Scrivo soprattutto per sgombrare il MIO cervello,
non per ingombrare quello degli ALTRI.
.... Joe
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@joepeggio
Scrivo soprattutto per sgombrare il MIO cervello,
non per ingombrare quello degli ALTRI.
.... Joe
Ciò che trasforma questo mondo è la conoscenza. Capisci cosa intendo? Nient'altro può cambiare nulla in questo mondo. Solo la conoscenza è capace di trasformare il mondo, lasciandolo al tempo stesso esattamente com'è. Quando guardi il mondo con la conoscenza, ti rendi conto che le cose sono immutabili e allo stesso tempo in continua trasformazione.
YUKIO MISHIMA
Nel 1983 Tarkovskij mette in bocca a un uomo considerato pazzo parole che, quarant’anni dopo, sembrano ancora rivolte a noi. «Il male vero
1983-2026 e successivi se non ci SVEGLIAMO.
... Joe
Bè allora anche loro hanno un problema con me....
Facciamo che divento intollerante come LORO.
... Joe
"I ladri di beni privati passano la vita in carcere ed in catene, quelli di beni pubblici nelle ricchezze e negli onori".
..IN GALERA IL GOVERNO.
....Joe
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Ve la ricordate l’ISI?
Era l’Imposta Straordinaria sugli Immobili.
Era talmente straordinaria che è diventata quasi subito ordinaria e oggi si chiama IMU, Imposta Municipale Unica.
Quando si tratta di tasse, lo Stato italiano usa la vaselina: prima, l’imposta patrimoniale è solo per i ricconi, poi diventa per tutti.
Anche l’Iva iniziò (1973) con aliquota ordinaria al 12%. Oggi è al 22%…
Sulla terra esistono tante cose mediocri, meschine o laide, che un giorno finiremo con l’esserne sommersi se non portassimo dentro di noi il fuoco che brucia il laido, lo consuma e ci purifica.
L’arte è la nostra salute interiore, il nostro giardino segreto che continuamente ci rinfresca e ci profuma.
Poesia, pittura, scultura, musica, non importa che cosa pur di evadere dal banale, sollevarsi al di sopra della polvere che disseca, creare grandi cose, anziché subire quelle meschine, far scaturire questa scintilla di straordinario che ciascuno di noi possiede, e convertirla in un grandioso incendio, divoratore, inestinguibile.
I secoli morti e neri sono quelli in cui le anime esitarono davanti a questo sforzo. I secoli luminosi sono quelli che hanno visto questi grandi fuochi di anime circondare e dominare le montagne dello spirito.
Le sole vere gioie non sono quelle che gli altri ci donano, ma quelle che portiamo dentro di noi: che è la nostra fede a creare, che è il nostro dinamismo a nutrire.
Il resto viene, se ne va come la schiuma del mare, splendendo sulle creste delle onde, fremendo un attimo ancore sul ciglio delle sabbie, e morendo poi rapidamente o ritraendosi con i flutti.
Questa è la felicità che ci recano gli altri di volta in volta.
La gioia che nasce dalla nostra passione e dalla nostra volontà di vivere è simile alla grande forza che ferve e scorre nelle profondità marine, che sgorga nell’incontro col sole, e ci rinnova ogni secondo.
🖤 Degrelle
by Burk Uzzle, 1969
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Ricordo a tutti che alla base dell'idea di "patrimoniale" c'è la convinzione che se qualcuno ha più di me è perché lo ha rubato a me.
Non sono buoni e nemmeno accoglienti e inclusivi.
Stanno solo portando avanti un progetto, una sorta di guerra a bassa intensità, che sta distruggendo la nostra civiltà, utilizzando come arma l’antirazzismo per reprimere il dissenso.
Per serrare i ranghi, si utilizza l’empatia suicida.
Cosa c’è di meglio che sentirsi “dalla parte giusta della storia”?
Francesca Totolo
Belfast brucia di rabbia e qualcuno continua a far finta di non capire.
Quando per anni si ignorano i problemi e si liquidano le preoccupazioni dei cittadini come semplici paure, il risultato è questo.
Chi pensa che sia un caso isolato si sbaglia: l’esasperazione sta crescendo in tutta Europa.
Quel fuoco acceso a Belfast dovrebbe essere un avvertimento per tutti, perché continuare a ignorare il malessere delle persone significa rischiare di vederlo divampare ovunque.
Stiamo diventando il Paese che pretende di indottrinare i bambini di 3 anni alla teoria gender e inaugurare cessi per i fluidi, ma non si può permettere di esprimere una più che legittima opinione.
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L'Italia agli italiani, non può e non deve essere un opinione ma un dato di fatto.
A lungo andare, la tolleranza genera più mali dell'intolleranza: questa è la vera tragedia della storia.
Emile Cioran
https://www.instagram.com/reel/DZYPi1nMyLg/?igsh=ZWU1cWt6MHdqZHJm
RELIGIONE.... la MORTE dei popoli
... Joe
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Consenso firmato e drag queen che parlano di sessuo-affettività:
I francesi e gli yankee sanno fare satira, a volte feroce, ma sicuramente centrata sul tema. In Italia no, non si può fare, non è politicamente corretto.
Quindi posto qua.
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... Joe
“Il Popolo italiano, per tradizione millenaria di civiltà, ha in sè un innato senso di bellezza e insorge fiero e superbo, forte per la nobile causa.”
Guido Keller
Spiriti Eroici
... Joe
La pastiera e la storia urbanistica di Napoli; il tracciato di Napoli antica sul dolce più antico e popolare di Napoli:
La decorazione a "grata" di pastafrolla sulla pastiera, in numero di sette strisce complessive (quattro in un senso e tre nel senso trasversale), a croce greca, formano la "planimetria" di Neapolis così come ancora oggi si presenta con i tre Decumani e con i Cardini che li attraversano in senso trasversale; rappresentando così, in maniera simbolica, l'offerta alla Sirena Parthenope e agli Dei, dell'intera Città stessa, come sublime e collettivo atto di devozione.
Molto probabilmente la pastiera era un dolce sacrificale che veniva offerta alla Sirena Parthenope ed un'antica leggenda, il cui ricordo è ancora vivo, racconta che:
<<Parthenope, ad ogni Primavera si manifestava al popolo di Neapolis e lo allietava con la sua voce incantatrice, con canti d'amore e di gioia di vivere!
Una volta il canto della Sirena fu così soave e generoso di emozioni che i Neapolitani la vollero ringraziare per questo prezioso dono, offrendole quanto di più prezioso essi possedevano.
Sette fra le più belle giovani della Città, in rappresentanza delle sette principali "fratrie", ebbero l'incarico di portare i doni alla bellissima Parthenope:
1) la farina, a simboleggiare la forza e l'abbondanza della campagna;
2) la ricotta, omaggio dei pastori e delle pecore che pascolavano libere nei campi;
3) le uova, simbolo di vita che sempre si rinnova;
4) il grano tenero, bollito nel latte come simbolo dorato della vita germogliante e rafforzato dal primo alimento della vita;
5) l'acqua di fiori d'arancio, come l'omaggio più profumato della Terra;
6) le spezie, come omaggio dei popoli più diversi che a Neapolis sempre trovano accoglienza;
7) lo zucchero, per esprimere la dolcezza che il canto di
Parthenope racchiude e che dona all'Universo.
La Sirena Parthenope, felice di questi doni li portò al cospetto degli Dei per mostrare loro la Generosità e l'Amore del popolo napoletano e questi, inebriati essi stessi dal canto soave della Sirena, mescolarono i doni e crearono la Pastiera!>>
Un dono divino che solo Napoli, da quel tempo lontano e per sempre nei secoli avvenire, ha il privilegio di riprodurre e di condividere anche con il Mondo intero!
In epoca greco-romana la Pastiera era, dunque, l'offerta sacrificale simbolo di rinascita primaverile, che le sacerdotesse di Cerere, durante i riti primaverili, portavano in processione insieme alle uova ed a fasci di grano, tutti simboli di vita nascente.
(Percorrendo Via San Gregorio Armeno, sul lato destro salendo la strada, affianco ad una delle famose botteghe artigiane, un attento osservatore noterà, inglobato in un muro perimetrale, un blocco marmoreo raffigurante proprio una sacerdotessa di Cerere recante in mano un fascio di grano e che faceva parte di un più esteso bassorilievo rappresentante la processione rituale)
Poi la Chiesa, sempre lei :-)
Una "riscoperta" di questo classico dolce pasquale, si dice dovuto alle suore di San Gregorio Armeno che nel loro monastero, fondato nello stesso luogo dove sorse il Tempio di Cerere, ricrearono la pastiera con gli attuali ingredienti: farina, ricotta, grano, uova, l'acqua di mille fiori (in origine fatto solo con le essenze delle arance coltivate nel giardino del monastero), il cedro e le spezie aromatiche che esse portarono dal lontano Oriente, dal quale fuggirono a seguito delle persecuzioni religiose.
Sempre sette, dunque gli ingredienti, come nell'antica Neapolis e sette, pertanto, le striscioline di pasta frolla che dovrebbero essere poste sulla pastiera classica ed originale per completare e conservarne l'antico aspetto simbolico sacrale.
E' nel sec. XVI, con l'ampliamento della Città al di fuori delle antiche mura perimetrali delle origini che queste strisce di pastafrolla che decorano la parte superiore della pastiera, cambiano la combinazione geometrica (da croce greca) assumendo la caratteristica disposizione obliqua con la divisione dello spazio superficiale per rombi, espressione più tipica dell'epoca barocca e che oggi è la decorazione ampliamente più diffusa e che arriva a "superare" il canonico e sacro numero sette delle origini.
..... Joe