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@khristine00
La mia filosofia
Non sono una donna che si atteggia, mi piace la semplicità.
Non mi piace usare la gente e gradisco chi non lo fa con me.
Ho imparato a conoscere le persone non dalle parole, in quello sono bravi tutti, ma dalle azioni: sono i gesti che contano.
Sono una donna che apre il suo cuore a pochi, perché odio chi entra e mette in disordine la mia anima.
Sono selettiva e scelgo chi merita di esserci.
Non sono amica di tutti, e se ti dico: “ti voglio bene”, è perché ci tengo e lo penso davvero.
Pochi ma buoni, questa è la mia filosofia.
L’amore non basta. Anni fa lessi questa frase, non ricordo più né dove né di chi fosse, ma ricordo che mi colpì. Mi segno in modo indelebile. Non l’ho mai dimenticata, e credo che sia una grande verità. Io sono un’inguaribile romantica, al che potrebbe apparire strano che creda in una sentenza che sbaraglia in tal modo il fondamento stesso del mio essere, ma tant’è. Sono profondamente convinta che l’amore sia la più grande forza al mondo, che sia il motore di ogni azione nobile e che innalzi lo spirito come null’altro; sono altresì profondamente convinta del fatto che ci sia qualcosa ancor prima dell’amore, forse non egualmente grande e potente, ma abbastanza importante da potersi trasformare in un ostacolo. Amore non conosce ostacolo di pietra, diceva Shakespeare. Io credo di sì, e credo che tale ostacolo sia l’uomo stesso. Più precisamente, l’individuo, il suo mondo e tutto ciò che gravita attorno a esso; il microcosmo che si crea e che si porta dietro; le ferite e i traumi che seppellisce durante gli anni e che riemergono dalle crepe di quella cortina di fumo costruita unicamente allo scopo di difendersi. Il problema di ogni cortina è che crea una frattura, un non-luogo invalicabile per chiunque, in grado di nasconderci dallo sguardo altrui, ma anche di separarci da esso definitivamente. L’immagine del fumo è eloquente – la lingua raramente commette errori; quello ci intossica, lentamente e inesorabilmente, finché non ci ritroviamo asfissiati: vorremmo gridare, ma non possiamo più farlo. C’è una linea sottile che divide l’autoconservazione dall’allucinazione, dalla paranoia. Difficile stabilire quale sia, come riconoscerla quando la si incontra per la prima volta, ancora più difficile sapere come non arrivarci mai o come non superarla. Le persone oggidì temono l’introspezione, la consapevolezza li spaventa, la possibilità di essere fragili, di mostrarsi vulnerabili. Ci vogliamo cavalieri dalla lucente armatura, sempre retti, sempre indefessi, sempre vittoriosi; nessuno pensa mai che l’armatura possa essere un peso, che possa immobilizzarci. E d’altronde, non esiste armatura in grado di resistere ai nostri colpi, questi ci afferrano e ci dilaniano dall’interno, non hanno bisogno di un arciere che li scocchi o di una mano che affondi la lama: noi siamo al contempo l’arciere e la freccia, la mano e la spada. Non puoi fuggire dai tuoi stessi dardi, non puoi schivarli o bloccarli prima che ti trapassino: provare dolore, come infliggerlo, è connaturato all’uomo. Il progresso non sarebbe stato altrimenti possibile. Forse non avremmo saputo neanche cosa farcene dei pollici opponibili, se non avessimo imparato che con essi potevamo fare del male, che potevamo uccidere. Ma queste sono sciocchezze, riflessioni di una notte appena iniziata e che doveva essere già terminata. Solo che a volte è difficile accettarlo, accettare l’ineluttabilità della sofferenza, sapere che, nonostante tutto, non può essere ignorata, che richiede di essere sentita, vissuta, e che non può essere estinta. A volte la nostra mente, analitica più che mai, smette di resistere ai colpi, depone le armi, si lascia andare al piacere lancinante della carneficina. Ci si sente sopraffatti. Mi sento spesso sopraffatta, sapete? Mi impegno per non darlo a vedere, ma è così. Ci sono cose, frasi, domande, che mi stordiscono, inaspettatamente, che disseppelliscono timori e mi costringono a pensare a ciò che mi rende infelice. Temo di essere una persona profondamente infelice. Amo la vita, ma non riesco a goderne a pieno. In fondo, lo so, è colpa mia. Sono cresciuta in fretta, troppo in fretta, perché potessi arrivare a ventidue anni sperando di non sentirmi così. Mi sembra di non essere più in grado di provare emozioni, emozioni intense, vere, trascinanti; mi sento come una fiamma spenta d’un colpo, a cui è stato violentemente sottratto l’ossigeno, ma da cosa, o da chi? Non sono una persona che cerca giustificazioni, o che tenta in ogni modo di deresponsabilizzarsi, al contrario, sono cresciuta assumendomi sempre più responsabilità di chiunque intorno a me, e questo mi ha resa forte, solida, fiera, mi ha fatto credere di poter affrontare tutto, mi ha donato determinazione, rigore, organizzazione, ma mi ha allontanata dal rischio. Una frase di Leopardi che porto tatuata sul braccio sinistro recita: bisogna vivere eikè, témere, à l’hasard, alla ventura. À l’hasard, ho scoperto di recente cosa significhi, la trovo un’espressione magnifica, infatti, quando mi chiedono di tradurla, non uso mai altre parole, dico letteralmente all’azzardo. All’orecchio di qualche esteta potrebbe suonare male, ma credo che ne trasmetta la potenza, l’ispirazione. Ho sempre creduto che sia questa la parte migliore della vita: l’ispirazione. Ma ho smesso di vivere secondo quell’idea, ho smesso di lasciarmi ispirare. Forse non so più come si fa, forse è solo una questione di assuefazione: ho vissuto tanto tempo senza sentire nulla di grande che non riesco più a capire dove trovarlo. E’ come se un’ombra fosse discesa su ogni cosa: è tutto grigio, né bianco né nero, solo un’infinita e triste gamma di grigi. E credo sia per questo che qualunque segno di vita mi ferisce, vedo negli altri ciò che mi manca, la scintilla, l’ardore, la prepotenza del sentimento, qualunque esso sia, che sia gioia o dolore, poco importa. E’ quella forza a mancarmi. La forza che rende tutto significativo, ogni parola, ogni suono, ogni lacrima; le persone credono che il dolore sia la cosa peggiore, non è così, la cosa peggiore è questa: sentirsi anestetizzati, guardare gli occhi di una persona innamorata e sentire i contorni della voragine che si ha nel petto bruciare. A tratti è insostenibile. Ed è qui che si torna alla cortina di fumo. E’ quel tipo di sensazione che ti rende insopportabile la gente, la sua compagnia, la sua mera presenza. Quel tipo di sensazione che ti fa desiderare di stare da sola per non dover più incontrare le tue mancanze sotto forma umana. D’altronde, è più semplice interferire con la voce di uno spettro che con quella di una persona in carne e ossa, si può al limite anche far finta di aver davanti un’allucinazione, se ne può discorrere geometricamente, si può fare della filosofia spicciola pur di esorcizzarla. Con la realtà è diverso, la realtà raramente accetta di essere ricacciata nelle maglie dell’astrazione: la realtà è dirompente, ti colpisce in pieno viso senza che tu abbia il tempo di accorgertene. Non hai scampo, è un ring che non puoi abbandonare. Cosa dovrei fare? Non so gestire la solitudine, ma non so neanche gestire tutto questo. Le due cose sono senza dubbio interdipendenti, dunque?
Allontanati da chi dice che è tardi. Che non si può. Che è già stato tutto scritto. Da chi offende per timore di scontrarsi. Chiedi alla tua dolcezza di difenderti. Alla tua follia di guidarti. Brinda ai tuoi sbagli. Al tuo disagio che ti rende unica e speciale. Chiedi consiglio. Aiuto. Riparo. Ma scegli da sola cosa è giusto per te. Usa l’istinto e non la ragione quando si parla d’Amore. Perditi più che puoi senza la smania di ritrovarti. Ruba infinito dagli occhi di chi ha sofferto. È lì che giace la felicità. Lascia che il tempo scivoli via. Che la paura passi altrove. Danza abbracciata ai tuoi sogni. Ascolta. C’è un temporale bellissimo, nel tuo cuore.
Andrew Faber
Il ‘ti aspetto’, a parer mio, è una delle forme d’amore più belle in assoluto.
È una sorta di promessa, è come dire
'vai pure che tanto io sono qui,
ti aspetto, non mi muovo’.
È peggio che dire 'ti amo’ perchè fondamentalmente tutti amano ma aspettare, aspettare sul serio, vedere il tempo scorrere è cosa di pochi. Molti dopo un po’ si scocciano e se ne vanno ma aspettare, aspettare qualcuno che si ama, aspettare veramente è qualcosa che va oltre l’amore. Io non dico 'ti aspetto’ alle persone che per me significano poco, insomma, io dico 'ti aspetto’ a chi mi voglio portare accanto, alla persona che ritengo il giusto incastro per me. E quando una persona vi dice 'ti aspetto’ non prendete queste parole sottogamba perchè non è da tutti saper aspettare ma è da tutti dire 'ti amo’.
cit.
My king ❤️
Tempo fa avevo questa convinzione, per salvarsi bisognava trovare la persona giusta, che arriva, ti trascina via dai guai e ti dice che vai bene così. Ora mi rendo conto che quella persona che cercavo ero io, non troverai persona migliore di te stessa, penso a tutto ciò che è successo in questi anni, nessuno a parte te sa cosa hai nella testa. Non aspettate che qualcuno vi salvi dai guai, iniziate a volervi bene.
“Niente è più radicale dell’abbandono, ma niente è più tenace di quei lacci invisibili che legano le persone le une alle altre. E a volte basta un gesto minimo per far riaffiorare quello che abbiamo provato a mettere da parte.”
— Lacci, Domenico Starnone
Custodivano la traccia di un dolore così forte che, se liberato, avrebbe potuto attraversare la stanza, dilagare per il soggiorno, irrompere oltre le porte chiuse.
- Lacci (Domenico Starnone)
“Siate grati alla solitudine, vi insegna a saper stare da soli. Non sapete la tristezza, nel vedere persone che cercano qualcuno solo per colmare il loro vuoto generato da altri.”
-Itsmyecho
“Vi auguro di avere quel pizzico di pazzia in grado di portarvi a fare le esperienze migliori della vostra vita. “
-ibattitidelcuore
Io non pretendo di sapere cosa sia l’amore per tutti, ma posso dirvi che cosa è per me: l’amore è sapere tutto su qualcuno, e avere voglia di essere ancora con lui più che con ogni altra persona. L’amore è la fiducia di dirgli tutto su voi stessi, compreso le cose che ci potrebbero far vergognare. L’amore è sentirsi a proprio agio e al sicuro con qualcuno, ma ancor di più è sentirti cedere le gambe quando quel qualcuno entra in una stanza e ti sorride.
Albert Einstein
We accept the reality of the world with which we’re presented. It’s as simple as that.
The Truman Show (1998) dir. Peter Weir
via weheartit
che urto quando sento dire “ ma devi avere rispetto per me in quanto donna, bla bla bla in quanto donna” ma cosa significa? il rispetto deve esserci tra persone non tra sessi, e credono che così si arriverà alla parità di generi bah.
Ti tieni stretta, rannicchiata in un nido di silenzio a difendere ciò che resta di ciò che non è stato.
Eppure c'è ancora tanta vita fuori dalla finestra, vicino al dolore, vicino alla fatica.
C'è lo stupore di un abbraccio in cui ti nascondi, una carezza che resta dentro.
spirited away
Non esistono scuse che tengono. Se tieni a qualcuno, lo cerchi, gli dai attenzione e provi di averlo sempre accanto.
Charlotte Nsingi