La foto è mia, se volete rebloggarla, lasciate la fonte grazie.🚀
occasionally subtle
Claire Keane
Cosmic Funnies
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🩵 avery cochrane 🩵

Origami Around
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Kiana Khansmith
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Sade Olutola

@theartofmadeline
The Bright Sessions
Fieri Frames
PUT YOUR BEARD IN MY MOUTH

if i look back, i am lost
No title available
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@iwilllovehiseyesforever
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“Scattate foto stupide, scrivete un diario, riprendete i momenti felici, annotate quelli tristi. Fate un video mentre cantate con i vostri amici, quando loro sono di buon umore, quando vi prendete in giro. Scrivete di ciò che vi circonda di come vi sentite, di chi amate. Rendete le vostre emozioni eterne. Le cose che ora sembrano banali, con il tempo diventeranno preziose.”
— - Joy Musaj
#memories
Lost Stars
Nelle tue parole d'affetto,
Che son mutate in lacrime da trattenere.
Dan
Siamo solo momenti, passiamo,
veniamo cancellati come fossimo delle vecchie cassette,
dove inevitabilmente per registrare qualcosa di nuovo, devi cancellare il vecchio,
forse qualcuno sorriderà al ricordo,
ma poi continuerà a vivere la sua vita,
come se nulla fosse mai successo,
ascoltando a ripetizione quella nuova cassetta fino a quando non si stuferà anche di quella.
Dan
A volte mi chiedo come un vuoto possa sentirsi così tanto.
Come qualcosa che non c'è e non c'è mai stata possa condizionare il tuo umore.
Conservo persino la carta dei regali quando tengo a chi me li ha fatti. Pensa la fatica che faccio a mettere via una persona.
Ehi, come stai? ultimamente mi salti in mente più del solito, vorrei dimenticarti ma mi vien difficile quando vengono fuori le mancanze che continuo a non saper come colmare. non so neanche se mi manchi tu, o quello che mi davi. vorrei scriverti, dirti che son terrorizzata da quello che potrebbe succedere settimana prossima, ché la salute non è al massimo, che non so come uscirne, che sono stanca di fare analisi, che non so come affrontare quello che potrà uscirne. vorrei scriverti per sentirmi dire che ci saresti ancora una volta, ma sarebbe egoistico da parte mia venire a disturbarti quando non vuoi più sentirmi, perché se l’avessi voluto avresti potuto farlo in questo mese che è passato, e invece sei sparito nel nulla così come sei apparso a dicembre. e ora come faccio? come sempre, vado avanti e vorrei solo capirmi, capire come rialzarmi, come affrontare il tutto. ma come si fa? come si fa quando le paure si amplificano, escono fuori e ti mangiano viva? non credo di sentire la tua mancanza, ma mi mancano le tue mani tra i capelli, mi manca la tua voce, e mi viene da piangere perché era una bella giornata oggi, e mi sto facendo buttare giù da non so cosa. mi manchi. ma che ti frega, ormai? dovrei inviarti tutto questo o evitare ed andare avanti? o sperare tu lo legga senza che io debba scriverti, senza che io debba fare il primo passo. dimenticarti sarebbe la scelta giusta, ma mi stai nel petto e io non so come fare. come fai quando hai dato a qualcuno un pezzo di te, e poi te ne penti? come faccio a riprendermelo? vorrei tanto tornare indietro e provarci in modo diverso, ma finirebbe sempre così. e vorrei tanto avessi avuto le palle di vedermi in quello stato, e vorrei esser quella forte e dire che non me n’è fregato di nulla, che sono andata avanti, ma continuo a pensarci e non so che devo fare. probabilmente penseresti che non sto facendo nulla per me stessa, come hai sempre pensato. eppure nella merda che vivo giornalmente, oggi una notizia parzialmente positiva era arrivata. e io ora sto piangendo mentre ti scrivo una lettera che non leggerai, perché non avrò il coraggio di inviartela. però forse dovrei evitare di pensarti, dovrei andare avanti e non lo so. tu sei andato avanti? sei felice ora? alla fine un mese è passato, come stai? come vanno le cose? e che senso avrebbe inviarti tutto, forse mi bloccheresti e chiuderesti il capitolo al posto mio. non che sia aperto al momento, ma vorrei solo sapere se è tutto okay, se stai meglio ora che non ci sono più nella tua vita. probabilmente è così, probabilmente sei felice e io non c’entravo nulla col tuo mondo, era un qualcosa destinato a finire già prima di iniziare no?
reblog and make a wish! this was removed from tumbrl due to “violating one or more of Tumblr’s Community Guidelines”, but since my wish came true the first time, I’m putting it back. :)
Antonio Dikele Distefano
Avrei un sacco di cose da dire ma sono talmente tante che si ingarbugliano tutte e io sono troppo stanca per cercare di capire da dove iniziare
“Non lo posso sopportare che due persone non si parlino. Che non si parlino più. Un uomo e una donna che si amavano per giunta. Gente che si scambiava telefonate roventi o anche solo appassionate durante la notte sbancando i centralini poco tempo prima. Non lo sopporto. Che mancanza di curiosità, di sensibilità, che buio, che cecità, che vera decadenza. Qualcuno si trincera dietro un silenzio ottuso, altri (altre) non danno notizie di sé forse confidando nell’antico, nefasto effetto dell’assenza che è una vera aggressione. Bisogna aver molto amato una persona per diventarne nemico a tal punto. Siamo un antico popolo di scaltri diplomatici, nessuno quanto noi è maestro nell’arte della mediazione, del conferire pesi differenti alle parole a seconda delle circostanze; siamo farmacisti, siamo alchimisti. Però, che meraviglia! E invece no; tentiamo tristi braccio di ferro, ostentiamo indifferenza e fingiamo durezza, siamo inclini alla fuga, alla vigliaccheria, all’allontanamento. No, è necessario parlare, anche quando le idee si fanno confuse (è di rapporti d’amore che stiamo trattando), quando si diventa differenti da noi stessi, peggiori, e non ci si riconosce più. Anche quando si ritiene che “qualcuno” ci abbia rapinato, scippato il nostro sentimento, le idee migliori, i segreti e la vita, tutto. Eh no, cazzo! Bisogna riprendere in mano quei telefoni, volare ancora in macchina di notte da una città all’altra, se necessario, a combattere la mediocrità del silenzio, l’astio, l’orgoglio, la convinzione di avere in tutto ragione. Ragione di che!? L’amore è sangue che scorre e che gonfia muscoli e vene, chi se ne frega dell’orgoglio, eppoi tutto finisce da sé senza bisogno che noi uomini e donne poveri diavoli ci diamo tanto da fare per squilibrare i pesi di quello che davvero vogliamo e sentiamo. Non si mettano contro, non diventino nemici almeno quelli che si amano (e lo sanno), non perdano tempo, non peggiorino e non diseduchino se stessi; abbiamo già fin troppe battaglie se non vere e proprie guerre da combattere fuori di noi stessi, nel mondo di tutti i giorni. Basta una telefonata notturna, una sorpresa, anche solo una parola, basterebbe una breve lettera se fossimo ancora capaci di scrivere e non lo siamo. Un atto di ragionevolezza, un atto di umiltà, sarebbero così necessari. Sarebbe forse vero coraggio. Viviamo invece di atti di orgoglio, cioè di rinuncia; ci chiudiamo da soli alle spalle la porta della nostra cella e per maggior sicurezza ingoiamo la chiave. Che stupidi, basterebbe parlare. Uomini e donne intendo, ragazzi e ragazze, in ogni tempo e luogo, in qualsiasi circostanza e senza reticenze né giustificazioni. Non lo posso sopportare che due persone non si parlino. Almeno quelli che si amano (e lo sanno) facciano qualcosa.”
— Ivano Fossati, “La mediocrità del silenzio” su 16 mesi - Smemoranda 1994.
“Of course I want to lie and say I don’t miss you.”
—
Forse io mi sento
che forse un po' ti penso
Dio, che fastidio