Oggi c’è un bel sole. E’ Pasqua, ma non lo sembra. La città è deserta, controllata a vista dalle forze dell’ordine. Tutti sono nelle loro case, tutti sono costretti a restarci.
Siamo in quarantena.
Facile dirlo, molto meno parlarne.
E’ un periodo storico raro. Non si verificava dal dopoguerra una cosa del genere.
C’è una pandemia che circola libera, incurante della distruzione che sta portando e che rimarrà dopo la sua scomparsa: si chiama coronavirus.
Uscire si può, ma solo per motivi seri e muniti di maschere e guanti.
Sembriamo piccole formiche in un mondo troppo grande. Un veleno troppo forte per noi cosi piccoli.
E’ tempo di riflessioni.
E’ tempo di bilanci.
L’inizio dell’anno è passato da qualche mese, ma il vero faccia a faccia con il proprio interiore è ora.
T-utti messi a confronto con la persona che sono diventati.
Tutti chiamati dalle proprie coscienze a mettersi a nudo prima che si ritorni alla vita di sempre, quella frenetica, quella in cui non c’è un momento libero per fermarsi e dire: “chi sono diventato?”
E’ la fine.
E’ l’inizio.
E’ lo scorrere del tempo, della natura. Il ribellarsi dopo molte malignità riservate ad essa dall’uomo.
E’ Pasqua.
E’ tempo di rinascere.
- riflessioni a casaccio dopo qualche anno di inattività.

















