Le sei e mezza di sera, una via dello shopping nel centro di Barcellona.
Il posto più affollato del mondo. Le buste, i turisti, le vetrine, la gente che entra e esce dai camerini. Migliaia di persone che si sfiorano senza guardarsi in faccia.
E dentro un grande magazzino, in mezzo a tutta quella roba in saldo, c'è un ragazzo che corre.
Si chiama Samuele, ha ventotto anni, parla cinque lingue. È arrivato da Firenze qualche giorno prima per registrare un video musicale, nell'ambiente underground già conosciuto con il nome d'arte "Squalo", e sogna di sfondare come rapper.
Ma adesso corre tra gli scaffali con gli occhi di uno che non capisce più dove si trova.
Non sta rapinando nessuno.
Dietro di lui ci sono polizia, vigilanza privata e persino dei passanti
Lo trascinano in uno stanzino sul retro, lo mettono con la faccia contro il pavimento, gli legano i polsi e le caviglie e gli restano addosso con il peso dei loro corpi.
Finché non smette di fare storie
Finché non smette di muoversi.
Finché non smette di respirare.
Finché non finisce in coma.
Samuele è morto così: sotto le gambe della polizia.
"Era fatto di anfetamine" si giustificaranno
Tu il video di Fakir lo hai visto, no? Per giorni non si è parlato d'altro.
Un uomo a terra, a pancia in giù, le mani dietro la schiena, che urla aiuto e basta.
Ma allora perché per Fakir si è mossa mezza Italia e per Samuele non si è mosso nessuno?
Perché Samuele non serve.
Non è uno straniero, quindi non alimenta nessuna battaglia sui diritti. Ed è un italiano che si comportava esattamente come quelli che qualcuno vorrebbe rispedire a casa, e questo rovina la favola di chi ha bisogno che certe scene le facciano sempre e solo gli altri.
Non ha una bandiera addosso. E senza bandiera, qui, non diventi mai un caso.
Ed è questo che dovrebbe farti paura. Non i due morti. Il fatto che uno lo abbiamo pianto tutti e l'altro non lo abbiamo nemmeno nominato.
Perché vuol dire che non ci indigniamo per come si muore.
Ci indigniamo per chi muore.
Fakir è diventato una piazza.
Samuele è rimasto una pratica.
Eppure la posizione era la stessa.
Faccia a terra. Le mani dietro la schiena. Il peso addosso.
E in quella posizione lì, guarda, non c'è nessuna bandiera.
C'è solo uno che sta chiedendo di respirare.
dalla pg fb di Adamo Romano