.
La mia felicità è stata interrotta dal suono del mio telefono. Era mio padre che mi chiamava preoccupato, chiedendomi dove fossi dato che la festa della scuola era finita due ore prima: infatti la sicurezza aveva visto un ragazzo dare delle pasticche ad un altro ed aveva chiamato la polizia. Dopo aver perlustrato tutta la sala, gli agenti avevano trovato cinque borse piene di ogni tipo di droga, con una lista con scritta la quantità della roba e la lista degli spacciatori. Si era scoperto poi che chi aveva coordinato tutto quel traffico illegale era Louis Dullard. Vedi il Karma!
Ho risposto a mio padre che ero andato a fare due passi e che ero a Curchdown. Lui un po’ assonnato e un po’ preoccupato ha detto che stava venendo a prendermi.
Mark e gli altri ragazzi, che hanno sentito la telefonata, mi hanno detto che era un peccato il fatto che io non potessi restare e che magari potevamo vederci il giorno dopo a pranzo in centro. Ho detto che per me non c’erano problemi e ho lasciato il mio numero di telefono ai ragazzi.
Durante il viaggio di ritorno ho pensato molto a quello che mi era successo, finalmente ero riuscito a conoscere delle brave persone facendo una buona azione che mi consideravano un amco.
Sono felicissimo e non vedo l’ora che arrivi l’ora di pranzo. Sono solo le 9 di mattina e mi devo trovare con loro intorno a mezzogiorno. Sono emozionatissimo.
Amico, so di poter contare sempre sulla tua pazienza e sul tuo ascolto.
Domani ti racconterò come è andato l’incontro,
Con affetto J.
Attenzione! Si avvisa che queste lettere sono un’opera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono frutto dell’immaginazione dell’autore e sono usati in chiave fittizia. Qualsiasi riferimento a fatti, luoghi o persone realmente esistenti o esistite, è puramente casuale.








