Molti mi hanno detto che ci vuole molto ad abituarsi all’Asia, soprattutto quella più povera. Pensavo di averci fatto l’abitudine ormai, e invece no. La Cambogia è veramente difficile, i bambini per strada, le persone che vivono in condizioni allucinanti, immondizia che riempie ogni angolo della capitale. E poi parli con loro e sono di un’ospitalità eccezionale. Con il sorriso sempre pronto, sono curiosi, disponibilissimi e contenti di farti felice. L’autista del tuk tuk che mi ha portato in aeroporto si è fatto dieci km sotto un temporale incredibile ma con un sorriso mi ha detto di stare tranquilla che era il suo lavoro e che era fortunato - Lucky è il mio nome.
Susdei Kampuchea. Ciao Cambogia.
Ho fatto tappa anche in Laos con l’aereo che mi portava in Vietnam. Non ho potuto vederlo ma me ne hanno parlato benissimo. Già un paese che si chiama People’s democracy republic dev’essere un posto con ottimi presupposti di felicità!
E poi il Vietnam, non me l’aspettavo. Hanoi è vivace, piena di giovani, tutti in motorino, tutti per le strade a divertirsi, a parlare, a vedere. Nelle campagne i ragazzi sono in bicicletta tutti insieme che se la spassano. Molto meno povero della Cambogia, anche qui le persone sono gentilissime. Ti chiedono sempre come stai, se hai mangiato o dormito. Con un sorriso contagioso ti ringraziano per tutto. E poi li vedi fare le loro attività all’aria aperta. Vendere, comprare, chiacchierare, fare da mangiare o fare Tai chi nei parchi. La vita, in tutti i paesi che ho visitato, è per la maggior parte fuori di casa. All’aperto fanno tutto, costruiscono le loro relazioni e si vivono la loro città. Le porte delle case sono sempre aperte, non si barricano dentro nella loro individualità. Vivono le relazioni. E sono contenti. Ovvero si accontentano di quello che hanno e se lo godono. Non ho mai visto nessuno guardarmi con invidia o lamentarsi di qualcosa. Cosa che è - stata? - invece la mia specialità e di molte persone che mi circondano. La continua insoddisfazione per tutto, il voler sempre avere di più e in modo diverso. Non accontentarsi mai. Ok, questo mi ha portato a fare questo viaggio ma anche a non godermi molte cose e sprecare un sacco di tempo e di energie. Questi sono anche gli insegnamenti dello yoga - shantosha significa essere contenti, ovvero sapersi accontentare come viene indicato nelle regole niyama - per l’auto disciplina. Un bel consiglio da ricordarsi più volte durante la giornata. E pensando alle persone che vivono qui non posso far altro che essere felice. Per ogni cosa, anche la più semplice.
Il Vietnam è affascinante, diverso da Thailandia e Cambogia. Forse più simile alla Malesia per il forte influsso cinese. È un paese con una forte personalità, che fa simpatia subito.
I ragazzi sono interessati a tutto e quando scoprono che sono italiana iniziano ad elencarmi le squadre di calcio e i giocatori che conoscono. Mi hanno persino fatto cantare la mitica “Notti magiche” come canzone rappresentativa d’Italia. Un ragazzo di 19 anni con tutta la sua semplicità mi ha salutato dicendomi “I hope you will be happy forever”. Non aggiungo altro.
Foto 1: Angkor Wat
Foto 2 e 3: Phnom Penh
Foto 4, 5, 6, 7, 8 Halong Bay - Vietnam