"Ferdinandea è un fragile scoglio emerso dal nulla, esplodendo di roccia vulcanica e gas. Surreale, nera, infuocata e allo stesso tempo fragile, è un corpo che emerge dal nulla, tenta di affermarsi e poi scompare. Essa contiene in sé l’intero arco dell’esistenza. La sua natura intermittente suggerisce un linguaggio di precarietà, di cicli, di trasformazione. Un’emersione temporanea che chiede di essere riconosciuta, pur essendo destinata a dissolversi. Attorno acqua, parte integrante della narrazione, confine instabile che accoglie e distrugge, che nasconde e rivela. Ho immaginato la luce zenitale, netta, quasi solida. Una luce che non basta. Troppo profondo il nero della lava, assoluto, infernale. L’ho immaginata all’alba, confusa fra gli effluvi, timida, incerta. Questa incertezza, questa continua mutazione, vive nella tensione di quei brevi giorni, fra apparizione e scomparsa. Ferdinandea è un archetipo: un frammento di terra che tenta di esistere, un corpo che testimonia la forza e la vulnerabilità del vivere. Racconta il valore del tempo, la fragilità della presenza, la straordinaria bellezza dell’impermanenza. In questa consapevolezza risiede la fotografia che diventa il luogo in cui ciò che è fragile può essere accolto, riconosciuto, trasformato in memoria visiva. Pace, caos e ancora quiete, e poi il nulla.
Ferdinandea venne alla luce nel giugno del 1831 nel canale di Sicilia, a seguito di una importante attività eruttiva del vulcano sottomarino Empedocle. Per la sua composizione venne presto erosa dalle maree, inabissandosi nel giugno del 1832, appena sei mesi dopo, mettendo fine alle dispute territoriali sulla sovranità."