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💙 Sono felice di annunciarvi l’inizio della mia collaborazione con @tea.lovers (Instagram) 🌱 Chi mi conosce sa quanto io ami il tè 🍵 ed è per questo che non vedo l’ora di provare i prodotti di #Alphatox , per poi recensirveli! 🥰 Qualcuno di voi li ha già provati? Sono curiosa di sentire anche i vostri pareri! 💙 Intanto potete scoprire i loro prodotti qui ➡️ http://lddy.no/83hq , utilizzando il codice sconto MIK30, avrete uno sconto del 30% su tutto il carrello 🛒
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Ciao, io sono la ragazza che anni fa ti ha consigliato di mettere "ci scusiamo per il disagio" come titolo del tuo blog. E niente, mi ha fatto piacere vedere che non lo hai cambiato. 💓
Ma daiiii! Sai che, quando ripenso a questo blog, penso sempre anche a te? Anche se non so chi sei... Non mi sono scordata della tua bellissima fantasia! Sappi che “ci scusiamo per il disagio” vivrà SEMPRE ❤️
Uno scrive un post ironico, parlando di una semplice tavola del cesso spesso lasciata alzata dagli uomini… e si ritrova davanti ad un piccolo “uomo” che definisce le donne esseri “mediocri”, ovvero inferiori alla media.
Povero mondo… ne abbiamo ancora di strada da percorrere, eh?
Questo è ciò che accade quando un cretino qualsiasi ti chiede se sei interessata al suo blog e tu non sei neanche libera di esprimere il tuo parere riguardo certe pratiche sessuali che lui sostiene di amare (fisting, pissing e sesso anale)… dunque, prima mi dice che a letto mi farebbe comandare volentieri (e già mi pare il minimo dubitare assai del suo essere un vero domatore!), dopo esser stato liquidato, invece, sostiene che io sia una puttana, un aborto inchiavabile che non scoperebbe mai.
Ah. La coerenza… quella sconosciuta.
E boh, a me piace discutere con certe teste di cazzo, perché mi rendo conto di quanto bello sia essere ciò che sono. Voglio dire: potevo essere una persona peggiore, come loro. E invece… la vita mi ha riservato di meglio. Ad esempio, io non ho bisogno di un blog su tumblr per trombare con qualcuno! 🙌🏻
“È stato morto un ragazzo - Federico Aldrovandi che una notte incontrò la polizia.”
Si parla di 13 anni fa.
Era il 25 settembre del 2005, a Ferrara.
Le sei della mattina.
Federico, un ragazzo di diciotto anni.
Quattro poliziotti.
Due manganelli spezzati.
Cinquantaquattro lesioni.
L’ambulanza trova Federico morto, “riverso a terra, prono con le mani ammanettate dietro la schiena”.
Eppure… qualcuno si azzardò a sostenere che Federico fosse morto per via di un arresto cardiaco.
E ancora una volta, qualcuno credette a quelle assurde parole.
Poi, per fortuna, c’è chi ha deciso di non abbassare la testa davanti al potere e la verità l’ha pretesa (e tutti noi dovremmo pretenderla, sia chiaro!), iniziando così a combattere una lunga battaglia per ridare valore alla vita di Federico.
Tre anni e sei mesi di galera per i quattro poliziotti che hanno ucciso di botte Federico.
Dopo sessanta giorni, all’unica donna dei quattro poliziotti (Monica Segatto), le vengono concessi i domiciliari, mentre le richieste degli altri tre vengono respinte.
Gennaio 2014.
Su quattro poliziotti, tre ritornano in servizio ed uno rimane a casa, a causa di una malattia.
Questi tre poliziotti lavorano in sedi lontane da Ferrara, ma ancora portano addosso quella DIVISA SPORCA DI SANGUE.
Ma no, Federico non meritava di morire (men che meno tra le loro mani) e loro non meritano di indossare quella divisa. Ed oggi voglio urlare a gran voce che anch’io esigo giustizia per Aldro! Quindi… #VIALADIVISA !
Ci tengo a ricordare a tutti che il 29 settembre, al parco Alfonso l d’Este a Ferrara, dalle ore 18.00 avrà inizio il concerto in memoria di Federico Aldrovandi. Oltre a sentir cantare alcuni meravigliosi artisti, sul palco saliranno anche Ilaria Cucchi (sorella di Stefano Cucchi) e Fabio Anselmo (avvocato del caso Cucchi e del caso Aldrovandi).
❤️
reblog if you wanna look like this by the end of the month
Sulla mia pelle.
Stanotte ho guardato “sulla mia pelle”, il film che racconta gli ultimi sette giorni di Stefano Cucchi.
Stefano Cucchi era un ragazzo come tanti altri, aveva problemi di droga da parecchi anni e, in qualche modo, stava riprovando a prendere in mano la sua vita.
Certo, Stefano non era un santo e qualche errore lo aveva commesso. Ma Stefano non ha avuto la possibilità di imparare dai suoi errori, perché delle guardie hanno deciso che la loro divisa valeva più della sua vita.
Stefano è morto da solo, in silenzio. E’ morto chiuso in una cella dell'ospedale Sandro Pertini, in un triste giorno di fine ottobre. Correva l'anno 2009, quando Stefano Cucchi ha chiuso gli occhi per sempre, ricoperto da grossi ematomi sul volto, con una mascella rotta, con una frattura all'addome e al torace, con un'emorragia alla vescica e con delle vertebre rotte.
Stefano fu arrestato il 15 ottobre del 2009, ovvero una settimana prima della sua morte, poiché viene trovato con dodici pezzi di fumo addosso, tre bustine di cocaina e qualche pasticca… tra cui quella di un medicinale. Un medicinale che Stefano usava perché soffriva di epilessia. Un medicinale che gli viene sequestrato, insieme a tutte le altre sostanze che aveva con sé.
Il giorno dell'arresto, Stefano non era nelle condizioni in cui tutti noi lo ricordiamo. Pesava poco più di quaranta chili, ma non presentava alcun tipo di trauma fisico. Ma il giorno dopo, durante il processo, Stefano aveva già difficoltà a camminare e a parlare, per via delle gravi lesioni che le guardie gli avevano procurato.
Stefano è stato picchiato a morte perché era un “tossico di merda”… Questo è ciò che vantava in giro una delle guardie che lo ha fatto morire.
Stefano, in quella settimana, aveva confidato a qualcuno di esser stato picchiato dai carabinieri che lo avevano arrestato. Lo confida anche a Marco, un ragazzo che aveva chiesto di esser messo in cella con lui. Richiesta che, ovviamente, viene declinata da un agente.
Qualcuno era fisicamente presente mentre Stefano veniva picchiato violentemente dalle guardie.
C'è chi ancora dice che Stefano avrebbe dovuto parlare, che la colpa è sua, perché non avrebbe dovuto rifiutare il ricovero. C'è chi sostiene che durante un arresto qualche schiaffo può volare.
Ma Stefano non ha parlato per paura. Stefano non ha parlato perché sapeva che, se lo avesse fatto, sarebbe stato peggio. Perché in fondo Stefano aveva già provato sulla propria pelle l’abuso di potere ed ormai aveva capito che se uno sbrirro può metterti le mani addosso fino a fratturarti tutte le ossa della faccia e del corpo, uno sbirro può anche decidere la tua sorte.
Quando muore, il personale del carcere dichiara di non aver picchiato Stefano. Così, con quella falsa ingenuità che ancora oggi, a distanza di anni, continua a farmi ribrezzo come allora, vengono formulate diverse ipotesi sulla sua morte.
Dunque, qualcuno sostenne che Stefano fosse morto di anoressia e tossicodipendenza. Qualcuno disse che era morto perché aveva rifiutato il ricovero al Fatebenefratelli. Quel qualcuno, poi, si pentì di aver dichiarato il falso e si degnò di chieder scusa alla famiglia di Stefano… Almeno quello.
Il peggio, però, è che qualcun altro ha seriamente creduto a queste puttanate. Perché c’è stato chi, guardando il corpo distrutto di Stefano, non ha saputo mettersi una mano sul cuore ed è riuscito a mettere a tacere la propria coscienza.
I cinque medici che hanno lasciato morire Cucchi, difendendosi dicendo che era lui a voler rifiutare le cure, sono stati assolti nel 2016.
A febbraio del 2017, tre carabinieri vengono sospesi dal servizio.
Ma in tutto questo caos, Stefano non ha ancora riavuto indietro la sua dignità.
Stefano oggi riprende vita nel film “Sulla mia pelle”, di Alessio Cremonini, grazie a Alessandro Borghi che riesce ad immedesimarsi perfettamente nel personaggio.
Questo film ci fa piangere, ci fa riflettere, ci fa incazzare. Questo film è in grado di farci sentire sulla nostra pelle il dolore e la cattiveria che Stefano ha sentito sulla sua.
Sulla mia pelle è un film ricco di emozioni, che racchiude in 100 minuti ciò che Stefano ha sentito addosso in quei sette schifosissimi ultimi giorni della sua vita.
Ed è bello vedere che dove non è arrivata la giustizia italiana, è arrivato il nostro cinema.
È bello vedere che c’è gente che ancora, a distanza di anni, vuole sapere cosa è successo dentro le mura di quelle celle di sicurezza del tribunale di Roma.
Perché gli anni passano, ma quello che è successo a Stefano Cucchi non bisogna mai dimenticarlo. Stefano deve continuare a vivere dentro ognuno di noi, oggi e per sempre.
Finalmente abbiamo un logo anche noi! 💜 Cosa ne pensate?
Logo creato da: Frè De Luca Logo idealizzato da: Mik Pastucci
FATE GIRARE!
Il 15 MARZO 2018 - 7ª giornata nazionale del #FiocchettoLilla 💜 UNIAMO LE NOSTRE VOCI per mandare a ‘fanculo tutti insieme quella subdola vocina che si ciba della nostra anima.
Ho pensato quindi di chiedere a chi soffre (o teme di soffrire) di Disturbi Alimentari e a chi ha sconfitto queste malattie ((Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa, Binge, Obesità, EDNOS…) di scrivere una lettera di VAFFANCULO alla propria patologia, inviandola all’indirizzo E-Mail: [email protected]
Non ci sono regole specifiche e non servono neanche requisiti particolari per aderire a questa iniziativa: non è necessario essere figli di Umberto Eco, non è obbligatorio scrivere un tot di parole, non ci sono termini vietati e non dovete rendere assolutamente conto a nessuno.
• Se desiderate che la vostra lettera venga pubblicata sui vari indirizzi social (Facebook, Instagram, Tumblr e WordPress) siete pregati di specificarlo nell’E-Mail.
• Se possedete un profilo social e/o un blog dove trattate di argomenti legati ai #DCA potete lasciarmi il vostro link nella mail, permettendomi così di linkare il vostro sito sotto la lettera.
• Potete firmarmi con il vostro nome reale, con nome e cognome, con il nome d’arte o potete anche rimanere anonimi. Specificatelo alla fine della lettera.
• Se vi va potete condividere questa iniziativa con altre persone: taggate chi volete sotto al post, fate girare il link in privato, nei vari gruppi, sui vari social. Ve ne sarò immensamente grata.
⚠️ L’UNICA REGOLA REALMENTE IMPORTANTE, PERÒ, È QUESTA: ⚠️
NON sono accettate lettere pro-ana/mia o lettere che incitano in qualunque modo a far intraprendere un percorso pericoloso ad altre persone. Ovviamente queste lettere non saranno pubblicato ad ogni modo.
Qui trovate l’articolo completo sul BLOG: https://goo.gl/PgcACK
Vi aspetto numerosi…
STAY STRONG! 💜
In Italia, la giornata nazionale del Fiocchetto Lilla ricorre al 15 marzo ed è stata fondata per la prima volta nel 2012 dal presidente dell’Associazione “Mi nutro di vita“, Stefano Tavilla, un padre che ha perso la figlia Giulia a soli 17 anni per via di problemi legati all’anoressia ed alla bulimia.
OBIETTIVI DELLA GIORNATA:
• difendere i diritti fondamentali di chi è colpito da un DCA, combattendo informazioni distorte e/o pregiudizi;
• sensibilizzare l’opinione pubblica, facendo conoscere la frequenza, le caratteristiche e le gravi conseguenze che questi disturbi possono avere per la salute fisica e psicologica di chi ne soffre;
• scoraggiare il distacco ed il disinteresse da parte di chi non è direttamente coinvolto dalla malattia;
• accrescere la consapevolezza a livello individuale, collettivo ed istituzionale del carattere di epidemia sociale che i DCA stanno assumendo a livello nazionale e mondiale;
•creare una rete di solidarietà verso chi è colpito da DCA, personalmente o in famiglia, per combatterne il disagio relazionale e il senso di abbandono e sconfiggere l’omertà che accompagna questi disturbi.
(Tratto dal sito ufficiale: “COLORIAMOCI DI LILLA“.)
Risultati immagini per COLORIAMOCI DI LILLA 2018
LA MIA IDEA PER IL 15 MARZO 2018
In onore della giornata internazionale pensata per sensibilizzare e per trasmettere le giuste informazioni sugli effetti psicofisici dei DCA, ho pensato di RIUNIRE le voci di tutti coloro che hanno (o temono di avere) disturbi legati al comportamento alimentare e di chi ha sconfitto queste subdole malattie, in modo da creare una rete virtuale di solidarietà e speranza.
Chi soffre di disturbi alimentari spesso sostiene di sentire una vocina che gli dice cosa fare e cosa non fare. E’ poi la stessa vocina che ci fa salire continuamente sulla bilancia, che ci fa trascorrere lunghi attimi davanti allo specchio, che ci fa contare tutte le calorie mangiate e quelle bruciate. E’ la stessa vocina che ci vieta i cibi “grassi”, che ci conduce all’abbuffata, poi al digiuno e poi, ancora una volta, ad una nuova ed inevitabile abbuffata. E’ quella vocina che ci illude di avere il comando di ogni cosa attraverso il cibo, il peso ed il corpo, mentre in realtà è lei a manipolare e gestire tutta la nostra vita.
NON È FACILE CONTRASTARE QUESTA STRIDULA VOCINA, NON È VERO?
Se non le dai retta, ti punisce. Non ha senso urlarle contro, lei sbraita sempre più forte di te e tu, ancora una volta, sei tra le sue grinfie.
E ALLORA, SE DA SOLI NON URLIAMO ABBASTANZA FORTE DA RIUSCIRE A METTERE IN SILENZIO UNA VOLTA PER TUTTE QUESTA FOTTUTA VOCINA CHE SI CIBA DELLA NOSTRA VITA, PROVIAMO AD URLARLE ADDOSSO TUTTI INSIEME.
Perché sì, sono fermamente convinta che rimanere uniti possa fare la differenza.
E’ PER QUESTO CHE QUEST’ANNO, PER IL 15 MARZO, HO PENSATO DI CHIEDERVI DI SCRIVERE UNA LETTERA CONTRO LA VOSTRA PATOLOGIA.
Non è necessario essere i figli di Umberto Eco per scrivere questa lettera: potete farlo tutti, indipendentemente dalla vostra passione o non passione per la scrittura.
Quello che però mi preme specificare è che questa lettera dev’essere, appunto, CONTRO la malattia. Una vera e propria lettera di VAFFANCULO alla vostra patologia, qualunque essa sia (Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa, Binge Eating, Obesità, EDNOS, etc…).
ESATTO, AVETE CAPITO BENE: VI STO CHIEDENDO DI MANDARE A ‘FANCULO QUELLA VOCINA ODIOSA CHE VI TIENE RINCHIUSI IN GABBIA, ILLUDENDOVI DI AVERE ALI ABBASTANZA FORTI PER POTER VOLARE VIA QUANDO VOLETE E DI CONDIVIDERE CON ME (E CON CHI VI LEGGERÀ) LE VOSTRE PAROLE, I VOSTRI SENTIMENTI E LE VOSTRE EMOZIONI.
Ve la sentite? Spero davvero di riuscire a creare qualcosa di veramente intenso e forte attraverso questa mia piccola iniziativa, insieme a tutti voi.
Aspetto quindi di ricevere la vostra lettera tramite E-Mail all’indirizzo:
Nell’E-Mail non dovete far altro che mettere come oggetto “Lettera-Vaffanculo di *vostro nome*“.
Se per qualsiasi motivo non desiderate rendere pubblico il vostro nome, non preoccupatevi: potete firmarvi anche come “anonimo/a“.
Chi possiede dei profili social o un blog dove tratta (in modo personale e/o generale) di argomenti legati ai Disturbi del Comportamento Alimentare, può inserire nell’E-Mail anche il link del proprio social, permettendomi così di renderlo pubblico.
Questo è quanto. Come potete notare non ci sono grandi regole da seguire: non dovete necessariamente scrivere dei papiri, non è fondamentale essere degli scrittori per aderire a questo progetto e non avete bisogno di rendere conto a niente e a nessuno per esprimervi come meglio desiderate.
L’unica cosa che vi chiedo è di non perdere tempo inviandomi lettere Pro-Ana/Mia, dove vengono venerate e lodate queste malattie, poiché ovviamente non saranno mai pubblicate.
(Successivamente pubblicherò la mia “Lettera-Vaffanculo”, in modo da poter unire anche la mia voce con la vostra.)
Vi abbraccio e vi aspetto!
STAY STRONG.
Consigli sui nuovi articoli
Quali argomenti vi piacerebbe affrontare, riguardo i disturbi alimentari?
Aspetto i vostri messaggi su @leggeracomeunapiuma-dca
Un abbraccione. 💌
Ripropongo. Nuove idee? 💡
LE ASSURDE REGOLE DEI BLOG PRO-ANA/MIA
In passato vi sarà sicuramente capitato di leggere o sentir parlare dei numerosi blog Pro-Ana/Mia (acronimi di Anoressia e Bulimia), spopolati ormai da parecchi anni sulle varie piattaforme virtuali, quali Facebook, Instagram, Tumblr, WordPress, etc… Blog che, purtroppo, sono accessibili da qualsiasi persona, nonostante i ripetuti tentativi di attuare un progetto di legge per impedirne l'accesso, punendo (le punizioni, a seconda dei casi, prevedono fino a 2 anni di carcerazione ed una sanzione pecuniaria da 10.000€ a 100.000€) chiunque istighi altre persone, attraverso qualsiasi mezzo, a ricorrere a pericolose pratiche di restrizione alimentare che possono causare Disturbi del Comportamento Alimentare.
Perché quello che farò non sarà limitarmi ad elencare i falsi miti messi in giro dai blog Pro-Ana/Mia?
Devo ammettere di aver riflettuto a lungo sulla realizzazione di questo articolo, poiché non sono assolutamente d'accordo a condividere in alcuna maniera informazioni così pericolose per la salute psicofisica di una persona.
Digitando su un qualsiasi motore di ricerca “Blog Pro-Ana/Mia” è più semplice imbattersi in articoli che non fanno altro che enumerare quelle che definiscono “follie anoressiche”, anziché nei veri e propri blog gestiti da ragazze dichiaratamente a favore dei DCA. Mi chiedo quindi dove si celi la differenza… Anche perché, diciamoci la verità: qual è, esattamente, l'utilità di trascrivere tutti questi assurdi luoghi comuni senza prendersi la briga di smascherarli uno ad uno? A cosa comporta fare ciò, se non a fornire ugualmente metodi che conducono all'autodistruzione?
Quello che farò, invece, sarà riportare e sbugiardare alcune delle svariate regole venerate e promosse in questi blog che spronano le persone ad intraprendere la strada dei disturbi alimentari.
Continua a leggere l’articolo sul BLOG ufficiale: https://goo.gl/Yhs3K2
LE ASSURDE REGOLE DEI BLOG PRO-ANA/MIA
In passato vi sarà sicuramente capitato di leggere o sentir parlare dei numerosi blog Pro-Ana/Mia (acronimi di Anoressia e Bulimia), spopolati ormai da parecchi anni sulle varie piattaforme virtuali, quali Facebook, Instagram, Tumblr, WordPress, etc… Blog che, purtroppo, sono accessibili da qualsiasi persona, nonostante i ripetuti tentativi di attuare un progetto di legge per impedirne l'accesso, punendo (le punizioni, a seconda dei casi, prevedono fino a 2 anni di carcerazione ed una sanzione pecuniaria da 10.000€ a 100.000€) chiunque istighi altre persone, attraverso qualsiasi mezzo, a ricorrere a pericolose pratiche di restrizione alimentare che possono causare Disturbi del Comportamento Alimentare.
Perché quello che farò non sarà limitarmi ad elencare i falsi miti messi in giro dai blog Pro-Ana/Mia?
Devo ammettere di aver riflettuto a lungo sulla realizzazione di questo articolo, poiché non sono assolutamente d'accordo a condividere in alcuna maniera informazioni così pericolose per la salute psicofisica di una persona.
Digitando su un qualsiasi motore di ricerca “Blog Pro-Ana/Mia” è più semplice imbattersi in articoli che non fanno altro che enumerare quelle che definiscono “follie anoressiche”, anziché nei veri e propri blog gestiti da ragazze dichiaratamente a favore dei DCA. Mi chiedo quindi dove si celi la differenza… Anche perché, diciamoci la verità: qual è, esattamente, l'utilità di trascrivere tutti questi assurdi luoghi comuni senza prendersi la briga di smascherarli uno ad uno? A cosa comporta fare ciò, se non a fornire ugualmente metodi che conducono all'autodistruzione?
Quello che farò, invece, sarà riportare e sbugiardare alcune delle svariate regole venerate e promosse in questi blog che spronano le persone ad intraprendere la strada dei disturbi alimentari.
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Rapportarsi con chi soffre di DCA.
Chi vive con chi è affetto da disturbi alimentari si ritrova a dover combattere contro dei mostri subdoli, la cui comprensione non è sempre semplice e scontata come sembra.
Abbracciare le ossessioni che roteano intorno al trio cibo-corpo-peso di chi soffre dei Disturbi del Comportamento Alimentare non è facile per chi non prova sulla propria pelle e nella propria testa il peso di questi terribili chiodi fissi.
MA COSA SIGNIFICA AFFIANCARE QUALCUNO IN QUESTA DURA BATTAGLIA CONTRO LO SPECCHIO, LA BILANCIA E, SOPRATTUTTO, CONTRO SE STESSO?
Significa soffrire, senza dubbio. Perché è chiaro che chi è vittima di questo circolo vizioso stia cercando di esprimere attraverso il proprio corpo un forte malessere ed un forte disagio, ma anche vedere una persona a cui vogliamo particolarmente bene abbandonarsi al volere di una pericolosa malattia -talvolta anche mortale- comporta a stare molto male. Del resto, a parer mio, non è molto difficile immedesimarsi in un genitore, in un fidanzato o in un amico che è costretto a vederci scomparire giorno dopo giorno, con la costante paura di non riuscire a tirarci fuori da questo abisso estremamente tortuoso.
Provate a pensarci… voi consigliereste mai alla vostra migliore amica o al vostro partner di seguire le rigide regole alimentari che vi imponete quotidianamente? E chi di noi desidererebbe mai far provare i nostri dolorosissimi crampi addominali dovuti allo scioglimento dei muscoli e degli organi interni a qualcuno che reputiamo indispensabile nella nostra vita? Beh, io sicuramente non lo farei e credo neanche voi. Sarebbe egoistico e surreale bramare la distruzione di chi amiamo, pur sapendo cosa si è costretti a sopportare ogni giorno. Sbaglio?
COME CI SI COMPORTA, QUINDI, CON CHI SOFFRE DI DCA?
Considerando che siamo persone diverse e che abbiamo famiglie, amicizie ed amori altrettanto differenti non credo si possa rispondere a questa domanda in un modo unico ed uguale per tutti. Nonostante ciò ho cercato di raccogliere i consigli e le informazioni generali per me più importanti, nella speranza che possano rilevarsi utili per chiunque abbia scelto di leggermi.
A mio parere il primo passo da fare per aiutare chi soffre di Disturbi Alimentari è, innanzitutto, conoscere e comprendere la malattia, le sue evoluzioni e le suecaratteristiche. Questo vi aiuterà ad avere una visuale più lucida delle emozioni della persona a voi cara, permettendovi così di affrontare la situazione e l’argomento in maniera più emotiva che razionale. Non che la razionalità sia sbagliata, anzi… Ma è evidente che chi è affetto dall’Anoressia Nervosa, dalla Bulimia Nervosa o dal Disturbo da Alimentazione Incontrollata (Binge Eating Disorder) vive l’ossessione del proprio peso e del cibo in modo totalmente diverso rispetto a chi ha un punto di vista ragionevole riguardo ciò. Ecco perché, anziché parlare spesso al soggetto in questione delle sue fisime, trovo senz’altro più utile concentrarsi maggiormente sui suoi stati d’animo che, inevitabilmente, subiranno durante le giornate sbalzi continui non indifferenti.
Ci sono, inoltre, frasi che è meglio evitare quando si parla con chi ha un disagio alimentare. Bisogna non dimenticare che i DCA sono varie e proprie patologie e, per questa ragione, non è possibile combatterli con il semplice concetto di forza di volontà. Dire quindi “sei tu che non ti impegni a guarire” o “metticela tutta e vedrai che riuscirai a venirne fuori” è deleterio. Salvarsi da soli da questi meccanismi è praticamente impossibile (non a caso, il più delle volte è necessario l’intervento di un’equipe competente) e di conseguenza, ogni volta che la persona crederà di non essere capace di riprendere la propria vita in mano, continuerà a perdere ancora una volta la fiducia in se stessa, convincendosi anche di perdere la stima della sua famiglia e di chi gli sta accanto.
Tra le altre frasi da evitare c’è “come ti vedo bene oggi“, poiché è facile che, specialmente chi è affetto da Anoressia Nervosa, lo traduca automaticamente in “sei ingrassata/o“. So che si tratta di un complimento e non di un’offesa, ma d’altronde non è difficile intuire perché verrebbe comunque interpretato un messaggio totalmente diverso rispetto a quello che volevate trasmettere con quelle semplici e pure parole. Come ho scritto precedentemente, però, chi soffre di Disturbi Alimentari non fa altro che trasmettere le sue sofferenze attraverso il proprio corpo. Una frase come “oggi mi sembri proprio in forma” rischia quindi di essere intesa come “il tuo corpo sta cambiando e guarendo” e questo può annientare totalmente l’illusione di riuscire a comunicare il dolore che si prova tramite l’aspetto fisico.
Infine, per quanto riguarda i genitori, esiste la possibilità di richiedere una consulenza dove rivolgersi senza il figlio o la figlia. Credo questa sia un’ottima soluzione per ricavare qualche prezioso consiglio e per essere ascoltati e sostenuti da qualcuno veramente competente in materia.
ANCHE L’APPROPRIATEZZA CLINICA NELLA GESTIONE DEI DCA È INDISPENSABILE.
La fiducia è basilare, ma non è sufficiente che siano solo famigliari ed amici ad adottare metodi dolci e comprensivi nei confronti di chi soffre di disordini alimentari.
Chiedere aiuto non è semplice quando ormai si è vittime di quella vocina che ti obbliga ad auto-punirti se non le dai ascolto. Lei è subdola e maligna, ti fa credere di avere il controllo di ogni cosa, mentre in realtà è lei a controllare tutta la tua vita.
Ciò che, a mio modo di vedere le cose, ci impedisce di chiedere e/o accettare un aiuto, è il terrore di abbandonare una volta per tutte le nostre ossessioni, perdendo così il controllo del famoso trio cibo-corpo-peso, ovvero l’unica cosa che pensiamo di saper gestire della nostra vita.
E’ per questo che reputo determinante, quindi, che anche l’equipe clinica (nutrizionista, psicologo, psicoterapeuta, psichiatra, etc…) si rapporti con il paziente nel modo giusto.
MA COSA DEVE FARE UNO SPECIALISTA PER INSTAURARE UNA SOLIDA ALLEANZA TERAPEUTICA CON CHI SOFFRE DI DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE?
I primi incontri sono quelli decisivi per stabilire il concetto di fiducia fondamentale al progetto terapeutico. Il medico, che non può assolutamente mancare di empatia, deve tener conto della diffidenza tipica della persona con Anoressia Nervosa e della vergogna e del senso di inadeguatezza che caratterizza la persona con Bulimia Nervosa che possono, inizialmente, rendere difficile l’instaurarsi di un rapporto fiducioso. E’ poi molto importante non far sentire il paziente giudicato, trasmettendogli invece competenza e comprensione, fornendogli un quadro chiaro della sua situazione e degli obiettivi del progetto terapeutico che, nella maggioranza dei casi, non coincideranno con le sue richieste. Ecco perché i primi colloqui devono essere motivazionali, con l’intenzione di concretizzare il tutto piano piano.
Devo dire che, anche in questo caso, non credo esista una sola risposta in grado di soddisfare tutti. Ovviamente il rischio di non sentirsi a proprio agio con un determinato specialista non è da escludere e per quanto mi riguarda, in questo caso, l’unica cosa da non fare è arrendersi, continuando quindi a cercare la persona giusta, fino a quando si riesce finalmente a trovare qualcuno capace di accoglierci e comprenderci come meglio desideriamo.
Volevo inoltre ricordarvi che potete esprimere le vostre opinioni e le vostre idee attraverso i messaggi (anche in forma anonima), senza porvi alcun tipo di problema.
Se poi avete consigli e curiosità su altri argomenti o, semplicemente, avete bisogno di sfogarvi con qualcuno, non esitate a contattarmi.
Dopo quasi 12 ore sono riuscita a terminare l’articolo. Potete trovarlo anche sul blog WordPress: https://goo.gl/gMzV4t
Ditemi cosa ne pensate! 💌
Se avete idee per nuovi articoli scrivetemi! :)