Metto in scena la più patetica fra le insonnie. Restare avvinghiato alla vita per paura dell'auto-frammentazione che esiste nel silenzio della coscienza

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Metto in scena la più patetica fra le insonnie. Restare avvinghiato alla vita per paura dell'auto-frammentazione che esiste nel silenzio della coscienza
Nulla doveva andare come è andato. Sei sempre stato nella mia mente, ora dopo averci pensato a lungo posso dirlo, come un amico più grande, quasi un fratello maggiore. Nelle tue esperienze raccontate mi sembrava di vivere io stesso, e nel tuo entusiasmo costante per il futuro anche io mi sento rinnovato. Talmente interno da non avere imbarazzi, talmente vicino da aver voluto concretizzare fino alle estreme conseguenze questa vicinanza. Il non averti avuto i giorni successivi vicino mi ha fatto molto male. Mi sono trovato a fare i conti con un travolgimento fisico e mentale mai provato. Non c'eri forse perché io dovevo farmi sentire. Ma quel silenzio è stato assordante. Ti avrei fatto mille domande, ti avrei chiesto 100 volte se fosse normale come mi sentivo. E avrei voluto confrontare insieme a te tutte le idee favorevoli e contrarie a quei fatti. Ma mi rimbombava nella mente solo la parte in cui mi hai detto di amarmi. E come potevo io riavvicinarmi? Il colosso della mia mente che si fa piccolo piccolo. Immagino che anche la tua mente ha lavorato molto. Chissà a quali conclusioni sei arrivato. Forse alle più biasimevoli. Forse, quel "ti immagino a fare cose nei bagni dell'università", che un po' m'ha ferito, è stato rinforzato vista la facilità in cui sono stato con te e poi il nulla. Credo che la dimensione sentimentale che prima tu e poi io ci siamo ritrovati addosso è stata piu grande di noi, impari, e divisiva. Non so perchè ti scrivo, ma nella mia mente fai ancora troppo rumore. Ti chiedo di perdonarmi, se senti di meritare delle scuse. Ti dico che una parte di me ti vede ancora così, G. , puro e fresco, slegato da tutto, uomo grande e piccino, mutevole e sorridente, una mia costa nel mondo. Ti perdono perchè ho solo da perdonarti una cosa, il non avermi fatto sentire piccolo e da difendere per quale manciata di minuti, dopo tutto, quando ancora dovetti ripetermi in mente che ero grande e capace di gestire Spero che leggermi non sia stato motivo di pena. Ti voglio bene, c'è sempre un posto nel cuore che ormai da qualche anno è solo tuo. Tuo, G.
Sembra un eterno ritorno Bellezza timida e delicata Sorriso morbido e curvilineo Giochi impetuosi di gambe. Ti prego, che sia un altro estremo amore Per rinnovarmi la vita.
Imprisoned spring
Stasera l'HIV è entrato nella mia vita, filtrato dal racconto di uno sconosciuto. Non l'ho letto sul testo di Microbiologia Medica o sul manuale di Malattie infettive, bensì nel racconto della vita di un uomo. Niente altro che un uomo. Rasato, barba lunga e sieropositivo. Questo è tutto Nessuna speculazione Esistono davvero 'Le mie relazioni durano sempre poco. La gente scappa' Non si immagina la rottura interiore che questa frase può provocare. Che dici? Che atteggiamento è utile e buono e non dannoso conviene che tu esprima? Descriverei ancora tanto di questa conversazione Ma sono stanco E una sola considerazione è necessaria Ho aggiunto un altro tassello al mio confuso puzzle di cui neanche la cornice è stata ancora assemblata
Non resisto stasera al dolore di vegetare nella provincia est dell'essere
L sapeva che oltre il limite del suo corpo c'era la letizia. L libero, inneggiavano curve di stadi immaginari. L libero. Tutti fuori, grandi gioie. Domani è domenica. L si specchia in un lucido laghetto. Vede il suo viso e si piace ancora. L sa che domani le cose saranno migliori
Sarebbe cosa buona se avessi la capacità di espirare parole come aria, emettere un profondo efflusso di cose dette, ed esprimermi fino alla fine, ammazzando quel senso inconsapevole che tutti ci portiamo dentro e che dice che qualcosa di piccolo, sedimentato, polveri sottili, resta sempre celato in qualche anfratto delle vie aeree. Vorrei parlare come il vento leggero che spazza via le nuvole dell'inverno fra pochi mesi. Emettere suoni variabili in lunghezze e frequenze e trasmettere tutta la poesia che tengo dentro. Parlare senza filtri nella comprensione completa perché chiara. Come quando nei sogni penetri e demolisci l'altro diverso da te e tu nel frattempo sei frammentato da quanto l'altro ti entra.
Giaccio catatonico in questo letto da troppe ore
Sto sgretolando via via quei cristalli di sale rarefatto che occupavano la mia personale campana d'ossigeno. Sto accarezzando la loro concretezza, assaporando la superficie, dissacrando gli anni luce che fino a qualche giorno fa ci dividevano. Ed è così, come diceva il mio analista: “Parliamo della delusione che riceverai quando sarai certo che questa realtà è UGUALE a tutte le altre”. Lo reputavo mediocre. Antico Fuori dal tempo.
Adesso sento solo la mia provincia che mi striscia addosso. Provincia del mondo, di dorsi di candele già bruciate
È inimmaginabile per me pensare che invece di accogliere in un abbraccio, mi ci possa perdere. Forse è per il fatto di essere cresciuto con la consapevolezza di essere alto, grande, costruito fin da subito a farmi cementare questa idea. Resta che non so cosa significa abbassarsi di testa. E sentirsi accolto, in un abbraccio ristoratore, una terra d'esilio dolce, le tue braccia
Ho qualcosa conficcato nell'occhio. Mi fa un tremendo male. L'idea che debba essere così tutta la giornata mi angoscia. Intanto la storia è semplice La persona con cui si frequenta ha intenzione di rendere la relazione più stabile e per me non c'è posto, 'Non vorrei mai vederti lontano dalla mia vita' ha detto. Stop Tutto semplicissimo, senza paturnie e dietrismi sofistici. Un gioco da ragazzi. Appunto. Mi é così strano scrivere queste cose cercando di essere quanto più lineare e semplice riesco. Quasi mi sento una persona normale. Devo smettere, lo spirito della complessità si sta impossessando di me
Cinta
Impacciato un reticolo di mani taravano il netto del tuo perimetro dal sapore nuovo e conosciuto già.
Vibrar d'amore e soggiogare i flutti cerei della necessità terrestre. Levitare, diretto a un nuovo cosmo, dove la psicosi dei nostri verbi è coniugata al presente prossimo. Immateriali noi che ci fidammo di un fatuo autunno, e cadevano tremanti i sottili fusti anemici. Così noi. Pancitopenia la legge fisica dei nostri vasi capillari. Travasammo i miei umori nei tuoi, come l'immagine della Temperanza. Immobili, fissavamo un solo rivolo liquido, e sospeso ad esso la certezza autoctona della reciproca, terrestre ed eterea, presenza. Fu tramonto, ci fissammo così tanto gli occhi che quando scese il buio riuscimmo ad ascoltare ancora il leggero, quasi inesistente, appoggiarsi delle mie ciglia alla tua cornea. E le tue coronarie irroravano il mio cuore.
La vostra poesia per me è bava che cola dalla bocca quando sono troppo ubriaco di acido. Versi lunghi come litanie mariane inneggiate su tre note. La mia morte espressiva riempie di occhi gli occhi "ti ho guardato, poi mi sei scappato" dopo un anno, incantesimi di pupille interprete grottesco della mia passione maledetta.
L'anima, o l'Io, arida e desolata, nel suo desiderio di trovare la freschezza e la fertilità non si limita a cercare un rapporto fra esseri separati, ma anela a essere completamente immersa e confusa nell'altro
R. D. Laing
Oggi ho ascoltato Massimo Recalcati Dal vivo Non so se.. Quale bellezza Incantava le mie orecchie