Buongiorno?
Avere marcati sbalzi d’umore e’ uno sfregio di fastidio fra le parole “che palle”.
Non so se avrei voluto un risveglio differente, o che cosa, come fronteggiare improvvisi cali di indipendenza uniti a marcati fastidi per un quotidiano che minaccia di riaffacciarsi a breve.
Mi domando se ho scelto il modo giusto per dormire, dopo un’ora di violenta, marcata sensazione di vuoto immotivata. Ma alla fine importa? Piu’ che altro, perche’ diavolo mi importa?
Dieci del mattino, 12 ore che probabilmente sono vissute con una certa anticipazione, perche’ capiamoci, non c’e’ molto da fare finiti quei due giochi da tavolo, due chiacchere e un filmatino. Non si e’ mai stati neanche i migliori animatori di questa terra, naturalmente.
Di solito quello che frega e’ il “come dovrebbe essere” che erroneamente si insinua nella testa di una persona come un virus. Situazioni ideali create su necessita’ personali che, probabilmente poi, non sarebbero neanche andate cosi’ tanto bene, ma “servivano”, e non si sono presentate/non ho avuto i coglioni di far succedere.
Qualcosa di strano che mi avrebbe spinto a sedermi in corridoio tutta la notte, o gran parte di essa, mai del tutto in grado di fare qualsivoglia gesto che superi barriere prestabilite. Forse.
Per cosa poi, non penso avrei mai cercato di ottenere tanto di diverso da due chiacchere prima di dormire, un po’ di contatto. Alla fine credo fosse una delle cose che, le volte scorse, mi mancavano di piu’ una volta “tolte”. Eppure non avevo neanche le palle per dire una cosa semplice tipo “ti scoccia se resto un po’ qua prima di andare?”, di fronte a un semplice, ma definitivo “va be, io mi sdraio”.
E non cambia certo la mia vita per questo, me ne rendo conto, mi da un immenso fastidio il fatto che anche solo per un’ora io ne avessi sentito un bisogno assurdo.
Mi sforzo di non appendermi a questi capricci del cavolo, non credo di poter fare altrimenti ad ogni modo. In parte penso semplicemente che non devo sformare la mia non-voglia di tornare subito a una routine incanalandola in una voglia di spezzarla, o di tornare a una situazione che non ritornerebbe comunque di temporaneo, insensato benessere.
E’ scemo, ma dormire e svegliarsi con lui e’ diverso. Specialmente ora che non credo mi verrebbe una sincope per motivi stupidi nel tentativo di non fare un rumore per non infastidire, e’ una stronzata che ho superato.
E’ diverso, e quando penso che prima o poi si palesera’ assonnato da quella porta, sara’ strano come ieri il fatto che non provenga dalla mia stessa stanza. O piu’ di ieri, magari, il fatto che non sara’ il primo a presentarsi qui.
E tutto questo mi rendo conto che non dovrei neanche pensarlo, ha un che di malato pesante, specialmente considerato che sono stata io stessa a pensare che sarebbe andata bene cosi’, non richiedendo di andare a dormire di la’.
Percio’ dovro’ sforzarmi, oggi, di togliermi da questa faccia un’espressione tipo “non andare via, non tornare lontano da me”.
Non tornare lontano da me... Non tornare lontano da me...
Mettero’ tutto in ordine, se devo. Qual’e’ il prezzo per liberarmi di questo strazio?
Name it, credo di essere disposta.
Non ho un angolo dove piangere, non avrebbe neanche senso farlo, ma proprio per niente. Doma lo sbalzo d’umore, respira, ragiona.
Credo che la cosa piu’ fastidiosa all in all sia che sono l’unica che si sente cosi’. Ma sicuro al 100%. Quindi mi tocca tenermelo dentro cosi’, per non pesare, per non sembrare pazza, per non dare sensi di colpa che non hanno senso.
Una fatica che probabilmente nel tempo mi tirera’ scema. Potessi esprimerlo probabilmente sfumerebbe via come la stronzata che sono sicura che sia.
Invece dentro, cosi’, ci sono volte che mi diventa insopportabile.
Spero solo in un doveroso reset del cervello, forse dovrei parlargli?
Forse proprio no, dubito ci guadagnerei qualcosa, come diceva anche Riccardo, ad addossargli accolli.
Ma c’e’ qualcosa che non torna nelle mie reazioni, e fatico a darci un senso.
Ieri era come se fosse andato via da mesi, e invece erano tipo 2 minuti semplicemente nell’altra stanza. Oggi e’ come se non fosse gia’ piu’ qui, eppure non e’ cosi’. Perche’ la mia testa e cosi’ fottutamente teatrale? Cosa sto sbagliando che spinge il mio inconscio a sottolineare cosi’ tutto quanto?
Che poi, “tutto quanto” sarebbe sbagliato. “Tutto questo.”, piuttosto.
















